giovedì 8 maggio 2008

Canova alla corte degli Zar-la carne della scultura

Vivere a Milano è gratificante perché se si ama l’arte, la musica, il buon cinema, la scelta è sempre ampia e pregevole. Palazzo Reale, per esempio, è spesso sede di mostre di livello che portano al grande pubblico opere di autori prestigiosi e geniali.

In questi giorni ad allietare la vista degli amanti del bello si tiene una mostra che irradia un fascino straordinario: trentasei sculture selezionate dalle opere custodite all’Ermitage, ben sette di Antonio Canova, fra cui i capolavori immortali come le “Tre Grazie”, la “Maddalena penitente” e la “Danzatrice con le mani sui fianchi”, posta su una base ruotante a 360° , quasi all’entrata, si resta immediatamente folgorati dalla pura bellezza classica della figura e dalla sua leggiadria.
Questa è la prima statua, tra quelle raffiguranti fanciulle danzanti, eseguita da Canova su commissione Giuseppina Beauharnais. Rappresenta Erato, la musa della poesia d’amore, e tutto in lei invita all’amore i riccioli che adornano il viso, l’abito che lascia intravedere il corpo aggraziato, come se il marmo fosse velo, fra le pieghe si scorgono i seni, il ventre rotondo, il pube appena accennato. E’ viva e sensuale questa abbagliante scultura.
Un paio di sale dopo, il capolavoro del Canova, Le Grazie, sicuramente l’opera più celebre e celebrata del Maestro, il perché lo si capisce appena lo sguardo si posa sulle tre figure femminili a grandezza naturale, ricavate da un unico blocco di marmo, stupore e commozione, si condensano in un sentimento di gratitudine per tanta bellezza. Non è gelido marmo di Carrara, ma “carne e sangue”, morbide forme, fluide chiome, languide carezze. Non ci sono parole per descriverle, sono “un miracolo” scaturito dal genio di uno straordinario artista. Un dono divino se si crede in Dio. Committente è di nuovo Giuseppina. Il marmo fu terminato nel 1814, quando la Beauharnais morì e fu Eugenio, il figlio, ad acquistarlo. Lo zar Alessandro I, vincitore di Napoleone e amico di Giuseppina, acquistò le sue opere. E così il capolavoro assoluto di Canova è finito all’Ermitage.
Di uguale bellezza ma meno imponente la “Maddalena penitente”, la statua raffigura Maria Maddalena, inginocchiata, i piedi sotto le natiche, il capo inclinato con i lunghi capelli sciolti sulle spalle, le braccia protese in avanti, i palmi rivolti in su, un cordone perfetto gli cinge la vita, un teschio è appoggiato accanto alle ginocchia. Tutto in lei ispira afflizione, dolore, pentimento. Una quieta malinconia che colpisce, quanto la sensuale armonia delle Grazie.
Sicuramente Antonio Canova, è stato il massimo esponente del neo-classicismo, la bellezza delle sue opere è abbagliante, vi sono anche opere di altri grandi maestri come Tenerani, Finelli, Bartolini, Duprè, ma le sculture del Canova, spiccano per l’abilità del grande scultore di dare vita al luccicore latteo del marmo bianco.
La mostra andrà avanti fino al 2 Giugno e consiglio vivamente, chi abita a Milano o vicino di andare a visitarla. Io spero di tornarci per la terza volta, con Hesperia. Aretusa




27 commenti:

Sympatros ha detto...

Tutto nel neoclassicismo, e specie in quello del Canova, si deve sciogliere nel bello; il corporeo, l'eros, la sensualità si devono elevare in una sfera alta, si devono trasformare in armonia, in proporzione, in bellezza ideale, in nostalgia della bellezza dell'arte greca, ormai perduta, Ma nel testo di Aretusa ho trovato un però, una spia linguistica, forse inconsapevole, ma, dal mio punto di vista, simpatica e appropriata, la parola "natiche", non proprio termine neoclassico, però rende bene la caratterizzazione della meno neoclassica delle statue del Canova presentate, la Maddalena di spalle, il corpo e non l'anima, un incipiente e nascosto romanticismo, che rompe la levigatezza e la sublimazione spirituale, per iniziare a dare spazio al corporeo e ad una sensibilità romantica, pronta a trasformarsi anche in sensualità.

Egle ha detto...

Quello era ancora un tempo in cui la figura femminile veniva rappresentata con grazia, morbidezza, sensualità e dolcezza.
Chi erano quelle donne? Viene da chiedersi. Erano ancora delle donne dell'epoca antica alle quali si ispirava tanto Canova che i suoi contemporanei amanti dello stile Impero-imperiale?
Mi viene da fare una riflessione su quanto di pura femminilità si sia perduto per strada..
Certo che noi donne d'oggi difficilmente potremmo essere le Muse ispiratrici di tali bellezze pacifiche.
Siamo troppo affannate, abbiamo perso la pigrizia e l'indolenza necessarie...Non so..ci siamo perse delle cose..

Bello bello come sempre cara Aretusa!

Un saluto anche al profondo Sympa! (in francese abbreviazione di simpatico)

Sympatros ha detto...

Ridiamo


Tutto nell'ideale neoclassico della bellezza si doveva ispirare al principio greco, kalos kai agatos, il bello e il buono dovevano trovare una simbiosi, essere bello in qualche modo significava pure essere buono, perciò la grande importanza data ai "ginnasi", alle scuole-palestre. Ora, nella civiltà moderna, vige anche il culto della bellezza, e, con la chirurgia estetica, si è passato dal kalos kai agatos, il bello e il buono, alle labbra gonfiate e volgarucce, e, quindi, al bella e "bona".

Egle ha detto...

Sai Sympa,
io ci ho sempre creduto nel kalos kai agatos, anche se nell'ultimo secolo, a causa di Hitler, si é buttato tutto alle ortiche.
Per me , ma anche per la psicologia moderna, un bambino amato, curato e ammirato, diventa un adulto sereno e...buono.
Invece dal dopoguerra mi sembra, si é vista tutto un'esaltazione degli "ultimi", dei cattivi, degli antieroi, dei brutti e arrabbiati.
Piu' eri sfigato piu' dovevi per forza essere buono e intelligente.
E anzi la bellezza autentica veniva sminuità da considerazioni ipocrite.
Ora, come tu hai ricordato, si vuole invece imporre la bellezza per vie artificiali e si vuole controllare la natura quasi come....voleva fare Hitler!
E là-là, avanti con le cure forzate per fare bambini perfetti, per trasformare maschi in donne, per tenersi una giovinezza appassita..

Invece quelle statue danno la serenità dell'accettazione. Una bellezza data dalla giovinezza e dalla natura che poi sfiorirà, ma che lascerà il posto ad altre bellezze, ad altre Dee che verranno. Buone perché belle ed amate..

Sympatros ha detto...

Egle, non ti rispondo a lungo, perché se no diventa un duetto, ma condivido molto di quel che tu hai detto.

"..un bambino amato, curato e ammirato, diventa un adulto sereno e...buono."
bello quel che tu dici!

Aretusa ha detto...

Caro Sympa, si ho usato "natiche" perchè quelle statue sono più "carnali" di molte bellone rifatte.
E se per questo anche più espressive.
Non l'ho fatto a posta, ma mi è venuto spontaneo.
Concordo sulla bellezza classica o neo-classica, sull' armonia delle forme che infonde serenità.
E' una sensazione che ormai non si prova più davanti ad una donna per quanto bella sia.
La stessa sensazione la provo guardando le foto di mia nonna e della mia bisnonna.
C'é n'é in particolare una, in cui mia nonna (morta giovanissima nel '33, quando mia mamma era piccola) ha i capelli lunghi e sciolti sulle spalle, le stesse forme morbide, la stessa aria malinconica della "Maddalena Penitente" .
Quando poso gli occhi su quella vecchia fotografia, provo una gran pace.
Non so perchè, ma tutto in mia nonna é rassicurante, e mi é sempre spiaciuto non averla conosciuta, nemmeno attraverso i ricordi di mia madre che sono frammentari e sbiaditi perchè era piccola quando é rimasta orfana.
Ciao Are

OT Oggi ho avuto problemi ad entrare nel blog, per caso é successo anche a voi?

Aretusa ha detto...

Cara Egle, innanzi tutto grazie per l'apprezzamento.
E poi come ho detto a Sympa, sono concorde con quello che avete scritto.
Immagino che le forzate della perfezione fisica, anche se bellissime, non hanno quel fascino, che solo l'equilibrio e la serenità interiore, danno.
Indossano una "maschera", che per quanto visivamente appagante, nasconde tutta la loro insicurezza e il bisogno di essere accettate, non per quello che sono, ma per quello che appaiono.
E' il limite della società moderna: apparire e non essere.
Sono come manichini a cui i vestiti cadono in modo impeccabile, ma non hanno "anima".
Verissimo anche che "un bambino amato, curato e ammirato, diventa un adulto sereno e...buono."
E aggiungo anche accettato dai genitori con i propri limiti e le propri qualità.
Purtroppo anche qui troppi genitori riconcorrono i "modelli" imposti dalla società dell'apparire, e "stressano" i bambini.
Il risultato é che saranno adulti nevrotici e complessati
Ciao Are

Sympatros ha detto...

Nessun problema col blog, ma forse tu hai trovato qualche difficoltà ad entrare, perché, trovandomi da solo con Egle, ho chiuso maliziosamente il cancello del giardino!
Sulla fotografia e sulla pacatezza che suscita in te, i motivi possono essere innumerevoli, il bianco e nero fa la sua parte, ma poi tu non sai che, su quella foto, non c'è soltanto la tua nonnina, ma ci sono impresse fortemente tutte le tue fantasie di bambina e fanciulla, che amava star vicino e quindi ha tanto fantasticato su questa nonna, quam pallida mors funere mersit acerbo.

Hesperia ha detto...

Mi collego con fatica con un baracco lentissimo e sono interessata a quanto pubblicato da Are, che ringrazio per l'invito:-) Fino a lunedi non sarò a casa.
Comunque sono d'accordo sul marmo plastico, purissimo e sensuoso del Canova.
Condivido anche quanto dice Symp sul Bello e il Buono, secondo l'antica estetica dell'arte greca. Aggiungo anche la categoria del VERO, un tempo intimamemte legata alle altre due.
Ora prevale il Bello fasullo, artificiale e artificioso. In altre parole, in grando di fare colpo, glamourous e quindi finto.
Una siffatta Bellezza, lungi dal voler salvare il mondo (secondo l'antica massima di Dostoevskij) lo relativizza e quindi lo danna.

Hesperia ha detto...

Viceversa nel termine "classico" (e neoclassico) c'è la tensione e l'ambizione di voler attraversare il tempo, attraverso le forme estetiche eterne.
PS: Suppongo che nella collezione di sculture esposte, manchi quella di Amore e Psiche, cara Are. Scultura piccola, questa, ma di una dinamicità davvero esaltante di cui mi sono già occupata. Ma so che è di pianta stabile al Louvre. Saluto tutti e arrivederci a presto.

Sympatros ha detto...

Il piacere della nostalgia


Sia nel post di Egle che in quello di Aretusa son visibili sentimenti di nostalgia, nostalgia per una femminilità perduta e persino per un tempo perduto, come nella fotografia di Aretusa. Ora la nostalgia è parola greca che significa dolore della mente, dolore dell'anima, dolore come nevralgia, sciatalgia ecc. Ma il dolore della nostalgia è piacere, non è dolore, ha insito in sè il ricordare, il riportare, non alla mente o all'intelletto, ma al cuore, come dice etimologicamente il verbo ri-cordare. Nel ricordo entra in gioco la fantasia che proietta il tutto in un passato mitico, dai contorni vaghi e indefiniti, e il vago e l'indefinito è quello che provoca piacere.
E' dimostrato "scientificamente", ma non vado oltre, se no bisognerebbe cominciare la salita sulle montagne calve, dalle pietre aguzze.

Il presente post è in tema, perché una componente importante del neoclassicismo è proprio la nostalgia, il vagheggiamento e il "ricordo" della bellezza, della solarità dell' Ellade, della Grecia classica perduta.

demetra ha detto...

Milano e dintorni hanno sempre splendide mostre molto bene organizzate, ed è una fortuna per chi ci abita, cara Aretusa.Almeno da questo punto di vista.Ho sentito dire che ce n'è anche una del pittore futurista Giacomo Balla. E che a Como ce n'è un'altra sulla Secessione viennese.
Strano comunque che la scultura oggi venga quotata sul mercato delle case d'aste, meno del dipinto. Eppure è un bel po' più faticosa. Interessante post e commenti. Come sempre qua dentro.

Aretusa ha detto...

Caro Sympa, avrei dovuto immaginarlo che per duettare da soolo con Egle, avresti ricorso a un "tiro birbone";-)

Sulla nostalgia hai ragione, é quella dolce "tristezza che quando cade in fondo al cuore, come la neve non fa rumore", tanto per citare una bellissima canzone di Battisti.
La nostalgia é legata ai ricordi, alle radice, a tutto quello che siamo stati, e che ha contribuito a plasmare l'individuo che siamo oggi.
Guai a sfuggirla, si diventa canne al vento...
Ciao Are

Aretusa ha detto...

Ciao Hesp...buon divertimento:-)
Si manca "Amore e psiche" perchè il post era sulla mostra di Milano, e purtroppo quella meraviglia non c'era.
E' al Louvre, e quando ci sono stata, ho passato mezz'ora, immobile ad ammirarla.
Mi stupisce sempre come prende "forma" il genio negli artisti.
Ciao Are

Aretusa ha detto...

Cara Demetra grazie per l'apprezzamento.
La mostra di Balla se non ricordo male, é anch'essa a Palazzo Reale...
Hai ragione, sulla scultura, francamente non l'ho capisco nemmeno io..
ciao Are

Aretusa ha detto...

Finalmente Tocqueville si é accorto di noi;-)
Are

Zamax ha detto...

Anche William Shakespeare era d'accordo:

Fair, kind, and true, is all my argument,
Fair, kind, and true, varying to other words,
and in this change is my invention spent,
Three themes in one, which wondrous scope affords.
Fair, kind, and true, have often liv'd alone,
Which three till now, never kept seat in one.

(Bello, buono e virtuoso: tale è il soggetto mio;
Bello, buono e virtuoso, variato solo nei termini,
E a tali variazioni mia invenzione è ridotta:
Tre temi in uno che ad essa offre un campo mirabile.
Bello, buono e virtuoso spesso visser da soli:
Mai i tre trovaron luogo in unica persona. (Sonetto 105)

P.S. Ehm...l'ho sempre detto io che i trevigiani hanno il pallino delle donne!

Hesperia ha detto...

Ciao o Zamax, e grazie della visita nel nostro Giardino (dei semplici, dei virtuosi e anche dei belli :-)) (che non guasta mai).
Are, a dire il vero TCQV ci ha già menzionato tre o 4 volte. Ma forse non ci hai fatto caso...Rieccomi qui.

philip marlowe ha detto...

Belle le tre Grazie. Come si chiamavano? Non è il solito scherzetto su Grazia e Graziella... Mi piacerebbe sapere se avevano dei nomi e quali.

Sympatros ha detto...

Caro,Marlowe, una copia, opera sempre del Canova dello stesso gruppo marmoreo delle Grazie che Aretusa ha avuto modo di ammirare de visu, un genio italiano, per certi versi mancato, lo vide a Woburn Abbey, e anche lui, come noi abbiamo fatto, ha scritto un post, solo che il suo è un capolavoro della Letteratura Italiana, l'Inno alle Grazie di Foscolo, che doveva essere appunto dedicato al Canova.
I nomi delle tre Grazie:
Aglaia lo splendore

Eufrosine la gioia

Talia la prosperità

Figlie di Venere Citerea

Iam Cytherea choros ducit Venus imminente luna
iunctaeque Nymphis Gratiae decentes
alterno terram quatiunt pede

Già Venere Citerea conduce le danze al chiaro di luna
e le Grazie leggiadre, alle Ninfe abbracciate,
battono il prato con piede
alternato.

NB la mia traduzione improvvisata e con qualche licenza fa perdere l'80% della bellezza e della metrica di ORAZIO.

Aretusa ha detto...

Ciao Marlowe, vedo che Sympa mi ha preceduto e con grande competenza...
grazie Sympa..
Are

Aretusa ha detto...

Ciao Hesp...evidentemente mi é sfuggito.
Meglio così:-)
Ben tornata.
Are

Philip Marlowe ha detto...

Aglaia, Eufrosine e Talia: ok, non le dimenticherò Sympatros. Anche perché le tre Grazie o Cariti, compaiono anche nella Primavera di Botticelli a sinistra, un quadro che è stato esposto anche in questo blog: http://esperidi.blogspot.com/2008/03/risvegli-di-primavera.html

Sympatros ha detto...

Caro Marlowe, sono andato all'indirizzo indicatomi, ho visto: tra Botticelli e il grande Poliziano c'è lo stesso rapporto osmotico che c'è fra Canova e Foscolo.
Una noticina per la Ninfa Hesperia, vedi che nel fondo del Maggio di Poliziano ti è rimasto X, numero romano, nella tastiera, XV secolo, e, siccome il sito delle Esperidi è così graficamente bello e perfetto e leggiadro come le tre ninfe italo-canadesi, e sarà studiato dai posteri per la sua armonia e intelligenza, te l'ho voluto dire. Scherzo!

Hesperia ha detto...

Corretto, Sympa. Grazie per aver segnalato la svista. Però di italo-canadese, tre le esperidi c'è solo Egle. Io e Are siamo italiane-italiane. Quanto alla posterità sarà ben difficile che la scrittura sul web passi ai posteri.Si fa del nostro meglio :-)

Josh ha detto...

Canova è geniale, e come detto nel post, è un miracolo della visione e del tattile, da vedere tutte le volte che si può.

a proposito di ipercorrettivismo:
Il termine 'nostalgia' proviene però da nostos e algos, che se letteralmente algos è dolore (v. Nov-algina e sciat-algia:) nostos ha in greco 2 valori: ritorno (omerico) e viaggio in genere (viaggio anche come 'andare in cerca' o la futura Quest);
per cui il valore etimologico primo di 'nostalgia' è dolore del viaggio (per la lontananza)che si estende alla valenza di 'dolore per la lontananza, nel viaggio della vita, da un luogo d'origine perduto, reale o mitico', cui si desidera fare ritorno.
Come parola greca non significa "dolore della mente, dolore dell'anima" ma dolore del viaggio per lontananza.

Josh ha detto...

@Aretusa: molto difficile dire con certezza quale opera del Canova preferisco, quando si è a tali altezze...ma la Maddalena ha sempre colpito anche me più di altre, per la postura, il gesto, la presenza del simbolo di morte del teschio, che noi poi sappiamo risolto.
Per come la percepisco io, traspare la spiritualità dell'episodio evangelico, oltre al simbolo per me anche concettualmente essenziale di Maddalena, pentimento e abbandono della vita vecchia, perdono e vita nuova. Mi fa venire in mente le parole di Gesù in Luca 7:47 "le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco".
Ho sempre interiorizzato la statua della Maddalena come un'apertura particolarmente mistica di Canova. La Maddalena sarà poi colei che troverà al sepolcro di Cristo, dopo la Risurrezione, la pietra rotolata dal sepolcro e va ad annunciare la Risurrezione avvenuta,
e Gesù risorto appare per primo proprio a lei (cfr. Vangelo Giovanni 20).