sabato 10 gennaio 2009

La memoria storica dei Navigli a Milano e dintorni

Per chi abita fuori o lontano da Milano, i Navigli possono dire assai poco della loro carica attrattiva: per loro è come se non esistessero. E lo confesso: in parte, era stato così anche per me. Lo era stato quando scendevo a Milano e la percorrevo in lungo e in largo per adempiere alle mie funzioni di agente di commercio. Anzi, era capitato che a volte li avessi considerati come un ostacolo; come quando andavo dal cliente di via Meda, o dai clienti di Ripa Ticinese, o a quello del Buccinasco. E allora non avevo neanche granché tempo per fermarmi a rimirare le tante cose belle che ci sono a Milano. Le sto scoprendo e riscoprendo ora, man mano, da giornali, libri, guide; e ogni giorno scopro qualcosa di inedito. Così è forse anche più piacevole, per me, per la mia condizione; perchè così non devo battermi col traffico automobilistico e pedonale del centro città. Se Milano avesse mantenuto intatta almeno una parte dei Navigli interni e avesse mantenuto intatte le Mura Spagnole, oggi sarebbe una delle dieci più belle città del mondo (ma vorrei osare con tale affermazione che sarebbe la più bella città al mondo).
Sfortuna vuole che i Canali erano corsi d'acqua artificiali, e le Mura erano state edificate a difesa di una città che, nell' immaginario collettivo non esisteva quasi più. Oggi, invece, entrambe le strutture le sarebbero state molto utili! Ma purtroppo, gli uni e le altre, davano "fastidio" al nascente traffico automobilistico. Allora si pensò bene (anzi male) di smantellarli entrambe. Monza, almeno in un punto è stata più fortunata di Milano: il suo centro è attraversato da un fiume, e non dai Navigli come è stato per Milano. E a nessuno, a meno che non sia fuor di senno, verrebbe in mente di interrare un fiume, come invece hanno fatto gli amministratori di Milano, con troppa fretta, interrando la storica cerchia all'interno dei Navigli. Cominciavano a dare qualche problema e creavano intralcio al nascente processo di cementificazione. E così dal 1857, iniziarono lo smantellamento sistematico di ciò che sarebbe potuto diventare il monumento più bello e più significativo della memoria storica di Milano. L'ultimo atto di quella demolizione risale al 1981 quando fu interrrato il tratto di Martesana che passa sotto il Ponte di Leonardo, cui è legato un episodio, tra i più struggenti, dei Promessi Sposi. I monzesi, nonostante che il loro Lambro sia ridotto a un ruscello, ricordano le piene che hanno provocato gli straripamenti del 1976 e 2002. Il più disastroso fu quello del '76 quando, sotto una pioggia incessante, durata molti giorni, le acque del Lambro esondarono, creando una sorta di laghetto in quella fascia di territorio compreso fra Lambro e Lambretto. Si allagarono case e scantinati. Soltanto dopo circa un mese le acque si ritirarono completamente negli alvei del fiume. La Tipografica Sociale, che stampa e distribuisce Il Cittadino di Monza e che all'epoca aveva lo stabilimento in quel lembo di terra del centro storico, nel libro del suo centenario racconta molto dettagliatamente di quell'alluvione e dei gravi danni che lei stessa subì. La certezza e la casualità delle periodiche esondazioni pongono un sicuro freno a quanti potrebbero avere mire di manomissione sul Lambro cittadino. L'unico massiccio intervento sul percorso del Lambro, all'interno del centro storico, è stata fatto nel XIII secolo da Azzone Visconti mediante la nota biforcazione ad est del Duomo, per ragioni difensive. E' chiaro quindi che a nessun monzese di testa sana verrà mai in mente di intervenire sul corso del fiume Lambro anche se, come detto, esso ha una portata d'acqua molto bassa, soprattutto nei mesi estivi e invernali. Ciò nonostante, riesce ugualmente ad attrarre mète di turisti lungo il suo corso cittadino. E se volete farvi una pur grossolana idea di come potrebbe tornare ad essere Via Senato a Milano, qualora si ripristinassero i Navigli interni, non dovete fare altro che programmare una gita domenicale in quel di Monza, magari nella bella stagione, tra aprile e ottobre, e fare una passeggiata lungo Lambro, che dista appena cento metri dal Duomo. Mettendosi sul Ponte dei Leoni, con la faccia rivolta all'Arengario, il Lambro vi offrirà due aspetti diversi: a sinistra, ancora allo stato brado; a destra, incanalato in un manufatto cementizio. Procedendo a sinistra s'imbocca la stretta Passerella esclusivamente pedonale dei Mercanti che costeggia il fiume per circa duecento metri, potendo ammirare da vicino il fondale e le sponde. Arrivati al ponte di via Colombo, lo si scavalca passando alla riva sinistra del fiume. Percorsa via Spalto Piodo si raggiunge Via Azzone Visconti da dove si vedrà come emergere dall'acqua la Torre Viscontea, e il fiume che le scorre sotto. A destra del Ponte dei Leoni, ci si incammina per via Gerardo dei Tintori fino a raggiungere un antico e grazioso ponte settecentesco, il Ponte di San Gerardo; nei suoi pressi, il complesso immobiliare che un tempo era stato il più antico ospedale della città, l'Ospedale San Gerardino.


Nell'ultimo secolo aveva subito alterne vicende (abitazioni, caseificio, magazzini ecc.). Finchè venne restaurato ad opera del Comune, tra il 1996 e 2004, e riportato all'antico splendore di chiesa ultrasecolare con il vecchio edificio ospedaliero, ora trasformato in oratorio. Nei suoi paraggi si potrà ammirare una vera chicca, monumento di archeologia industriale, unico nel suo genere, raro e invidiato da molti: l'Antico Mulino Colombo divenuto frantoio nel 1871 e passato a proprietà comunale dal 1987. Restaurato dalla Città di Monza, è solo grazie all'estro e alla vitalità di Antonietta Colombo se è giunto integro fino a noi, tramandandoci la memoria di tre secoli di storia dell'arte molitoria. In prossimità del Ponte di San Gerardo, il Lambro mostra angoli d'inconsueta bellezza: broletti, verandine, balconcini creati sopra, a ridosso, a sbalzo o di fianco al letto del fiume. Ma essi vanno assaporati camminando con lentezza, senza fretta.Pensate quale attrazione turistica avrebbero i tre mulini del Tombone di San Marco, a Milano; oppure l'antico Forno delle Grucce, forno storico milanese ricordato già nei Promessi Sposi. E se per così poco riuscite ancora ad emozionarvi, provate ad immaginare cosa sarebbe Milano se fosse ancora circondata dalle sue possenti Mura Spagnole. Saremmo all'apoteosi della memoria storica; e Milano non avrebbe rivali al mondo, quanto a bellezza. Ma questa è un'altra storia...
Pensate invece a come è stata mal-trattata la Basilica di Sant'Eustorgio,almeno fino all'Epifania dell'anno scorso, quando Riccardo, un blogger gallaratese innamorato dell'Australia, m'aveva fatto una segnalazione che mi aveva sconcertato. In questa storica basilica sono conservate le reliquie dei Re Magi. Una piccola parte di quelle reliquie che erano state trafugate dai Germanici. Dopo secoli di insistenti trattative, ci sono state finalmente restituite, in esigue parti, dai tedeschi di Colonia (bontà loro!). Esse sono interamente conservate nella loro Cattedrale cittadina, da quando Federico Barbarossa le aveva trasferite, dopo il trafugamento da Sant'Eustorgio, prima che ordinasse di radere al suolo Milano. Era il 1162. Si disse che lo fece per salvarle da distruzione certa e sicura perdita. Essendo lui profondamente cristiano, ci teneva a salvare le reliquie di coloro che avevano assistito a quel grande evento che, 2009 anni fa, ha dato il via al lento rinnovamento del genere umano: la nascita di Gesù Cristo. La segnalazione che mi fece Riccardo, riguarda il fatto che, per arrivare al sarcofago contenente le Le relique dei Magi, ci sono, o c'erano fino alla scorsa Epifania, approssimative indicazioni scritte a penna, su foglietti di recupero pure ingialliti. Bel culto della memoria storica!In altri luoghi d'Europa si farebbero in dieci, cento, mille per segnalare e promuovere un sito di questa importanza. Mi auguro che, nel frattempo, la situazione sia migliorata.






Autore: Marshall

15 commenti:

Hesperia ha detto...

Quante cose di Milano che non sapevo, ho imparato da questo tuo post! Ora quando passo dalle parti di Sant'Eustorgio, mi fermerò a guardare dentro per vedere se la situazione dei "bigliettini ingialliti" di cui parli è migliorata.
La faccenda delle relique dei Re Magi, mi lascia un po' perplessa. Tutto sommato, con l'incuria che mostriamo di avere per i nostri luoghi della memoria (compresi quelli sacri) è quasi un bene che queste rellique ce l'abbiano in larga parte i tedeschi. Almeno sappiamo che sono ben conservate. Spiace dirlo, ma è così. Quanto ai Navigli, per fortuna è ancora meta di pittori e acquafortisti che ne traggono spunto per i loro lavori artistici.
Ciao Marsh.

sarcastycon ha detto...

Bene Marshall
grazie a te sono venuto a conoscenza di un aspetto di Milano e dintorni,molto interessante.
ciao
sarc.

marshall ha detto...

Bello, bello, bello: un bel racconto storico autobiografico.

E scusate tanto se mi autopromuovo.
Un lavoro del genere costa tempo e fatica per ricerche e per riportare alla mente ricordi personali da ricomporre. La fatica maggiore, per racconti storici di questo genere, è quella di osservare il massimo rigore scientifico in quel che si scrive. Unico mio cruccio è quello di non essere stato capace di trovare la data precisa in cui Azzone Visconti fece costruire la derivazione del Lambro, il cosiddetto Lambretto, per difendere meglio la città di Monza. Anche sul Ponte, cosiddetto erroneamente di Leonardo, struttura in ferro, malsicuro, lì solo per richiamo turistico, che si trova poco prima dell'interramento della Martesana sotto via Melchiorre Gioia, a Milano, ci sono molte contraddizioni circa la sua autenticità storica. Egli si trova proprio di fronte all'ingresso della "Cassina de Pomm": osteria, locanda, albergo sulla quale esistono aneddoti e storie bellissime intorno a Milano antica. Storicamente, vi aveva pernottato varie notti Giacomo Casanova. Era frequentata spesso, pare in tutti i fine settimana, da Carlo Porta e i suoi compagni di bisbocce. Il luogo esiste ancora, è abbastanza ben tenuto, ma, come la Basilica di Sant'Eustorgio, non è per niente valorizzato nè pubblicizzato. Gli altri, di altre nazioni, la farebbero diventare meta obbligata per tutti i giri turistici della città.
Se per così poco, quando scoprii e vidi la "Cassina de Pomm", mi venne la sindrome di Stendhal, figuratevi cosa mi sarebbe successo davanti al Cenacolo di Leonardo. E così non l'ho ancora visitato. Ed è per questo che mi sono permesso di sbilanciarmi col dire che Milano sarebbe la città più bella del mondo, se ancora avesse tutte intatte le sue Antiche Mura Spagnole e se avesse ancora tutto intatto il circuito dei Navigli Interni navigabili.

Se mai, Hesperia, ti manderò - per pubblicarla - la foto che feci il 17 febbraio scorso, poco prima del tramonto, con la Martesana che passa davanti all'antica locanda e l'ipotetico Ponte di Leonardo che gli stà davanti.

Per ora, ciao a tutti.

marshall ha detto...

Hesperia,
concordo su quanto dici a proposito delle reliquie, che è meglio stiano altrove che non qui da noi.
Immagina che Riccardo (l'Australiano), quando mi diede quella notizia, me la diede con le lacrime agli occhi per il dispiacere di aver visto un simbolo dei suoi grandi sogni d'infanzia così trascurato.

marshall ha detto...

Sarc.,
se vieni a Milano, ti potrei fare da guida turistica :-)
Ciao.

Hesperia ha detto...

Il mosaico dei tre Magi, non appartiene a S. Eustorgio, ovviamente, ma li ho presi dal mosaico della Basilica di S. Apollinare in Ravenna.
Marsh, vedo che sei un cultore meticoloso di microstoria di territorio. E' un modo anche questo per conservare la nostra identità sempre più minacciata.

Aretusa ha detto...

Caro Marshall grazie:-) per le tante notizie su Milano che non conoscevo.
Sono milanese d'adozione perchè ho sposato un milanese, e vivo qui ormai da molti anni eppure avevo un'idea grossolana di cosa fossero i Navigli.
Sapevo che venivano udati per trasportare le merci, comprerso il marmo che servi a erigere il Duomo.
Sapevo che i milanesi una volta li usavano per farci il bagno d'estate...cosa, il cui solo pensiero, adesso fa rabbrividire.
Hai ragione sarebbero una meraviglia se Milano non fosse intasata di automezzi!
Un peccato.
Concordo sul centro di Monza, é un gioiellino...a volte ci andiamo per passare cena al ristorante e non manchiamo mai di farci un giretto dopo.
Hai anche ragione sulle reliquie dei Re Magi, nemmeno io sapevo che sono custodite nella Basilica di Sant'Eustorgio...in altri paesi ne farebbero un polo d'attrazione e noi, al contrario lasciamo cadere la cosa.
Un vero peccato purtroppo...
Complimenti per il tuo post interessante,scorrevole e ben scritto.
Sono proprio felice che sei dei nostri:-)
Ciao Are

philip marlowe ha detto...

Ogni cittadino d'Italia dovrebbe conoscere la storia della sua città. Io sono di Verona, ma devo dire la verità che conosco solo un terzo della storia della mia leggendaria città. Eppure la vera Italia gloriosa è quella delle cento città e dei cento e passa comuni. Milano per come la conosco io di passaggio è solo una città di economia e commerci. Ma la sua giunta dovrebbe impegnarsi per trasformarla anche in città di cultura e di arte, come hai indicato.

marshall ha detto...

Hesperia,
dici giusto sul fatto della nostra identità che è sempre più minacciata.

Pensa che ieri, grazie alla "lampadina" che hai acceso dentro di me - precisandomi che la foto dei Re Magi inserita a fondo post, fa parte di quel meraviglioso percorso di ANTICHI MOSAICI ROMANI DI RAVENNA - sono andato a vedere una bella mostra ad essi dedicata. E' stata una scoperta, perchè anch'io avevo scarsa conoscenza di quella bella realtà tutta italiana.

Il mio pensiero, alfine, era caduto sul fatto che quella città era forse sorta come estremo baluardo per la difesa e per la perpetuazione ai posteri, della civiltà e identità dell'antica Roma.

Ovviamente, questa è una mia tesi, di cui non ho trovato forti e unanimi riscontri. Ma essa, per parte mia, mi sembra suffragata da molte circostanze. Ho voluto metterle in un post, che, appena pronto, e appena verrà il mio turno, ti manderò per la pubblicazione. E lì ci sarà da discutere per tutti, su quella tesi.
Ciao.

marshall ha detto...

Are,
per potersi chiamare milanese, bisognerebbe esserlo da almeno sette generazioni. Chi può vantare un tale "privilegio"? Io, per esempio, di tutte le persone di Milano che ho conosciuto, solo di uno, un certo Mauri, ho avuto la consapevolezza che era un milanese di tante generazioni. Mi raccontava di quando lui, e poi suo padre e poi suo nonno, e così via fino alla notte dei tempi, facevano i bagni nei Navigli Interni. Di altri, che pure ritenevo o si ritenevano milanesi, anche se parlavano correntemente il dialetto milanese, avevano però origini o provenienze extraterritoriali tali, che il loro "sangue" non si poteva ritenere milanese.
Se, quindi, tu hai sposato un milanese, un milanese doc, ritieniti estremamente fortunata: è come se avessi vinto un terno al lotto.

E, per ora, mi concedo una pausa di "riposo".
Philip Marlowe a più tardi, o domani.
Lì si parla nientemeno che di Verona. Lì c'è l'Arena, la terza più grande dell'Impero Romano. E' stata più fortunata di Milano, dove c'era la seconda, per dimensini, dopo il Colosseo, ma non ne è rimasta neanche una pietra su pietra.
Ciao a entrambi, e grazie per i complimenti.

Aretusa ha detto...

Beh...non so se sono sette le generazioni, però almeno tre o quattro si:-)
Devo informarmi meglio....
Ciao Are
PS. mio suocera però é monzese doc...vale ugualmente il terno a lotto?;-)
Are

marshall ha detto...

Are,
eh sì, vale anche per i monzesi. Anzi, ancor di più. La loro memoria storica è maggiore che quella dei milanesi, anche in questo campo.
Ma...anche questa è un'altra storia.

marshall ha detto...

Philip Marlowe,
a te sarà sfuggito, ma il mio post di oggi (quello sul mio sito) è nato da uno spunto su Verona, la tua città.
Quel personaggio, deve tutto, ma proprio tutto a Verona.
Comunque, ne riparleremo...

philip marlowe ha detto...

Grazie Marshall, adesso vengo a leggere sul tuo blog. Ciao

Anonimo ha detto...

Se MIlano avesse le mura, sarebbe grande come Pizzighettone, e mia nonna avrebbe le rotelle. L'interramento è diffuso ovunque (Bologna Via Riva Reno, Padova Riviera dei POnti Romani, Modena Corso Canalgrande e perfino Venezia Rio Terà dei Pensieri). FIngere che il tempo non sia passato è tutto l'opposto che conservare la storia, anzi un delirio da Pol Pot che voleva rifare l'antico impero Khmer.Se Milano avesse conservato l'aspetto originario, non avrebbe né il Teatro alla Scala né la Galleria Vittorio Emanuele. Invece di scimmiottare Amsterdam, dovrebbe ricordare che Vienna costruì la Ringstrasse demolendo i bastioni