lunedì 9 gennaio 2012

La Vigna di Leonardo


Il volume, di 47 pagine, contiene la storia della Vigna posseduta a Milano da Leonardo da Vinci. L'opera integrale è consultabile al seguente link: Biblioteca Digitale Fermi. Qui cerco solo di creare un interesse per quello che - nonostante il continuo avvicendarsi di vicende belliche in quell'epoca - fu un altro grande secolo per Milano. Il ripensare a quel tempo, fatto di continui alti e bassi, servirà da incoraggiamento per il periodo purtroppo poco roseo che ci aspetta.

Quando, nel gennaio 1920 Luca Beltrami, celebre architetto milanese di quel periodo (nonchè politico e direttore del Corriere per alcuni mesi del 1896, al quale si deve, tra le tante opere di architettura, la ristrutturazione del Castello Sforzesco con ricostruzione quasi integrale della Torre del Filarete, fatta su disegni originali del XVI secolo) seppe delle intenzioni di lottizzare i terreni agricoli di Corso Magenta, si recò sul posto, munito di attrezzatura fotografica, per verificare con i propri occhi - se mai esistesse ancora - lo stato di conservazione della vigna che fu di Leonardo da Vinci, nel periodo in cui visse a Milano. Con immenso stupore la trovò ancora integra, e prima di accomiatarsi dai proprietari, chiese loro il permesso di fotografarla; tre di quelle foto, una è qui di seguito, sono pubblicate nel saggio (le altre due foto sono visibili dal sito Luca Maroni). La vigna era appena stata potata, ma da quell'anno non avrebbe più prodotto alcunchè perchè, alcuni giorni dopo quella visita, i tralci furono sradicati per dar corso alla lottizzazione del terreno. Era una vigna stretta e lunga, di complessive pertiche 15 e 3/4 (8320 metri quadri), come risulta dalle misurazioni e calcoli fatti a più riprese dallo stesso Leonardo, conservati nelle pagine del Codice Atlantico. La vigna era dislocata a metà strada tra la Fossa Interna e Porta Vercellina, proprio di fianco alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, dalla quale distava di pochi metri, aldilà del Corso, che da strada in terreno battuto era stata pavimentata da pochi anni, dopo il 1470, per volere di Galeazzo Maria Sforza, fratello maggiore di Ludovico il Moro, il mecenate di Leonardo da Vinci.


Col senno di poi possiamo affermare senza ombra di dubbio, che chi permise lo sradicamento di quelle viti fù un imprevidente, aveva scarsa passione per la storia, e non sapeva vedere oltre il proprio naso. Quelle viti produrrebbero ancor oggi ottima uva da vino dei tipi Pignolo e Nebbiolo. Provate allora ad immaginate cosa sarebbe stato per Milano avere a ridosso del suo monumento più universalmente conosciuto, il Duomo, un vigneto creato oltre mezzo millennio fa da uno dei massimi geni dell'Umanità. Nei mesi estivi, Leonardo, tra una pausa e l'altra del suo Cenacolo, andava sicuramente a rinfrancarsi sotto il pergolato che vediamo nella foto; nel frattempo, possiamo benissimo supporre pensasse alle modalità con cui portare a termine l'opera, visto che gli si presentarono diverse difficoltà ed è altrettanto facile immaginare meditasse anche su alcune di quelle che furono le sue numerose invenzioni. Le intuizioni a cui si dedicava non avevano ancora nulla di supporto, perchè c'era ancora quasi tutto da inventare. Pensate quindi alle elaborazioni scientifiche che avvennero sotto quel pergolato. Se, quindi, esistesse ancora, non sarebbe forse degno di essere annoverato nel patrimonio mondiale dell'Umanità? Pensando, invece, alla questione in termini strettamente venali, immaginate quanto renderebbe molto di più al Comune di Milano quella vigna, che non l'ICI che ora incassa dai proprietari delle case costruite là dove un tempo c'era la Vigna di Leonardo!


Nata a due passi dal Duomo di Milano, al tempo degli Sforza, la Vigna era giunta intatta e fruttifera fin quasi ai nostri giorni di 92 anni fa; e questo è stato uno dei pregi che l'avevano resa unica e irripetibile. Altra unicità e irripetibilità è che sorgeva a due passi dal monumento più rappresentativo della città in cui si trovava: nel nostro caso il Duomo di Milano.
Il fatto che era nata oltre 500 anni fa, a due passi dal Duomo, e che sia stata proprietà di uno dei più grandi geni dell'Umanità, avrebbe dato una unicità a Milano. In quale altra grande città del mondo potremmo infatti trovare qualcosa del genere? Da notare, poi, che, nel momento in cui la vigna fu estirpata, era ancora perfettamente sana.
Per concludere, Leonardo lasciò poi metà di quella vigna in eredità al suo fido garzone e servitore Gian Giacomo Caprotti da Oreno di Vimercate, già ricordato nel post precedente.

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Ed ora, una ghiotta curiosità per gli amanti di libri e di...panettoni. Nel 2002 in corso Magenta 65 ha aperto la Libreria degli Atellani. I proprietari, certamente appassionati di storia, han voluto aprire lì il loro negozio, perchè quella, nel Quattrocento, era stata la casa di Giacomotto della Tela, scudiero di Ludovico il Moro, dove dimorò Leonardo da Vinci mentre lavorava alla realizzazione dell'Ultima Cena. Ad una famiglia degli Atellani di Corso Magenta è poi legata la storia/leggenda dell'invenzione del Pan de Toni, ovvero il Panettone. Qui, nella versione di Hesperia, un'altra storia legata a quell'invenzione. Versione che però conduce anch'essa a Ludovico il Moro.

Foto in basso: Corso Magenta all'altezza di Santa Maria delle Grazie - da Google Maps  (si noti la pavimentazione della strada: ancora quella dei tempi di Leonardo da Vinci).

19 commenti:

Hesperia ha detto...

Leonardo era anche un grande naturalista e la bella storia ben documentata che hai testé narrato, non mi stupisce, Marsh, tenuto conto della sua poliedrica genialità.

Sì, un pergolato dietro al Duomo lo avrebbe reso ancora più magico.

Leonardo amava fare degli scherzacci e un giorno mise cresta e barbula ad un ramarro che teneva con sé facendo credere a un suo amico che fosse una specie rara di animale preistorico.

marshall ha detto...

Hesperia,
a quanto vedo Leonardo era anche un bel giuggerellone. Ma dimmi, dove hai letto questa storiella? Vorrei eventualmente conoscere questo suo lato scherzoso, per scriverci sopra altre storielle.
A proposito di vigne, di fianco al Duomo di Monza, prospiciente alla bella piazza, c'è invece, o c'era fino a qualche anno fa, un bar con un pergolato ben tenuto e ben curato che faceva bella mostra di se, creando molto attrattiva. Immagina cosa sarebbe stata quella piazza, per quanto bella, senza quell'angolino magico di verde. Chissà quale storia vi si cela sotto? Sarei grato a chi me la fornisse.

Hesperia ha detto...

E' una storiella che avevo letto nella prefazione di un suo libro di favole. Sì, perché Leonardo scrisse anche favole a sfondo allegorico con animali.

http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/leonardo.htm

Cerca sul web la voce "favole di Leonardo" e troverai altri links e perfino qualche favola riportata in originale.
Di favole, miti, leggende e fiabe ho parlato nel post precedente, e io ne sono un po' una cultrice. Nella mia biblioteca ne ho tanti volumi.

Josh ha detto...

Marshall, ci stai svelando sempre nuovi particolari intorno alla figura di Leonardo.
Affascinante ma triste la storia della sua vigna.

Era uno stravagantone: quella storia del ramarro con le barbe e la cresta, conciato da animale preistorico è divertente, giusto un genialoide come Leonardo poteva inventarsela:-) ma come ha scritto Hesperia era anche uno straordinario scienziato e naturalista...così da potersi permettere anche di scherzare e giocare e provare piacere della natura, tanto la conosceva.

Josh ha detto...

dal post:
“chi permise lo sradicamento di quelle viti fù un imprevidente, aveva scarsa passione per la storia, e non sapeva vedere oltre il proprio naso. Quelle viti produrrebbero ancor oggi ottima uva da vino dei tipi Pignolo e Nebbiolo. Provate allora ad immaginate cosa sarebbe stato per Milano avere a ridosso del suo monumento più universalmente conosciuto, il Duomo, un vigneto creato oltre mezzo millennio fa da uno dei massimi geni dell'Umanità.”

concordo. Pensa se ci fosse ancora adesso. Testimonianza storica e anche un po' vigna-giardino, conservazione dell'ambiente...e poi davanti al Duomo. Un'unione di particolarità storico-artistiche-naturali uniche al mondo.

Non vorrei dire, ma temo che in altre proporzioni fatti del genere accadranno ancora, e quel tempo è oggi.
Con le cosiddette liberalizzazioni e privatizzazioni, che altro non sono che svendite al ribasso al mercato, tutto quello che non sarà non tanto “produttivo”, ma considerato “altamente competitivo” secondo le impietose e ignoranti leggi del mercato internazionale attuale,
sarà svenduto e distrutto. Magari per impiantarci un MacDonald o una Banca. Una sorta di leggi di mercato miopi al miglior offerente basate sul darwinismo sociale e valoriale, del tutto nemico di scienza, arte e storia.

marshall ha detto...

Chiedo venia se passo all'ultimo commento di Josh, ma è quello che ha toccato il mio nervo scoperto. A parte la Vigna di Leonardo, se Milano possedesse ancora integre almeno una parte delle sue grandi opere civili e parte dei suoi grandi monumenti del passato - penso alla Cerchia interna dei Navigli, alle Mura Spagnole, e agli edifici e monumenti dell'epoca Romana (Arena, Ippodromo, Via dei Trionfi con Arco dei Trionfi, Mausoleo di Massimiano, solo per citare i più rappresentativi dell'epoca) - Milano, dopo Roma, sarebbe seconda a ben poche altre grandi metropoli del mondo.
Per conoscere ancor meglio la storia di Milano, ho preso in mano in questi giorni un grande scrittore milanese, che, a seconda dei punti di vista è pari o superione ad Alessandro Manzoni. Me lo aveva consigliato nientemeno che un livornese di Pisa, Sarcastycon, al secolo Marcello. Il mio avatar è il frontespizio dell'opera monumentale di Cesare Cantù, Storia degli italiani, che Marcello possedeva. E a quasi un anno dalla sua morte ho finalmente preso in mano l'opera che più di tutte aveva reso celebre Cesare Cantù: Margherita Pusterla.
Per farla breve, penso che da una sua lettura potrò conoscere ancor meglio la storia di Milano.

Josh ha detto...

Cesare Cantù è stato buon scrittore, ma la sua passione fu la storia...dalla visione storica non si separa mai.

Indubbiamente per la parte documentaria è insostituibile, visto che fu anche fondatore dell'Archivio Storico della Lombardia (cfr. molte opere locali, e anche la sua Storia Universale in 20 volumi).

Il suo romanzo che dici "Margherita Pusterla" è a sua volta storico (insomma, nasce anche lui come autore in quel Romanticismo che ha necessità di affondare le radici nella storia reale).

Sull'alone delle vicende intorno a Margherita (al di là del romanzo di cui ci racconterai tu) ti suggerisco un paio di siti insoliti:

http://www.fantasmitalia.it/invorio.htm

e


http://illagodeimisteri.blogspot.com/2008/07/il-fantasma-di-margherita-pusterla.html

marshall ha detto...

Josh,
vedo con piacere che t'intendi anche di Cesare Cantù, mentre per me era quasi un emerito sconosciuto.
La lettura del Margherita Pusterla procede a piccoli passi, perchè voglio assaporarne tutti i passaggi storici. Ad esempio, quando Buonvicino, personaggio di rilievo del romanzo, arriva al Brera, che a quel tempo era un convento di frati della congregazione degli Umiliati, fa la descrizione dettagliata dell'uno e degli altri.
Concludendo, la lettura di questo romanzo credo possa essere di fondamentale aiuto per chi voglia conoscere a fondo la storia di Milano, e penso anche dell'Italia intera di quel periodo.

marshall ha detto...

Josh
fatto.
Ecco i link:

Margherita Pusterla ad Invorio

Il fantasma di Margherita Pusterla.

Il lago dei misteri ha detto...

Grazie per il link!

post e blog interessante, ritornerò a trovarti!

marshall ha detto...

Alfa,
grazie a te per il passaggio, e grazie a Josh la cui segnalazione mi ha consentito di scoprire il blog di un grande appassionato di storia, così come lo sono io.
Ci rivedremo spesso, anche perchè ho un bel ricordo di Orta, con quella bella piazzetta nel cui centro è ben conservato il Broletto dell'epoca medievale. L'isoletta di San Giulio che raggiunsi in barca a remi. Il vostro bel Sacro Monte, con le statue a dimensione umana.
A Omegna, poi, c'era una delle più grandi legatorie del Nord Italia.

marshall ha detto...

Josh,
ti ringrazio per la segnalazione: Il lago dei misteri, ovvero Alfa, è un ottimo scrittore.

LL ha detto...

complimenti marshall, ne sai molto più di me!

PS: non sapevo nemmeno di sanvincenzo, qui si dice:

chi voe ben a vigna soa
de marsu liga e poa

(chi vuol bene alla sua vigna
di marzo la lega e la pota.)
Il "lega" è riferito al tralcio lungo, la potatura guillaume

marshall ha detto...

Ciao Luca L.,
aspettavo da tempo un tuo intervento sulla potatura, ma sei sempre preso dalle tue olive, le tue vigne e...dalla tua Sampdoria, figuriamoci se hai del tempo per questi post, anche quando parlano di vigne.
Si, anticamente il periodo per la potatura aveva inizio il 22 gennaio, per la festa di San Vincenzo, protettore dei vignaiuoli, ma oggi non si fa più quella distinzione, e si inizia a potare fin dai primi di gennaio, e tu ne sai qualcosa perchè mi risulta che hai già potato tutto. Son cose che m'ha raccontato mio padre, a cui il padrone della cascina aveva affidato l'incarico di potargli ogni anno il suo vigneto personale di circa 3000 mq.
Ciao.

LL ha detto...

ho iniziato a potare la vigna giusto da pochissimi giorni, di solito comincio più tardi ma quest'anno la raccolta delle olive è finita un pò prima del previsto e siccome è tutto un ciclo...

ora siccome siamo in luna nuova sto potando la vigna più vecchia che vegeta un pò meno.
alterno mezza giornata a potare la vigna e mezza giornata a potare le olive, così mi svago e diverto di più e di conseguenza il lavoro mi rende meglio.

un abbraccio!

marshall ha detto...

Luca L.,
dice il Poeta:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Seguo il tuo blog da quando è nato, dal 2006, e lo trovo più interessante quando parli di cose inerenti la natura: olive, olio, viti, vino, ecc. Un tuo post mi era piaciuto in modo particolare, dove parlavi quasi poeticamente della tua terra, del lembo di Liguria dove è collocata, e di quanto fosse piacevole e rilassante viverci, tanto che non lo cambieresti con nessun altro luogo del mondo. Credo che quel post sia del 2009 o 2010, ma una rapida ricerca testè fatta non ha approdato a nulla. Mi mandasti addirittura delle foto sulle quali m'indicasti il luogo delle tue vigne.

Andando al nostro Leonardo, da una storia della Valsassina, ho letto che egli ha soggiornato in quella valle, forse inviatovi da Ludovico il Moro, o forse perchè in ogni caso proveniva da una famiglia di viticoltori, per sondare la possibilità di impiantare vigneti a terrazzamento in quella zona, ma poichè notò che pare che i vini prodotti sapessero di aceto rinunciò all'idea.

Poichè ho notato che sei un mago della potatura, e poichè mi risulta sia un'arte che richiede occhio ed esperienza, dovresti cimentarti a scriverci sopra un post. Da una buona potatura, fatta a regola d'arte, dipende infatti in buona parte il futuro raccolto.
Ciao.

LL ha detto...

sei troppo buono!

non ho capito in che valle (ligure?) è passato Leonardo, mi sai dire il nome?
grazie!

marshall ha detto...

Luca L.,
per fare quelle ricerche, Leonardo fu mandato in missione in Valsassina e in Valtellina.
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Ne approfitto per precisare che abbandonò l'idea di far impiantare vigneti da quelle parti, perchè constatò che quei vini andavano facilmente in aceto, e non che sapessero d'aceto.
Ho così apportato una correzione al mio commento precedente.

A te, che sei anche un grande intenditore di vini (e non fare il modesto, perchè lo sei!), ti risulta questa osservazione che fece Leonardo?

marshall ha detto...

Luca,
più che intenditore, direi esperto di uve, vini e tutto quello che gli ruota intorno.