giovedì 5 giugno 2008

Com'é profondo il mare...





Mare nostrum.
Mare magnum.
La donna del mare.
Sapore di mare.
Il vecchio e il mare.
Guarda 'o mare quant'é bello..
Mare, amare....

Mi manca il mare. Chi viene dall'Italia é fatto di mare. Chi non ha vissuto come noi, lunghe estati in riva al mare, non capisce la smania che ci prende quando ne siamo lontani.
La luce smagliante del mattino, il riverbero del sole, il profumo del mare e delle piante mediterranee, mirto, pitosforo, ginepro..
Non c'é oceano che valga il Mediterraneo. Nessuna spiaggia tropicale che valga i nostri antichi villaggi costieri e le spiagge della Sardegna, senza squali e senza bestiacce nocive.
Ma é pur sempre mare.
Il sogno di navigarlo, controllarlo e di possederlo, come Moby Dick per il capitano Achab.

Le genti del mare si sono evolute piu' in fretta di quelle dei monti.
Andar per mare era andare verso il nulla. Era il rischio puro e assoluto.
Era l'avventura di Ulisse e della sua "compagna picciola".

Egle

30 commenti:

Hesperia ha detto...

WOooooW! Che bella ouverture stamattina! M'affaccio alla finestra e ...vedo il mare - diceva il Pascoli. Eppoi questa Ebb Tide è un sogno davvero.
Ne hanno fatto parecchie versioni: quella di Sinatra, di Pat Boone e molte altre. La mer di Charles Trenet. POi c'è Beyond te Sea di Bobby Darin che ne è la cover inglese.
Ma a parte miriadi di canzoni, poesie dedicate al mare, per me se non c'è il mare non c'è estate. Posso magari non vederlo, ma sapere che c'è è un grande conforto. E immagino cosa vorrebbe dire essee lontano dal mare "nostrum" che è il Mediterraneo, per chi va all'Estero. Trascorsi una vacanza sulla Manica da amici normanni, ma l'Oceano Atlantico non è mare, per me. Quei riflessi metallici e freddi acuivano ancor più la nostralgia del Mare-Italia. Ciao Egle, e brava.

Josh ha detto...

Che bel post, Egle. Ebb tide è bella nella versione che hai messo.
Sul mare..è elemento fondamentale, anche se sarei un nativo continentale emiliano, eppure di mare ogni tanto ne ho bisogno. E' interessante la dimensione poetica del mare a cui accenni. Vero questo che dici "Nessuna spiaggia tropicale che valga i nostri antichi villaggi costieri e le spiagge della Sardegna, senza squali e senza bestiacce nocive."
Qui andavo spesso sull'adriatico da piccolo, poi spesso in Toscana e poi Liguria, ma anche a Tropea. Non mi piacciono invece del mare consumistico specie le spiagge troppo affollate, come quelle romagnole, felliniane ma invivibili.
Quando stavo a Londra, mi saliva un tale bisogno di mare che andavo a Swansea, e a Brighton, quando potevo, che hanno la loro poesia, differente, certo non mediterranea.
Ora vado poco al mare, mi accontento del lago talvolta per giocare a 'via dalla pazza folla'. Sarebbe ora di tornarci al mare, hai ragione.

Sympatros ha detto...

Vi siete chiesti come mai, sia in un certo tipo di educazione spiritualeggiante e sia ancor più e meglio di tipo religioso, assumano valore di rilievo educativo e di pregnanza simbolica le montagne, le nevi immacolate, l'aria pura, l'acqua viva delle fonti ecc. Di mare non se ne parla. Come mai?
Il mare è il luogo delle sensazioni forti, anche per soli motivi climatici, l'ossigeno è più denso, il corporeo ha maggior peso in tutti i sensi. L'aria che si respira. consciamente o inconsciamente, sottopone il fisico a sensazioni vitalistiche più decise.
Se si è in grado di passare una giornata, dentro o a pochi metri dall'acqua, iniziando dalle sette del mattino, si vivrà un'esperienza "inebriante".
Man mano che l'aria marina, con tutti gli elementi in sospensione che in essa si trovano e interagendo con la luce solare, si accumula nei nostri polmoni e sulla nostra epidermide e provoca una serie di effetti, fino ad arrivare al massimo delle sensazioni, intorno alle due o tre del pomeriggio, in cui, specie, se in solitudine, si finisce in uno stato di ebbrezza particolare. Provare per credere, rispettando tutte le fasi: sette del mattino, non più lontano di quattro o cinque metri dal mare, due o tre del pomeriggio, su una spiaggia deserta.

Egle sei stata una tentatrice, ci spingi verso i sentimenti forti dell'Estate e, per me, è dolce naufragar nel greco mar, che ho già sperimentato per questa nuova Estate che ci attende. Vivo sul mare!

Stabat nuda Aestas et multa spicea ferebat!!

Hesperia ha detto...

Il mare, la mer che suona come mère. E cioè "madre". Il mare richiama l'amnios, il liquido amniotico della nostra vita prenatale. Forse la mia risposta a Sympatros è proprio questa. La montagna è il regno dei mistici, dei pellegrini e richiama la difficile ascesa degli "asceti", per l'appunto. Il mare è un po' il regno dell'Indistinto. Del creato ancora nella fase fluida e magmatica. Il regno delle metamorfosi. (Proteo, Nereo e tutti gli dei marini preolimpici cambiavano sempre aspetto).
Non ultima, perfino la Dea dell'Amore, Afrodite-Venere non poteva nascere che dalla spuma del mare in una conchiglia.
Direi che il mare (orizzontale) è il regno del femminile. La montagna (verticale) del maschile.
Sì, conosco quelle sensazioni perché sono proprio nata sul mare. E non riesco a starne lontana. NOn per troppo tempo, almeno. MI piace perfino di inverno, quando diventa un po' malinconico con le barche tirate in secca sotto cui sonnecchiano i gatti, con la tramontana che fa sibilare le sartie delle barche a vela.

Anonimo ha detto...

Dieci di sera... la pelle rossa che viene via da sola per la scottatura...

Josh ha detto...

carino il tuo post Sympatros:) beh i monti e l'atmosfera rarefatta nordica o delle altitudini sembrano preludere anche a certo gotico cristiano con senso del terribile e ispirazione verticale all'ascesi, il mare invece risponderebbe pure a un trionfo del fisico e del carnale: ma vedi poi come vanno le cose....pensa alle colonie estive delle suore al mare, lì si era sul mare ma non si sgarrava di una virgola:P

seguirò la giornata tipo che suggerisci partendo dal mattino presto fino..."intorno alle due o tre del pomeriggio, in cui, specie, se in solitudine, si finisce in uno stato di ebbrezza particolare"

lo confesso, mi viene a tutte le latitudini a quell'ora specie dopo pranzo:), ma a parte gli scherzi è vero.

Sympatros ha detto...

"Direi che il mare (orizzontale) è il regno del femminile. La montagna (verticale) del maschile. "

Ma, Hesperia, un pò di contegno e pudore, sei sempre una ninfa, e questi orizzontali e verticali, ci portano in territori di eros alessandrino, che, per quanto classico, ha sempre un debole per il "porno". Scherzo!

Sympatros ha detto...

Josh, conditio sine qua non a che il miracolo si avveri, bisogna essere completamente digiuni e l'estasi è assicurata, uno strano tripudio dei sensi, ma a stomaco vuoto!

Hesperia ha detto...

@Sympatros: alessandrino? E dire che questa decotta simbologia sta in tutti i trattati di psicoanalisi.

Sympatros ha detto...

Per l'anonimo

è chiaro che l'esperienza inebriante ed estatica è frutto di un processo di avvicinamento graduale, e fuor di dubbio l'esperienza sarà "scottante" più che inebriante, se ci si avventura in essa il primo giorno di mare

Sympatros ha detto...

Lo so, lo so, Hesperia, scherzavo!!

Egle ha detto...

Hesperia: anche per me senza mare non c'é estate. Solo che noi dobbiamo fare almeno sei sette ore di strada prima di trovare il mare. Ed él'oceano, che all'altezza del Maine, é freddo anche in agosto. E spesso vi é la nebbia, quella che fa suonare le sirene delle navi e accendere i fari solitari.

Josh:
anche tu sei figlio del mare, anche se sei continentale. Come me, che abitavo a Torino e che aspettavo con ansia il mese di giugno per trasferirmi in Liguria.
La canzone di Paolo Conte, Genova per noi, ci rappresenta bene.

Mia madre era "marina" e mio padre amava e scalava le montagne. Di comune accordo lui faceva le sue vacanze in montagna e lei al mare con noi.
Corrisponde a quello che avete detto sul femminile e sul maschile..

Egle ha detto...

Sympa:
Si vede che tu sei un "mediterraneo".. Beato te che vivi in riva al mare tutto l'anno! E magari con un clima mite tutto l'anno!

Al mare ci riprendiamo il nostro corpo, umiliato da mesi di strati e coperture varie.

Un plaisir sensuel s'exposer aux rayons du soleil et se faire caresser par les petites vagues du rivage.

unedame ha detto...

Ah, Hesperia! Ebb tide é una musica di quelle che mi suonano in testa ogni volta che vedo le maree..
La mer di Charles Trenet é un'altra..
Bisogna che vada a riascoltare quella di Bobby darin che non mi viene in mente..

Hesperia ha detto...

E' la stessa di Trenet in versione jazzistica.

E non dimenticare di ascoltare "A summer in a solitary beach" Di Battiato.
Ti mando questa versione:
http://video.google.it/videosearch?q=a+summer+in+a+solitary+beach&hl=it&sitesearch=#

Su google video trovi anche quella originale del '82 , ma lì Battiato mise troppo in risalto il sintetizzatore che andava di moda negli anni '80. E toglie poesia alla canzone.
Mi piace il passo in cui dice : "e nel pomereiggio quando il sole ci nutriva" perchè mi richiama sensazioni che ho provato. Non mangiavo niente da bambina e correvo al mare inseguita da mia nonna che voleva darmi un panino. Ma io non lo volevo perché poi mi toccava aspettare per fare il bagno.

Nessie ha detto...

Sbagliato il link del commento precedente. E' questa la mia versione preferita. E ha anche delle belle immagini che se vuoi puoi mettere nell'altro blog del Camper.

http://it.youtube.com/watch?v=u9s0jO6PA1w

L'altra che ti ho dato ha troppi sintetizzatori. Questa versione è più lirica.

Anonimo ha detto...

La macchia mediterranea

I rami dei pini
ritagliano senza pietà
l'azzurro del cielo.

Il frinire monotono, ipnotico
delle cicale,
il sole a picco,
i sassi bianchi.

L'aria è asciutta,
è un caldo gradevole,
l'ombra si mescola alla polvere.

Seduto su un grosso ramo
guardo l'orizzonte,
schivando
il luccichio lontano delle onde.

Una pace antica,
domande millenarie si affacciano,
come invitanti sirene.

Con un rametto
traccio sulla sabbia delle righe oscure,
le stesse di 2500 anni fa...
come Pitagora sorrido,
quando l'enigma si scioglie.

Sympatros ha detto...

Il frinire delle cicale non concilia molto le meditazioni geometriche o di altro tipo, lo dice persino il serafico Virgilio, per il quale " rumpunt arbusta cicadae" rompono e come rompono.
E, dato che l'anonimo ha iniziato le danze poetiche, io le continuerò, accompagnato dalla carola saltellante dell' Esperidi.

Alba sul mare Ionio

Albe distese
cieli
infiniti

frizza
sulle bestie
l'aria
e
sulle cose

Pace
ridente
vederti
Puledra
scalpitare

Egle ha detto...

Grazie del link, Nessie! Bel video e la canzone che ricordavo a malapena.
Che paesaggi!

Egle ha detto...

Anonimo:
grazie la tua poesia!
Mi ricorda certe atmosfere del mio passato..
A me piace il frinire delle cicale..:-)

Egle ha detto...

Anche la tua, o Sympatros dal cuore caldo, é bella.
Io non son capace di fare una critica letteraria, posso solo provare sensazioni che poi non so esprimere.

Il poeta si prende gioco della puledra..:-)

Aretusa ha detto...

Cara Egle come ti capisco anche a me manca il mare.
Soprattutto d'inverno.
Sono cresciuta in un paese di mare e i miei ricordi più belli sono legati alle mareggiate invernali.
Ci sono in particolare due punti dove ammirare la potenza delle onde.
Sulla passeggiata che corre quasi a livello mare a Zoagli, e su una piazzetta panoramica, a picco sul mare, a Portofino, dove c'é la chiesetta.
Di qui in particolare si ammira il mare aperto, e la scogliera é molto alta.
Malgrado ciò quando il mare é forte, gli schizzi ti arrivano quasi addosso.
Uno spettacolo da togliere il fiato.
D'estate il mare mi piace meno, in Liguria é caotico, troppa gente, troppo rumore e troppa puzza di abbronzanti.
Invece giù in meridione si possono trovare ancora spiagge deserte, dove al 15 di agosto si é in compagnia dei gabbiani, si respira solo il profumo del salmastro e si ascolta solo la risacca. Un paradiso.
Ciao Are

Aretusa ha detto...

Ecco due poesie che mi piacciono sul mare...
Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.
Gibran Kahlil Gibran

Uomo libero, sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio;
tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima.
Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine;
tu l'abbracci con gli occhi e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito al rumore
di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete,
tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero.
E tuttavia sono innumerevoli secoli che vi combattete
senza pietà né rimorsi,
talmente amate la carneficina e la morte,
eterni lottatori, fratelli.
Charles Baudelaire

Hesperia ha detto...

Bene, su tre Esperidi due sono nate al mare e sono liguri. Egle, invece segue Paolo Conte con quella faccia un po' così :-) e arriva a GE da To. Di Conte mi piace moltissimo "Onda su Onda" (sia nella versione di Bruno Lauzi che nella sua).
Bella Are, la poesia di Baudelaire che conoscevo. C'è anche "l'Albatros" e "Invitation au voyage" che adoro.
In particolare nella strofa finale:

"Guarda su quei canali
dormir quei bastimenti
dall'estro vagabondo:
solo per saziare
ogni tuo desiderio
vengono dai confini del mondo.
I soli occidui vestono i campi,
i canali, l'intera città,
di giacinto e d'oro;
s'addormenta il mondo
in una calma luminosità.
Tutto, laggiù, è ordine e beltà
lusso, calma e voluttà".

Che poi è la poesia che ha dato anche ispirazione a questo blog.

E in nota un po' più frivola due canzoni di Giuni Russo (che ha una voce da sirena mediterranea un po' crudele) .
Un'estate al mare (dove imita lo strillo del gabbiano) e
Mediterranea.

Per chi vuole salverseli ecco i link della grandissima Giuni, scomparsa prematuramente.
1) http://www.youtube.com/watch?v=7o7aJEu-3xo

2) http://www.youtube.com/watch?v=o2HDYHQ2PGk&feature=related

"E l'alba mi sveglierà mediterranea e sola, mentre mi pettino il primo sole è mio. E le lampare vanno a dormire...".

Egle ha detto...

Cara Aretusa,
ho anche io dei ricordi del mare di Portofino. Per diversi anni abbiamo affittato un appartamento proprio sul porto, all'imboccatura, e avevo un terrazzino fiorito da cui guardare le barche che entravano.
Avevamo sempre il rumore degli ormeggi delle barche, ma quando soffiava il grecale, l'unico che si infilava dritto nel golfo, era uno spettacolo e tutto sbatteva contro tutto.
Hai ragione per le spiagge invase.Ormai mi dicono che anche in Sardegna, dove andavo prima di trasferirmi qui, non é piu' il paradiso selvaggio che ci affascinava.
Qui, nel nord America, le spiagge sono immense e popolate piu' da uccelli che da umani, ma i colori del mediterraneo, quelli non ci sono.

Bellissime le poesie.

Egle ha detto...

Cara Hesperia,
sei una fonte preziosa di video da collezione!
Onda su onda é un'altra delle mie preferite e Bruno Lauzi é indimenticabile, quante belle canzoni!
Eh, si' Genova per noi... :-)

Sympatros ha detto...

L'Albatros



Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d'eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.
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Ispirato dal post di Hesperia, ho voluto riportare la celeberrima poesia di Baudelaire, che nella prima strofa, col suo significante ritmico-fonico, imita il fluttuare ondeggiante del mare, ma poi, progressivamente diventa più riflessivo, fino ad arrivare nel finale alla definizione di cosa sia un poeta: un re dell'azzurro, elegante, stupendo e superbo, mentre vola in alto; goffo, invece, e ridicolo e impedito dalle sue grandi ali, quando è al suolo, proprio come il nostro Giacomino, Giacomo Leopardi, un re dell'azzurro, ma oggetto di riso e di trastullo, come lui stesso dice, nel suo natio borgo selvaggio.

Nessie ha detto...

Grazie Symp, Baudelaire è tra i miei poeti preferiti. E la sua poetica è per me una vera Estetica. Come mediterraneo che ne dici della grande Giuni Russo, anima pagana?
Segnalo anche "Alghero" scherzosa e piacevolmente ironica.

"Voglio andare ad Alghero/in compagnia di uno straniero"...

Egle procuratela su You tube video, per la tua collezione :-)

Sympatros ha detto...

Cara Hesperia, io sono un mediterraneo un po' complicato, corrotto dalla cultura e l'invito che promana dalla divertente canzone di Giuni Russo, aperta, dalla sensualità scanzonata e da un desiderio spontaneo di divertimento e di interruzione dell' "ordinario" lavoro, mi rilassa e, in fondo, mi attrae, come succede a tutti gli opposti, con il ritmo di canzonetta disimpegnata e suonata mi pare in accordi in maggiore, mentre spesso la mia musica prevede accordi in minore. La cultura spesso complica la vita! Un bel tuffo nella banalità dell'esistenza fa senz'altro bene, naturalmente insieme alla bella, però sfortunata, Giuni Russo e naturalmente al mare, e al mare nostrum, per fare morire di nostalgia e di invidia Egle!!

demetra ha detto...

Sono d'accordo con la maggior parte dei commenti e delle impressioni che sono state scritte sul mare. Ho ascoltato con piacere la bella canzone che Egle ha messo nel post coi fotogrammi ripresi dall'areo.
Anch'io come Hesperia sono una fan di Giuni Russo che ha davvero una voce mediterranea da sirena. Quasi tutte le sue canzoni hanno per sottofondo il mare. Ci vuole solo l'imbecillità dello show biz italiano per averla ignorata in tutti questi anni. E non dimentichiamo tra quelle sue già citate, anche "Sere d'agosto" e "Abbronzate dai miraggi".