martedì 18 giugno 2013

La civiltà dello spettacolo e la fine della cultura



Il libro  di Mario Vargas LLosa "La civiltà dello spettacolo" (Einaudi) affronta il tema della fine della cultura in un'epoca che spettacolarizza tutto: dalla politica, all'informazione, all'arte, alla vita quotidiana  ecc. La cultura, scrive MVL si trasmette attraverso la famiglia, ma quando questa istituzione smette di funzionare in modo adeguato, il risultato è la decadenza della nostra cultura. Dopo la famiglia, il principale veicolo di trasmissione della cultura è la religione. Cultura e religione, non sono la stessa cosa, ma non sono separabili, poiché la cultura è nata all'interno della religione e, sebbene con l'evoluzione storica dell'umanità se ne è parzialmente allontanata, sarà sempre unita dalla sua fonte di nutrimento da una sorta di cordone ombelicale". Molte riflessioni di T.S. Eliot sono state riprese da Vargas Llosa (Premio Nobel per la Letteratura 2010) per riprendere la sua idea di società e cultura. Con cipiglio critico l'autore ci narra come la postmodernità abbia distrutto il mito degli studi umanistici che ci umanizzino. La cultura di massa nasce dal predominio dell'immagine e del suono, sulla parola. I dischi, la tv, il cinema sono accessibili a tutti e sono, per certi aspetti, un "cibo triturato" e precotto che deve arrivare a tutti gli strati sociali di tutti i paesi, processo di "mondializzazione" che viene oggi accelerato dalla rivoluzione cibernetica e in particolare da Internet. "Non solo l'informazione ha infranto le barriere, ma praticamente tutti gli ambiti della comunicazione, dell'arte, della politica, dello sport e della religione hanno sperimentato gli effetti riformatori del piccolo schermo". E aggiungiamo, anche del monitor del pc. Anche la politica si è fortemente deprivata di aura, secondo lo scrittore peruviano, diventando via via sempre più volutamente irrituale e spettacolarizzata. A ben voler vedere, le famose "convention" statunitensi, sono già degli spettacoloni circensi con palloncini e guest stars. E del resto sono stati proprio gli Usa a incorporare per la prima volta nel mondo politico, la figura dell'attore-leader (Ronald Reagan, Arnold Schwarzenegger).




"Nella civiltà dello spettacolo il comico è sovrano»; «comici e buffoni» sono «divenuti maîtres à
penser della società contemporanea. Le loro opinioni paiono rispondere a presunte idee progressiste ma, in realtà, ripetono un copione snobistico di sinistra: smuovere le acque, far parlare». L'allusione a Grillo, a Dario Fo, Benigni e ad altri guitti buffoni appare chiara. Ma anche a politici che si abbassano ad essere  comicamente corretti anche quando comici non sono.



All'ideale tipo del buffone istrionico, MVL riconduce anche due personaggi di grido che difficilmente avremmo abbinato. L'artista della provocazione Damien Hirst: «Perfetto esempio di come oggi un creatore non debba più giustificare il proprio talento attraverso le opere, ma diventando lui stesso uno spettacolo. Insomma, un bravo truffatore. Ma oggi agli artisti si chiede di essere dei grandi imbroglioni».

E poi il cyber-attivista Julian Assange, guru di Wikileaks: «Eroe della libertà d'espressione? Ma andiamo. Beffandone la segretezza, ha danneggiato molto più i governi democratici che quelli autoritari. Non per niente è protetto dal presidente ecuadoriano Rafael Correa: uno che fa chiudere giornali, che tiene la stampa del suo Paese sotto costante ricatto, che fa dei Tribunali uno strumento politico. Anche Assange obbedisce alla necessità di trasformare l'informazione in intrattenimento. In scandalo. Mentre la cultura era senso del limite».

Già, ma come si può ancora dissociare la cultura dal consumo? Come rivendicare il diritto a distinguere tra un'opera d'arte, una bella trovata e una semplice stronzata senza passare per reazionari? Mario Vargas Llosa - che non ha nulla di un puritano antiedonista - si è attirato con questo libro anatemi che ravvivano la già calda antipatia nutrita nei suoi confronti dalla Sinistra (qualsiasi cosa significhi questa parola nel maggio del 2013).

Nostalgico? Forse. Elitario? Di certo. Conservatore? No, da quando - negli anni Ottanta - voltò le spalle al gauchismo latinoamericano, non ha mai accettato l'appellativo. Continua a definirsi un liberale en el sentido clásico de la palabra, nel senso classico del termine. Ma allora perché si lamenta se anche nella cultura «l'unico valore che ormai esiste è quello fissato dal mercato»?

Che c'è di male per un liberale (nel senso classico della palabra)? «C'è che il mercato è un
meccanismo freddo: fissa solo le regole del gioco - offerta e domanda - però manca di valori. Quelli dovrebbe metterceli la cultura. Che stabilisce gerarchie tra ciò che è importante è ciò che non lo è». (articolo di Mario Cicala - Venerdi di Repubblica).


In realtà è presto detto: pur essendo di ideologia liberista, dopo essere stato di sinistra, MVL è pienamente consapevole che la distruzione della cultura marcia di pari passo con la distruzione di quelle élites di intellettuali che ne erano i custodi, e che divulgandosi presso tutte le stratificazioni sociali, la cultura finisce col  perdere la propria aura. 





Molti sono i buoni capitoli di questo suo provocatorio pamphlet: l'erotismo distrutto dall'inflazione della pornografia, dalla cattiva letteratura porno, dall'educazione sessuale imposta precocemente nelle scuole primarie.


Di grande interesse è quello relativo a Internet e alla società dell'informazione in tempo reale secondo il paradosso "Più informazione, meno conoscenza". "Non è vero che Internet sia soltanto uno strumento" asserisce lo scrittore. "E' un utensile che diventa il prolungamento del nostro corpo, del nostro cervello il quale a sua volta, in modo impercettibile, si adatta a poco a poco alle funzioni che il sistema di informarsi e di pensare, rinunciando a poco a poco alle funzioni che il sistema (il software) svolge al suo posto".

Per paradosso dunque secondo MVL più intelligente e sofisticata è la "macchina" meno intelligente diventerà il nostro cervello deprivato delle sue più importanti funzioni critico-cognitive
L'occasione per giungere a questa amara conclusione gli è stata fornita da Nicholas Carr laureatosi in lettere presso l'Università di Harvard, il quale ha confessato che da quando lavora con Internet ha smesso di essere un buon lettore, e perfino un semplice lettore. Egli ha raccontato che quando prende in mano un testo (cartaceo) non riesce più a concentrarsi. Dopodiché, preoccupato, ha preso la radicale decisione di abbandonare la sua confortevole casa di Boston per andare a vivere in una capanna del Colorado, dove nel giro di due anni ha scritto il polemico libro che lo ha reso famoso "Internet ci rende stupidi? ovvero "Come la rete sta cambiando il nostro cervello". Ma è soprattutto contro la pretesa di poter assurgere ad una sorta di Onniscienza da parte del novello internauta, che MVL scaglia gli strali della sua polemica. La velocità di poter reperire in fretta informazioni, non può certo surrogare la lentezza di  un antico sapere sedimentato nel tempo. E sono proprio i custodi di questi antichi saperi che possono e devono opporsi al tentativo di fare "piazza pulita" di una civiltà ("I dinosauri possono arrangiarsi per sopravvivere e rivelarsi utili in tempi difficili", conclude)

Alcuni articoli che lo scrittore Premio Nobel ha scritto per prestigiose testate straniere sono stati inseriti nel presente volumetto edito per l'Einaudi. Ma sono, rispetto ai capitoli critici sulla cultura, meno interessanti. Specie quando affronta il fenomeno dell'immigrazione, dove la sua visione di "liberale" lo porta ad essere troppo ottimista, circa la cosiddetta "integrazione". 


Più efficace, nei capitoli più prettamente letterari o concernenti l'educazione per i giovani, dato che ha esercitato a lungo la funzione di professore di Letteratura.

Hesperia

32 commenti:

GL ha detto...

Il libro di Llosa non ho letto e probabilmente non lo leggerò perché sono stufo di annunci senza fine (e spesso senza capo e coda)per la fine della cultura dimostrando cose tecniche, in questo caso internet, ed esteriori, in questo caso lo spettacolo. Che la tecnica influenza la persona che fa cultura è un fatto più che evidente, ma non è detto che influenza deve essere per forza e sempre negativa, come pensano ecologici radicali. Per esempio c'e una pagina di Proust (e anche un altro prima di lui, la maestra Hesperia sicuramente lo saprà, io non ricordo chi è) che descrive la prima esperienza del viaggio in macchina, vuol dire influenza dell'automobile sullo scrittore (la scrittura dopo l'automobile). Dopo Spengler (che ha avuto molti giusti intuizioni, in mezo a tanto confusione), cosa non hanno colpevolizzato: la tecnica, la moda, la politica, l'economia, lo spettacolo, il denaro, automobile, l'areo, l'internet, il televisione, la lavatrice ecc, ognuno trova qualcosa di esteriore di dimostrare come la causa di tutti i mali. E per di più ognuno ha una data propria per dimostrare quando è apparso il male nella cultura. Per esempio nella pittura uno dice che il problema comincia con Goya, altro con Luois David, altro con Manet, con impressionisti, no con cubisti, no con futuristi, no con Duchamp, no con Hirst, una noia a non finire.
Il più bello è che adesso non si capisce più cose'è destra e cos'è sinistra (caso Llosa, tipico di dopo anni novanta), ed ognuno tira acqua ad suo mulino politico, che neanche esiste più (sicuramente colpa del mulino).

Josh ha detto...

per me ci sono spunti di interesse nel libro, e nelle riflessioni che ha estratto Hesperia.

Indubbiamente il mondo della cultura è in crisi da tempo;
e quella crisi coincide con l'apoteosi del mondo della spettacolarizzazione a tutti i costi....molto collegato al Mercato;
in quanto tale la spettacolarizzazione di massa produce "vulgata" e non profondità, quindi non cultura.

Sbagliato poi spettacolarizzare politica, informazione, arte, vita quotidiana come in effetti è accaduto, e poi considerarle solo a questa maniera. Si banalizzano, si svuotano, non si va al cuore delle questioni, è evidente, direi.

E' vero che la cultura si trasmette attraverso la famiglia...Madre Lingua-Padre Patria....e la famiglia è in crisi per varie vicissitudini dal dopoguerra in poi, dal 68 in poi...con la scomparsa del sacro.

Anche vari 'modernamenti' della Religione hanno sortito il solito effetto desacralizzazione.

E' vero anche che di tutti questi temi se ne occupò in precedenza T.S. Eliot.

Gli studi umanistici sono stati la mia passione, ed è vero che non sono tenuti più in adeguata considerazione. O per un fintosapere spettacolare..inteso in funzione del commercio di massa, o per una visione ristretta divisa in mere competenze tecniche in una parcellizzazione settoriale.

La cultura di massa è dominata dall'immagine e dal suono, in parte dalla parola ad effetto, in un magma superficiale.

Se innestiamo tutto questo su internet e le nuove forme di comunicazione rapidissima e non approfondita, l'effetto è una banalizzazione mondiale o se si vuole una "mondializzazione" della banalità. Non si può negare almeno come tendenza.

Una riprova ne è una sorta di dittatura della democrazia nelle opinioni:
se ti ribelli ad un sentire comune 'moderno' su un argomento che altrove s'è deciso ora debba essere così, sei fatto passare per irrimediabilmente retrogrado, e diventi senza voce, se non fuori dal gioco.

Josh ha detto...

Azzeccato il paragone con le "convention" USA, spettacoloni circensi con palloncini e guest stars..e proprio gli USA hanno avuto la figura dell'attore-leader (Ronald Reagan, Arnold Schwarzenegger).

ma i palloncini li hanno anche in certe chiese evangelicals, assolutamente circensi e spettacolarizzate anche quelle, giocate sullo slogan d'impatto e non sulla riflessione storico-teologica.

Sui buffoni fatti diventare maestri del pensiero la stoccata ci sta tutta: trovo assolutamente intollerabili e mai condivisibili Dario Fo o Grillo o Benigni.

Josh ha detto...

"La velocità di poter reperire in fretta informazioni, non può certo surrogare la lentezza di un antico sapere sedimentato nel tempo."

credo che questa sia la chiave per comprendere la differenza tra web e libro, tra informazione e cultura.

Josh ha detto...

@GL

:-))

dici...."Il più bello è che adesso non si capisce più cose'è destra e cos'è sinistra (caso Llosa, tipico di dopo anni novanta), ed ognuno tira acqua ad suo mulino politico, che neanche esiste più (sicuramente colpa del mulino)."

Sì caso tipico '90...dopo una vita a sinistra, negli anni di formazione, si sente liberale nel senso vero della palabra....quindi non riesce a fare il percorso completo verso i Dinosauri.

E' solo così che avrebbe la visione completa e definitiva dei problemi evocati.

Josh ha detto...

p.s. non ho finito di commentare, ci sono parecchie cose da dire sul post. Ancora altre se si segue il link.

Di più se comincio con Hirst. Lo farò appena ho meno caldo....

GL ha detto...

Josh "la visione completa e definitiva dei problemi" è la Fine della Cultura della Fine dei Tempi (e dei Spazi, non so perché Apocalisse non è troppo spaziato) e Lossa sarebbe la Seconda Venuta.

Magari se fosse cosi, ma è soltanto il solito intellettuale irresponsabile, blla blla blla, neanche non sa cosa sta dicendo. E' lui stesso la Fine della Cultura nel senso negativo, ha intuizione giusta in molte cose, per esempio per la questione della Famiglia, e nei fatti fa l'opposto, due matrimoni gli ha fatti con persone dentro la sua famiglia.

Se non fai per primo le cose che dici, sei scartato automaticamente dalla scena del spettacolo. Non sei credibile, neanche per te stesso, oppure la coscienza non esiste e neanche vale la pena di commentare nel blog.

Hesperia ha detto...

Gl, il libro di Vargas Llosa, che ovviamente non è obbligatorio leggere, non hA nulla a che fare con Spengler e i tramontisti, dato che non è un saggio filosofico ma sono notazioni sui nuovi media, i social network e su tutti quegli stimoli immediati che mettono a dura prova la cultura, basata sulla sedimentazione e stratificazione del sapere nel tempo. "Mastra Hesperia"? Siamo tutti apprendisti nella vita e certo sarcasmo non lo sopporto, specie à 30 gradi d'estate.

Johnny88 ha detto...

Francamente questo pamphlet di Vargas Llosa mi pare il solito commento da radical-chic.

Non sono un cantore della teologia del mercato, del "mercato è bello, buono e giusto", ma quelli come Vargas Llosa grazie al "mercato" che tanto denigrano han fatto la grana. Ora, Vargas Llosa, dopo aver fatto tanti soldi col capitalismo si sveglia e viene a decantare i difetti del mercato. Ma che bravo.

Pensiero maligno, non è che il caro Vargas Llosa s'accorge dei difetti del mercato perché ora il "mercato" non lo premia più e quindi, ora che non vende più il becco d'un libro, viene a intonarci litanie che parlano dei difetti del piatto in cui ha abbondantemente mangiato per anni?

Ora, sono pienamente d'accordo con i difetti della teologia del mercato in campo culturale (banalizzazione, volgarità etc) , ma se sovente chi ha successo grazie al sistema del mercato non lo merita, non è automatico che il mancato successo sul mercato sia certificato di qualità, come vorrebbe la retorica radical-chic che intona il buon Vargas Llosa, anzi.

Ho letto libri e visto film che la critica aveva tanto esaltato, ma che s'erano rivelati fiaschi clamorosi al momento dell'incasso. Ho potuto constatare che questi fiaschi erano più che giustificati. Ovvero che il pubblico tra una vaccata ammantata da "grande sforzo intellettuale" e la vaccata che sa di essere tale, premia la seconda almeno per la mancanza di ipocrisia.

Francamente non mi piace chi ragiona per assoluti. Non mi piace chi afferma "mercato è bello, buono, giusto", ma nemmeno chi afferma "mercato è brutto, cattivo, ingiusto" (nel secondo caso poi, mi da particolarmente fastidio che lo dica chi col "mercato brutto" ci mangia come il nostro peruviano).

E' troppo comodo però gridare sempre al "genio incompreso" nel momento del fallimento artistico. Può darsi che uno lo sia, ma per quel che mi riguarda trattasi dell'eccezione alla regola.

Hesperia ha detto...

Ciao Josh, sto scrivendo dA una postazione un po' particolare. Non ho registrato il mio commento. Credo che in questo contesto, ci interessi ben poco che MVL sia di destra o di sinistra. Per i patiti del reperimento dati internettiani, ha pure partecipato ad unA riunione della TRILATERALE. E del resto hai mai visto un Nobel non gradito a certi ambienti? Ma detto pamphlet dice cose importanti sulla mancanza di profondità imposta dal culto della notizia e della società dell'informazione veloce. Una volta reperita l'informazione, questA viene smentita da un'altra piu VERA e piu recente, fino alla frammentazione del sapere, mai cosi relativo come oggi. E' questo il senso del post. poi se ci mettiamo a stilare i certificati di arianesimo, allora nessuno è perfetto. Ma questo discorso lo avevi già fatto con Carducci.

Hesperia8 ha detto...

Temo che Vargas Llosa, abbia colto talmente nel segno che ora la superficilità e la fretta la fanno cosi da padroni che ci si permette di stroncare i libri senza nemmeno degnarsi di averli letti.
E il bello è che ci se ne vanta pure.

Hesperia ha detto...

L'ho detto e lo ripeto: qualcosa di sensato la puo' pure dire lo zio Adolfo in Mein Kampf.
Ho riportato questo libro perché lo ritengo utile a riflettere sui media, sulla falsa cultura dei libri istqntqnei ( instant book) scritti da attori e divi o personaggi di successo, e sull'Internet utile si, ma poco adatto alla riflessività e ad una vera formazione.

g ha detto...

Hesperia, Spengler è rappresentante principale di tutti coloro che vedono la tecnica come pericolo per la cultura, compresso per esempio anche il marxista Walter Benjamin (scomparsa dell'aurea). Cosa ha scritto Llosa, destrosamente o sinstrosamente, conta poco, il mulino in questo caso simbolicamente è Spengler. Non è che posiamo chiedere a Spengler di proffettizare la comparsa del web. Lui vedeva i segni minacciosi del tempo nella tecnica della sua epoca, gli altri dopo di lui, nell'epoca rispettiva.

Che male c'è di mettere a dura prova la cultura del tempo? E' una cosa sempre fatta nella storia dalle novità, però, diciamo da quasi un secolo, il problema non è più "a dura prova la cultura" (e che se ne frega dei musei delle ossee di dinosauri), ma a dura prova l'esistenza dell'ESISTENZA.

Cosa c'è Hesperia lo meriti il titolo maestra, mi sembra che tu guadagni la pagnotta come maestra ed io ho imparato da te molte cose nuove e personaggi mai sentiti.

Poi non so perché tu e Josh si lamentate cosi tanto dal caldo, non avete instalato la novità tecnica dell'aria condizionata?

Josh ha detto...

@Hesperia:

Bentrovata...:-)

A me non interessa che MVL sia di destra o di sinistra, o discutere del tema, nè stilare certificati

....ma è GL che poco sopra ne aveva messo in rilievo la genesi politica, allora non ho resistito alla battutaccia.

Non è l'unico che dopo una vita a sinistra, negli anni di formazione, si sente liberale nel senso vero della palabra....quindi non riesce a fare il percorso completo verso i Dinosauri. Non mi ricordo cosa dissi di simile su Carducci.

Ma certo che VL ha partecipato alla Trilaterale, se si è Nobel bisognerà pur piacere ai burattinai....

Josh ha detto...

@GL

dici "Poi non so perché tu e Josh vi lamentate cosi tanto dal caldo, non avete instalato la novità tecnica dell'aria condizionata?"

sono io che mi lamento del caldo di solito. Non lo sopporto fisicamente.
Ho l'aria condizionata in casa...è anche vero che ha qualche anno e forse andrebbe potenziata.
Abito e mi muovo in città sempre molto calde e umide, tra le peggiori in Italia, Bologna e Firenze, 100% invivibili.
Ho una casa in montagna ma non sempre posso andarci, e allora sì, mi lamento del caldo perchè quando è caldo mi stresso, e a volte è difficile stare al pc.

Josh ha detto...

Volendo proprio parlare del tema politico-mercatista a raffrotno di quello culturale, introdotto dal post stesso....ripreso da GL....

beh c'è la solita incongruenza, già manifesta in questo punto del post:

"Nostalgico? Forse. Elitario? Di certo. Conservatore? No, da quando - negli anni Ottanta - voltò le spalle al gauchismo latinoamericano, non ha mai accettato l'appellativo. Continua a definirsi un liberale en el sentido clásico de la palabra, nel senso classico del termine. Ma allora perché si lamenta se anche nella cultura «l'unico valore che ormai esiste è quello fissato dal mercato»?"

Ma infatti, legittimissima domanda: è inutile...da liberista....strapparsi i capelli per la banalizzazione della cultura a opera della mondializzazione, quando quella banalizzazione l'ha creata il mercato,
che pur non si vuole mollare.

Ricorda, più che Carducci....Hesperia, piuttosto il nostro secolare dibattito con Massimo che vuole essere "Conservatore e Identitario nei Valori, ma Liberal in libero mercato"....la cosa è un ossimoro perchè quello stesso libero mercato in cui si crede...è lui che si occuperà, per denaro, di rendere malleabile, poi cancellare l'identitarismo, i valori, la memoria.....

Josh ha detto...



la spiegazione un po' ingenua di Vargas LLosa «C'è che il mercato è un
meccanismo freddo: fissa solo le regole del gioco - offerta e domanda - però manca di valori."

ok....e aggiungiamo che nin questo mercato di regole ce ne sono anche sempre meno

E continua
"Quelli(i valori) dovrebbe metterceli la cultura. Che stabilisce gerarchie tra ciò che è importante è ciò che non lo è".

sì la cultura dovrebbe....
ma lui sottovaluta il potere demonico del mercato.

Gli intellettuali, un po' clown anche loro ultimamente, non lavorano più molto con i valori (ormai scomparsi anche nell'attività degli intellettuali) e anche volendo non ce la fanno ad arricchire il mercato di valori...quello è un mondo con regole sue: il profitto, il materiale

il mondo valoriale degli intellettuali di un tempo, quelli con i valori, pure loro non ce la farebbero da soli a vincere un mercato di massa, ultratransnazionale, di fatto senza regole, mosso più che altro da banchieri e simili, per cui la cultura è casomai un ostacolo, se intesa in maniera tradizionale e identitaria.


E infatti nel mercato resistono solo gli pseudointellettuali con i valori permessi dal mercato, per es. gli "intellettuali" del mondialismo, dell'omosessualismo, dell'immigrazionismo. Qualunque voce fuori di quel coro è cassata.

Il "Mercato" è un Moloch che non si batte con le parole nè con i libri.

E' lui stesso produttore di visioni del mondo obbligate e si crea da sè i suoi pseudointellettuali a sostenerlo, e a indottrinare i pirla.

Josh ha detto...

su Assange mi fa piacere che ci sia qualcuno che non si sia accodato alla sempiterna lode, visto che era chiaro da subito quanto fosse un bluff.
Che di libertario poi aveva pochissimo.

Damien Hirst:
posso capire un artista che decide di rappresentare la morte, in arte.

Diverso però è usare pezzi di animali morti per farlo. Non solo per "animalismo" (altra malattia dell'evo contemporaneo e del cosiddetto progressismo...per carità ok il rispetto degli animali, ma spesso oggi siamo al culto degli animali e della "Natura" come aspetto di Gaia, in cui l'uomo è visto come casuale comparsa in un mondo in cui natura e Animali sono gli dei)

E' invece che fa proprio schifo la storia degli animali morti.
Non è arte un animale morto o un pezzo di animale morto, semplicemente "collocato" o esibito.

Non sono arte i teschi dipinti, fortunatamente invenduti, dal prezzo di 45.000 euro l'uno.

Tempo fa ebbi il dubbio che Hirst avesse fatto una cosa decente... pensavo fosse una lavorazione via di mezzo tra decoupage e papier collé, questa:

http://www.guardian.co.uk/artanddesign/gallery/2012/apr/02/damien-hirst-tate-modern-in-pictures

Esteticamente è lussureggiante, il Trittico in pannelli neogotici mi aveva fatto pensare...ma dai è tornato al figurativo?

finchè avvicinandosi scopri che:

http://www.djfood.org/djfood/wp-content/uploads/2012/06/Hirst-butterflies.jpg

non è papier collè, non è decoupage, ma sono migliaia e migliaia di farfalle morte a cui ha strappato le ali e le ha incollate e composte.

schifo. Punto e basta.






Josh ha detto...

un altro aspetto di ciò di cui si sta parlando, c'è nell'articolo riportato su Dagospia

"Se non diverti non sei. Ma, secondo Mario Vargas Llosa, la cultura si atrofizza anche per eccesso. Essendo diventata una creaturona bulimica, onnivora: un concerto di Shakira, una sfilata di John Galliano, una cena al ristorante dello chef molecolare... Tutto si merita il bollino di culturale."

Non tutto è cultura invece.

A volte è trash, specie i nomi citati.

Josh ha detto...

Altra distinzione importante che LLosa fa è sul mondo attuale che ha liquidato il senso del tragico e, anzi, annette al comico una centralità smisurata, che sfiora lo strapotere.

Anche questo è vero, del resto il tragico non intrattiene, il tragico interroga, quindi il tragico non va di moda.
Il tragico deprime quindi non vende.

Il comico intrattiene. E in quanto tale "diverte" nel senso letterale della parola:

divertere in latino indica letteralmente "volgere altrove, sviare"
dal cuore delle cose, dalla verità delle cose (il tragico a volte invece ci arriva) per "volgerci altrove".

Questa è anche una notevole radiografia della cultura del nulla odierna.

Josh ha detto...

@GL

oltre al caldo c'è di più....

http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_21/terremoto-nord-italia_3f14a7e6-da5f-11e2-9d67-b685cbe4cbd5.shtml

beh speriamo si calmi, e di non finire come pezzi per futuri soggetti di Damien Hirst

GL ha detto...

Josh, mi pare che stai leggendo Apocalisse in modo letterale, con terremoti e disastri naturali, che sono conseguenze banali di un certo comportamento umano, come è una conseguenza banale anche Damien Hirst. Come i altri fenomeni culturali, moderni e non mderni, il ready-made non è piovuto dal cielo. Il problema sta nella motivazione, non nelle cose in se stesse che sono pure visto con occhi puri.

Per la questione di mercato, banche e teorie di cospirazione abbiamo già discusso senza risultati, o peggio con risultati disastrosi.

Anche per la questione di web qualcosa abbiamo discusso, purtroppo rimasto sospeso in aria. Ripeto anche un altra volta in modo più determinato: il web in se stesso è un vero miracolo culturale, fuori di ogni immaginazione quando non c'era. Nessuno ti impedisce di andare oltre la "superficialità" del web con la profondità del libro.

Josh ha detto...

GL,

sembra non sia esattamente così, cioè che "nessuno ti impedisce di andare oltre la superficialità del web con un libro".

il web anche come nuovo mezzo fagocita alcune nostre caratteristiche.

Quindi si pone in modo coestensivo alla nostra mente e ai suoi meccanismi base.

Per questo, nel post si prova a lanciare questa interpretazione:

più intelligente e sofisticata è la macchina, meno intelligente diventerà il nostro cervello

perchè? Ma....perchè farà fare gli sforzi alla macchina e non li farà più da sè:
un esempio? la memoria....oggi si impara sempre meno a memoria tanto, si dice, basta fare una Googleata su qualsiasi argomento...eppure

vedi come la macchina cambia anche il funzionamento o almeno l'abitudine cerebrale?

Così la mente, dice VL e ha ragione, viene deprivata delle sue più importanti funzioni critico-cognitive.

Userà i libri chi già li usava...ma per le generazioni più giovani cresciute con questa macchina, c'è qualche dubbio.

Nicholas Carr laureato in lettere ad Harvard, dice che dacchè lavora con Internet ha smesso di essere un buon lettore, e perfino un semplice lettore.

Quando prende in mano un testo (cartaceo) non riesce più a concentrarsi come prima.

Così ha lasciato Boston per andare a vivere in una capanna del Colorado, a far vita più vera.....

dove ha scritto il polemico libro che lo ha reso famoso "Internet ci rende stupidi? ovvero "Come la rete sta cambiando il nostro cervello".

ad alcuni è accaduto anche questo....

Josh ha detto...

Sul libro:

infatti un cambio si vede anche nel libro di carta. Anche quello oggi è cambiato.

Non più Prosut, Joyce, o Foscolo, Ariosto, Tasso, Dante.
Bollati come pallosi e consegnati al passato. Oggi ci si vuole "intrattenere" anche con la letteratura.

Da un certo punto in poi, a parte i best seller da spiaggia,
non si va oltre
Milan Kundera o Haruki Murakami....

GL ha detto...

Josh, ripeto ancora che tutto questo accanimento contro il web è una cantilena sentita per ogni vera innovazione. Non hanno detto di tutti i colori contro il telefono? Anche con "ragione" perché è vero che banalizza e fa superficiali gli comunicazioni umani, prima profondi perché cartacei, adesso: "hello! hello! ...". Oggi questo tipo di ragione è ridicolo, se non per i Amish perché con web puoi scrivere quante ne vuoi messaggi. Ma no, la tastiera ha danneggiato la scrittura a mano, il bello è scomparso dal mondo. Ma no è la colpa della rotativa, perché prima si scriveva in pergamena con stile roccoco. Ma no che stile roccoco se vedi le scritture del Qumran, poi quelle del Codice di Hammurabi sul basalto, e cosi via finno al Big Bang che era per pochi eletti aristocratici.

Non hanno detto di tutti i colori contro la televisione, eppure nel blog voi ricordato con nostalgia e in piena ragione il tempo d'oro del Rai di Bernabei. Per il film lo stesso, opera del diavolo. Eppure oggi c'e chi ritiene il film arte totale, superiore ai altri. E' più che sicuro che senza film non sarebbe stile Proust e Jouce.

Le ragioni profonde del degrado del lettere sono altre, e fuori dal mondo dell'arte dove si vedono i sintomi.

Attento quando metti in fila insieme Proust, Joyce, Foscolo, Ariosto, Tasso, Dante, perché per Proust e Joyce hanno detto (e anche oggi c'e ancora chi dice) con "ragione" che sono un degrado delle lettere. Infatti Joyce è la parodia del Omero.

Poi io non credo in tutto questo parlare sull'importanza dei classici, a parte i specialisti, studente in lettere e qualche maniaco del libro, i altri non sono andati più in la di dieci pagine delle opere con 1000 pagine, piene di descrizioni noiose e associazioni incompressibili per chi non conosce bene il contesto.

Hesperia ha detto...

Vedo che non si vuol cqpire il discorso pe rme importante che le ere storiche si dividono ai periodi prima del cellulare e del pc, e a dopo il cellulare, lo smrtphone e il pc. Ingenuo chi pensa che certe invenzioni che ho detto e ripeto (cosi come ha detto e ripetuto anche Josh) non influenzino direttamente il pensiero il costume, il modo di riflettere o di non riflettere. Ingenuo è dire che si puo' spegnere il pc e concentrarsi su un libro cartaceo. Ingenuo è pensare che l'ebook o ilk tablet non influenzino l'editoria.
Sarà una vecchia polemica, ma sempre attuale.

Hesperia ha detto...

Josh, il discorso di Carducci l'avevi fatto a proposito della poesia e dei premi Nobel organizzati dai massoni. Hai detto che il fatto che fosse un massone, non gli toglieva, il fatto di essere stato un buon poeta. Come pure D'Annunzio.

Certo che si', che MVL cade nelle contraddizioni relative al mercato che hai testé osservato, ma trovami uno che non cada in simili contraddizioni.

Josh ha detto...

@GL

prendo questa tua

"Poi io non credo in tutto questo parlare sull'importanza dei classici, a parte i specialisti, studente in lettere e qualche maniaco del libro, i altri non sono andati più in la di dieci pagine delle opere con 1000 pagine, piene di descrizioni noiose e associazioni incompressibili per chi non conosce bene il contesto."

ecco questo è un blog culturale...chiunque può leggere e commentare, ma appunto si tenta di fare riflessioni culturali.

I Classici l'importanza ce l'hanno.

E' infatti un guaio sociale e civile che eccetto quelli del settore, gli altri abbiano letto sì e no 10 pagine di 1000 di quelle dei "Classici" da Omero a Joyce.

Esiste anche una scuola dell'obbligo, bene o male.

Forse è anche per queste sì e no 5 pagine, senza le altre 995, che il mondo è messo in questa maniera.

Ma certo, se queste sono le coordinate, anche se si distruggesse tutto quello che noi lavoriamo per conservare (non solo su web) la maggior parte della gente non se ne accorge nè accorgerebbe.

Merita allora il mondialismo, Hirst e Shakira come una condanna a morte.

Josh ha detto...

Altro punto di Vargas Llosa è notare giustamente il recente primato dell'Immagine sulla Parola.

Anche per me, per noi, è esistito notevole cinema.

Oggi siamo però al primato dell'immagine sulla parola inteso come primato della parvenza sulla sostanza.

In questo il medium....la tv, i cellulari, il web, la pubblicità che può essere facilmente ingannevole
etc, la loro parvenza, i loro trucchi, il loro "make believe" (si sa l'immagine è ancipite, la parola molto meno),
la loro rapidità (invece di sedimentate riflessioni) svolgono un ruolo di depauperamento più che di arricchimento e approfondimento di sè.

GL ha detto...

Va bene allora, se la parola non ha potuto mantenere il primato sull'immagine, e la sostanza il primato sulla parvenza per causa del cellulare e il fotografo Nadar, al diavolo la parola e la sostanza.

Hesperia ha detto...

Prima di chiudere vorrei sottolineare come anche nella politica (sia in Italia che in altri paesi)è diventato sempre piu' spesso vero che l'uomo di spettacolo, il comico e l'uomo politico sia un tutt'uno inscindibile. Perché? E' presto detto...perché le masse devono potersi innamorare di lui come si fa con un divo del cinema, o con un campione dello sport.

Nello stesso tempo pero' chi manovra il fenomeno, fa si' che questa infatuazione non debba durare troppo a lungo, perché si teme la cosiddetta "deriva populista". E allora si creano surrettiziamente nuovi oppositori del "divo" o "comico" in questione.
Sempre nel nome della democrazia, of course.
Buona domenica

Josh ha detto...

Quanto è vero, ora abbiamo pure il papa dello spettacolo....