mercoledì 5 marzo 2014

Sorrentino, una Bellezza senza Verità


Ierisera ho visto in tv "La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, appena reduce da  Oscar, un titolo accattivante buono per essere tradotto in tutte le lingue (The Great Beauty, La grande Beauté, Die Grosser Schoenheit ecc). Volendo essere pignoli, la bellezza quando c'è  per davvero non ha bisogno di aggettivi, ma tra le tante ipotesi che si fanno sul titolo del film, è evidente che il riferimento  principale è alla Diva Roma. La trama-racconto è volutamente disarticolata e procede per epifanie visive a sprazzi e a sbalzi. Uno dei difetti principali che rimprovero al regista è  quello di un auto compiacimento estetizzante che indugia sulle cose: lunghe carrellate su monumenti, chiese, cupole, colonnati, palazzi signorili, fontane e fontanili, giardini patrizi, quasi fosse una sorta di campionario entro il quale si agitano vite sospese senza  nessun apparente scopo che non sia quello di oziare e di divertirsi, da una terrazza romana all'altra. 
Recensioni su questo film, già in circolazione dal 2013, ce ne sono a iosa: sia PRO che CONTRO. Perciò mi limito qui a fornire alcune note critiche sulla ricaduta di questo film  nella società italiana in questo tragico periodo.
Storia di un 65enne, Jep Gambardella che abita in una lussuosa casa con vista sul Colosseo e che sembra rispondere perfettamente all'aforisma di Pavese: si è giovani una volta solo, si è immaturi sempre. Sì, perché alle feste nelle case ci siamo andati tutti quanti qualche volta nella vita, ma lo si fa soprattutto quando si è giovani. Poi  col tempo e  la maturità, diventa un divertimento vacuo, noioso e finisce col non divertire nemmeno più. Se un personaggio dell'età di Gambardella (una specie di cronista un po' stranito alla Lino Jannuzzi , giornalista di L'Espresso che fu noto donnaiolo anni '60,  )  lo trapianti a Bergamo e lo metti nelle case a ballare "i trenini" ("quelli che non vanno da nessuna parte"), con musica  che rimbomba a tutto volume, ecco che chiamano subito l'ambulanza per il ricovero.  Ma a Roma, dove nacque il  motto latino panem et circenses è, a quanto pare,  uno stile di vita non solo consentito ma addirittura incoraggiato. Quel che narra Gambardella  della sua vita, lo  sintetizza egli stesso nella frase: "Volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire". Insomma, un deus ex machina della mondanità.

E ancora "Roma ti fa perdere un mucchio di tempo", motivo questo, per cui dopo un primo fortunato romanzo, non scrive più un rigo, se non istantanei articoli di cronaca mondana sui giornali - mestiere questo che gli procura moltissime  conoscenze ed inviti.

Ma Roma è diversa: non è Bergamo, Mantova, né Milano né altra città del Nord o del centro Italia. "Roma Godona", come dice dagospia, corrompe anche gli spiriti più  austeri e calvinisti. Figurarsi un Gambardella che proviene da Napoli! Peraltro si muove con disincanto e flemma partenopeo, quello che gli permette di sopravvivere in mezzo a questo magma in ebollizione di dive con Botox, di intellettuali che no, il Botox mai, ma poi si convertono al "ritocchino", di strani vescovi con poca fede ma  con l'hobby della cucina, di marchese, di contesse, di aspiranti star in cerca di ingaggi, di spogliarelliste fallite,  di nane, di cocainomani, di froci, di marchettari e chi più ne ha, più ne metta.
Una Roma bella e fatua, con una romanità trash e  monumenti che creano l'effetto Piranesi, il maestro incisore del '700 che dedicò tutta la vita a ricreare col "bulino" la magnificenza della grande architettura romana di ogni periodo storico, con una precisione  quasi maniacale e certosina. Ma ciò che sta accanto a ciascun monumento è il Nulla. Campi e terra incolta, pozzanghere accanto a Palazzi patrizi, erbacce e sterpaglie accanto a pietre antiche appena attraversate da un cane.
Eppure la Bellezza della città un po' santa e un po' meretrice, crea una sindrome di Stendhal fino ad uccidere, come si vede nella scena iniziale del giapponese stramazzato a terra, dopo averla fotografata: vedi Roma e poi muori.  Come Piranesi, anche Sorrentino ci mostra un mondo di rovine, di tetti, di colonnati di templi, di cupoloni, in mezzo ai quali però si agitano esseri umani, non più nel silenzio dell'artista veneto, ma nel chiasso della movida romana, dei gruppi di turisti in stile "Playtime" di J. Tati, di pseudoartisti che si sentono eternamente in scena anche quando non lo sono, di gente cinica e bara che mente per professione, mente per convenienza, ma mente soprattutto a sé stessa. Di scenografie da funerali preparate con la cura di un melodramma, di pranzi e cene, di buffet su terrazze spalancate sulla "Bellezza" della città eterna.
 Si è parlato molto di Fellini e il riferimento al maestro ispiratore l'ha fatta Sorrentino stesso durante il gala di premiazione all'Oscar. Ma il Fellini ripreso da Sorrentino,  diventa un "Fellini Hag" decaffeinato dall' onirismo, che poi è la vera cifra felliniana. Inoltre il gran maestro di Rimini, non faceva mai abuso di carrellate a vuoto sulle beltà, e pur rinunciando alla trama vera e propria, sapeva trovare l'immagine-chiave, la folgorazione "irripetibile" in grado di attraversare il tempo. Un esempio per tutte, la scena della fontana con la dea vichinga Ekberg insieme all'ammaliato  Marcello in La dolce vita.
O l'ultima scena con la virginale immagine di Valeria Ciangottini  sulla spiaggia che sembra spalancare la prospettiva di una nuova vita a un Marcello sempre più disilluso. Per trovare l'immagine davvero Bella, bisogna non eccedere in  immagini estetizzanti come fossero un catalogo, ma al contrario, economizzare.

Intendiamoci, il film di Sorrentino,  tutto sommato non è spiacevole e ha anche delle trovate sceniche riuscite (la  sagace redattrice nana di nome Dadina che sembra contrapporsi al modello americano della patinata Meryl Streep di "Il diavolo veste Prada"; gli artisti veri che si mescolano ai finti e che a differenza dei finti mostrano sobrietà e voglia di dileguarsi; gli interpreti tutti bravi, in primis Toni Servillo  che è una maschera di straordinaria teatralità). Ma non è nemmeno quel capolavoro mozzafiato che i media ci strombazzano in questi giorni.  Certo l'Oscar a un film italiano inorgoglisce, anche quando  si sa da sempre che questo premio, è un compromesso tra lobby, majors cinematografiche, occasioni di marketing prossime venture, nuovi mercati ecc. Ricevere l'imprimatur di un Academy Award, è importante per la carriera di un regista, ma non di per sé garanzia, (nemmeno per i prodotti cinematografici made in Usa) d' eccezionalità di un film. Sono comunque contenta per l'Italia, nonostante ci sia  un ma...

E' di questi giorni la notizia che l'Aspen Institute ha fatto un convegno dal titolo provocatorio "Italia Museo o occasione per investire? ". L'immagine che Sorrentino ha propagato col suo film è quello dell'Italia un po' museo, un po' Disneyland nel quale si balla freneticamente al ritmo di "A far l'amore comincia tu" di Raffaella Carrà sul Titanic  malfermo della crisi. Ovviamente quando a breve schiatterà  (il comune di Roma sta per andare in fallimento, tant'è  vero che hanno dovuto fare un decreto "salva Roma"  pro sindaco Marino),  gli ambienti d'Oltreatlantico, diranno che ben gli sta all'Italia che vive nel lusso e nello spreco, "al di sopra delle sue possibilità". Così ci terranno definitivamente ostaggi dello spread e dei cosiddetti "mercati finanziari".
Ma il punto è che  la faccia vera dell'Italia non si limita a  questo, caro Sorrentino. L'Italia di questi tempi è quella dei poveracci stremati da una crisi atroce che li ha costretti ai numerosi suicidi, a case pignorate, a fabbriche dismesse e in via di dismissione, a negozi che chiudono.  Nemmeno la stessa Roma fa eccezione a questa triste regola, visto che  la maggioranza dei romani non vive nel lusso né in mezzo alla nobiltà  papalina dei Colonna,  degli Orsini o dei Borghese.
Tanto per essere sospettosi, l'indugiare della videocamera sulle bellezze, potrebbe dar luogo ad una beauty list  già pronta per l'uso a beneficio  degli "investitori stranieri", in modo tale che "Vendesi Fontana di Trevi" alla fin fine non rimanga solo una gag di Totò. 
Intanto però gli stereotipi contro di noi si allargano. C'era una volta lo stereotipo "Italia, spaghetti, pizza, mandolino e mafia". Ora dopo l'era Sorrentino a cui la Fiat ha subito affidato uno spot pubblicitario sulla nuova Cinquecento chiamandola "la piccola grande bellezza" (la grande Marchetta, ironizzano i siti satirici), avremo altri stereotipi aggiornati per l'uso: Bellezza, long drinks, ozio, e feste orgiastiche Cafonal, alla faccia della crisi che ci attanaglia, vista  quasi come un castigo meritato ex aequo con Grecia a Spagna. Sodoma  delenda est. E' un copione già scritto che viaggia per il mondo.
Curioso che quando eravamo in fase di ricostruzione e  di sviluppo economico, i registi del cinema neorealista facessero film particolarmente mesti sulle condizioni miserabili di vita degli ultimi (Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, ecc. ), tanto che l'allora ministro dello spettacolo Andreotti sconsigliò  cineasti e produttori dal continuare a deprimere il morale delle gente con film da lui giudicati "disfattisti".  Mentre oggi invece che viviamo una crisi più feroce del '29, ci sia chi ha voglia di darci il narcotico dell'effimero e dell'evasione, come se intorno nulla fosse davvero accaduto. Vale la pena di soffermarsi su questo strano fenomeno e sui diversi ruoli della cosiddetta "opposizione" di allora come di oggi. Allora c'era il PCI che influenzava prepotentemente gli intellettuali dell'era "neorealista" con Cinecittà, in pratica una sua roccaforte. Ma l'opposizione di una volta è oggi  al potere, pertanto non ha più  interesse a "svegliare" la gente attraverso uno strumento efficace e di grande impatto  propagandistico nel mondo qual è il cinema.
 Per ciò che mi riguarda, resto in attesa di un John Ford italiano che ci racconti il suo legittimo "Furore" per questa sfida brutale da cui non sappiamo nemmeno  quando e come ne usciremo vivi. Mai come oggi è necessario che  il Bello sappia coniugarsi al Vero.
Bellezza e Verità non sono pertanto due concetti antitetici.

Hesperia

23 commenti:

Johnny88 ha detto...

I giudizi dell'Academy sono sempre discutibili e più di qualche volta fanno arricciare il naso. Le vittorie e candidature all'Oscar sono comunque un utile indicatore riguardo lo stato di salute dell'industria cinematografica, e lo stato di salute del cinema italiano è comatoso. Appare abbastanza evidente anche dal fatto che negli ultimi 30 anni ben pochi italiani hanno ottenuto candidature e premi a questa manifestazione, tanto che la Francia e la piccola Danimarca ormai ci bagnano il naso da diversi anni.

Riguardo al film, onestamente non riesco ad esprimere un giudizio positivo o negativo. L'ho trovato di una malinconia unica e ho il serio timore che all'estero sia piaciuto tanto (Oltre all'Oscar ha ricevuto premi importanti anche in Francia; Spagna; Inghilterra e Scandinavia) perché è l'immagine che hanno di noi. Ho proprio l'impressione che all'estero ci vedano come un popolo di cafoni arricchiti seduti su una grande bellezza passata ormai in rovina e che per questo abbiano apprezzato questo film. Diciamo che trovo un po' curioso questo saltare sul carro del vincitore da parte di quella sinistra al caviale che è proprio uno dei principali bersagli del film. Così come trovo deprimente parlare di riscossa dell'Italia grazie al successo di un film che descrive la completa decadenza della classe culturale del nostro paese.

Quanto all'Oscar a mio avviso c'era nella cinquina un film che meritava molto di più il riconoscimento, "Il Sospetto", candidato della piccola Danimarca che da diversi anni sforna titoli interessanti.

Aldo ha detto...

Riguardo al film... non l'ho visto, e credo che continuerò così. L'indifferenza, quando si parla di cose vacue (e talora un po' vigliacche) come il cinema, ha un suo fascino zen che val la pena coltivare con amore.

Hesperia ha detto...

Come hai ben scritto, l'Oscar è un po' come il Nobel: frutto di compromessi fra varie consorterie e lobby. Resta comunque un indicatore della salute circa la fabbrica dei sogni. Tieni presente che anche in Usa c'è una certa crisi di creatività cinematografica. Prova ne siano tutti quegli action movie seriali che ti fanno venire il mal di testa con le loro acrobazie funamboliche in 3D. In ogni caso, concordo con la tua percezione: temo che all'estero si compiacciano di pensarci in QUEL modo, per questo premiano QUEL film.

Un film che cade nel momento storico sbagliato. Quando il ceto medio viene asfaltato da una crisi senza precedenti, quando anche a Roma in Via Condotti e via Frattina chiudono bei negozi storici, quando ti siedi un una trattoria trasteverina convinta di venir servita col menù locale, da un certo "sor Olindo" e ti spunta fuori una o un giapponese (è successo alla sottoscritta, e non faccio un esempio a casaccio).
Detto ciò, se il mestiere e la professionalità di Sorrentino, vengono messi al servizio di un prodotto "depistante", vale a mio modesto parere, quel che ho scritto nel titolo: la Bellezza senza Verità non ha alcun senso.
Concetto aristotelico finché si vuole, quello del Bello e del Vero , ma pur sempre utile e interessante in tempi bui come questi.

Hesperia ha detto...

Ah! Ah! Aldo, quando senti parlare de Roma, vedo che stacchi immediatamente la spina :-). Spina preventiva.

Josh ha detto...

Johnny, per me in Italia da metà anni 80 finora di film decenti ne sono usciti quasi nessuno, al di là dei premi.

prendo un tuo passaggio:

"Ho proprio l'impressione che all'estero ci vedano come un popolo di cafoni arricchiti seduti su una grande bellezza passata ormai in rovina e che per questo abbiano apprezzato questo film."

vero, ma l'Italia non è così, e nemmeno...tutta Roma, anche se c'è molto, troppo che non va.
Ci vedono come gente che campa di fancazzismo in un museo a cielo aperto immeritato...certo giornalismo la continua a menare in questa diezione, con beneplacito di certi giornali e banche e sedi politiche.... e per questo, pensano e dicono, dobbiamo ipotecarci anche il deretano, e lorsignori non vedono l'ora di mettere in pratica questa agnizione spolpandoci come paese-Italia: film come questo favoriscono queste generalizzazioni sugli italiani e "aiutano" molto in tal senso. Gli avvoltoi (dei paesi esteri)si avvicinano a spolpare la carogna (quel che resta del paese, già più non nostro).

Johnny "Diciamo che trovo un po' curioso questo saltare sul carro del vincitore da parte di quella sinistra al caviale che è proprio uno dei principali bersagli del film."

ma è di sinistra anche Sorrentino: amico di Nanni Moretti e partecipe de "Il caimano", cofirmatario per il libero trombo senza limiti di consenso ed età di Polanski,
estimatore di Repubblica,
sposato solo civilmente con la "compagna", scrive per Feltrinelli: intendo, farà ben come preferisce, ma non si può certo dire che sia un uomo della Destra Identitaria, capisc'ammè! :-)) per tacere dell'altro film, l'orribile, statico e pretestuoso "this must be the place".

Hesperia, rimetto anche qui quanto dicevo in mail (solo la parte pubblicabile:-))

Sulla 'grande bellezza' ....qualche momento è più riuscito, altri molto meno

mi ha estenuato, questa è la parola...mentre andava il film senza connessioni logiche vere tra una parte e l'altra, senza un raccontare a nessi causa-effetto ma costruito su cose vuote a "carrellata continua", si intravedeva Fellini, all'inizio si vedeva Almodovar pure;
del film accetto l'omaggio a Roma sacra (ma in cui il sacro non è stato capito affatto, è mortuario pure quello) e profana...qualche immagine carina e altre molto meno...vite perdute-non costruzione, pensiero vuoto e masturbatorio, sceneggiatura inesistente.
Non a caso 'la grande bellezza' non è in realtà stata trovata
sarebbe la vita stessa, il nuovo romanzo che si scriverà senza crederci, o quella dell'interiorità della suora che non è stata capita manco quella
e poi ma quanto è lento!...l'elogio del nulla perchè il film si ferma solo sulla superficie estetizzante delle cose e quindi sul nulla:
su una lunga carrellata superficiale senza plot che si limita a constatazione di situazioni giustapposte si può dire che è bello e brutto insieme nel suo mortuario continuo, perchè tanto il film NON dà un'idea di cinema nè un'idea del mondo, ma registrazioni casuali e ininterrotte di mondo che fluiscono una dopo l'altra...

Johnny88 ha detto...

Josh, sulla militanza politica di Sorrentino non ho dubbi non ti preoccupare. Solo che un certo sfottò alla vacuità della "sinistra da salotto" nostrana mi pareva evidente. Quella stessa "sinistra da salotto" che paradossalmente esulta dopo essere stata presa in giro platealmente in mondovisione. Tra l'altro una presa in giro prodotta dall'odiato Berlusconi. Il colmo. Non ho visto "This Must Be The Place", anche perché le recensioni erano decisamente tiepide, ho visto però "Il Divo", altro film a cui non riesco a dare un voto positivo o negativo.

Concordo che dagli anni '80 in poi il cinema italiano è entrato in una spirale negativa preoccupante. Il declino rispetto ai fasti degli anni '60 è spaventoso.

Anonimo ha detto...

Alla faccia di quelli che se la godono di festa in festa (e fanno pure i depressi), dobbiamo dire che è grazie a chi ancora lavora se questa bella genia può darsi alla pazza gioia.

C'è una bella fetta d'Italia che ancora cerca di rimboccarsi le maniche e mettere in carreggiata l'Italia, e questo film è il film sbagliato nel momento sbagliato. Mi spiace ma io la vedo così.


Rosaspina

Anonimo ha detto...

Anche la descrizione di certi ambigui personaggi (il padre della spogliarellista Ferilli che fa il vecchio cocainomane) non risulta credibile. Mi rifiuto di pensare che tutti gli Italiani siano così, specie se in età avanzata!

Rosaspina

Vanda S. ha detto...

Bell'articolo! Ottime le osservazioni e considerazioni.
Io che l'ho rivisto per la seconda volta, ho colto dei particolari che mi erano sfuggiti. Uno che ho trovato divertente e' stato la "chicca" da manuale che Sorrentino ha usato nel suo film e che non poteva non essere inclusa nella scenografia della "Grande Bellezza/Tristezza perche' oramai fa parte del costume sociale italiano!!!!
La scena dell'INCONSOLABILE e distrutto-dal-dolore vedovo della giovanile fidanzatina di Gep, che dopo pochissimo tempo si e' consolato subito con la solita slava di turno!!
Mi e' anche piaciuto la satira sull'arte moderna dove ha impiegato la scena della bambina/artista (frustratissima!); l'attrice che sbatte la testa sulle rovine e la collezione di foto giornaliere. Io non sopporto l'arte moderna, soprattutto quella concettuale che trovo essere una presa per i fondelli, percio' mi sono goduta la dissacrazione di Sorrentino!

Hesperia ha detto...

Josh, ultimamente mi estenua anche l'abuso che si fa della parola "bellezza". Come dice il filosofo ed estetologo Stefano Zecchi che ha scritto un saggio importante sul tema, più che salvare il mondo, secondo l'auspicio di Dostoevskij, oggi la bellezza deve essere messa in salvo dal mondo. Avanti così e si impadroniranno anche di quella, facendone (come già fanno) polpettine. Ti sembra così peregrina la mia ipotesi di una beauty list che traspare in filigrana, già pronta per l'uso per chi sappiamo? Questo si aggancia al tuo post precedente sulla Cattedrale di Cordova e i beni considerati "patrimonio dell'Umanità".

Hesperia ha detto...

Rosaspina (più spine che rose), capisco che questa gente richiama immediatamente la "casta politica" (anche se formalmente non viene mai nominata). Ma il tuo rimprovero sul "film sbagliato al momento sbagliato" si riallaccia direttamente a quanto ho scritto in relazione al fatto che il cinema deve anche poter assorbire e riprodurre il momento di tragica complessità che stiamo vivendo, invece di cercare di eluderlo ad ogni costo.
I personaggi del film sembrano tutti "depressi", in quanto spossessati dal momento storico che stanno attraversando.

Hesperia ha detto...

Caro Johnny, in mancanza di una vera opposizione, i registi di sinistra come Sorrentino, si limitano a fornire una fronda interna. E questo, spiace dirlo, ma fa parte della vocazione TOTALITARIA della sinistra stessa. Della serie, solo io, uomo di sinistra, la posso criticare con diritto di essere ascoltato. Peraltro avrai notato da te, che nel film non compare nessun personaggio direttamente legato all'ambiente dei Ministeri, ma solo uomini di spettacolo e legati ad ambienti intellettuali, artistici e pseudo tali.
Che ovviamente, fanno pur sempre parte di quella genia, ma in modo indiretto.

Hesperia ha detto...

Vanda "La scena dell'INCONSOLABILE e distrutto-dal-dolore vedovo della giovanile fidanzatina di Gep, che dopo pochissimo tempo si e' consolato subito con la solita slava di turno!!". Beh, quella scena si lega direttamente alla disonestà dei personaggi che si sentono sempre in scena e mettono in piazza senza pudore i loro sentimenti trasformandoli in una grottesca recita. Come ho scritto, trattasi di gente cinica e bara che mente per professione, mente per convenienza, ma mente soprattutto a sé stessa per incapacità intrinseca di essere sincera.

Anche a me la scena della bambina che imita l'Action Painting di Jackson Pollock, mi ha fatto una certa impressione.

Hesperia ha detto...

Veneziani ha magnificato il film, ma vedo che i commenti al suo forum sono più contro che pro:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/998736.html

è evidentemente un film assai controverso, che divide.

Vanda S. ha detto...

Vi presento le REALI condizioni dei tanto decantati. magici luoghi dove sono girate le scene della "Grande Bellezza".
Questo e' quello che vediamo OGNI GIORNO noi romani!

http://www.romafaschifo.com/2014/03/esclusivo-le-vere-foto-dai-veri.html

Hesperia ha detto...

Beh Vanda, qua siamo ben oltre il Piranesi che almeno nelle sue incisioni si limitava a erbacce, cani, in mezzo alle rovine romane. Qua siamo a La Grande Monnezza!

Vanda S. ha detto...

Quando vi dico che questa città e' irriconoscibile, che e' uno scandalo avere la città capitale d'Italia che rappresenta la nostra nazione, ridotta a una discarica! Purtroppo le foto non includono le strade e i marciapiedi che somigliano a quelle di Bagdad dopo i bombardamenti. Ai palazzi occupati dagli extra comunitari pieni di pusher, delinquenti, disperati, prostitute e in stato da Bronx! Dei mezzi pubblici fatiscenti e maleodoranti, malfunzionanti dove bivaccano tutte le sottospecie umane! Insomma, uno sfacelo!

Hesperia ha detto...

E vedrai quando a breve il comune di Roma indebitatissimo a causa dei suoi amministratori rossi, schiatterà e non ci sarà manco più la possibilità di fare l'ennesimo decreto "salva Roma", sulla pelle dei cittadini e delle municipalità virtuose del Nord!

Quell'idiota di sotto-Marino è capace di far collassare la città da un giorno all'altro. Altro che andarsi a congratulare con Sorrentino, come ha fatto! Sta seduto su un mucchio di monnezza e di macerie.

Anonimo ha detto...

Ecco tutti i retroscena che hanno portato a vincere l'Oscar a un prodotto di "larghe intese" consociative: la Medusa di Berlusconi e Giampaolo Letta, quest'ultimo amico di Sorrentino e di Servillo

http://www.informarexresistere.fr/2014/03/05/ecco-come-e-perche-la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino-ha-vinto-loscar/

non si finisce mai di saperne di più
Zeta

Nessie ha detto...

@ Zeta. Ho letto l'articolo di Di Cori Modigliani. I soldi per la produzione non piovono certo dal cielo e non mi scandalizza più di tanto che sia stato prodotto dalla Medusa del gruppo Mediaset. Ergo il vero vincitore degli incassi, sarà ancora una volta il Berlusca. "Larghe intese consociative"? I commerci e le industrie sono sempre "consociativi" e "di larghe intese". In che mondo vive l'autore dell'articolo?
Giampaolo Letta, cugino dell'ex premier è insieme a Carlo Rossella uno degli uomini di Medusa. Questo spiegherebbe i pezzi (su ordinazione, suppongo) ultra-entusiasti di Veneziani e di Stenio Solinas su un film che due menti sopraffine come loro sanno benissimo che non è un capolavoro.

Quel che invece mi lascia esterrefatta è la faccenda di Cristaldi e di Tornatore su "Nuovo Cinema Paradiso". Era un antefatto che non conoscevo. Dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come si costruisce la macchina pubblicitaria che conduce all'Oscar.

Josh ha detto...

Hesperia....approfondendo i commenti...si va
dalla "Grande Bellezza" alla Grande Monnezza" come scrivi poco sopra....

la diagnosi del post era esatta fin da principio,
la narrazione mancava principalmente di verità

Hesperia ha detto...

JOsh, hai letto l'articolo linkato da Zeta sui retroscena di quest'Oscar, la Medusa e gli inciuci "a larghe intese"?
L'avevamo detto subito (in pvt), che era un Oscar che puzzava di bruciato. Et voilà...

Nessie ha detto...

Per correttezza pubblico anche la replica del produttore Nicola Amato, del film "la grande Bellezza" visibilmente incavolato con Modigliani per le sue "inesattezze" :

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/03/parla-anzi-scrive-il-produttore-del.html#comment-form