mercoledì 6 febbraio 2008

Un giretto tra le gallerie d'arte del Québec

La prima volta che venni qui, in Canada, fui accompagnata a un vernissage.
Era stato organizzato in una casa-museo di una cittadina qui vicino.

Fu cosi' che venni a sapere che in Québec ci sono miriadi di "artisti".
Oddìo, noi italiani diamo alla parola artista un significato piu'..compiuto, ma qui anche il dilettante viene definito un artista.
I quadri raffigurano la realtà circostante, dunque graziose casette, fiori, fiori e gli alberi rossi dell'autunno.
Per me che sono un'amante dei toni sfumati alla Turner, era un pugno in un occhio, ma a poco a poco mi sono abituata ed ho cominciato anche a selezionare tra le centinaia di quadri "naïf" o "impressionisti", come quello di André Philibert della foto accanto.

Nelle sale di attesa dei medici, nelle caffeterie, nei centri commerciali, nelle fiere di paese, dappertutto trovi un'esposizione di pitture, per non parlare delle giornate estive di portes ouvertes negli atelier dei pittori.

Molti villaggi sul fiume St. Laurent, piu' a nord, si sono riempiti di pittori e artisti vari, come Baie St.Paul, piena di gallerie d'arte

Sono poi venuta a conoscenza di alcuni grandi pittori canadesi come Riopelle
e, andando piu' indietro nel tempo,Lawren Harris ( autore del quadro nella foto in alto) o James Edward McDonald.

Lungi da me fare la storia della pittura canadese, ma ne ho parlato perché sovente i profani in Italia, sottovalutano la pittura americana. Esistono invece delle vere sacche
di geniali personaggi che sperimentano, osano, studiano, riproducono antiche tecniche.

Un'idea la si puo' avere con la rivista "American artist" che ogni tanto mi piace comprare.

Un'altra rivista, ma diretta ai canadesi e particolarmente ai quebecchesi, é "Magazin Art".
In quest'ultima specialmente , non si troveranno certamente i Burri e i Fontana, ma il modo di vedere la realtà che circonda i pittori del posto.

Egle

46 commenti:

l'altra rossa ha detto...

Complimenti, davvero una bella cosa.

Hesperia ha detto...

A Brescia si sta tenendo con successo una mostra sull'impressionismo e postimpressionismo americano. Ovviamente per attirare pubblico hanno scelto come testimonial Mike Bongiorno, ma mi dicono che ci sono davvero dipinti suggestivi. Ci hai dato l'assaggio per un bel viaggetto nel Canada artistico, e non solo in quello geografico delle sequoie. Ciae Egle :-)

Egle ha detto...

Ciao A.R.!
Il Québec, ma in fondo a tutto il Canada e poi il New England, pullula di pittori, mostre caserecce, fiere sulle piazze.
C'é un sacco di roba brutta, ma poi...improvvisamente, ti trovi di fronte a qualcosina di carino, da appendere e guardare.

Egle ha detto...

Cara Hesperia,
nel post mi sono dimenticata di dire che a me piace moltissimo Hopper e la sua pop art. Mi sono persino riprodotta la sua pompa di benzina per guardarmela con calma.

Mi fa piacere che in Italia ci si avvicini alla pittura americana piu'..formale, perché ci sono dei veri capolavori, sopratutto quelli iper-realistici o surrealisti.
Ciao..:-)

Josh ha detto...

Interessante post. Ho avuto più passioni nel corso della vita..anche un po' incoerenti tra loro:)
Anche a me piace Hopper. Negli ultimi anni però sono catturato in modo ipnotico da Maxfield Parrish, e per altro verso, da tutta l'art deco americana.
Seguirò tutti i links, grazie delle segnalazioni.

Hesperia ha detto...

Mi dice anche un mio amico che lavora molto per il mercato americano che lì ci sono molte meno camarille e intrighi che da noi. Specie nel giro dei galleristi. E che il merito viene premiato.
Direi però che non amo l'Action Painting di Jackson Pollock e seguaci, che hanno un po' rotto. E nemmeno Andy Warhol.Riscoprire il paesaggio invece, mi ha fatto un buon effetto.

Josh ha detto...

Lawren Harris ha un interessante sviluppo dei volumi, nella 1° foto del post.
Il 2ndo, Andrè Philibert, mi colpisce per l’azzurro, che mi ricorda alcuni azzurri sconfinati di tutt’altra epoca e landa e motivazione, Caspar David Friedrich, almeno nella foto che hai messo: mi piace che è asimmetrico, aprospettico, però con particolari curatissimi quasi da fotografia, senza essere iperrealism.
James Edward MacDonald, al link che segnali, è autore di un ottimo dipinto “The Solemn Land”:
il modo in cui è resa vegetazione mi ricorda la vegetazione di un periodo di Van Gogh.

Egle ha detto...

Grazie Josh,
non mi pare di conoscere Maxfield Parrsh, ma mi informero'.

Hesperia, anche a me la pittura informale e i Pollock, Wharol..mi hanno stufato, pero' Hopper é speciale, anche se é catalogato nella pop.
Ho riscoperto anche io i paesaggisti e poi mi affascinano certi quadri iperrealisti americani. Ora dovrei cercare i links per dare un'idea..

New York é un paradiso per i pittori e per le gallerie d'arte. Si vende di tutto con la massima facilità. Altro che i nostri spocchiosi galleristi! :-))

Aretusa ha detto...

Interessante questo viaggio nella pittura del Québec, non immaginavo che fosse una terra così prolifica di pittori.
Conosco Edward Hopper (il suo faro a due luci é spesso riprodotto) e devo dire che mi piace. La sua pittura é "semplice", ma trasmette serenità.
Anche se c'è molta solitudine nei suoi quadri.
Preferisco della gran lunga Hopper a Pollock per chè l'astrattismo, tranne qualche rara eccezione, mi lascia indifferente.
Ciao Are

Egle ha detto...

Caro Josh, quello che é anche interessante in Philibert, é la luce blu. Bisogna sapere che la sera qui , in inverno, c'é effettivamente quell'atmosfera, quel colore, quel freddo colorato.

Egle ha detto...

Ciao Aretusa!
Vedo che ci piacciono, a noi Esperidi, gli stessi pittori. :-)

É vera la solitudine di Hopper. Ho nel computer parecchie foto dei suoi quadri e forse mi piace proprio per il suo silenzio.

Hesperia ha detto...

E' bello vedere queste case-museo così familiari e confortevoli che non incutono soggezione. E' un'usanza che ho ritrovato molto nelle città del Nord -Europa, dove conservano tutto. Perfino il museo della caffettiera, dell'arcolaio ecc. In Danimarca ho visitato la casa della scrittrice Karen Blixen, conservata perfettamente.
Anche a me piace il primo quadro in alto di Harris.
Josh, Friedrich è il paesaggista romantico che prediligo.

Egle ha detto...

Torno dopo essere stata a farmi fare un massaggio svedese, in una casa british vittoriana, con sottofondo di musica new age...:-)

Tra l'altro qui esistono super magazzini dove si vendono materiali per artisti. In una cittadina come la mia di circa 200.000 abitanti ce ne sono tre enormi, dove trovi di tutto, dalle carte e oggetti per scrapbooking, alla pittura su tutte le basi, scultura, incisione, fabbricazione di ogni genere di cosa..

Aretusa ha detto...

Beata...cmq. da quel poco che ho capito abiti in un "paradiso terrestre"...
Io invece ho girato tutto il pomeriggio per le strade caotiche di MIlano...
Si é vero, siamo artisticamente in sintonia, con Hesperia l' avevamo già appurato. E' bello scoprire che anche tu lo sei.
ciao Are

Egle ha detto...

Si, Are, il posto é bello e pacifico, ma l'inverno é lungo...ne abbiamo fino ai primi di maggio.

Buonanotte a voi laggiu'!

Josh ha detto...

@Hesperia: C.D.Friedrich sembra davvero uno squarcio in una nuova dimensione della spiritualità . A qs. proposito mi avete fatto venire in mente un libro importante, magari l'avete letto, ma se qualche vs. lettore fosse interessato lo segno. Giuliano Briganti, "I pittori dell'immaginario. Arte e Rivoluzione psicologica" Electa: è analisi della metafisica del Romanticismo da Fussli, a C.D. Friedrich, paralleli con Piranesi, David, fino a William Blake e Philip Otto Runge. Un caro saluto.

Hesperia ha detto...

Massaggi svedesi, musica? non mi dire...:-).
Are, non per niente alla fine ci siamo consociate e consorziate per affinità. Ma non vedo il Drago, che fine ha fatto? non vorrei avesse trovato un S. Giorgio con la lancia :-)


Ot: Josh, ti ho risposto nell'altro blog, dove per forza di cose, ho dovuto rindossare l'armatura. Vorrà dire che poi anch'io farò qualche massaggio riabilitiativo.

Hesperia ha detto...

PS: dei grandi Piranesi, ho un'incisione. E Fussli lo trovo a dir poco magico: una fantasmagoria.

Drago Draghi ha detto...

Hai detto bene: "oggi tutti sono artisti". E poi dicono che Hitler era un mediocre pittore... magari per i suoi tempi, oggi sarebbe Leonardo da Vinci. :-) Come si diceva nel post di Aretusa, il problema sta nella "popolarizzazione" dell'arte, che una volta si sarebbe detta "volgarizzazione" con un termine un po' piu' comprensibile. Ma in un'epoca in cui chi vuole fare la rivoluzione mondiale si appioppa il nome di "conservatore" la confusione e' assicurata. Lieto di vedere che c'e' qualche eccezione, ma sono irremovibile nella mia opinione che una volte fosse meglio. :-)

Mi deve giusto giusto arrivare un pacco dal Canada...

Egle ha detto...

Buongiorno a voi!
Josh, anche io son sempre stata ammaliata dal Viandante sul mare e anche dagli altri suoi personaggi di spalle..
Grazie per il consiglio sul libro..

hesperia: ti consiglio vivamente il massaggio svedese....con il sottofondo new age, riesci ad avere visioni alla De Chirico o...Dali'...:-D

Benvenuto Drago!
Non farci paura col tuo fuoco! Qui ci si diletta con evasioni di leggerezza e soavità...:-DDD

Lo PseudoSauro ha detto...

Gia'. Glielo dico sempre che e' pesante, ma qualcuno deve ben guardare i pomodori...

Hesperia ha detto...

Josh, cercherò anch'io quel libro. W.Blake è stato un incisore e pure un grande poeta visionario.
Egle, poi mi devi illustrare qualche tecnica di questo massaggio svedese.:-)
Drago, credevo ti avesse infilzato qualche S.Giorgio, ma vedo che la fiamma ossidrica funziona più che mai. By the way, ho trovato viaggiando per siti, questo link sulle leggende dei draghi comparate per culture:
http://www.bluedragon.it/draghi.htm
Pare che ogni cultura avesse un suo drago.

Giustina Rustica ha detto...

Josh,
io sono per l’arte pura, alla maniera degli artisti classici, romantici e macchiaioli del passato remoto.
Qualunque altra arte implicita, non è esplicita e, come tale, si presta a varie strane interpretazioni, anche cupe, come la simbologia, che include segni e simboli anche negativi e terribili.
Per me, la chiarezza in ogni cosa, ovunque e sempre, è ossigeno mentale, da contrapporre ai fumi prodotti dall’ambiguità e dalla confusione.
In mancanza, la mia mente va in vacanza.
Ogni diversa valutazione in merito, non muta la sostanza del mio ragionamento.
SARVAMANGALAM (può ogni cosa essere di buon auspicio?)

Cittadina visitatrice del Loch

Josh ha detto...

Per Giustina Rustica: Anche per me "la chiarezza in ogni cosa, ovunque e sempre, è ossigeno mentale, da contrapporre ai fumi prodotti dall’ambiguità e dalla confusione". Ma posso amare anche un pittore come Paul Delvaux, o Lucien Levi-Duhrmer, per capire il quale serve un manuale esoterico (scherzo). La simbologia nell'arte o nella cultura è presente spesso, anche quando vorremmo non vederla, anche nelle visioni apparentemente piane...a caso Botticelli, Leonardo, Caravaggio non ne erano esenti, ci sono molteplici livelli di lettura, in un'immagine, come in un testo letterario, se non altro perchè la storia della cultura è sia innovazione sia confronto perenne con i modelli passati, sia messaggio chiaro a un primo livello, sia messaggi nascosti. Certo la simbologia può avere concetti negativi: pensar solo ai teschi che spuntano nelle pastorellerie arcadiche primaverili a dire 'Et in Arcadia Ego'.
O quanto “perturbante” ci sia in Previati, Segantini. Ma lì la colpa non è allora della simbologia: la vita stessa ha in sé un negativo nella realtà, o un senso del limite…che l’arte spesso riporta, anche come segnale nascosto, talvolta invece lo sublima e prova a risolverlo. Dipende cosa si cerca dall’esperienza artistica.

Josh ha detto...

Poi senz’altro Drago ha proprio ragione quando parla di volgarizzazione dell’età contemporanea, ci si può ricollegare sia a una caduta proprio dell’ispirazione e dello statuto dell’arte, dei cervelli e dei cuori, sia alla perdita dell’aura nell’era della riproducibilità e serialità, come affermava per es. Walter Benjamin. Se ti riferisci a quando non ricordo in che post ho accennato alla semiotica e alla ricerca dei simboli, massima chiarezza, e nessun fumo simbolico: la prima semiotica concettuale nella storia del sapere avviene tra concetti biblici, nell’esegesi tra AT e NT, una sacra scienza molto limpida, senza ombra alcuna, per chi crede ovviamente...in base alla quale sono stati composti strumenti di studio: concordanze, chiave biblica, studio di ricorrenze, etc…Ovvio che tutto il resto, anche quando è arte, rispetto alla Parola divina, è solo pallida imitatio di cultura solo umana: una parola, la nostra di uomini, finita e delimitata, non una Parola che crea come la parola divina…le parole degli artisti sono spesso un rincorrersi di senhal, donne schermo, auspici. Così il primo episodio di cultura è forse la foglia di fico di Adamo quando decide di coprirsi, sceglie un oggetto e ne fa un altro uso, credendo di coprire la propria natura e colpa a se stesso come a Dio: come dire, la cultura nasce per coprire la natura e la verità con un artificio… e nasce con lo stigma di un..peccato...Penso però che chiunque possa fare diverse valutazioni in merito, senza mutare la sostanza del mio ragionamento, perchè credo siano scelte e approcci individuali :D

Hesperia ha detto...

Giustina Rustica, intanto ti ringrazio di essere approdata qua dal Loch. Sei parente del Cittadino perplesso, vista la tua scritta in sanscrito?
Sono d'accordo con Josh e anche coi suoi gusti (anch'io amo Delvaux, molta arte simbolista come Moreau e i preraffaelliti). Il simbolo (dal latino symbolum e più indietro dal greco sùmbolon che vuol dire "tessera di riconoscimento") è parte integrante della nostra cultura occidentale. Ci sono simboli nelle arti figurative, in matematica, nelle scienze, nelle religioni, nelle arti magiche ed esoteriche,nella musica, e pure nella lingua scritta con le varie figure retoriche come la metafora e l'allegoria.
Detto ciò esistono raffigurazioni artistiche all'insegna delle idee "chiare e distinte" ed altre che sono all'insegna dell'ambiguità e dell'elusione. In ogni caso , è pressoché impossibile fare a meno del simbolo, senza il quale, non saremmo nemmeno degli occidentali. E cioè degli "esperidi". :-)
Non per nulla ci siamo serviti anche noi di alcuni simboli importanti qui nel template e negli avatar: il cigno, simbolo di eleganza caro ai poeti; la mela d'oro con il duplice significato di bellezza e di tentazione. Il mirto, pianta di Venere, dea dell'amore. Il drago, simbolo di forza e di temerarietà.

Josh ha detto...

2 casi:la Parola divina nella Bibbia, pur usando sintagmi umani per farsi capire(un mezzo “disceso”, incarnato) usa talvolta il simbolo, l’allegoria, la figura per sua ammissione (quante cose dell’AT erano “ombra dei beni futuri” afferma l’Apostolo in Ebrei 10:1, ma anche Eb. 8:5, ed Eb. 9:9, Eb. 9:24; o 1 Pietro 3:21), non nell’accezione popolare o dell’arte che lo fa sconfinare nella metafora allusiva, ma rimane Rivelazione. Quanta cultura medievale inventa a e crea arte da questo “figurare”, a volte pare di soccombere in mezzo a tanta “figura”. Il linguaggio simbolico biblico permette di annodare finito e infinito (sfumatura da syn-ballein “mettere insieme”), contingente della forma verbale e assoluto divino, finito ed eterno, umano e divino. Gesù stesso parlava in parabole, ma il loro senso è chiaro.
Ecco perché Cristo è il Verbo, il Logos, per eccellenza, che crea e ricrea la vita, di fatto e spiritualmente attraverso la Redenzione, la misteriosa dottrina dello scambio preannunciata 7 secoli prima (Isaia 53:5; 1 Pietro 2:24) e fonde in sè Logos e Sarx, divinità e umanità nell’Incarnazione, pienezza e debolezza, ma assume anche la ns debolezza e finitudine (la Caduta umana) per redimerla, portarci con sé in eterno nell’infinito, e la Parola che ci lascia ci consente il cammino e la gestazione che ci porterà all’eternità.
C’è in teologia la tentazione dia-bolica (lett. da dia-ballein, gettare via, disperdere, separare, anche i significati) di infrangere l’Incarnazione e la Parola attraverso lo spiritualismo gnostico, o il fenomenismo storicistico, così anche nell’ermeneutica biblica c’è stato il rischio di spezzare la pregnanza della Parola (o di Gesù stesso) riducendo il tutto a larva spirituale del passato, o cava da cui estrarre teoremi, o declassare la Rivelazione a un libro di buoni consigli d’almanacco, o raccolta di testi storiografici, o di più superstrati, il che forse ha generato la società dell’helter skelter del presente. (Hesperia: è inutile, mi rimarrà a vita la tua definizione:)
Nello spirito del blog, il già citato Baudelaire nel post d’apertura, ne usa a sua volta:
Da “Corrispondenze”, nei “Fiori del male” si legge “La Natura è un tempio ove pilastri viventi/lasciano sfuggire a tratti confuse parole;/l’uomo vi attraversa foreste di simboli,/che l’osservano con sguardi familiari.”

Drago Draghi ha detto...

X Hesperia

l'ammazzare draghi non e' un'impresa da tutti e S. Michele ha una prerogativa che manca ai cacciatori attuali. Direi che ci siamo capiti. :-) Ora m'informo sul mio albero genealogico.

X Josh

Infatti il problema sta nell'universalita' dell'Arte; Quindi in una simbologia comune; quindi nella Tradizione. Cio' che e' comprensibile a noi, non lo sara' ai posteri e questo rompe la continuita' storica. Noi valutiamo "oggettivamente" i segni lasciati dai nostri progenitori nelle caverne, ne' potremmo fare diversamente, in mancanza di documenti che c'illustrino cio' che essi intendevano dire o a quale categoria di sacro si riferivano. Perche' non va dimenticato che l'arte nel passato si riferiva _sempre_ al sacro. La stessa oggettivita' applicheranno i posteri per la nostra "produzione" (un termine un programma) "artistica". Va da se' che non ci capiranno "oggettivamente" un accidente senza prima essersi letti i ponderosi saggi dei critici, alla qual cosa potrebbero decidere di non applicarsi affatto, consegnando il nostro secolo agli enigmi del passato, quando non assimilandolo a tutti i periodi decadenti di ogni civilta'. Sono ormai certo che le, ormai demonizzate, definizioni dei passati regimi totalitari erano quanto mai azzaccate. Quando si rompe la continuita' storica, quando si perde il filo della Tradizione, ci si trova di fronte al rinnegamento delle proprie origini, il che viene sintetizzato con il termine "degenerazione": testualmente rifiuto della paternita'.

Josh ha detto...

x Drago: "degenerazione" progressiva proprio come rifiuto della paternità (anche con la P maiuscola)(quando avviene nell'arte è sintomo di un'epoca, come nelle forme di governo e nelle coscienze) è proprio uno dei significati della Statua sognata da Nabucodonosor con le varie età future del mondo simboleggiate in profezia, (alcune cose sono già accadute, caduta dell'Impero Romano, ..unificazione d'Europa) riportata da Daniele cap. 2: età progressivamente più degeneri (per politica, arte, coscienza, civiltà/inciviltà, etica, negazione non solo della Tradizione, ma della Radice stessa dell’essere) e ripresa...in Apocalisse, nelle cose ultime. La differenza davanti alla de-generazione, oggi? La possiamo fare noi con la nostra vita e la nostra coscienza...è ancora l'età della Grazia, in cui ci possiamo riconciliare al Padre :) Sicuramente anche un’arte che non rinneghi, ne potrebbe trarre beneficio. Al momento, in arte, quando va bene, siamo ancora o nel vuoto, o in fase di autocontemplazione, intenti a citarci addosso. Cfr. Carlo Maria Mariani “La mano obbedisce all’intelletto” http://www.atoa.ws/Spring2006/handsubmits_home.jpe

quando va meno bene si leggono queste affermazioni, su Land Art, Cina, Islam, nel desiderio di un’architettura comunista di regime che dovrebbe fare tabula rasa di ogni simbolo cristiano anche in EU (intervista a P.Portoghesi) per spianare tutto in stile architettura modulare delle coop rosse
http://arte.stile.it/articoli/2001/06/20/133563.php?ppid=133565

Hesperia ha detto...

Josh, ho letto il link su Paolo Portoghesi del quale mi sono già occupata insieme a Fucsas su altri post. POrtoghesi fu il Mentore della Facoltà di Architettura milanese nel '68 e deve a questo la sua fortuna professionale. Ora, coerente con sé stesso e quel terzomondismo alla Frantz Fanon che imperversava in quegli anni, è il teorico dell'architettura multikulti (vedi moschea di Roma). Dio è morto e non esiste, ma Allah ha i suoi diritti....architettonici ed espressivi. Ma questi discorsi li abbiamo fatti decine di volte nell'altro blog e non voglio ripetermi.
X Helter skelter è una geniale canzone dei Beatles che ha ispirato in negativo quel pazzo criminale di Manson per la strage di Bel Air, che ha scritto il titolo col sangue delle vittime sui muri. Curioso, proprio prima di leggerti l'hanno trasmessa alla radio. :-)

Josh ha detto...

conosco il brano, e la vicenda, ne ho svariate versioni, cover comprese...ma è sottile il modo in cui tu l'hai adoperata per interpretare una situazione.

Drago Draghi ha detto...

X Josh

Pienamente d'accordo. I concetti di Paternita' e Maternita' sono anche categorie del Sacro (notare le maiuscole). Credo sia indubbio che il problema e' la desacralizzazione post-illuminista, nonche' la riduzione dell'Uomo ad Individuo - contenitore omnicomprensivo di "diritti" a cui non si richiede di ottemperare, invece, a "doveri". In proposito, mi piace citare spesso il grande filosofo del Diritto Carl Schmitt, che non puo' certo essere accusato di indulgere ad una visione fideistica, a riprova del fatto che la visione cristiana e' "ragionevole", quindi compatibile con cio' che va sotto il nome di Umanesimo, ma incompatibile con la "razionalita'" che trova il suo solo sbocco nell'eradicazione di ogni umana essenza.

tratto da http://www.filosofico.net/schmitt.htm

"Credo che nell'ultimo secolo l'essenza del potere umano si sia svelata a noi in un significato del tutto particolare. Infatti è strano che la tesi della malvagità del potere si sia diffusa proprio a partire dal XIX secolo. Avevamo pensato di aver risolto o almeno appianato il problema del potere, affermando che il potere non proviene nè da dio nè dalla natura, ma piuttosto da un patto che gli uomini stipulano tra loro. Che cosa dovrebbe ancora temere l'uomo, se dio è morto e il lupo non è altro che uno spauracchio per bambini? Ma proprio dall'epoca in cui questa umanizzazione del potere sembra essersi definitivamente realizzata - e cioè dalla Rivoluzione Francese - dilaga irresistibilmente la convinzione che il potere sia in sé malvagio. Il detto 'dio è morto' e l'altra enunciazione 'il potere è in sé malvagio' derivano entrambi dallo stesso periodo storico e dalla stessa situazione, vogliono dire la stessa cosa" (Geschpräch über die Macht und den Zugang zum Machtaber, 1954).

Josh ha detto...

x Drago: Ottimo Schmitt, sono d’accordo. Sei Ratzingeriano oggi, un po' Regensburg, un po' Spe Salvi:)
Concordo sulle colpe della desacralizzazione postilluminista, o pensare solo qualche tempo dopo al Positivismo e allo scientismo, che genera mostri subito. Certo, il 'potere' della "Comune" a Parigi in piena Rivoluzione era come una grande Banlieue.
E’ interessante il parallelismo tra i 2 enunciati “Dio è morto” e “il potere è in sè malvagio” che avviene in un’epoca precisa. Dio non è morto, è l’Eterno… il suo nome è come una moneta consumata forse, da troppi studi, dagli errori di persone singole nella Chiesa/e, o nei cuori di chi non lo crede, o pensando alla fine del 1800 al nascere della teologia modernista, l’uso di categorie umane e non spirituali, estranee, per spiegare la fede e l’etica: dallo psicologismo, al nascente esistenzialismo, dal marxismo, alla teologia della demitizzazione, tutte questioni troppo eterodosse che non possono illuminarci sul Dio vivente; la fede certo ha aspetto anche razionale e di umanità come dici, eppure è una grazia, non sempre solo una scelta, un movimento di Dio verso l’uomo, certo in qualche modo si lascia capire da noi, e rimane un umanesimo profondo.
Viene da pensare poi quando si pensa all’affermazione “Dio è morto” che è ovviamente di Friedrich Nietzsche ("Gott ist tot" nella “Gaia scienza)(N. rifiuta in toto il credo del padre, pastore evangelico)e il fatto che la frase sia stata ripresa in una canzone di Francesco Guccini e i Nomadi (…). Sul potere ci sono casi e casi, bisogna sempre distinguere, ma ovvio, non è che è malvagio in sè.
Passando alle biografie per verificare la “tenuta” (o meno) di un’asserzione: Nietzsche muore pazzo, dopo crisi di nervi ed esaurimenti ricorrenti non piccoli; la sorella Elizabeth Forster-Nietzsche sistematrice degli scritti di N., convola a nozze con l’antisemita Bernhard Forster, maniaco della “razza ariana” pura, tanto che fondano una prosaica colonia “Nueva Germania” in Paraguay verso il 1880: fallito il progetto, Bernhard si suicida, ed Elizabeth rientrata in Germania parteggia per i nazisti fino a tutti gli anni ‘30. In loro certo Dio era morto nel loro cuore, e il potere era malvagio.

Giustina Rustica ha detto...

Josh, 7 febbraio h. 23,19
la pittura e l’Arte in genere, apprezzata in base ai gusti personali, procura gioia, emozioni e sensazioni d’incanto, a volte anche celestiale. Ma questo rapporto con l’Arte in genere: scritta, sculturata, dipinta o edificata, ecc. resta un tacito dialogo fra l’opera rappresentata e la sensibilità di chi l’ama, l’apprezza, la contempla e l’ammira, semprechè gli eventuali cenni negativi della vita, non siano appariscenti in quell'opera che si sta ammirando.
Un’opera, che in un soggetto non suscita già a prima vista, alcun interesse e ancor meno ammirazione, significa che quell’opera non rispecchia il gusto intimo dell’osservatore che, per quanto possa essere profano, ha pure lui le sue sensibilità.
Può accadere perciò che in una persona (ognuno è fatto a modo suo), una certa opera le susciti nel complesso sgomento, turbamento e o afflizione. In tal caso, non gli si può dire, a quel cultore o non cultor dell’Arte, che quell’opera rappresenta i risvolti e il senso della vita o della sua caducità. Non c’è bisogno che l’Arte ci riproponga i lati oscuri e preoccupanti della vita. Almeno fuori della realtà quotidiana, la vita vorremmo vederla colorata, armoniosa e rassicurante. L’Arte ci dovrebbe elevare lo spirito, anziché deprimerlo. Questo è il mio parere. Viva Degas, armonioso e colorato in “La classe de danse”, per dirne uno a caso.
Giustina R.

Giustina Rustica ha detto...

Hesperia,
ringrazio te per l’ospitalità che mi dai.
Io già traballo a scrivere in scrittura italiana, figuriamoci se dovessi ricorrere ad altre scritture antiche o chissà quali. La scrittura in sancrito l’ho vista in un altro post del tuo Giardino e l’ho riproposto qui tale e quale.
Il mio pensiero e il mio gusto sull’Arte è quello espresso sopra a Josh.
L’astrattismo, il cubismo e l’arte moderna in genere, non m’ispira molto. Anzi per niente. Sia per i materiali vari e strani che taluni artisti usano per crearli, sia per la combinazione dei colori che per i soggetti rappresentati nelle loro opere, anche se catalogate al massimo.
A tal proposito mi vengono in mente alcune opere “moderne” esposto anni fa in una grande galleria. Ricordo una tela 70 x 80 tutta bianca con al centro un puntino nero. L’opera, se ricordo ben, era intitolata “l’Infinito”. Sarà stata pure un’opera d’arte, ma ti assicuro, cara Hesperia, che anch’io ci avrei pensato a creare facilmente quell’infinito. Altre ancora erano tele con oggetti diversi incollati: ricordo ancora una tela con cravatte metà incollate e spennellate e altre metà appese; ed ancor tavole con oggetti strani appesi, di cui uno addirittura con un secchio e il resto spennellate a casaccio di qua e di là, di calce e di colori vari. Per me, non fu un bel vedere.
Alla stessa maniera non amo i simboli, all’infuori di quelli religiosi.
Ogni forma di enigma mi preoccupa e mi angoscia. Qualunque siano le cose da dire e da fare, amo la semplicità delle cose finite e definite e, nel bene e nel male, apprezzo ogni messaggio con concetti chiari e lineari. Questa mia esigenza mi porta a scegliere autori i cui stili linguistici mi aiutano a capire subito il contenuto delle loro opere. Ma questo è un altro discorso.

Buona serata a tutti da Giustina R.

Hesperia ha detto...

Giustina, figurati! Al di là delle quotazione delle casa d'asta come Sotheby o Christie's resta pur sempra il gusto personale. Ad esempio, io non mi metterei mai in casa un Francis Bacon che pure è quotatissimo. E a dire la verità, nemmeno un Egon Schiele e le sue prostitute-bambine tubercolotiche. Eppure, di quest'ultimo ne apprezzo la genialità e la cifra stilistica davvero inimitabile.

Egle ha detto...

Ricordo che andavo spesso a cena da un amico che aveva uno splendido Colombotto Rosso, pittore torinese dai colori scuri e immagini angoscianti. Non riuscivo a staccare gli occhi dal quadro.Eppure non era gioioso e rasserenante.Neanche malinconico, era mortale.
Ma io mangiavo cose buone con appetito anche avendo sotto gli occhi
un'immagine finale.

Questo per dire a Giustina che l'arte ci tocca delle corde che non sappiamo. Chi sa perché a me fa un effetto e a un'altro no?

Comunque son d'accordo sul fatto che l'arte non puo' essere volgarizzata. É emozione individuale e non puo' essere messa in evidenza come un cartellone pubblicitario. Ma ormai con la volarizzazione si arriva alla banalizzazione. Nessuno trova piu' affascinante il sorriso della Gioconda e i brani di musica classica usati come jingles pubblicitari, sono sviliti e svuotati.

Drago Draghi ha detto...

Chiedo scusa alle signore Esperidi per l'ulteriore pesantezza del commento, ma Josh mi ci tira per i capelli. :-)

X Josh

In effetti credo che SS Benedetto XVI abbia centrato il problema dell'Occidente, o cio' che ne rimane. E questo e' pertinente al tema trattato, in quanto concerne cio' che s'intende per Assoluto e Relativo. Non a caso il primo termine ha ormai acquisita una connotazione negativa (male assoluto, ma non bene assoluto, totalitarismo, etc.), mentre il secondo sembra essere la panacea per tutti i mali; confortato da osservazioni pseudo-scientifiche il cosiddetto "relativismo" assolve alla sua funzione di supporto all'individualismo, distruggendo l'umanita' come per una reazione a catena. Divide et impera e il "primato dell'individuo" si risolve in una schiavitu' collettiva mai vista prima: il Nuovo Ordine Mondiale.

Ovviamente, anche per l'Arte vale lo stesso, come per tutto cio' che e' umano, del resto. Il punto di vista soggettivo e "democratico" livella tutto ai minimi termini. Cio' che non e' riuscito al marxismo, lo fa il Mercato, ma il risultato e' identico proprio perche' l'origine e' la stessa come dice Schmitt. L'ottimismo progressista di Rousseau conduce al Nulla proprio perche' rimuove ideologicamente la dimensione trascendente, e assoluta, della Religione dalla quale anche il potere temporale traeva la sua legittimita'. E se e' vero che il "potere e' in se' malvagio", significa che il "Dio" che lo legittima e' anch'esso malvagio. Altro che il "bon sauvage". :-)

Come direbbe La Palice, per l'ideologia dominante, l'Assoluto e' "malvagio" proprio perche' non e' Relativo. :-) Direi che chiamare questo modo di procedere "dittatura del relativismo" e' quantomai azzeccato.

Egle ha detto...

Caro Drago fumante, sei perdonato! :-D
Avevo scherzato prima..:-D
Hai mica preso sul serio una Mela?

Drago Draghi ha detto...

L'esperienza di Paride insegna a non sottovalutare troppo le mele.

Comunque a me hanno detto di fare solo la guardia ai pomodori. :-)

Hesperia ha detto...

Se è per questo, anche quella di Adamo ed Eva nell'Eden.
Se ti vuoi scatenare in parti letterari, sarebbe il tuo turno , per il tuo post, Drago.
E sarebbe pure gradito un accompagnamento musicale scelto per l'uopo. Buona domenica a tutti!

Egle ha detto...

Buona domenica! :-))

Drago Draghi ha detto...

Buona domenica a tutti. Il drago ha fatto l'uovo, ma civorra' un par di cent'anni prima che si schiuda. (come per l'altra bestia del resto)

Josh ha detto...

Felice Domenica a tutti, e grazie della risposta Drago. E' un piacere parlare con voi. Prometto a Giustina di fare mia una maggiore levitas, alla Degas, nei prox commenti; certo anche io se avessi un Bacon non lo terrei in casa, lo venderei...e mi guarderei le stesse contorsioni nei film di Carpenter o Cronenberg, molto più economici. Ho idea che la casa debba essere luogo più accogliente, più caldo. Per quanto riguarda punti solitari in tele bianche detti "infinito", sono d'accordo con Giustina, talvolta alcune 'opere' lasciano interdetto anche me, ma facendo analisi...si registra tutto. I pittori citati finora erano tutti non andati così oltre la figurazione. Ancora peggio forse sono alcuni esempi contemporanei di "videoarte", videoinstallazioni di schermi, ancora più concettuali, ma in fondo sono solo molte tv sovrapposte. Sul caso delle cravatte incollate e spennellate, dì che lo vengano a fare con le mie Prochownick, Hermès o Burberry e gliela do io l'arte!:)

Giustina R. ha detto...

x Egle 9 febbraio 2008 h. 6,57

Fermo restando i gusti personali in ogni cosa, il tuo paragone non regge nei miei confronti. Si tratta di situazioni ben diverse e distinte, per ambientazione e circostanze.
Mentre tu guardavi il quadro “angosciante” in buona compagnia e mangiavi cibi succulenti, magari anche con vista panoramica sulla città, quell’oggetto angosciante passava in seconda o terza fila nei tuoi pensieri; io, risalendo da un parola strana e misteriosa, mi sono ritrovata sulla soglia del post degli “orror”. Mi è parso allora di saltare dalla brace alla padella, e di ritrovarmi tutta sola in un lungo corridoio, pieno di spettri e fantasmi ignoti. La mia psiche può aver reagito anche sconnessamente, ma c’è stata una strana e misteriosa concomitanza di cose. E’ difficile spiegarlo, ma è stato così.

x Josh,
per concludere, secondo me, se voglio deliziarmi la vista con l’Arte Pittorica o Sculturea, debbo pescare nelle Opere dei Pittori e degli Scultori del trapassato e passato remoto, di ogni scuola.Gli artisti più “moderni” sono e meno trovo allettanti le relative opere.
Grazie dell'ospitalità e buona Domenica a tutti.
Giustina R.

Josh ha detto...

Sicuro. Farei attenzione però al concetto di Arte Pura da Giustina detto più sopra. Esiste veramente un'Arte Pura? è quella della classicità? in più, in base alle cose dette, tale arte pura non avrebbe 'simbolo'? Se prendiamo quella per es del Rinascimento, i simboli sono una foresta, e spesso l'immagine non rappresenta ciò che pare rappresentare; tornando alla Grecia idem, la metafora è all'ordine del giorno. E tale arte, che ammettiamo più pura, non ha perturbante? ce l'ha eccome, ma questo implicherebbe 'trattati del Sublime', e ristabilire il sublime d'en haut e il sublime d'en bas...
Rimane però che per es. l'urlo di Munch, che piaccia o meno, opera disturbante e terribile, ha una sua simbologia che può essere l'urlo del giusto o dell'umanità e della spiritualità negata, simbolo allora di una grande verità della sua epoca (a parte gli squilibri personali del pittore), o se si vuole è l'uomo che ha negato l'Assoluto, se vuoi il suo Dio, e fa naufragio nel Relativismo, nel 'così è se vi pare', nella parcellizzazione delle verità trasformate in menzogne, nello psicologismo dell'attimo, nella perdita di senso. Allora, se letta così, c'è molta verità in quel quadro, anche valori profetici. In quel caso la volontà non era rappresentare un'arte non pura come 'auspicio del brutto', ma protesta e segnale per il brutto morale dell'uomo e dell'epoca corrente. In certe fasi storiche creare un'arte d'apollinee linee parrebbe fare arte semplicemente evasiva, calligrafia in mezzo al disastro di una generazione. Fatti salvi i gusti sacrosanti di ognuno.