lunedì 24 novembre 2008

Dark Lady, signora delle Tenebre

Questa conturbante idea di donna proviene da lontano, è un simbolo che attraversa arti, letteratura e vari settori della cultura come un τόπος che si evolve con minime varianti e ricompare in innumerevoli incarnazioni.
L'intento è abbozzare brevemente solo uno dei tanti percorsi possibili, senza pretese esaustive, dato il campo sconfinato.
Chi ha formazione principalmente letteraria non potrà non ricordare dai Sonetti di Shakespeare
i componimenti dal 127 al 152 dedicati alla misteriosa dark lady.
Si apre così, come l'introduzione a un'estetica rivoluzionaria, il 127 qui un commento, e qui l'opera



"In the old age black was not counted fair,
Or if it were, it bore not beauty's name;
But now is black beauty's successive heir,
And beauty slandered with a bastard shame"

Un tempo non aveva grazia il nero,
o di beltà il nome non portava;
ma ora è il nero di beltà vero erede,
da onta bastarda infamata


Molte sono state le ipotesi sull'identità vera e simbolica della Dark Lady shakespeariana, a partire dal concetto della "bellezza oscura" già presente nel Cantico dei Cantici,
con cui sono possibili collegamenti ulteriori alla classicità antica, ripresa poi nel Rinascimento e nelle fasi più eccessive del Barocco.
Il tratto evidente in tutta la tematica anche successiva rimane la presenza nel personaggio di un'oscurità interiore, dell'anima, uno degli elementi ricorrenti delle dark ladies di tutti i tempi,
unito a un richiamo esplicito all'amore-passione peccaminoso cui non ci si può opporre, al torbido inganno e alla morte (comprese la dannazione dell'uomo, e la minaccia di fine della vita).
Frances A. Yates ("The Occult Philosophy in the Elizabethan Age", London, 1979, trad. "Cabala e Occultismo nell'età elisabettiana", To 1982) scorge una simbologia esoterica legata alla filosofia occulta, nei Sonetti: riflessi magici e alchemici sono depositati nei testi su questa donna in nero, forse vera e propria personificazione della stessa sapienza arcana.
La dama in nero shakespeariana è un simbolo, e insieme una complexio oppositorum, (già nel linguaggio nei Sonetti sulla dark lady si trova lessico esasperato, elementi di passionalità stridente, ossimori, tanto che Wordsworth li giudicò "abominevolmente aspri, oscuri"): è una figura in parte demonica, incarnazione della donna come indomabile potenza ctonia e selvaggia che ricorda la "prima materia" delle discipline alchemiche (C.G. Jung "Psicologia e Alchimia" To 1981 pag. 333; e T. Burckhardt "Alchimia, Significato e visione del mondo" Guanda, Milano 1981, pp.89).
Il gioco concettuale oltre che linguistico dei paradossi bello/brutto, onesto/perverso, luce/tenebra si ritrova come tema anche nel Macbeth (I, 1,11: "Fair is foul and foul is fair" ovvero il Bello è Torbido e il Torbido è Bello, proprio enunciato dalle streghe all'inizio dell'opera. Di alcune donne dice anche Re Lear IV, 6 "Dalla vita in giù sono centauri, sebbene al di sopra siano donne; solo fino alla cintola sono razza degli Dei, la parte di sotto è tutta del Diavolo" (non me ne vogliano le signore frequentatrici e autrici del blog). Shakespeare ha creato inoltre altri personaggi abbeverandosi a questi contenuti, da Lady MacBeth alla stessa sua rilettura di Cleopatra.

E' chiaro dunque che ci troviamo dinanzi ad un archetipo. L'insieme dei temi si riallaccia all'idea di eterno femminino rappresentata da figure simboliche ancestrali antiche come la storia del mondo, per esempio Lilith, demone nella tradizione mesopotamica, apportatrice di disgrazie e morte. Ritroviamo Lilith anche nell'Ebraismo: nella Cabala è la supposta prima moglie di Adamo, prima di Eva, demone femminile, stregonesco a volte rappresentata come civetta. Ancora Lilith è la Luna Nera in astrologia, la Dark Side of the Moon. Nel Talmud è ancora una volta lo stesso sinistro personaggio.
In Genesi, nella Bibbia, Eva stessa, nell'attrazione verso l'Ybris della Disobbedienza, ricalca in qualche modo la duplicità, nella Caduta del genere umano che sarà poi redenta solo da Gesù Cristo nella pienezza dei tempi. Sempre nella Bibbia, Dalila (Libro dei Giudici) che priva del suo potere Sansone tagliandogli i capelli dopo averlo distolto dal suo voto di nazireato e Salomè (nel NT, Vangelo di S. Marco) che vorrà la testa di San Giovanni Battista.

Parentele ideali nelle funzioni simboliche di queste inquietanti incarnazioni del femminile si possono trovare con Ishtar, divinità di amore-creazione e guerra-distruzione nel mito mesopotamico, affine a Inanna divinità sumera: in entrambe è presente una doppiezza tra funzione mitica di femminilità benefica che porta amore, nascita, terra nutrice, vegetazione, quindi una sorta di Natura Naturans e di Grande Madre e il suo opposto, distruzione, guerra, morte e tempesta.
Ma è in termini meno cosmici la stessa ambiguità della Venere alta e della Venere bassa, del sublime d'en haut e sublime d'en bas, nella lotta tra Eros e Thanatos, eterni poli dell'amore e della nostra esistenza.
Ancora Calipso che rende schiavo Odisseo, la maga Circe che trasforma gli uomini in maiali, le Sirene che incantano e ipnotizzano, o con un balzo temporale le figurazioni medievali della tipologia della "strega" e "maga", fino alla mitica Morgue la Fée (Morgana) in Geoffrey de Monmouth, o in seguito in Chrétien de Troyes.

In età romantica, avremo "La belle dame sans merci" di John Keats (che devitalizza gli uomini facendoli 'pallidi come la morte') come Hesperia ha ricordato nel post su Mario Praz "La carne, la morte, il diavolo" .
Ma abbiamo anche Lamia, o Matilda nel "Monaco" di Matthew Gregory Lewis, Juliette del Marchese De Sade, la 'Venere in Pelliccia' di Leopold von Sacher-Masoch, Ligeia in Edgar Allan Poe, Baudelaire e la donna demoniaca , ma anche l'italiana Fosca di Iginio Ugo Tarchetti e la Lupa di Verga.

Gran parte del decadentismo (detto da Praz secondo Romanticismo) fissa la propria attenzione su questo tipo di donna con diverse sfumature, per approfondire il tema: talvolta si tratteggia il carattere nero, "dark", gotico, altre volte il comportamento doppio, o selvaggio e i fini malvagi; talvolta con il ricomparire nella letteratura nera del tema del vampirismo viene tratteggiata la figura della Vamp (abbreviazione per Vamp-ira/Vamp-iress) variante del tema,
come la, esteticamente meno orrorifica, ma non meno pericolosa per ciò che le si agita nel cuore, femme fatale, che sarà in un certo senso la vera protagonista della Secessione viennese, con i suoi lussi e lussurie, lascivie dorate e sguardi ipnotici, per esempio in Gustav Klimt.
Alla galleria di concetti e figurazioni letterarie, appena sfiorati fin qui, corrisponde un altrettanto fertile apparato iconografico in tutta la storia della pittura, che si trasferisce presto nel cinema e nell'immaginario popolare già ai tempi del muto, nello spettacolo in genere, argomento che sarà trattato nella parte 2 del post in seguito.

Segnalo anche un dipinto a mio avviso abbastanza 'riassuntivo' di quanto detto, ad opera del suggestivo Franz von Stuck "Il Peccato"(Die Sünde), 1893 e più in alto al centro dello stesso autore: Salomé (fine della prima Parte)





autore: Josh

28 commenti:

Hesperia ha detto...

Ah Josh, che tema sulfureo che sei andato a scegliere! E che donne inquietanti! Brrrrrr!
Grazie per la citazione di merito. MI pare di aver compreso che mentre la "femme fatale" contiene elementi di "solarità" più mediterranea oltre a quelli contrapposti delle forze oscure (ambivalenza) (e la Carmen di Merimée e di Bizet ne è un esempio tipico), la dark lady è invece legata alle Tenebre, alla Notte e alla Luna. Ma anche all'Antico Testamento e alle potenze ctonie (sotterranee) dei miti precristiani. Inoltre nella tradizione Protestante la donna non è Madre benefica come Maria, la Madonna, ma solo portatrice di "danno" e di "peccato". da qui unbel campionario di istigatrici al Male (lady Macbeth in testa).

Josh ha detto...

La 'femme fatale' in linea di massima è appunto...fatale, per cui sono sottolineate sue caratteristiche etiche, comportamentali magari esiziali per l'uomo, (che so, spesso è bellissima, ma falsa, melliflua....un angelo solo in apparenza) ma è meno connotata da un punto di vista fisico "tenebroso".
Pensiamo per esempio a certe bionde algide hitchockiane che non sembrano più dark ladies, anche se la loro funzione è in parte quella, e pure si muovono in un mondo moderno, borghese, senza soprannaturale. La 'stortura' dell'ordigno universale lì la cogliamo anche nell'apparente normalità, quando non ipernormalità, come uno spaccato di cattiveria/cuore doppio in un mondo 'oltre'.
La dark lady tendenzialmente ha invece sempre con sè qualche caratteristica gotica, o del periodo medievale, o anche del gothic revival 1700-1800 o fine 800. Oppure nella distinzione è valida anche la tua notazione sulla Carmen: nelle femme fatales 'latine' è il surplus di passione che porta alla perdizione, basti pensare, più in piccolo all'Assunta Spina di Di Giacomo. La femme fatale non è necessariamente legata ai valori di Notte e di 'Nero' in senso assoluto, infatti, a differenza della Dark Lady.
A me il tema (e una parte di queste figure) comunque affascina parecchio, anche perchè, sbaglierò, ma credo che ogni acquisizione interiore (nell'uomo e nella donna) parta sempre dal riconoscimento in sè, da parte di tutti, del 'nero' (o in termini cristiani diciamo pure 'peccato') che tutti abbiamo, e solo di lì inizia la possibile via di redenzione.

Josh ha detto...

Nella Tradizione Protestante classica (prima della svolta postliberal in teologia), Maria è comunque presente con tutte le caratteristiche benefiche che troviamo nella Sola Scriptura (o come dice il testo, anche nostro, Myriam di Nazareth), è guardata con affetto, ma senza una parte di idee suggerite dalla Tradizione Cattolica. Perciò rifiutano l'idea di 'corredenzione' da parte di Maria, del resto assente dalla Bibbia, e concetto cattolico più tardo, di venerazione, e Maria non esiste nella loro percezione nello statuto di semidea come in qualche eccesso cattolico della Yperdoulia. Ma anche i Protestanti credono Maria non come 'ausiliatrice', quanto come manifestazione della grazia come 'remedium' di Eva (questo parallelismo è valido anche nel Cattolicesimo), quindi modello di donna cristiana, anche se caso unico per via dell'Incarnazione, e credono alla Sua Verginità iniziale e che abbia concepito Gesù per opera di Spirito Santo.

Sicuramente una minore familiarità con la 'rivoluzione mariana' o almeno l'averla depauperata di alcuni significati, aumenta una concezione più dura e veterotestamentaria-legalistica della donna, per esempio in parte della cultura tedesca e anglosassone, quando l'idea di donna 'portatrice di danno' e 'peccato' divenne una sorta di ossessione in tutte le arti.

Hesperia ha detto...

Esatto. Esiste anche - e Praz lo analizza con cura - una variante della femme fatale che è "l'allumeuse" (letteralmente l'incendiaria, l'attizzatrice) che può avere perfino elementi di capriccio e di ironia come la Conchita di "La donna e il Burattino" di Pierre Louys di cui Bunuel ha fatto quello stupendo film "Quell'oscuro oggetto del desiderio". Ma qui siamo lontani dalle raggelanti atmosfere gotiche che hai citato nelle dark ladies anglosassoni (o donne senza pietà - "sans merci").
Nel noir ne abbiamo alcune da far venire i brividi. Ad esempio il personaggio di Phyllis Dietrichson (Barbara Stanwick) ne "la Fiamma del peccato". O anche Elsa Bannister (Rita Hayworth)in La Signora di Shangai di Orson Welles (e non Wells :-)) . Queste sono delle autentiche iettatrici portatrici di sciagure.

Paolo di lautreamont ha detto...

Ottimo, ma avrei citato anche il poemetto Christabel di Coleridge. Inoltre la migliore lettura delle dark ladies ci viene forse dall'eccellente testo di Camille Paglia (femminista poi convertita al conservatorismo moderato) Sexual Personae.

Josh ha detto...

Interessante anche quel film di Bunuel:)
Ah e la Barbara Stanwick de "la Fiamma del peccato" ha impiegato un bel pezzo per scollarsi di dosso lo stereotipo, pensa come si impegnava nella serie 'La Grande Vallata' per dare di sè un'idea più rassicurante :))
La Signora di Shangai è proprio un capolavoro di film, ma già in Gilda Rita cantava 'put the blame on mame'...

Hesperia ha detto...

Giusto Paolo! Christabel di Coleridge! E perchè no, magari anche Carmilla di Le Fanu. Ma ce ne sono un'infinità: pensa solo alla Salambò di Flaubert. Il libro di Camille Paglia Sexual Personae è fantastico e me lo sono proprio gustato. Ma gira e rigira siamo sempre nelle tematiche praziane. A proposito delle quali cito anche il saggio di Jean Clair: "Medusa, l'Orrido e il Sublime nell'Arte".

Josh ha detto...

Certo, Paolo ed Hesperia :) Ottimi testi. Anche Christabel di Coleridge ci stava. Non li ho messi e non ne ho fatto estratti per dare un taglio più suggerito, e non appesantire troppo l'idea di 'elencone', evitando alcuni temi già approfonditi anche da Praz.
Comunque ottimo lo studio di Camille Paglia, anche se...non sono una femminista:D, e il testo di Jean Clair a sua volta imprescindibile.

Hesperia ha detto...

Josh, davvero conosci Medusa, l'Orrido e il Sublime nell'arte di Clair? Te lo chiedo un po' incredula, perché è stato edito dalle edizioni Leonardo e sono in pochi quelli che lo conoscono, visto che sono edizioni limitate che circolano poco.
Giustappunto, occorre citare Medusa e il gorgoneion nei miti della donna che atterrisce, come Madre di tutte le Dark Ladies. E il libro di Clair è un viaggio nell'Orrido delle decollazioni, ma non solo. Un ripensamento dell'Arte come fuga dall'Orrido della Natura e dell'Artista come del Perseo in fuga dal Mostro-Donna-Natura. Da qui, la misoginia di buona parte degli artisti. Ineludibile, se si vuole fare Arte. La Paglia l'ha capito, le femministe, no. Ciao.

Josh ha detto...

sì lo conosco e mi ci scervellai perchè era nella bibliografia obbligata di semiologia delle arti, qualche tempo fa.
A differenza dei Voll. di Praz che posseggo anche nella 1a edizione numerata, non ne ho 1 copia, però.
Ci sono sempre le Biblioteche o ebay :))

Sympatros ha detto...

E se fossero tutte perversioni? La donna fatale, la donna angelo, l'amore cortese e quello romantico, la passione travolgente come il freddo collezionismo dongiovannistico. Sembra che sia molto difficile per un uomo pensare ad una donna normale, magari con un mal di denti, che abbia una visione del sé per nulla angelica e per nulla diabolica. La perversione sublimante ha svolto un ruolo nella evoluzione della specie dell'animale uomo (maschio e femmina), garantendone da una parte l'allontanamento dagli altri animali e dall'altra aiutando a disciplinare, sublimare, ingentilire ed "umanizzare" il desiderio sessuale comune a tutti gli animali e forse anche alle piante. C'era un critico che diceva che il più grande cantore d'amore della poesia italiana, il grande Petrarca, non era altro che un grande misogino e la sua donna e il suo amore non erano altro che il prodotto di una sublime perversione ed in effetti quando l'eros, inteso come naturale attrazione fra i sessi, trascura la via maestra, siccome è forza insopprimibile, imbocca sempre altre strade, persino l'ascetismo non è altro che eros sublimato e pervertito.

Ma la perversione, intesa paradossalmente nella suddetta accezione, è qualcosa di "positivo", è il motore che sta alla base della storia dell'uomo e della sua civiltà!

Aretusa ha detto...

Wow... Josh il tema è assai intrigante e devo convenire che le dark lady hanno sempre calamitato l'interesse di scrittori, pittori, registi ma anche delle persone normali.
C'é una cosa che mi sono sempre chiesta, quanto di veramente "dark" ci sia stato in personaggi storici che hanno sicuramente contribuito al successo tenebroso delle "dark lady" di fantasia.
Faccio un esempio Lucrezia Borgia bellissima e dissoluta, avvelenatrice senza scrupoli.
Le leggende intorno al suo personaggio sono molteplici e tutte molto inquietanti dalla fama di sorella e figlia incestuosa a quella di "vedova nera", si dice che avesse un anello (o cavo o con una spilla) che immergeva quotidianamente in un veleno di sua invenzione (ottenuto dalle viscere di un maiale avvelenato con arsenico e fatte seccare), una sostanza talmente tossica che uccideva in 24 ore, fra atroci tormenti. Con questo anello Lucrezia fu accusata, dai suoi detrattori, di poter uccidere il malcapitato con una carezza o immergendolo nella bevanda. E pare che lo facesse volentieri con i propri amanti.
In alternativa pare si affidasse ai funghi, tipo Amanita phalloides.
Eppure la bella Lucrezia, storicamente fu solo "manovrata" dalla famiglia per acquisire potere. Come succedeva a quei tempi, in cui le figlie avvenenti venivano gettate nei letti di Re o notabili per garantire a tutta la famiglia privilegi.
Alcune era "pecore" destinate al macello senza né ribellioni, né guizzi di intraprendenza propri. Altre erano intelligenti, ambiziose e volitive e non si rassegnavano al destino di "sollazzatici” di regali membri, ma volevano cavare il massimo profitto dalla situazione, per se stesse e/o per i propri eredi.
Come Lucrezia Borgia, appunto o Anna Bolena.
La povera Bolena é sempre stata dipinta quasi come una vera dark lady mefistofelica, viziosa e intrigante, fu addirittura decapitata per adulterio, incesto, stregoneria e alto tradimento. Quando in effetti il suo unico torto fu quello di non aver dato un figlio maschio ad Enrico VIII e nell’essere una donna dalla personalità complessa ed emotiva. Sicuramente non fu una mangiatrice di uomini, visto che gli amanti (fra cui il fratello) confessarono “spontaneamente” sotto tortura di aver avuto rapporti carnali con lei.
In fondo le “dark lady” furono il frutto della mente maschile, incapace di accettare in quei tempi lontani, donne forti, ambiziose, intelligenti e sessualmente spregiudicate.
Queste donne spaventavano il genere maschile, che ne tramandò le figure dipingendole di ogni oscura perversione e regalandoci sublimi dark lady. Che personalmente adoro.
Ciao Are

Nessie ha detto...

Mah...cara Are, secondo la critica letteraria più accreditata, quella della dark lady o femme fatale come donna di successo mancata (o in altre parole, come obbligata da altri familiari alla perfidia del ruolo) è un'interpretazione femminista sociologica piuttosto superata. Se guardi da dove proviene (miti, leggende, sacre scritture ecc.) ti accorgi che fa parte di un inconscio collettivo che non viene così designato solo perché c'è la "misoginia maschile" che deve sfogarsi e sublimarsi in qualche modo. Certo sì, magari c'è anche questa, specie nei romanzi polizieschi della scuola "hard boiled" americana. E in questo senso, ha le sue ragioni anche Sympatros sulle "perversioni sublimate".
Ma come spiegare allora il successo di un romanzo come "Damage" (Il danno) di Josephine Hart da cui Louis Malle ha tratto il film "Il danno" che parla di una dark lady inserita in quella modernità che avrebbe dovuto infrangere quest'arcaica mitologia? Non si può certo accusare la Hart di "odio di sé stessa in quanto donna", nell'aver dato vita a un personaggio femminile così perturbante e rovinoso come quello interpretato da Juliette Binoche.
A mio avviso, queste "dramatis personae" (nel senso di maschere) esistono per davvero. E' solo che quando affiorano in tutta la loro distruttività magari nelle pagine di cronaca "nera", inconsciamente noi le rifiutiamo. O meglio, le releghiamo a fatti "estremi" che non ci riguardano direttamente come è per l'appunto la cronaca che non a caso chiamiamo "nera".

Josh ha detto...

Bentornato Sympatros:) Interessante e condivisibile il tuo post. A livello razionale, perchè poi si sconfina nei gusti e attrazioni personali che sono difficilmente educabili quando istintive.
Ma hai ragione, un pochettino perversioni sono. L'amore-morte-consunzione credo sia un modo esageratamente passionale di vivere, che può portare all'estremo opposto, e un tipo di dark lady lo incarna alla perfezione.

In altri casi invece si passa al crimine vero e proprio,
e tema che non ho voluto toccare perchè esula dai miei interessi, la perversione è tale quando nelle vie del desiderio (che è fatto anche di mistero, però) si passa al fetish, o al sadomaso, che farà sorridere in un contesto letterario, ma in alcuni casi la domina dominante e decapitatrice ci si avvicina molto.
Cfr. la Venus in Furs.

Josh ha detto...

Aretusa, un po' ti ha già risposto Hesperia molto concretamente.
Distinguerei subito una cosa: la dark lady di fantasia è spesso come dici una proiezione degli autori e artisti in genere, quindi comunque creazione d'arte, concentrato simbolico e chissà anche fantasma del desiderio.

Alcuni personaggi che citi, Lucrezia Borgia e Anna Bolena, per esempio, al di là di ciò che si dicesse e favoleggiasse a loro riguardo, da persone reali erano senz'altro più ...normali che certi eccessi presentati nelle opere letterarie o nelle leggende.
Anche la categoria oggi diremmo del 'gore' e dello 'splatter' era invece vivissima nell'antichità e nell'immaginario, sicuro in Shakespeare, ma non fu da meno Seneca nelle tragedie snguinarie, o nemmeno la Medea di Euripide.

Ugualmente pare che Dalila veramente traviò Sansone, e che Salomè volle la testa di S. Giovanni sul serio, è tutto vero. Come dire il nero, il male esiste.
Ma sono d'accordo con te, non è solo femminile: tributarlo solo alla donna è un'ingiustizia. :))

Nelle invenzioni d'arte di sicuro c'è anche una componente maschile di paura di perdere il primo posto/il dominio da parte dell'uomo,
se vuoi fino al terrore dell'evirazione, mostrato abbastanza chiaramente per via simbolica con le dark ladies decapitatrici, o la vamp-vampira che sottrae insieme al primato anche l'energia vitale del maschio.

Al di là di tutto, queste figure mantengono anche per me un fascino tutto loro:)
almeno a livello estetico.

philip marlowe ha detto...

L'immagine di taglio basso è davvero inquietante, sembra un'assassina. Non so il greco, Josh cosa vuole dire quel simbolo scritto nella terza riga?
In merito alla misoginia del noir americano e relativi romanzi polizieschi su cui vengono basati i film è vero che le dark lady dei racconti di James Cain (Il postino suona sempre due volte), di Chandler e di Hamett (Il Falcone maltese) non ne escono bene. Nel migliore dei casi o sono assassine o complici o fedifraghe o tutte e due le cose. Però più in generale non ne esce bene tutta l'umanità, su cui gli autori non ripongono una gran fiducia.

Josh ha detto...

Ciao Philip Marlowe. La parola è topos, letteralmente significava 'luogo' in senso concreto e letterale, ma assume una valenza astratta e più ampia come 'concetto ricorrente' (o con altra sfumatura 'luogo comune').
Sono molti i topoi (plur.) letterari, e sono 'luoghi' in cui si fa ritorno spesso:
per es. per indicare un topos ricorrente in letteratura si cita il 'locus amoenus', visione immaginifica di un luogo incantato e sospeso, spesso connotata in modi simili attraverso le età. Cfr.
in Montale, dagli Ossi, in 'Quasi una fantasia'
"Avrò di contro un paese d'intatte nevi
ma lievi come viste in un arazzo"
il tema del 'paese di intatte nevi e sanza vento' è già presente in Petrarca e Dante. Diventa un topos quando con questa caratterizzazione compare e ricompare come altrove ideale comune dell'immaginario incantato.

Altro topos molto fertile è il locus horridus, per es. tutte le figurazioni infernali in letteratura: dai viaggi nell'oltretomba (la nekuya) messa in scena da Omero (IX Odissea) in cui Odisseo raggiunge l'Ade per interrogare Tiresia l'indovino, a Virgilio che nel VI dell'Eneide fa compiere un viaggio nell'Averno ad Enea, all'Inferno della Commedia Dantesca, passando per l'oltretomba immaginato da Apuleio, Plotino, per le Argonautiche di Apollonio Rodio...

C'è anche l'ironia ad un certo punto della consunzione di un tema topico: in Boccaccio, per quanto riguarda il locus horridus, nella novella 8 Terza Giornata del Decameron c'è un singolare viaggio nell'oltretomba che ha per protagonista Ferondo, contadino follemente geloso. L'amante della moglie, un abate con pochi scrupoli, droga Ferondo, con la complicità della donna, e lo chiude in una cantina buia, dove lo lascia per 10 mesi, facendogli credere che sia in Purgatorio, punito per la propria troppa gelosia....
Il Purgatorio finto di Ferondo, nella dissacrazione del concetto cattolico, e del genere letterario del locus horridus, che finisce effettivamente con Dante, è in realtà, pur nella....cantina, un oltremondo sotterraneo, simile all'inferno dantesco, cui è accomunato dalle punizioni corporali violente: come ogni soggiorno nell'oltretomba che si rispetti, però, in letteratura, anche questo descritto da Boccaccio si conclude con il ravvedimento e il ritorno del protagonista, restituito alla vita giusto in tempo per apprendere la bella novità che diventerà padre (di un figlio non suo, bensì dell'abate e della moglie....che stavano ai piani di sopra).
L'aldilà provvisorio di Ferondo/Boccaccio è il primo grande rovesciamento critico, feroce del viaggio agli inferi e del tema del locus horridus, un tema letterario ormai così abusato e ripetitivo che dopo Dante e certi funambolismi della patristica, sembra potersi riproporre solo in chiave parodica.

Ma sempre tema topico e topos rimane. Nei poemi del Cinquecento, le parodie si moltiplicheranno:
all'inferno, Teofilo Folengo conclude il suo "Baldus" (1518), conducendo sotto le spoglie del poeta Merlin Cocai, il protagonista e i compagni al convito infernale delle ombre.
L'inferno del Baldus è coronato da un'enorme zucca, sede dei poeti, dei cantori e degli astrologi, ossia di coloro che creano, cantano e interpretano i sogni, riempiendo i libri di favole vane

"Stanza poetarum est, cantorum, astrologum,
qui fingunt, cantant, dovinant somnia genti:
complevere libros follis vanisque novellis"

XXV, 608-610

Nella modernità il tema del locus horridus ritorna molto cambiato, non è più in un aldilà dopo il divorzio dall'idea trascendente dal mondo, ma con un certo realismo si inizia a pensare che la valle di lacrime sia questa dimensione....
Cfr. come locus horridus la Milano dei Promessi Sposi (1827) che porta in sè, nonostante l'ambientazione 600esca il fascino e la doppiezza della città moderna. Così come c'è la Milano-piccolo inferno di Emilio de Marchi, autore del minicapolavoro "Demetrio Pianelli".
Per tornare ai Promessi Sposi, l'ingresso di Renzo a Milano è una vera e propria discesa agli inferi, come fu scritto anche da Natalino Sapegno.
Simile locus horridus è la Roma di Gadda, ma già sul finire de 1800 la Napoli di Francesco Mastriani ("I vermi")...il locus horridus è non solo nell'aldiqua, ma è la città moderna che manterrà in alcuni casi una connotazione apertamente tragica e demoniaca, come ancora la Napoli descritta da Curzio Malaparte nel romanzo "La Pelle" (1949)....gli esempi sarebbero innumerevoli, e per te che ami il noir, il poliziesco e l'hard boiled avrai già individuato la concretizzazione del topos del locus horridus contemporaneo nella città esplosa dell'Espressionismo, della città labirintica e maledetta nei noir, nei polar.

Josh ha detto...

p.s. comunque Marlowe approfondirò il tema nella parte 2 del post:)

philip marlowe ha detto...

Ehilà, che dotta conferenza! Grazie Professore. Quello che ho notato io è che nella città (giungla d'asfalto) non c'è mai salvezza e che diventa sempre un rifugio che alla fine si trasforma in una trappola per l'assassino. O assassina, visto che parliamo di qualche lei.

philip marlowe ha detto...

Tutto non si può citare, ma mi pare che la Marchesa di Meurteil ne "Les liaisons dangereuses" - Le relazioni pericolose, in fatto di perfidia e sadismo meriti un ricordino speciale. E pure Lola Lola di L'angelo azzurro.

Josh ha detto...

Nella città del noir USA anni 40-50, che eredita l'idea della città demonica dell'espressionismo tedesco (vuoi anche per le maestranze che dalla Germania fuggono in USA: Eric Von Stroheim, Joseph Von Sternberg, Fritz Lang su tutti)non ci si salva infatti un granchè.
Lola Lola dell'Angelo Azzurro avrà il suo momento di gloria. :)

Hesperia ha detto...

...Billy Wilder, Fred Zinnemann e numerosi altri, di provenienza mitteleuropea. Bene, io credo che dark ladies e femmes fatales abbiano trovato proprio nel linguaggio filmico la loro giusta dimensione e cornice. Il cinema coi suoi primi e primissimi piani, le sue luci radenti, le sue atmosfere sottolineate da commenti musicali adeguati, i suoi costumi e la sua capacità di suggestione ha immortalato questa tipologia femminile, grazie alla quale è nato proprio dai tempi del muto, fino ai nostri giorni, il fenomeno del "divismo", che ha una valenza tutta femminile, conferendovi un'aura speciale. Da Greta Garbo, Marlene Dietrich in poi...

sarastycon ha detto...

Josh
hai tirato un sasso nello stagno...ed io ne lancio un altro…
Non voglio essere scortese con le signore che leggono o scrivono sul blog,ma ho un'idea,forse un po' maschilista,sulla donna in generale.
Io credo che in ogni donna esista, più o meno nascosta, una venatura di “dark lady”, il sottile piacere dell'intrigo, di voler condurre il gioco, un divertissement a volte fine a se stesso, altre volte più crudele, fino a diventare una mantide. La donna usa ogni mezzo per raggiungere il suo fine, giustificandosi:”sono il sesso debole”,ed invece è forte e spesso fortissima.

"Tanto gentile e tanto onesta pare..."
Siamo sicuri che "pare" è nel senso di apparire e non di sembrare? Dante,non dimentichiamolo,era toscano....
e noi il gusto del doppio senso l'abbiamo nel DNA...

Ciao
Sarc.

Josh ha detto...

Buongiorno Sarcastycon, bentrovato. (ah avevo ricevuto il tuo breve in mail, ma le cose che ti volevo dire sono ampie e non ho finito di metterle assieme, al più presto ti dirò)
Tornando al post: eeeeh mica mi vorrai far litigare con tutte le signore?:))
Può esistere talvolta nella donna una vena così. Ma non penso in tutte le donne, e anche noi uomini con i tratti caratteriali penso abbiamo le nostre gatte da pelare. A volte potrebbe essere un loro meccanismo di difesa, a volte anche lo sguardo dell'uomo che proietta su di loro la sua diffidenza...Certo però che di donne che vogliono, come dici, condurre il gioco a modo loro in tutto ce ne sono...
Sicuramente non credo alla donna sesso debole, anche io penso siano in genere fortissime un po' tutte, ma di solito in maniera diversa da noi. :)

mario l'epicureo ha detto...

Vedo che le signore qui presenti non intervengono alle "provocazioni misogine". Quasi tutta l'arte (figurativa e non) è misogina in quanto rappresenta una fuga dalla Natura Matrigna della quale la donna è l'elemento primario. Ed è bene che sia così. Tuttavia il genere umano è fatto di altezze e bassezze per ambo i sessi. E' solo che è stato più comodo proiettare fobie e paure sull'elemento femminile per lungo tempo, arrendevole e accondiscendente. Dalle religioni in poi. Questo spiegherebbe anche perchè (femminismo a parte) le donne sono le più "laiche" e diffidenti verso l'elemento magico-religioso. Rimanere congelate per secoli nelle credenze popolari, non è certo facile.

Lisa ha detto...

Capito qui e cosa trovo? La dark lady, la vamp... Mi permetto di linkarti al mio blog perchè in questo periodo sto lavorando con dei musicisti proprio sul tema e su 4 testi in particolare: La sposa di Corinto di Goethe; Christabel di Coleridge; La belle dame sans merci di Keats e il vampiro di Baudelaire. L'idea è quella di creare una performance (recitazione, canto e musica) su queste immagini di donne, così come si riflettono nell'esperienza degli uomini che le "subiscono". La Sposa di Corinto rivivrà nel conflitto religioso nella quotidianità della guerra della ex-Jugoslavia; Christabel sarà la giovane compagna di una Geraldine che odia gli uomini perchè vittima di uno stupro di gruppo (i 5 cavalieri che la rapirono...); il guerriero perso sulla collina, preda della bella dama senza pietà sarà un ragazzo che incontra una pusher di extasy in una discoteca; e... il vampiro di Baudelaire l'ossessione di un uomo incapace di mantenere un rapporto sano con la propria compagna, fino ad arrivare all'omicidio.

ciao!
Lisa

Hesperia ha detto...

Grazie Lisa, adesso ti aggiungiamo nei nostri links.

Lisa ha detto...

Grazie a voi. Anche per avermi ricordato la dark lady shakespeariana :)
chissà che non sia soggetto per altra performance...