domenica 16 novembre 2008

UN MONDO IN FRANTUMI

Aleksandr Solzenicyn se ne è andato il 3 agosto 2008, e la notizia della sua morte, in Italia è scivolata via senza destare quasi clamore.
Eppure questo grande vecchio, dallo sguardo tormentato di chi ha visto troppo, è stata una figura epocale, uno di quegli uomini che scendono sulla terra, per regalare all’umanità una conoscenza più profonda.

Attraverso la sua opera letteraria intrisa di dolore, denuncia e passione rivelò al mondo l’orrore dei gulag, i campi di lavoro sovietici e cancellò l’utopia comunista, smascherandone la natura totalitaria e sanguinaria. Fu insignito del Nobel per la letteratura nel 1970, fu esiliato e visse lontano dalla sua terra in Germania, Svizzera e Stati Uniti. Una vita rocambolesca che attraverso la sua storia e la sua opera, testimonia la libertà irriducibile di ogni uomo.
Ma seppe anche anticipare il "male oscuro" dell'Occidente, capì che quando la libertà diventa irresponsabile cade ogni barriera contro gli abissi del decadimento umano.
Nel 1978 ad Harvard davanti a un enorme pubblico, parlò lucidamente della deriva di una società che fa di ogni sua pulsione un diritto, e che lentamente si avvia verso la sua autodistruzione.
E infatti dopo aver letto parte del suo discorso che ho trovato attualissimo che ho deciso di ricordarlo con questo scritto.
LIBERTÀ: DELL'IRRESPONSABILITÀ?
In conformità ai propri obiettivi la società occidentale ha scelto la forma d’esistenza che le era più comoda e che io definirei giuridica. I limiti (molto larghi) dei diritti e del buon diritto di ogni uomo sono definiti dal sistema delle leggi. A forza di attenersi a queste leggi, di muoversi al loro interno e di destreggiarsi nel loro fitto ordito, gli occidentali hanno acquisito in materia una grande e salda perizia (ma le leggi restano comunque così complesse che il semplice cittadino non è in grado di raccapezzarcisi senza l’aiuto di uno specialista). Ogni conflitto riceve una soluzione giuridica, e questa viene considerata la più elevata. Se un uomo si trova giuridicamente nel proprio diritto, non si può chiedergli niente di più. Provate a dirgli, dopo la suprema sanzione giuridica, che non ha completamente ragione, provatevi a consigliargli di limitare da se stesso le sue esigenze e di rinunciare a quello che gli spetta di diritto, provatevi a chiedergli di affrontare un sacrificio o di correre un rischio gratuito… vi guarderà come si guarda un idiota. L’autolimitazione liberamente accettata è una cosa che non si vede quasi mai: tutti praticano per contro l’autoespansione, condotta fino all’estrema capienza delle leggi, fino a che le cornici giuridiche cominciano a scricchiolare. (…)Io che ho passato tutta la mia vita sotto il comunismo affermo che una società dove non esiste una bilancia giuridica imparziale è una cosa orribile. Ma nemmeno una società che dispone in tutto e per tutto solo della bilancia giuridica può dirsi veramente degna dell’uomo. Una società che si è installata sul terreno della legge, senza voler andare più in alto, utilizza solo debolmente le facoltà più elevate dell’uomo. Il diritto è troppo freddo e troppo formale per esercitare un’influenza benefica sulla società. Quando tutta la vita è compenetrata dai rapporti giuridici, si determina un’atmosfera di mediocrità spirituale che soffoca i migliori slanci dell’uomo. E contare di sostenere le prove che il secolo prepara reggendosi sui solo puntelli giuridici sarà per l’innanzi sempre meno possibile.

È ora che affermiate i vostri doveri.
Nella società occidentale di oggi è avvertibile uno squilibrio fra la libertà di fare il bene e la libertà di fare il male. Un uomo politico che voglia realizzare, nell’interesse del suo paese, una qualche opera importante, si trova costretto a procedere a passi prudenti e perfino timidi, assillato da migliaia di critiche affrettate (e irresponsabili) e bersagliato com’è dalla stampa e dal Parlamento. Deve giustificare ogni passo che fa e dimostrarne l’assoluta rettitudine. Di fatto è escluso che un uomo fuori dell’ordinario, un grande uomo che si riprometta di prendere delle iniziative insolite e inattese, possa mai dimostrare ciò di cui è capace: riceverebbe tanti di quegli sgambetti da doverci rinunciare sin dall’inizio. Ed è così che col pretesto del controllo democratico si assicura il trionfo della mediocrità. Per contro è cosa facilissima scalzare l’autorità dell’Amministrazione, e in tutti i paesi occidentali i poteri pubblici si sono considerevolmente indeboliti.
La difesa dei diritti del singolo giunge a tali eccessi che la stessa società si trova disarmata davanti a certi suoi membri: è giunto decisamente il momento per l’Occidente di affermare non tanto i diritti della gente, quanto i suoi doveri.
Al contrario della libertà di fare il bene, la libertà di distruggere, la libertà dell’irresponsabilità, ha visto aprirsi davanti a sé vasti campi d’azione.
La società si è rivelata scarsamente difesa contro gli abissi del decadimento umano, per esempio contro l’utilizzazione delle libertà per esercitare una violenza morale sulla gioventù: si pretende che il fatto di poter proporre film pieni di pornografia, di crimini o di satanismo costituisca anch’esso una libertà, il cui contrappeso teorico è la libertà per i giovani di non andarli a vedere. Così la vita basata sul giuridismo si rivela incapace di difendere perfino se stessa contro il male e se ne lascia a poco a poco divorare.
E che dire degli oscuri spazi in cui si muove la criminalità vera e propria? L’ampiezza dei limiti giuridici (specialmente in America) costituisce per l’individuo non solo un incoraggiamento a esercitare la sua libertà ma anche un incitamento a commettere certi crimini, poiché offre al criminale la possibilità di sfuggire al castigo o di beneficiare di un’immeritata indulgenza, grazie magari al sostegno di un migliaio di voci che si leveranno in suo favore.
E quando in un paese i poteri pubblici affrontano con durezza il terrorismo e si prefiggono di sradicarlo, l’opinione pubblica li accusa immediatamente di aver calpestato i diritti civili dei banditi.

La stampa, impenitente guardona
Anche la stampa (uso il termine “stampa” per designare tutti i mass media) gode naturalmente della massima libertà. Ma come la usa?Lo sappiamo già: guardandosi bene dall’oltrepassare i limiti giuridici ma senza alcuna vera responsabilità morale se snatura i fatti e deforma le proporzioni. Un giornalista e il suo giornale sono veramente responsabili davanti ai loro lettori o davanti alla storia? Se, fornendo informazioni false o conclusioni erronee, càpita loro di indurre in errore l’opinione pubblica o addirittura di far compiere un passo falso a tutto lo Stato, li si vede mai dichiarare pubblicamente la propria colpa? No, naturalmente, perché questo nuocerebbe alle vendite. In casi del genere lo Stato può anche lasciarci le penne. Ma il giornalista ne esce sempre pulito. Anzi, potete giurarci che si metterà a scrivere con rinnovato sussiego il contrario di ciò che affermava prima. La necessità di dare un’informazione immmediata e che insieme appaia autorevole costringe a riempire le lacune con delle congetture, a riportare voci e supposizioni che in seguito non verranno mai smentite e si sedimenteranno nella memoria delle masse. Quanti giudizi affrettati, temerari, presuntuosi ed erronei confondono ogni giorno il cervello di lettori e ascoltatori e vi si fissano! La stampa ha il potere di contraffare l’opinione pubblica e anche quello di pervertirla. Così, la vediamo coronare i terroristi del lauro di Erostrato, svelare perfino i segreti della difesa del proprio paese, violare impudentemente la vita privata delle celebrità al grido “Tutti hanno il diritto di sapere tutto” (slogan menzognero per un secolo di menzogna, perché assai al di sopra di questo diritto ce n’è un altro, perduto oggigiorno: il diritto per l’uomo di non sapere, di non ingombrare la sua anima divina di pettegolezzi, chiacchiere, oziose futilità. Chi lavora veramente, chi ha la vita colma, non ha affatto bisogno di questo fiume pletorico di informazioni abbrutenti).
Giornalisti in nome di chi?
È nella stampa che si manifestano, più che altrove, quella superficialità e quella fretta che costituiscono la malattia mentale del XX secolo. Penetrare in profondità i problemi le è controindicato, non è nella sua natura, essa si limita ad afferrare al volo qualche elemento di effetto.E, con tutto questo, la stampa è diventata la forza più dirompente degli Stati occidentali, essa supera per potenza i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Ma chiediamoci un momento: in virtù di quale legge è stata eletta e a chi rende conto del suo operato? Se nell’Est comunista un giornalista viene apertamente designato dall’alto come ogni altro funzionario statale, chi sono gli elettori cui i giornalisti occidentali devono invece la posizione di potere che occupano? E per quanto tempo la occupano? E con quale mandato?
QUI il discorso per intero
Come si può facilmente immaginare in Italia Alexandr Solzenicyn fu osteggiato e censurato, l'élite letteraria rossa lo bollò come una "nullalità sul piano artistico" (Cassola), un "Dostoévskij da strapazzo" (Eco). Ma gli attacchi non furono solo sul piano letterario, Moravia sull'Espresso scrisse che lo scrittore russo è un "nazionalista slavofilo della più bell'acqua".
Insomma, il solito film a cui siamo abituati dal dopoguerra a oggi. La sinistra non ammette critiche, ma non disdegna di ricorrere agli insulti, quando non ha argomenti validi per obiettare.
Aretusa

14 commenti:

Aretusa ha detto...

Purtroppo la prossima settimana sono fuori MIlano, quindi mi scuso se risponderò in ritardo ai commenti, o non ce la farò a rispondere.
Ciao a tutti
Are

Hesperia ha detto...

Solgenitzyn è un testimone scomodo per non dire scomodissimo del nostro tempo. Ha saputo coraggiosamente lottare contro il comunismo nel suo paese trovandosi addosso non solo i suoi sovietici, ma anche quelli dei paesi satelliti e perfino i comunisti e socialisti dei paesi europei. Non mi stupisce che l'intelligentzia di sinistra lo abbia attaccato, in particolare Moravia e Eco. Ma non è tutto. Quando andò in America seppe vedere chiaramente anche le degenerazioni della democrazia diventata sempre più una forma di individualismo deresponsabilizzato. In altre parole "licenza" di fare quel che si vuole, a costo di sopraffare gli altri. Quella stessa che poi conduce al relativismo e al nichilismo. Infatti lui sempre ha posto in stretta connessione il concetto di libertà/responsabilità. E' un post molto interessante e hai fatto bene a ricordare un personaggio che ha saputo essere un veggente del nostro tempo.
Voglio anche aggiungere che alla sua morte non ho trovato articoli che gli rendessero davvero merito. Il Corriere in particolare ha fatto pena e d è stato molto riduttivo.
Di grande interesse il suo monumentale lavoro storico "Due secoli insieme" (ebrei e cristiani una convivenza difficile) pressoché introvabile nella grande distribuzione libraria.

sarcastycon ha detto...

"Ed è così che col pretesto del controllo democratico si assicura il trionfo della mediocrità."

Niente di più vero!
lo vediamo tutti i giorni.
E' un bello scritto molto attuale.
ciao
sarc.

philip marlowe ha detto...

Solgenitzyn ha capito prima d'ogni altro che se elimini il "sacro" anche dal diritto, abbiamo alla fin fine sentenze giuridiche che gridano vendetta e giustizia fai-da-te. E noi italiani ne sappiamo qualcosa. Il diritto nn basta, la stampa non basta perché si rivela superficiale e fuoriviante. Le idee giuste sono solo quelle alla moda (oggi si dice "trendy").
E alla fine per paradosso, può rivelarsi più libero un uomo che vive la dittatura (come è avvenuto per lui), che un individuo che si abbandona a una libertà idiotamente intesa e spesa. Spero con ciò , che non mi si prenda per un difensore del comunismo.

Hesperia ha detto...

Il paradosso che un uomo può, con la sua coscienza vigile, essere più libero sotto una dittatura è quotabile al 100% e non c'è il rischio di sentirsi fraintendere, caro Marlowe.
Anche perchè oggi il problema di allargare la democrazia dove non dovrebbe stare è uno dei problemi più cruciali del mondo. Un problema quasi culturale.
Recuperare la cultura come funzione vitale significa anche liberarla dai divieti. Oggi ci sono imposti i divieti di pensare, la political correctness, che è una forma di vile ipocrisia e di desertificazione del linguaggio, i «mali assoluti», quindi non ripensateli; la democrazia è sacra, non criticatela; l’unione Europea non deve essere sottoposta a critica e nemmeno a referendum; la pace universale, un dogma, e via di seguito.

demetra ha detto...

Dall'intervista comparsa su Libero il 10 agosto scorso appena dopo la sua morte:
"Le nazioni sono la più grande ricchezza dell’umanità, ciò che le dà colore e “fonderle” è contronatura. Ma molte nazioni possono avere un’unica Patria. Naturale che ha diritto di esistenza una comunità come il “popolo russo”. Tutto dipende da come si realizza questo diritto. Nella Russia attuale dobbiamo far tesoro della terribile esperienza della dissoluzione dell’Urss. Occorre conservare con cura i diritti religiosi e l’autonomia culturale di ogni nazionalità fino alla più minuta, evitando di inserire nella struttura statale elementi di disparità nazionale e civile».

Il premier Medvedev ha parlato di lui come dell'anima stessa della Russia.

OT: Ma Josh che fine ha fatto che è tanto che non lo si vede in giro?

Angelo D'Amore ha detto...

brunetta dice che il fannullone e' di sinistra.
per me e' pagnottista.

ne parlo nel blog, vieni a trovarmi.

Hesperia ha detto...

Demetra, per inciso, la dissoluzione dell'Urss e la pesante fase detta di "transizione" provocò più morti del comunismo stesso. Un po' come quando c'è un pesante dopoguerra dopo una catastrofe bellica. Conoscevo quell'ultima intervista di Solgenytzin e ha ragione quando dice che la dissoluziione delle nazioni crea crisi morali, identitarie e sbandamenti d'ogni tipo (compresi i conflitti interetnici).
Già, Josh dove sei? Francamente non ne so nulla né in pvt né sui blog. Spero stia bene e che non gli sia successo nulla di grave.

Josh ha detto...

Ciao a tutti/e. Mi spiace per l'assenza forzata. Hesperia, stiamo bene...e così spero di tutti voi.
Ho solo da ora nuovamente il pc a casa (il portatile invece è defunto), e anche quello casalingo sta a zero, sto reinstallando tutto :(
mi vorrà ancora un po' di tempo, e poi torno a breve 100% functional :) per commenti e post e tutto...a prestissimo

philip marlowe ha detto...

Scusate, leggete queste note presa dal ponderoso saggio storico di Solgenitzin "Due secoli insieme" cui ha fatto cenno anche Hesperia. Ecco il link:
http://www.effedieffe.com/component/option,com_myblog/show,Come-soffrirono-in-Russia.html/Itemid,272/
Ciao

Josh ha detto...

Aretusa, c'era proprio la necessità di ricordare per bene Solgenitzyn. Tra tanti Nobel che talvolta lasciano il tempo che trovano (e lasciano anche molti dubbi sui perchè dell'attribuzione) questo è meritato. 'Trionfo della mediocrità', parole sante, non c'è nulla di più adatto per descrivere la degenerazione dell'oggi. Un saluto a Demetra.

Aretusa ha detto...

Ragazzi sono appena rientrata, e sono incasinata come al solito;-)
Ringrazio tutti per gli interventi e mi fa piacere che avete apprezzato questo omaggio a Solgenitzyn, un uomo coraggioso e idealista che ha combattuto e sofferto per difendere i propri ideali di libertà e democrazia. Oltre ad essere una grande mente.
Uomini così sono ormai introvabili in questo mondo dove le uniche aspirazioni sono il potere e i quattrini.
Dovrebbero far leggere e studiare i suoi scritti nelle scuole.
Ciao a tutti MarY

Aretusa ha detto...

Ben tornato Josh:-)
Ci sei mancato....
ciao Are

Josh ha detto...

Grazie Are, speriamo in un buon andamento delle elettroniche:))

Grazie Philip Marlowe del link da effedieffe, me lo aveva segnalato anche Hesperia. Davvero illuminante.

E comunque quanto è attuale Solgenitzyn, quando spiega la differenza tra diritto, libertà, responsabilità, dovere, e il bandierone dell'ipocrisia dei 'diritti', divenuto una chiave per la distruzione della società, della legge stessa e del diritto fondamentale, quello vero.