venerdì 13 marzo 2009

I canti religiosi tra folclore e devozione

Alcuni elementi mi hanno indotto a pensare che il Sud Italia possa vantare senz'altro un primato nei confronti del Nord: esso possiede un più vasto repertorio di canti popolari sacri.

L'impressione mi era scaturita già quando ebbi modo di assistere ad un evento religioso che si perpetua da secoli nella zona del Basso Lazio, riguardante i pellegrinaggi che si svolgono alla Madonna di Canneto. Un'altra ragione mi è stata fornita da un libro "Sulla musica e le storie di un'Italia perduta". E la conferma definitiva l'ho avuta assistendo ad un concerto dedicato agli antichi canti popolari sacri. Canneto, località amena situata all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, è tradizionale meta, il 21 agosto di ogni anno, di una processione solenne e immensa che si svolge attorno alla chiesa del Santuario. Vi prendono parte pellegrini provenienti dai paesi del circondario, posti entro un raggio di 60 km. Durante la lunga processione, e la veglia notturna che vi fa seguito, è un continuo intonare canti invocativi alla Madonna. E ciò si ripete incessantemente anche durante le marce di andata e ritorno, o dei tragitti in comitiva con i pullman. Sono antichi canti mantenuti vivi e perpetuati oralmente da una generazione all'altra. Fino all'immediato dopoguerra, venivano trasmessi quasi solo oralmente, a causa dell'analfabetismo ancora abbastanza diffuso tra la popolazione più anziana. Un aiuto concreto veniva dalla discografia vinilica, ora divenuta incetta di collezionisti, che però era limitata ai brani più belli e più in voga (Madonna di Canneto - un popolo lieto...). Agli anziani, non necessariamente i più vecchi, era demandato il compito di trasmettere la tradizione canora ai giovani. I partecipanti, di qualsiasi provenienza, avevano l'onere di doverseli imparare a memoria, per non fare la figura di non saperli. Durante le prove, e poi durante i pellegrinaggi, era frequente assistere a colorite discussioni che avevano per argomento i testi e la musica dei canti. E non di rado, si sentivano rimbrotti pittoreschi a coloro che sbagliavano una parola o una tonalità. Vi era, poi, una sottile e velata gara tra coloro che ambivano ad eseguire la migliore interpretazione. A dimostrazione di quanto la tradizione fosse sentita da tutti, ogni paese partecipava col proprio gonfalone comunale. L'intuizione venutami dalla lettura del libro, la devo a Giovanna Marini, cantante folk del periodo della Contestazione, che dal 1975 ha insegnato estetica del canto popolare alla Scuola di Musica di Testaccio (Roma). Nei periodi di Quaresima, dal 1991 Giovanna Marini organizza viaggi sistematici di ricerca di brani "in via d'estinzione". Ricordi di quei viaggi sono racchiusi nel suo libro Una mattina mi son svegliata (Rizzoli, prima edizione 2005). Dei dodici viaggi descritti nel libro, ben dieci sono avvenuti in Italia meridionale; solo due in Toscana e Liguria. Vi si narra anche, in modo professionale, del modo come vengono intonati i brani tipici, che hanno resa famosa quella data località, per quella data peculiarità. Fatti in gruppo, da comitive di studenti italo-francesi, i dieci viaggi verso l'Italia meridionale sono avvenuti a: Giulianello e Sessa Aurunca; Giulianello; Castelsardo e Orgosolo; Fiuggi, Blera, Verbicaro e Nocera Tirinese; Palermo, con tappa programmata da Mimmo Cuticchio ultimo valido cuntista (cantastorie) siciliano, e poi a Montedoro e Milena; Calamonaci, Agrigento, Barcellona-Pozzo di Gotto; in Salento; San Costantino Briatico, colonia albanese del Monte Pollino; e, anche se non c'entra niente con i canti sacri, nel '99 è stata anche al Cantamaggio, in Toscana, arricchendo così il libro di storie e aneddoti. Nel 2000 a Orosei, ultimo dei viaggi misti italo-frencesi. E poi, con comitive solo italiane, a Cuglieri (Sardegna); a Piana degli Albanesi (Palermo). Nel 2003 a Sessa Aurunca (Caserta) per ascoltare il Miserere di Sessa, che è per vocalità maschile, ma, di recente, è stata una donna a cantarlo, e ciò ha suscitato vivo interesse nei ricercatori, che hanno voluto andare a cercarla. Pasqua del 2004, eccezionalmente al nord, a Ceriana (Savona) per ascoltare la Lauda de la Madona de la Vila. "E' un canto polifonico costituito da un lunghissimo melisma: dura più o meno dieci minuti, con una nota di bordone bassa comune ai due accordi di tonica e dominante, quindi una quinta, su cui si articola tutto il canto: sembra veramente un alleluiatico. L'insieme è molto emozionante, perchè ci sono solo due solisti, a distanza di terze parallele, un primo con una voce dolcissima, e un secondo con voce di altro timbro, ma egualmente interessante, sui quali entrrano di spinta tutti i componenti della compagnia, tutti sulla quinta, tutti insieme, e fanno sempre la stessa nota per tutto il pezzo, ma non trovanomla cosa nè noiosa nè facile. Infatti, non lo è. Cantano appoggiati uno all'altro, spesso con la mano sull'orecchio per intonare bene la loro unica nota che va rinnovata e sostenuta, perchè se calassero - cosa probabilissima - trascinerebbero i due solisti su tonalità sbagliate." Non essendo un esperto musicologo, ho trascritto un brano integrale della Marini, per cercare di trasmettere un po' delle emozioni che ho provato io, assistendo al concerto vocale strumentale del Gruppo di Canto Popolare di Nova Milanese, di sabato 7 marzo. Anche le Sorelle Elli, direttrici del Gruppo, hanno dovuto, o voluto, attingere al repertorio meridionale, per poter allestire un programma, risultato poi di ottima fattura.Il concerto, dedicato alla Festa della Donna, e concomitante con l'inizio del periodo di quaresima, è stato quasi tutto incentrato su canti popolari sacri, tratti dal più vasto repertorio religioso meridionale. Ad ospitare l'evento è stato il Parroco di Nova Milanese, che ha concesso l'uso della Chiesa di Sant 'Antonino Martire, per fare svolgere l'evento. Festa della donna e Quaresima, non potevano che far suggerire un'esibizione di canti sacri incentrati sul dolore della Madonna, per la passione, Calvario e morte di Gesù Cristo: Mater Dolorosa. E' stato per me oltremodo curioso osservare come se la sarebbero cavata, col dialetto antico meridionale, donne del Nord abituate quindi ai dialetti di qua. La prova è stata egregiamente superata. E, in un brano da solista, su Passione e Crocefissione, Mariuccia Elli, la veterana del Gruppo, si è cimentata in un pezzo di alto virtuosismo, dimostrando così una bravura superlativa. E' stata chiesta una replica del concerto: chissà se verrà accolta...

autore : Mario (Marsh)

22 commenti:

Hesperia ha detto...

E' vero quel che rilevi Marsh. Anche al mio paese (un paesino mediterraneo) si fanno processioni per la Via Crucis con nenie tramandate da una generazione all'altra, che fanno parte della tradizione orale popolare. Poi sui sepolcri mettono pure i germogli verdolino-tenero di luppolo (i lupini) per ricordare, secondo un'antica leggenda, la pianta maledetta che si mise e frusciare quando il Signore si era nascosto, rivelandolo ai soldati che lo cercavano. Ed è altrettanto vero che nei contesti urbano-metropolitani questi antichi riti si vanno perdendo. Ciao.

Anonimo ha detto...

In Corsica a Bonifacio ho assistito alla processione del Catenacciu, con uomini vestiti di rosso e incappucciati che ripercorrono un simbolico Golgota vestiti di rosso. E' davvero impressionante. Ecco il link per chi ne fosse interessato:
http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.kallistea.com/img/catenacciu2.jpg&imgrefurl=http://www.kallistea.com/it/decouverte/valinco.php&usg=__JTrUEql0I_V3w-wPZgCNZvDsW9M=&h=239&w=320&sz=20&hl=it&start=16&sig2=lsiwsI2oTWxi_-MJ4ol1rQ&tbnid=RbdfXzb1ojuPJM:&tbnh=88&tbnw=118&ei=YRa8Sfn9HKOmsQaYxrTqDg&prev=/images%3Fq%3Dprocessione%2Ba%2BBonifacio%2Bin%2Bcorsica%26gbv%3D2%26hl%3Dit%26sa%3DG

Scusate se è un po' lunghetto da ricopiare.
Ernesto

Marsh ha detto...

Hesperia,
avevo già letto qualcosa, in merito a quell'antica leggenda sulla "pianta maledetta", ma ancora non avevo sentito nulla sull'usanza di mettere i germogli di luppolo sulle tombe.
Chiederò ad un'amica anziana, se conosce anche questa sorta di tradizione. Su usanze, riti, cerimonie e tradizioni antiche, lei è molto ferrata: è un'enciclopedia vivente, in tale campo.
E' interessante il tuo richiamo al luppolo: sarei curioso di sapere in quale regione d'Italia vige (o vigeva) quell'usanza di "mettere i germogli verdolino-tenero di luppolo sui sepolcri". I siciliani, ma quasi tutti i meridionali in genere, sono molto ligi nel rispettare certe antiche usanze. Ma non credo tu sia una siciliana. Anche il Tirreno e il Mar Ligure, fanno parte del Mediterraneo!
Sui riti che si vanno perdendo, potremmo scrivere pagine di storie.
Fino a pochi anni fa, gente di origine meridionale partiva, qui dal Nord, per raggiungere i luoghi d'origine. Soprattutto siciliani e pugliesi erano soliti spostarsi, a ridosso delle festività pasquali e natalizie, o per il santo patrono (Sant'Agata per i catanesi; Santa Rosalia, per i palermitani), per assistere dal vivo alle cerimonie religioso-folcloristiche dei loro luoghi. Una festa sentitissima, in tutto il meridione, è tuttora quella dell'Assunta (15 agosto), che non richiede spostamenti perchè gl'interessati sono già lì sul posto a far le "ferie".
Ciao.
Marsh

Marsh ha detto...

Ernesto,
è bello, quello che scrivi. E' intonato a quel libro della Marini, che, quando lo lessi, mi fece vagare per giorni con la fantasia, a immaginare le scene e i luoghi dove si svolgevano gli avvenimenti raccontati; a nessuna delle quali, se non ricordo male, ho mai partecipato "dal vivo". E spero che, tra i siti che hai segnalato, ci sia anche qualche filmato YouTube da gustare.

Grazie mille per la segnalazione, e un saluto.
Marsh

Hesperia ha detto...

Marsh, i germogli di lupini sui sepolcri li ho visti in Liguria e anche in Toscana.

Ernesto, sono stata anch'io a Bonifacio (città còrsa bellissima) e conosceva questa tradizione della processione del Catenacciu, ma non sono riuscita a vederla, perché s' era in luglio, durante le vacanze estive. Grazie per il link col filmatino: davvero impressionante!
Consiglio anche all'amico Marsh di guardarlo.

Marsh ha detto...

Hesperia, Ernesto,
sono andato sul sito e ho visionato il filmato, che dura qualche minuto. C'è anche la descrizione di tutta la funzione, scritta in francese comprensibile. E' scritto che "gli uomini di quel villaggio si disputano l'onore di portare la croce", che pesa più di 37 kg. e la devono portare a spalla (come anche si vede nel filmato), e a piedi scalzi, per un tragitto di oltre 1 km, tutto in salita. Impressionante anche la scena della caduta di "Gesù" sotto il peso della croce, dove c'è veramente del realismo; anche i piedi sanguinano davvero.

Per un facile accesso, basta digitare www.kallistea.com
cliccare poi su "culture et traditions". Sulla destra si vedrà il filmatino, sotto la scritta "Le Catenacciu", che si potrà anche ingrandire, cliccandoci sopra.

sarcastycon ha detto...

Sono belle cose specie i canti popolari,ma temo che sia una tradizione che si vada lentamente estinguendo.
ciao
sarc.

Hesperia ha detto...

Ho visto Marsh. Se cerchi il termine "u catenacciu" su google ti vengono fuori un mucchio di pagine e di immagini. Sembrerebbero un po' dei riti esoterici, visto che non si conosce l'identità del "catenacciu" che porta la croce.

Marsh ha detto...

Sarc.,
pare, invece, che alcune tradizioni si stiano rivitalizzando. La foto in alto, ad esempio, è dell'agosto scorso, e ritrae la compagnia della città di Arce (Fr), arrivata in prossimità del santuario: come potrai notare, c'è parecchia gente.
Quando mi ci recai io, in pellegrinaggio, a piedi, negli anni '70, da un paese del cassinate, eravamo solo in diciassette, dai 13 dell'anno precedente. Diventammo 24 l'anno dopo, e 33 il successivo. Poi, io smisi d'andare, ma, mi dicono, l'anno scorso erano in 65, la maggioranza dei quali sono figli di emigrati ed immigrati della terza e quarta generazione (e qui siamo forse al folclore, più che alla devozione). Segno di una certa ripresa; com'era stato negli anni del dopoguerra, quando i pellegrini di quel paese erano stati più di cento; però, con una differenza sostanziale: in quel periodo, in paese vi erano più di3000 abitanti, ora sono solo 300, e per lo più anziani.

Evidentemente, per far vivere certe antiche tradizioni, ci vuole la ferrea volontà di qualcuno che faccia da catalizzatore, come avviene in molti dei luoghi citati nel post.

Ciao.

Marsh ha detto...

Hesperia,
guardando il filmato, m'è parso evidente che la parola catenacciu si riferisca alla catena. C'è anche la relativa spiegazione, scritta nella lingua locale: il francese.

Josh ha detto...

Post interessante Marshall, non ne sapevo molto dei canti popolari religiosi.
Devo ammettere che non ho una fede 'popolare', ma piuttosto mistica...e di riflessione teologica, per cui questo aspetto non l'ho mai curato molto. Talvolta in Chiesa ho dato una mano per gli inni, ma non sono questi di cui parli, io sono di solito per le celebrazioni classiche, come dire da cerimonia più griffata...di compositori abbastanza celebri.
In realtà l'argomento del post rivela tutto un patrimonio orale-popolare che rischia di sparire.

In questo periodo stavo risentendo lo Stabat Mater di Pergolesi http://it.wikipedia.org/wiki/Stabat_Mater_(musica)
raffrontato a molte altre interpretazioni del tema nel corso della storia del Cristianesimo.

Marsh ha detto...

Josh,
ricordo di una Stabat Mater concertata nella Basilica di San Marco a Milano, una decina d'anni fa. Non ricordo l'autore: mi sembrava fosse Mozart.
Non assistetti direttamente, ma un amico, il quale me ne fece una tale descrizione estatica da farmene ricordare ancora l'evento.

Marsh ha detto...

Josh,
ho inquadrato meglio quell'avvenimento. E' avvenuto in quella basilica nel marzo 2004.
Si era soffermato a lungo a descrivere di certi passaggi che lo avevano quasi mandato in estasi, e a parlare anche del direttore d'orchestra: bravo e famoso, a quanto mi vien di ricordare. E mia figlia, che aveva partecipato a quella discussione, era stata colpita anche lei dalla straordinarietà dello Stabat Mater; tanto che, giorni dopo, si era precipitata a comprare lo Stabat Mater; uno a caso, però, e il primo trovato, che è quello di Luigi Boccherini, nell'interpretazione del Quartetto Amati. Bello ugualmente, soprattutto in certi passaggi molto struggenti, ma che non ha nulla di paragonabile con quello della descrizione.
Visto che te ne intendi, e visto che ci sono numerose versioni dello Stabat Mater, qual'è il migliore, secondo il tuo parere?

Stando in tema di classica, mi sono molto più congegniali le opere liriche.

Josh ha detto...

il migliore in assoluto non saprei, perchè quando si declina uno stesso tema in epoche diverse e da artisti così differenti tutti sono ricchi di inflessioni e caratterizzazioni particolari e sono tutti di valore. Ho le versioni di Mozart, Rossini (molto pesante e drammatico questo), Scarlatti, Vivaldi, Pergolesi. Forse preferisco quello di Pergolesi.

Marsh ha detto...

Josh,
da YouTube ho ascoltato brani di Pergolesi e di Mozart (il Requiem). Quest'ultimo mi è sembrato il più in linea col racconto delle sensazioni che aveva provato quel mio amico nell'ascoltarlo (mi aveva detto di essere andato quasi in estasi, estraneandosi dal resto del mondo).
Ascoltando quei brani, non posso che dargli, ancor oggi, ragione!

Josh ha detto...

Spiego cosa intendevo. Il Requiem di Mozart è un capolavoro. Lo Stabat Mater di Mozart pure, ma come dire, è...mozartiano: intendo perfetto, lussureggiante.
Lo Stabat Mater di Pergolesi è opera compositiva minore di quello mozartiano, si vede subito, ma un po' meno costruito e forse più sincero, meno d'occasione. In qualche modo forse più cristiano, un po' più misurato e sincero.

Marsh ha detto...

Josh,
a proposito di Stabat Mater, c'è un enigma che forse tu mi puoi risolvere.
Sono certo che l'amico di quel caso, di cui ai miei commenti precedenti, mi parlasse proprio dello Stabat Mater di Mozart. Ma, nell'elenco delle opere mozartiane, in Wikipedia non c'è traccia di Stabat Mater. E' stato forse confuso con il Requiem?
Grazie.

Aretusa ha detto...

Acci a momenti mi perdevo il tuo bel post....purtroppo, le mie giornate dovrebbero essere di 48 ore!
Ho sempre apprezzato molto sia le processioni, che i canti popolari sacri.
E' verissimo quel che dici del Sud, non c'è paesino che non festeggi, una volta l'anno il santo protettore, con processioni, canti e tanta allegria.
Sono riti molto belli, perchè uniscono la comunità fornendo l'occasione di ritrovarsi in piazza e per le vie.
Dopo si mangia, si ride e si sta tutti insieme, o si gira per le bancarelle cariche di dolci locali.
E' un vero peccato se tutto ciò andrà perduto.
Ciao mary

Marsh ha detto...

Are,
nonostante ora abbia discreto tempo disponibile, come te vorrei averne ancor di più, per dedicarmi soprattutto alla lettura e alla scrittura.
Leggendo il blog di Marshall, a proposito della festività di San Giuseppe, che in Sicilia è molto sentita, pare che i giovani dei piccoli paesi dell'Isola stiano riscoprendo e rivalorizzando certe antiche usanze, come quella descritta nel richiamato post.
Anche il tradizionale pellegrinaggio della Madonna di Canneto, quando vi partecipavo io, sembrava stesse "esalando gli ultimi sospiri" e invece, per opera delle nuove generazioni, stà "risorgendo a nuova vita".
Che sia un bel segnale di speranza??? Lo speriamo in tanti.

Ciao.

Aretusa ha detto...

E' una bella notizia:-)
Purtroppo in alcuni posti si sono mantenute le celebrazioni, ma se n'é perso lo spirito.
A Rapallo, dove vivono i miei, l'1-2-3 Luglio si festeggia la Madonna di Montallegro.
Ma la festa ha perso quel sapore di una volta.
La processione é sempre più striminzita e le bancarelle ormai sono tutte di extracomunitari neri...sembra di essere in un sobborgo di NY, invece che in un paesino ligure.
Sono rimasti solo i fuochi artificiali, ma la cosa più bella, illuminare il mare con centinaia di lumini, é stata tolta...
Un vero peccato.
Ciao Are

Josh ha detto...

Marsh, Wikipedia non è sempre esente da errori ma stavolta la cantonata ce la siamo presi noi. Il Requiem è il Requiem, lo Stabat Mater Mozart non lo ha scritto, io pensavo a Vesperae Solemnes de Confessore, ho controllato...

Marsh ha detto...

Josh,
grazie per il chiarimento.
Adesso, quando vedo quell'amico, gli richiedo di chi fosse quello Stabat Mater che lo aveva tanto esaltato.