lunedì 24 maggio 2010

Il viaggio, il sogno, l'altrove e l'illusione odierna

Mon enfant, ma soeur,
Songe à la douceur
D'aller là-bas vivre ensemble !
Aimer à loisir,
Aimer et mourir
Au pays qui te ressemble !
Les soleils mouillés
De ces ciels brouillés
Pour mon esprit ont les charmes
Si mystérieux
De tes traîtres yeux,
Brillant à travers leurs larmes.



Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté

Des meubles luisants,
Polis par les ans,
Décoreraient notre chambre ;
Les plus rares fleurs
Mêlant leurs odeurs
Aux vagues senteurs de l'ambre,
Les riches plafonds,
Les miroirs profonds,
La splendeur orientale,

Tout y parlerait
À l'âme en secret
Sa douce langue natale.
Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

Vois sur ces canaux
Dormir ces vaisseaux
Dont l'humeur est vagabonde ;
C'est pour assouvir
Ton moindre désir
Qu'ils viennent du bout du monde.

- Les soleils couchants
Revêtent les champs,
Les canaux, la ville entière,
D'hyacinthe et d'or ;
Le monde s'endort
Dans une chaude lumière.

Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

Quando Charles Baudelaire scrisse questi versi di Invitation au Voyage (vedere la traduzione qui), non poteva certamente immaginare che il viaggio dove tutto era Ordine e Bellezza, Lusso, Calma e Voluttà, dove i vascelli dall'umore vagabondo dormono pigramente sui canali nella luce dorata di un tramonto, dovesse diventare il frenetico viaggio di un uomo d'affari che prende l'aereo con la sua valigetta 24 ore, o moltitudini di turisti "mordi e fuggi" che prendono d'assalto torpedoni, treni, traghetti, che lordano dove passano e che nell'arco di una giornata devono consumare il più grande numero possibile di visite "guidate" ai monumenti, a piazze, palazzi d'epoca, città e paesaggi. Il periodo romantico e tardoromantico (Mario Praz mette giustamente il decandentismo e il simbolimo nel tardo romanticismo) ha spesso celebrato il mito dell'altrove, come metodo di vita (Rimbaud: "la vita è altrove", Paul Gauguin e la sua fuga a Tahiti).

L'Odissea è il poema che più d'ogni altro ha cantato la fuga, l'evasione, l'esotismo, la trasgressione nell'eroe più antico e più moderno di tutti i tempi: Ulisse.

Viaggio attraverso l'Ade e i suoi defunti che egli interroga, così come viaggio alla scoperta di terra nuove e lontane, sfidando i perigli tra fortunali spaventosi e creature mostruose: sirene, ciclopi, Scilla e Cariddi.

Potremmo dire forse che tutta quanta la letteratura ha parlato in pari misura di viaggi orizzontali (cioè geografici) e verticali (cioè quelli della mente e dello spirito). Virgilio nell'Eneide, Dante e la sua retta via smarrita nella "selva oscura",  nelle sue tre Cantiche della Commedia, i poemi cavallereschi, la Ricerca del Santo Graal di Chrétien de Troyes , il romanzo picaresco del Don Chisciotte del Cervantes,  i viaggi di iniziazione e di formazione nel Bildungsroman: Goethe e il suo Wilhelm Meister, le peripezie di Candido e del suo maestro Pangloss di Voltaire, Thackerey e il suo ambizioso avventuriero Barry Lindon, Robinson Crusoe di Defoe, la sua Isola e il suo diario di viaggio, Verne nei suoi romanzi d'avventure come "Il giro del mondo in 80 giorni" o "Viaggio al centro della Terra"; Stendhal descrive con minuzia le sue "Passeggiate italiane" e volle morire "italiano" nella sua epigrafe di "Arrigo Beyle milanese: visse, scrisse, amò". Goethe fa dell'Italia la sua terra di elezione e di formazione in Italienische Reise (Viaggio in Italia), testo che si può pure leggere partendo dalla fine, a pezzi, a strappi, ricacciarlo in tasca e farlo di nuovo sortire una settimana appresso. Goethe era destinato ad una lunga e laboriosa vita, e a differenza dell’altro innamorato dell’Italia, ammiratore e ammirato, eterno adolescente ribelle George Gordon Lord Byron, il suolo latino è per il tedesco non la tappa di un eterno e dannato vagare, ma il luogo della rigenerazione. Goethe stesso identifica la sua vita con un prima e un dopo l’Italia. E questo è tanto più indicativo se si pensa che, benché ne avesse le possibilità, non fu mai attratto dalle grandi capitali europee. Non mise mai piede a Londra o Parigi, anche quando la sua fama era universale e gli ammiratori ormai non si contavano. In Italia ebbe modo di cristallizzare la propria immaginazione e di mettere alla prova la propria capacità intellettuale uscendo dai ristretti circoli della corte di Weimar.
Conrad è un altro noto scrittore-viaggiatore che nato polacco, scrive in Inglese e mantiene la sua alterità attraverso il personaggio di  Charles Marlow, una sorta di  suo doppio. Sa ricreare in maniera magistrale atmosfere esotiche, ma anche riflettere i dubbi dell'animo umano nel confronto antropologico con terre e popoli selvaggi.



L'elenco sarebbe davvero troppo lungo, poiché la letteratura stessa, in fondo è tutta un grande viaggio d'esplorazione dell'umanità. Perché fin dai tempi memorabili, l'uomo ha voluto varcare confini e terre lontane, incuriosito da altre civiltà, tradizioni, usi, costumi, tramandandoci poi le sue scoperte. Si pensi solo a Marco Polo e a Il Milione, fino ad arrivare a scrittori contemporanei che crearono dei veri e propri luoghi di elezione:  Gide e l'Africa, Hemingway e la Spagna, Fitzgerald e la Costa Azzurra con le sue corse in lussuose auto dei suoi rampolli della gioventù dorata ("i belli e dannati"), Karen Blixen e la sua tenuta nella verde Africa, Camus e l'Algeria, Herman Hesse e i suoi pellegrinaggi in Oriente, Thomas Mann e il lento inesorabile viaggio dentro la Venezia lagunare del colera e dentro la sua stessa morte, mentre contempla estasiato un angelo che, alzando il braccio verso l'alto, gli indica un universo di eterna Bellezza tra mare e cielo: il giovane Tadzio. Il viaggio iniziatico è inoltre una componente importante delle fiabe di magia nella tradizione popolare orale: l'Eroe si allontana da casa, corre dei rischi, affronta dei pericoli, ma poi acquista una nuova consapevolezza e la sua impresa e avventura umana va in porto, mentre il lieto fine è assicurato.

Con l'esplosione della globalizzazione, però questa importante componente dell'umanità si è interrrotta: ora sono i popoli lontani che vengono da noi, e, come è comprensibile, non siamo più così intrigati nel volerne conoscere le usanze. Ora è più facile prendere un volo low cost che procurarsi da mangiare. Con un volo da 100 euro andata e ritorno sei a Londra o a Parigi, ma con la stessa cifra a casa propria, si mangia solo per due settimane e non per tutto il mese. I viaggi e soggiorni tutto compreso come pacchetti d'agenzia sono diventati una merce di consumo, ragion per cui questa importante componente dell'umanità effettuata a  scopo di vera conoscenza, si è interrrotta o modificata in senso peggiorativo. Ai giovani sposi si regala un viaggio, prima ancora che un elettrodomenstico necessario. Ovunque si vada  per il mondo, si sente la stessa musica, si vedono le stesse catene di fast food, gli stessi negozi, le stesse merci, la stessa umanità multietnica mescolata insieme coattivamente. Come ho già  avuto modo di parlare in questo post. Le capitali d'Europa rassomigliano tutte in un'omologazione voluta e auspicata come "il migliore dei mondi possibili", proprio perché ritenuta "egualitaria". Insomma, si viaggia di più, ma si scopre di meno.
La verità è che un tempo il viaggio aveva a che fare col desiderio, col sogno a lungo vagheggiato. Adesso viaggiare e spostarsi è diventato un obbligo, un imperativo. E l'unico modo per trasgredirlo è fermarsi, riflettere, ripensare alla nostra prossima futura vita di esseri stanziali. In altre parole, rifondare la civiltà su altre basi.


Hesperia

29 commenti:

Josh ha detto...

Affascinante la poesia di Baudelaire, e post intelligente con un bel percorso. La dimensione del viaggio è realmente cambiata oggi...io stesso che sono sempre stato un viaggiatore sto diventando stanziale, o meglio mi limito a spostamenti città-campagna, o al limite città vicine ...per concerti:-). Tanto qui viene di tutto senza che abbia bisogno di un viaggio esotico per cercarmelo...

Il viaggio nell'interiorità invece nel mio caso continua. All'estero ..ormai c'è quell'uniformità che dici.
Viaggio era anche la Quest per il Graal. Viaggio iniziatico sono anche le Metamorfosi di Apuleio o le Argonautiche di Apollonio Rodio (forse tra le opere più belle nella letteratura antica per il tema di viaggio-prove-iniziazione-smarrimento e ritrovamento di sè).

Josh ha detto...

Un appunto...
il post dice "Ora è più facile prendere un volo low cost che procurarsi da mangiare."

verissimo. Ci sono voli a dir poco 'tirati dietro' come si dice qui, tanto costano poco.

Però l'equazione è ancor più sbilanciata di come detto nel post:

"Con un volo da 100 euro andata e ritorno sei a Londra o a Parigi, ma con la stessa cifra a casa propria, si mangia solo per due settimane e non per tutto il mese."

ti dirò che sono capitati viaggi per Londra e Parigi anche a meno di 100 eu....
però con 100 eu non si mangia mica nemmeno in 2 per 2 settimane.
Con 100 eu si mangerà in 2 si e no una settimana ma la vedo dura. Almeno con quel che costa la spesa dalle mie parti.
Insomma con 100 eu non si mangia 1 mese certo che no, ma nemmeno 2 settimane. Si mangia per 1 settimana e con molta attenzione e dieta (senza pesce, senza verdure ricercate, senza carne pregiata).

sarcastycon ha detto...

Hesperia
".... E l'unico modo per trasgredirlo è fermarsi, riflettere, ripensare alla nostra prossima futura vita di esseri stanziali. In altre parole, rifondare la civiltà su altre basi."

Ammesso che ci rimanga un luogo dove poter fare una vita stanziale.
Rifondare la civiltà? Su altre basi? Giusto ma quali?
Chi dovrebbe farlo non è interessato a farlo.
Oggi va di moda il gossip, la droga,l'arricchirsi illegalmente con tutti i mezzi,l'inutile ed arrogante quaraquaqua dei politici,dei giornalisti e dei magistrati,ma al ns. futuro non ci si pensa in modo serio.Temo che, forse, non ci sarà futuro.
Carpe diem.
ciao
Sarc.

dionisio ha detto...

Il viaggio, fino all'avvento della globalizzazione (fenomeno in atto già da tempo, anche se negli anni più recenti ha subito un impulso abnorme) era un'esperienza veramente formativa, un'avventura nell'altrove che ti permetteva di scoprire l'altro da te ma anche di conoscere quella parte di te (o quelle parti) che emergevano allorché ti trovavi fuori dal recinto delle tue certezze. Io ho cominciato a viaggiare a diciassette anni, e i miei erano viaggi "tosti", che duravano intere estati o, come quando arrivai ai confini del Sudafrica, una primavera e un'estate intere, sei mesi(povera mia madre, quante preoccupazioni, perché scrivevo solo una letterina ogni tanto!). Ebbene, era, per certi versi, un mondo ancora diverso da quello di oggi, eppure già si indovinava ciò che sarebbe diventato. Trascrivo, tanto per contribuire a sviscerare il tema, alcuni passi di un articolo che scrissi su quel viaggio africano (roba di venticinque anni fa circa).
"Per quanto istruito dalla lettura di resoconti di viaggio di altri viaggiatori europei ad assistere a quella contaminazione tra mondo africano e mondo occidentale e già provvisto di un certo scetticismo verso il bisogno di novità incondizionata che anima ogni viaggiatore, non potevo sottrarmi al morso fastidioso della delusione e dell'insoddisfazione di fronte alla presenza invadente degli attributi più insulsi della mia cultura già nel mio primo approccio con quell'altra parte del mondo; forse perché la concezione del viaggio come esperienza che rinnovi e rigeneri, qual era quella che mi aveva indotto a quella partenza, non può fare a meno di immaginare un orizzonte al di là del quale sopravviva un universo diverso e sconosciuto, o almeno il più strano e inatteso possibile rispetto al nostro: uno spazio originale, una realtà alternativa a quella per noi abituale, dove, in un clima di novità assoluta, attingere un'esperienza unica e irripetibile... Mi accorgevo che una parte di me bramava quell'ignoto, non solo, ma che, scavando più a fondo, nei miei più remoti desideri sopravviveva addirittura la speranza che il mio itinerario non ignorasse nemmeno l'incontro con una realtà del tutto sconosciuta e impensata, la scoperta di un lembo di autentica verginità culturale, ancora immmune dall'influenza della nostra civiltà. Come Gilgames, l'eroe dell'epopea mesopotamica del terzo millennio avanti Cristo, ambivo a giungere "là dove non è stato ancora scritto il nome di nessun uomo"; o come Ulisse, a me più vicino e affine, speravo di trovare, secondo quanto gli predisse l'indovino Tiresia nell'Undicesino Canto dell'Odissea, "genti che non conoscono il mare, che non mangiano cibi conditi con sale". In fondo, benché inconsapevolmente, non avevo fatto altro che inserirmi, mettendomi in cammino verso quelle contrade, nel solco di un sentiero che l'uomo dell'Occidente ha percorso per tutta la sua storia... Un itinerario che simboleggia la nostra sete insaziabile di conoscenza che riassume i due poli - quello positivo: l'intraprendenza nell'esplorazione del conoscibile; quello negativo: la tracotanza di chi presume di poter tutto assimilare e "divorare" - tra cui ha oscillato ininterrottanmente la nostra cultura... Ma su questa strada l'umanità occidentale, nell'ultimo scorcio della sua storia, ha finito per mostrarsi sempre più animata dalla volontà di spingersi oltre il proprio orizzonte etico e culturale, sperimentando tutti i principi e tutte le dottrine e mettendo incessantemente in discussione la definizione di sé e del mondo. Questo modo di procedere non reca il rischio di precipitare ad ogni passo nell'indeterminatezza culturale e nel caos morale?"
Ho omesso vaste parti del discorso, ma è venuto lo stesso una bella lenzuolata. Chiedo venia.

Hesperia ha detto...

Dici bene Josh. Ho messo 100 euro in due settimane per una famiglia di risparmiatori incalliti, quale io non sono. Sono rari, ma ci sono quelli che fanno i salti mortali per risparmiare nel mangiare. Io non sono tra questi, ovviamente.
La verità è sotto gli occhi di tutti noi: lo spostamento perenne serve ad arrichire solo chi ha veicolato questo modello sociale. Perchè resta chiaro che se andare a Parigi e a Londra costa meno che mangiare, insediarsi in altre realtà resta pur sempre duro, tenuto conto che un viaggiatore-emigrante poi deve mangiare, vestirsi e avere un alloggio.
E forse da tutto ciò se ne può dedurre che fermarsi ed essere stanziali per costruire la propria vita, viene considerato un lusso.
Sì, la ricerca (quest) del Graal l'ho citata. Come ho premesso, l'ambito trattato è talmente sterminato (sia nella letteratura classica, che in quella moderna che in quella contemporanea) che è impossibile citare tutti. Percorrere inoltre le biografie degli scrittori, significa anche informarsi sui loro viaggi, spostamenti, migrazioni da un paese all'altro, in cerca di una sede "d'elezione", deli luoghi e dei paesaggi dell'anima.
Ho citato Goethe e Stendhal e l'Italia.
Byron e altri poeti inglese e la Grecia, e così via.

Hesperia ha detto...

"dei luoghi" ( e non deli) mi scuso per i refusi.

Sarc, pessimismo più che condivisibile quel tuo "ammesso che ci rimanga un luogo per poter fare una vita stanziale". I conventi? Le abbazie? le piccole comunità?
Un po' di speranza residua ci vuole, per tirare avanti. Il carpe diem oraziano non basta. L'uomo non può vivere solo l'istante.

Hesperia ha detto...

Bell'articolo Dionisio! A quando risale?
L'esperienza dello sradicamento è un'aspirazione del viaggiatore. Ne parla anche Stevenson nel libro "Emigrante per diletto" (altro libro di viaggi che ho omesso di citare). L'utopia di poter essere "tabula rasa" amalgamandosi con popoli nuovi, anche se poi non è per nulla realizzabile. Anche Kafka in "America" (altro romanzo sull'argomento). E "America primo amore" di Mario Soldati.
In fondo, quando affrontiamo nuovi mondi, ci portiamo pur sempre dietro chi siamo e da dove veniamo.

Josh ha detto...

molto bello il 'racconto' di Dionisio.

@Hesperia "rifondare la civiltà su altre basi"... sai che sembra '2022 i sopravvissuti' o le pagine finali di Fahreneith 451 di Ray Bradbury? Proverbiali, comunque...pensando a come siamo messi oggi.

Ah sì avevo letto del mio amato Chretien de Troyes e del Graal già nel tuo post originario...è che scrivendo in fretta il commento l'ho solo accostato e non l'ho messo in relazione con gli altri viaggi iniziatici di Apuleio e Apollonio Rodio che ho citato. Pur che la Quest medievale (non solo di Chretien...era un genere vastissimo) ha una fisionomia tutta sua particolare distinta dai viaggi esoterici della tarda classicità.

@Hesperia dici "resta chiaro che se andare a Parigi e a Londra costa meno che mangiare, insediarsi in altre realtà resta pur sempre duro, tenuto conto che un viaggiatore-emigrante poi deve mangiare, vestirsi e avere un alloggio."
Verissimo! E invece Franceschifo mesi fa diceva che gli italiani dovevano emigrare in tutta Eu o nel mondo a cercare lavoro: 1 mese a Parigi, 1 mese ad Hannover, 1 mese a Colonia, 1 mese a Londra...senza mai mettere radici, sempre a prestito, senza mai chiamare "CASA" niente, nessun dove e nessuno..."senza tetto nè legge" come il film di Agnes Varda, son questi gli ideali della "sinistra" venduta alla finanza: così quegli scarsi 800 eu/mese che piglierai te li mangi tutti in pensioncine o affitti e treni e trasferimenti continui senza mai mettere radici.

Franceschifo diceva anche che non troviamo lavoro perchè siamo sbagliati noi ad esser legati alla stanzialità e all'idea di casa di proprietà: diceva -mollare tutto per esser liberi di rincorrere il lavoro per il mondo! Questo è il futuro dgeli italiani....-
Che gli faresti ad uno così? Traditori della patria sono questi venduti!

Hesperia "E forse da tutto ciò se ne può dedurre che fermarsi ed essere stanziali per costruire la propria vita, viene considerato un lusso."
Ho viaggiato, mi sono fermato ...ma mi arrangerò e starò dove dico io. Eppoi è impossibile farmi cambiare idea, ho anche il Sole in IV casa:-) e una famiglia da badare qui che non si può spostare, ma a maggior ragione le sento insistenti queste sirene che vogliono nomadizzarci a forza.

Molto importanti gli altri testi che hai citato nei vari commenti....quando il viaggio aveva ancora soprasensi, libertà e ricerca più che costrizione e sopravvivenza,
o ricatto mondiale.

Hesperia ha detto...

Franceschifo mi fa impazzire dalle risate :-)))! Josh, ma cosa passa per la mente di costoro per inventarsi di simili corbellerie?
L'Italia dei numerosi corsi d'acqua, dei fiumi, e dei laghi, delle coste marine è nata come rifugio stanziale. L'Italia del borgo antico e dei cento e mille campanili, con le sue botteghe artigiane, con le sue officine, con le sue maestranze che si tramandano di padre in figlio, con le sue villette e coi suoi laboratori dietro casa, è rimasta a casa sua anche quando dovette emigrare. Tant'è vero che sono state proprio le rimesse dei nostri emigranti ad aver favorito il boom, bei tempi di cui rimane solo il ricordo. Senza contare qu

Ora che avevamo raggiunto un certo decoro diffuso, un po' di benessere, cosa dovremmo fare? regredire all'anno Zero e tornare a fare le trottole con le rumorose valige trolley, dormire come barboni all'aeroporto in attesa che qualche Bertolaso ci porti un pasto caldo ad aspettare i comodacci delle compagnie aeree sempre in agitazione? NO GRAZIE.
Per rispondere anche a quanto ha detto Sarc, nessun paese al mondo offre rifugi spirituali come il nostro.
Quando mio marito ebbe una sciatalgia alcune estati fa e io dovetti portarlo alle terme di Saturnia, mi accorsi che c'erano pievi e chiesette disseminate per la Maremma che offrivano affreschi e dipinti di Boninsegna e di Simone Martini, al mio stupito sguardo. Ecco fatto: questi sono itinerari spirituali che non necessitano di molto. E li abbiamo qui, dietro casa. Siamo fortunati, e nemmeno ce ne rendiamo conto. Per questo dobbiamo difenderci dall'idiozia. Compresa quella dei ns. politici.

dionisio ha detto...

Il tema del viaggio è affascinante e praticamente inesauribile. Fa parte della storia dell'umanità e se ne potrebbe scrivere per volumi e volumi. Io ne ho scritto saltuariamente, perché nella mia prima giovinezza il viaggio è stato - come posso dire? - il mio pane e formaggio. Qualcosa ho pubblicato sotto forma di articolo, negli anni scorsi, altre cose le ho nel cassetto, e forse resteranno lì per sempre - chisssà?
Il viaggio è un terreno di metafore, un giardino di simboli con cui si esprimono transizioni e trasformazioni d'ogni genere. Si attinge all'esperienza della mobilità umana per esprimere il significato della morte, intendendola come "trapasso", quello della struttura della vita definendola come "un cammino" o un "pellegrinaggio", quello del mutamento d'età (celebrato specialmente nelle culture primitive, in quelle evolute, almeno oggi, quasi per niente) o di condizione sociale (per esempio da quella di scapolo a quella di ammogliato) come un "passaggio" (ossia transito, attraversamento) mediante il rito che lo codifica. Il viaggio evidentemente è un agente e un modello di trasformazione, un'esperienza di mutamento familiare a tutti gli esseri umani dal momento in cui acquistano la possibilità di spostarsi da un luogo all'altro e quindi da una condizione all'altra. Coi termini latini experior ed experimentum, da cui "esperimento" si indicava l'esperienza come "cimento", come passaggio attraverso una forma d'azione che misurava la dimensione e la natura autentica della persona che l'intraprendeva, e alludeva anche alla concezione più generale degli effetti del viaggio sul viaggiatore. L'idea che il viaggio sia un'esperienza che mette alla prova e perfeziona il carattere del viaggiatore, che lo fa "crescere", risulta dall'aggettivo tedesco bewandert che oggi vuol dire "sagace" o "esperto" ma che originariamente qualificava proprio "chi aveva viaggiato molto". Similmente, una delle prime concettualizzazioni del viaggio come la "sopportazione d'una prova", come l' "affrontare un cimento" lo si trova nel termine inglese travail (viaggio).
Ma il significato del termine viaggio ha subito un'evoluzione anche storicamente. Ci torneremo ancora, se Dio vorrà.

gio88 ha detto...

Come sempre, post bello ed elegante. Mi permetto di dire che, nonostante abbia "solo" 21 anni, ho avuto l'occasione di viaggiare parecchio per il mondo, almeno rispetto ai miei coetanei, e per questo mi considero un po' privilegiato. In questi viaggi ho però avuto l'occasione di vedere come le grandi metropoli, pur affascinanti nei loro monumenti, sono in piena decadenza. La globalizzazione e la società multi-etnica le hanno rese sporche, degradate ed insicure, e sono giunto alla conclusione che se si vuole conoscere veramente un altro paese, bisogna evitare le metropoli, e rifugiarsi nei luoghi periferici e nelle località rurali. Ad esempio in Francia, ho preferito di gran lunga la "piccola" Avignone alla caotica e frenetica Parigi, oppure in Inghilterra ho trovato molto migliori gli stupendi paesaggi del Devonshire al melting-pot Londinese. Oppure, in America mi sono trovato molto meglio nelle campagne rispetto alle confusionarie Milwaukee e Chicago. La globalizzazione ha contribuito ad acuire il contrasto campagna/città, svilendo sempre di più queste ultime, ed elevando le campagne ad ultimo vero baluardo delle identità.

dionisio ha detto...

Direi che Gio88 ha capito perfettamente la situazione, nonostante la giovane età. Le identità dei popoli, laddove si conservano,sono ancora vive nelle piccole comunità e, per lo più, in ambiente rurale. Le metropoli sono tutte omologate al modello invivibile della città modernista, nemica dell'uomo e ostile ad ogni radicamento.
Non per niente io e Hesperia concordiamo sulla necessità, ove si voglia restare attaccati alla nostra identità, del ritorno all'agricoltura e all'artigianato (anche per tutelarci da quell'economia fasulla basata sulla carta straccia dei titoli di borsa in mano alle grandi lobby oligopolistiche che intossicano, letteralmente, l'economia reale e che oggi sono in grado di ridurre sul lastrico popoli e paesi con estrema facilità). Su questo terreno, l'Italia, in Europa, se ci si muove per tempo, potrebbe anche farcela, così come possono farcela comunità di nicchia d'altre parti del mondo. E, a proposito, attenzione alla Cina, paese che non ho mai visitato ma dal quale bisogna guardarsi perché, avendo fuso alla perfezione lo spirito del soviet col capitalismo più arrembante e sfrenato, e sviluppato ulteriormente un nazionalismo già fortissimo, potrebbe rivelarsi il fattore principale dello snaturamento definitivo delle identità dei popoli, soprattutto di quelli occidentali, per poi asservirli al loro mai sopito espansionismo.

Hesperia ha detto...

Grazie Gio88.
Concordo in tutto per tutto quando scrivi:

"La globalizzazione e la società multi-etnica le hanno rese sporche, degradate ed insicure, e sono giunto alla conclusione che se si vuole conoscere veramente un altro paese, bisogna evitare le metropoli".

Dionisio, L'Italia e l'Europa potrebbero anche farcela, solo se ci sarà la volontà di fare una virata a 180 gradi. Ma questo dipende dai popoli e non certo dalle élites che ci amministrano.
Oggi l'unico rifugio è nelle piccole realtà. Ma ovviamente mi chiedo fino a quando, tenuto conto che siamo così accerchiati? Poichè è il numero che alla fin fine fa la differenza.

Anonimo ha detto...

E' un bell'argomento trattato in modo coinvolgente. Mi potresti dire di chi sono i dipinti? Ciao
Francesco

Hesperia ha detto...

Grazie Francesco. Il primo dipinto accanto alla poesia di Baudelaire è di Matisse e si intitola appunto: "Luxe, calme et volupté", il secondo è di Turner (non ricordo il titolo, ma posso informarmi), il terzo è di Friedrich "Le scogliere di gesso". Ciao

Hesperia ha detto...

PS: il dipinto di W. Turner si intitola "Il vascello temerario". Siamo sempre in tema, come vedi.

Hesperia ha detto...

"Attenzione alla Cina, paese che non ho mai visitato ma dal quale bisogna guardarsi perché, avendo fuso alla perfezione lo spirito del soviet col capitalismo più arrembante e sfrenato, e sviluppato ulteriormente un nazionalismo già fortissimo, potrebbe rivelarsi il fattore principale dello snaturamento definitivo delle identità dei popoli, soprattutto di quelli occidentali, per poi asservirli al loro mai sopito espansionismo."

Dionisio, questo tuo cenno alla Cina fatto nella seconda parte del tuo intervento, è quanto mai pertinente. Inoltre è vero che coniuga nazionalismo, vetersovietismo, ma anche un economicismo e produttivismo sfrenato che si fa beffe di ogni diritto sindacale, e non disdegna sfruttare il lavoro minorile.

Di Mammi ha detto...

Hesperia
Riferendomi al tuo viaggio a Saturnia.
Se si esce dagli itinerari turistici classici come Pisa, Lucca, Firenze, Siena ormai appannaggio del turismo di massa un tanto al kg., ci sono moltissimi borghi medievali di sicuro interesse storico ed artistico
Una parte poco conosciuta è il Casentino, tuttalpiù qualcuno ricorda la battaglia di Campaldino.
E'una valle che si trova tra le provincie di Arezzo e Firenze,su questo percorso trovi il borgo di Poppi, metto due link: per descriverlo a parole, dovrei fare una superlenzuolata.

http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=poppi
http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=poppiguidi

Nel comune di questo paese, qui mi riallaccio al discorso di rifugiarsi in convento o abbazia, esiste l’Eremo di Camaldoli.
http://www.comune.poppi.ar.it/storia.asp
Si compone di due conventi, lontani uno dall’altro pochi km, il primo è ormai trasformato in albergo e dedito ad organizzare conferenze e convegni, ma è l’altro che è interessante: l’eremo vero e proprio dove i monaci conducono una vita osservando una regola molto ferrea. Clausura e non possono parlare, si riuniscono per pregare o per cantare inni sacri nel bellissimo coro ligneo della chiesa e poi rientrano nelle loro casette singole. Ci sono stato alcune volte e ogni volta mi sono posto una serie di domande: chi sono questi eremiti? Perché si sono isolati dal mondo? Vera ascesi o fuga dalla realtà?
Quello che da quasi tutti i commenti al post traspare: il rifugiarsi in “campagna” per sfuggire alla globalizzazione a me sembra una fuga dalla realtà.
Il rinchiudersi in zone limitate e protette mi ricorda molto il medioevo con i suoi castelli fortificati e abbazie imprendibili. Da un viaggio nel passato e pensando al futuro si ritorna al passato.
Ciao
Marcello/Sarc

Nessie ha detto...

Grazie Marcello! Davvero interessante Poppi e il Casentino, una zona montuosa che non conosco. Bello anche l'eremo di Camaldoli. Speriamo che i nuovi barbari siano clementi almeno quanto quelli del passato, dove, se non altro queste realtà le hanno lasciate in piedi, permettendo la salvezza di tanti preziosi manoscritti e opere.

Ho visitato molte parti della Garfagnana, anche quella zona appenninica, con borghi di alto interesse, come Barga, che conoscerai senz'altro ("L'ora di Barga" - Pascoli) e anche Castelvecchio.
Quanto al ritorno al passato, potremmo definirlo invece "ritorno al futuro", visto che il presente è inaccettabile. Inoltre pensa che prima c'erano tratti di ferrovia "umbertina" che collegavano direttamente l'Emilia Romagna alla Toscana nelle parti interni (la cosiddetta "porrettana") servita benissimo, che ora invece hanno creduto di far sparire. Dunque, mi pare che il Medio Evo e la barbarie sia l'OGGI e non l'ieri.
Pensa che la "porrettana" la prendeva perfino lo stesso Pascoli, quando da Bologna dov'era docente si rifugiava nel suo tosco eremo.

Marcello ha detto...

Hesperia
Visto che sei stata in Garfagnana e che non so se sei stata anche in Lunigiana, posto qualche notizia, io ci sono ritornato l’estate scorsa.
Da Castelvecchio Pascoli, con una settantina di km di curve, un vero spasso fatte con il mini cooper (per fortuna non ho incontrato autovelox)traversando la Lunigiana si arriva ad Aulla sulla statale della Cisa che va da Santo Stefano Magra (SP) a Parma. E’ una zona dove la Toscana, l’Emilia e la Liguria si intrecciano ed il tempo sembra essersi fermato.
Si incontrano incredibili paesi e borghi antichi, arroccati su profondi precipizi, siamo sulle Alpi Apuane che sono montagne non altissime ma molto scoscese, boschi verdissimi, laghetti, per lo più artificiali per vecchi impianti idroelettrici, fiumi e torrenti a non finire, la Grotta del Vento, con le sue stalattiti, stalagmiti e laghetto sotterraneo: siamo nell’area del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Da non perdere il sito archeologico di Luni, da cui il nome della zona, antica città romana poi medievale, con origini nel paleolitico. Ugualmente consigliabile una visita al locale museo archeologico.
Ci sono diversi interessanti paesi da visitare come Sarzana, Pontremoli, Fivizzano,che è al centro della Lunigiana, e tanti altri.
Per non parlare dei numerosi castelli medievali, tra cui quello dei Malaspina a Massa.
ciao
Marcello

alcuni link



Marcello ha detto...

http://www.mangiarino.com/index.php?/Luoghi-di-interesse/aulla.html

http://www.vacanzeinversilia.com/luni.html
http://www.lunigiana.com/castelli/

Hesperia ha detto...

Ah Marcé, ma vuoi che una Ligure non conosca Luni e la Lunigiana? Ma certo che ci sono stata. E per andare a Barga e a Castelvecchio, ho fatto proprio la strada che hai detto tu.
Mi è capitato di andare pure a Colonnata (Alpi Apuane) a mangiare pane e lardo: una bontà nella sua semplicità!
Ai cibi in relazione ai luoghi, poi bisognerà dedicare un post, non ti pare? :-)
Anche quella gastronomica dopotutto è cultura. Lo vedi che senza rendercene conto, siamo più fortunati di altri popoli?

Marcello ha detto...

Hesperia
non ricordavo che tu fossi ligure,pertanto non ti ho detto niente di nuovo, speriamo che serva a qualche visitatore del glog.

Un itinerario gastronomico, è pur sempre un viaggio, quindi in linea col tuo post...
Naturalmente, come si esce dalla Toscana,non è che si mangi e si beva poi così bene eheheh..

Un po' di campalinismo non guasta..
ciao
Marcello

Hesperia ha detto...

Il bello dell'essere Italiani, caro Marcello, è che ogni nativo di ogni regione, è convinto che come la sua non ci sia nessun altra, che la sua città natale sia più bella di qualunque altra e che la sua cucina sia la migliore cucina d'ogni altra. Perciò, ben vengano i campanili e i vituperati campanilismi ;-).
"Viaggio nella Valle del Po alla ricerca di cibi genuini", del resto, era il titolo di una bella trasmissione tv (eravamo ancora al bianco e nero) condotta da Mario Soldati e da Cesare Zavattini, due veri buongustai. Certo che sì, che anche quello è "viaggio".
Se poi vuoi passare alla degustaziome vini, è un altro viaggio anche quello. E, dato che sei toscano, presumo che come il Chianti o il Brunello (che poi è un sangiovese) non ci sia niente di meglio :-)

di Mammi ha detto...

Hesperia
l'idea di accostare viaggi nelle nostre regioni con itinerari, possibilmente lontani, almeno dal turismo di massa, alla degustazione
di vini e piatti caratteristici con la letteratura è interessante.

Tempo fa
dopo una discussione un po' accesa,in un gruppo, il cui contendere erano le percentuali dell'uvaggio del Chianti e da quali vitigni si dovessero prendere le uve, per smorzare un po', proposi un ditirambo del Redi.

Nei versi iniziali scrive, in pratica, che il vino fa buon sangue....

(nel post sono riprodotte due pagine di un'antica edizione,forse la prima visto il tipo di caratteri usati)

http://narrare-dimammi.blogspot.com/2009/04/nei-giorni-scorsi-nel-gruppo-si-e_27.html
ciao
Marcello

ps non scordiamo il Sassicaia forse il vino più costoso, che ci sia in circolazione, anche se esce un po' dalla tradizione toscana, dove per vinificare si usa principalmente, come vitigno, il sangiovese, in quanto è un cabernet.

dionisio ha detto...

A proposito della Lunigiana, vi racconto un episodio gustoso (e di quanto si è incoscienti da giovani). Quando mio figlio Davide era un bambino di tre anni, ho passato una ventina di giorni, d'estate, nella Lunigiana. Poiché allora facevo molte fotografie e a Luni (il bel sito archeologico di cui avete parlato) c'era un aeroporto per piccoli aerei che si potevano noleggiare per un breve volo, io ne noleggiai uno e, con mia moglie e mio figlio, mi imbarcai per fare delle foto. Volevo fotografare tutti i paesini circostanti dall'alto, ma avevo in mente soprattutto Nicola per via della sua originalissima conformazione ellittica, a forma di chiocciola. Dall'alto non riuscivo a inquadrarlo come volevo e continuavo a ripetere al pilota: "Vai più giù, vai più giù!", finché lui mi disse, seccato: "Non posso andare più giù perché rischiamo di cadere!". Mi s'è gelata la schiena: avevo portato mio figlio e mia moglie (erano entrambi interessati al volo perché per loro era il primo) e, nella mia incoscienza, li avrei esposti al rischio di cadere. Per fortuna il pilota (ricordo che si chiamava Paganini e aveva una trentina d'anni, pochi più dei miei) era, oltre che esperto di volo, molto più saggio e prudente di me.

Hesperia ha detto...

OT: Dionisio, ti ho già scritto in pvt, per ricordarti che Mary non potrà aggiornare il Giardino con il suo post, per impedimenti familiari. Perciò da lunedi puoi aggiornare tu, con l'argomento che avevi già predisposto.

Hai messo a rischio te stesso e la tua famiglia a Luni :-)

Hesperia ha detto...

Marcello, ma quanti account hai? Ormai faccio fatica a starti dietro.
Ho visto la pagina antica riprodotta e l'altro giorno in alcune trasmissioni specialistiche di enograstronomia ho visto che l'enoturismo delle cantine sta prendendo piede, soprattutto lì da voi e nel Monferrato.
Però non vorrei che anche lì nascessero le visite guidate preorganizzate per il solito business e che privassero i veri intenditori del piacere della scoperta.

di Mammi ha detto...

Hesperia
una curiosità:
"Parigi, 30 mag. - (Adnkronos) - Un poema autografo firmato da Charles Baudelaire (1821-1867) - ''un epigrafe'' scritta dopo la condanna della raccolta ''I fiori del male'' - e' stato aggiudicato ad un'asta di Sotheby's a Parigi per 192.750 euro. Si tratta di una cifra record per un foglio con una poesia manoscritta dello scrittore francese, che era stimato inizialmente 80.000 euro. Il cimelio autografo del 'poeta maledetto' e' stato al centro di un'accesa gara al rialzo tra quattro collezionisti."

Blog?
ho 3 blog principali.
uno per filosofia storia e cultura in genere
uno per i raccconti
e l'ultimo per la "monnezza" politica...
ciao