lunedì 6 dicembre 2010

Il mistero delle sorgenti del Nilo



La storia delle indagini e delle esplorazioni per scoprire quali fossero le sorgenti del Nilo riempie un capitolo vastissimo della vicenda del fiume africano, oltre che costituire una delle mystery-story più intriganti e affascinanti per più generazioni di uomini. La fisionomia ingarbugliatissima del territorio attraversato dal Nilo ha impedito per secoli di sciogliere l'enigma. Le sei cateratte a monte di Assuan ne impediscono la navigazione oltre questo limite e nei pressi della conca sudanese le acque si disperdono in un groviglio di acquitrini e paludi da cui è impossibile districarsi per ritrovare la via che consenta di risalire fino alle sorgenti. Peraltro, nel quinto secolo a. C. Erodoto aveva elaborato una sciagurata teoria sul Nilo che contribuì a creare una confusione destinata a durare per un tempo interminabile. Il famoso storico greco, infatti, aveva opinato che il Nilo coincidesse col Niger, l'altro grande fiume africano; secondo lui si trattava di uno stesso corso d'acqua che nasceva nell'Africa occidentale, attraversava la conca del Ciad e si dirigeva quindi verso l'Egitto. Una versione più vicina alla realtà venne invece avanzata nel secondo secolo d. C. da un altro greco, l'astronomo e geografo Tolomeo, il quale aveva consultato nella biblioteca di Alessandria le opere di Marino di Tiro (vissuto nel primo secolo), a loro volta ispirate dai racconti di Diogene, ardimentoso esploratore ante litteram della costa orientale dell'Africa. Basandosi sulle indicazioni ricavate da quelle letture, Tolomeo tracciò una carta in cui comparivano le imponenti montagne della Luna cinte di nevi, alle cui pendici settentrionali disegnò una regione lacustre da cui fioriva un primo fiume che andava a confluire, più o meno all'altezza della città nubiana Meroe, in un secondo emissario proveniente da un lago situato più a sud. Le scoperte degli esploratori europei confermeranno proprio questo schema, da sempre ritenuto sospetto a causa dell'ampio credito riservato a Erodoto in Europa. Gli antichi, quindi, avevano già individuato i principali elementi geografici dell'alto corso del Nilo, essenziali per spiegarne l'origine: montagne elevate, laghi e – componente cruciale – un grande affluente sulla riva destra. Ma quest'ultimo complicava ulteriormente le ricerche, in quanto vi erano due fiumi da scoprire: quello che sarà poi chiamato il Nilo Azzurro, che rampolla e scende dall'altopiano etiopico, e il Nilo Bianco, che si sviluppa nel cuore dell'Africa. Tra l'altro, Diogene aveva già intuito l'inutilità di risalire il Nilo: occorreva cercare le sorgenti partendo dalla costa dell'oceano Indiano, proprio come poi faranno gli esploratori europei.

L'aristocratico scozzese James Bruce, scopritore intorno al 1765 del lago Tana situato sull'altopiano etiopico, dal quale, attraverso le maestose cascate del Tissisat, nasceva un corso d'acqua diretto verso il Sudan, individuò per primo la sorgente del ramo orientale del fiume, ossia il Nilo Azzurro, mentre la sorgente del ramo occidentale, il Nilo Bianco, fu scoperta solo nel 1857, dopo un’infinità di altri tentativi falliti, a seguito della spedizione di due ufficiali inglesi, John Hanning Speke e Richard Burton. La spedizione, organizzata all'isola di Zanzibar, era stata promossa con ampi finanziamenti dalla Royal Geographical Society, ma si rivelò irta di difficoltà d'ogni genere, sfibrante per la lunghezza e asperità del percorso ed estremamente perniciosa per la salute dei due esploratori; tanto che sarà il solo Speke, dal momento che Burton, troppo malato, era stato costretto a fermarsi, a raggiungere la sorgente, quella sorta di grande mare interno rappresentato dal lago più vasto dell'Africa (68.000 chilometri quadrati) battezzato dallo stesso Speke Lago Vittoria in onore della regina inglese e che, con l'ausilio dei più piccoli laghi adiacenti e ad esso comunicanti, alimenta il corso d'acqua che giungerà fino alla costa mediterranea.

Questa, molto sinteticamente, la storia dei momenti più salienti delle avventurose esplorazioni che approdarono alla conoscenza delle sorgenti del Nilo. Ma il regime estremamente complesso dell'afflusso delle acque in Egitto è stato decifrato, in effetti, solo in epoca recente. Sulla regione dei grandi laghi equatoriali da cui prende le mosse il fiume immortale si abbattono, annualmente, le copiose piogge africane in primavera. Ma l'acqua proveniente dai laghi gonfiati da tali precipitazioni non arriverebbero che in misura inadeguata in Egitto, poiché l'evaporazione in atto nei bacini sudanesi del Nilo Bianco, molto intensa, ne assorbe una quantità ingentissima. Fortunatamente il fiume beneficia di un secondo e più importante apporto di acque, quello dovuto ai monsoni degli altipiani dell'Abissinia, che scaricano sul Nilo Azzurro piogge cospicue trascinanti con sé, oltretutto, il prezioso limo strappato alle terre vulcaniche dell'Alta Abissinia. Ciò che resta del flusso partito dai laghi tropicali tra maggio e giugno comincia a giungere in Egitto a luglio, ma immediatamente dopo segue quello, più ricco, proveniente dall'Abissinia, dove il massimo di precipitazioni si riscontra da giugno a ottobre. La piena del Nilo si verifica quindi in piena estate e ciò è di fondamentale importanza in un paese dal clima sahariano, dove la massima temperatura si manifesta in luglio e in agosto e dove il suolo, perciò, si ricopre di acque proprio all'epoca in cui il solleone minaccerebbe di essiccare e annientare ogni coltivazione; mentre d'inverno, allorché il sole è considerevolmente più mite, le acque regolari del fiume bastano ad alimentare le colture anche con i sistemi tradizionali di irrigazione, già usati al tempo dei faraoni, costituiti da canali scavati rudimentalmente e da piccoli sbarramenti di legno e fibre intrecciate.
Questo meccanismo così preciso poteva – com'è facile immaginare – incepparsi e provocare disastri con estrema facilità: bastava appena un ritardo delle piogge da una delle località di provenienza delle acque per determinare una piena inadeguata o irrilevante. Oggi che il complesso sistema di flussi e deflussi del Nilo ci è perfettamente noto, l'uomo ha cercato di porvi rimedio costruendo una diga imponente, quella di Assuan, capace di garantire una sorta di immagazzinaggio permanente dell'acqua volta ad attuare una piena artificiale a portata regolare, in grado di sovvenire ai bisogni agricoli di ogni stagione con l'utilizzazione metodica e mirata delle acque del fiume; una distribuzione razionale delle acque utilissima per garantire una cospicua produzione agricola per tutta la durata dell’anno. Peccato sia stata resa vana dall’abnorme aumento della popolazione egiziana verificatasi proprio dopo la costruzione della diga; una popolazione giunta oggi a ben ottanta milioni di individui, costretti a vivere, per giunta, tutti ammassati a ridosso del Nilo, il solo territorio coltivabile poiché, com’è noto, il resto dell’Egitto non è altro che un vasto deserto infecondo.

Le immagini, nell'ordine: stampa ottocentesca delle esplorazioni del Nilo; mappa del percorso del Nilo con i due rami che l'alimentano: a destra il Nilo azzurro, a sinistra il Nilo Bianco; le cascate del lago Tissisat; John Hanning Speke e Richard Burton; il Nilo in piena; pianta di papiro che cresce sulle rive del Nilo; veduta della zona desertica dell'Egitto, quella che si estende tutto intorno al percorso del Nilo.

Dionisio

16 commenti:

Hesperia ha detto...

Dionisio , mi hai fatto venire voglia di fare un bel viaggetto lungo il Nilo, zona che penso tu abbia visitato e che conosca bene. Mi sono sempre chiesta come si fa a fare dei fogli di papiro con una pianticella che ha le foglie così sottili.
Mi dicono amici che sono stati in Egitto che i migliori archelogi sono tutti inglesi e che è a loro che gli egiziani devono la scoperta dei gran parte dei siti archeologici. Tra l'altro, mi dicono che gli egiziani li tengono assai male, ed è un peccato.
Un'ultima cosa: perchè si parla di Nilo bianco e Nilo azzurro? E' in base al colore delle acque ?

Dionisio ha detto...

Sì, Hesperia, conosco abbastanza bene l'Egitto perché l'ho visitato a lungo (però più di quindici anni fa e non ci torno più perché so che il paese di allora non esiste più) e ne ho studiato abbastanza la storia,sia antica che moderna. Non mi stupisce che gli egiziani non curino troppo i siti archeologici perché l'Egitto oggi è talmente sovraffollato (quella parte d'Egitto dove si può vivere stanzialmente, cioè solo presso le rive del Nilo) che averne cura dev'essere un'impresa pressoché impossibile.
Il nome dei due rami del Nilo, Azzurro e Bianco, sarebbe dovuto, secondo una diceria, al loro colore, ma è chiaramente una leggenda (naturalmente può anche darsi che un tempo in qualche occasione alcune zone dell'uno risultassero particolarmente azzurre e dell'altro bianche per via della presenza di qualche alga o per altra ragione), perché entrambi oggi sono per lo più color piombo o color fango. Del resto anche ai tempi dei faraoni il fiume assumeva questi colori per via della presenza del limo, il fango proveniente dagli altipiani abissini che contribuiva alla fertilità del terreno ai fianchi del Nilo, altrimenti piuttosto sabbioso (come si può constatare quando l'opera del fiume s'interrompe e il colore del terreno muta bruscamente, perché dal verde e marrone del terreno fertile si passa di colpo all'ocra della sabbia desertica.

Josh ha detto...

tema affascinante.
Erodoto ha scritto libri di storia che sono un piacere leggere: peccato però per l'imprecisione su questo argomento:-)

Si conferma la narrazione per ampi periodi lussureggianti di Dionisio.
Mi sa che non solo hai visitato l'Egitto in modo approfondito, ma sembra che tu abbia ripercorso di persona nei luoghi la spedizione di John Hanning Speke e Richard Burton. Mi sbaglio?

Marcello di Mammi ha detto...

Dionisio
"Ecco che scendono le acque della vita che sono nel cielo .
Ecco che affiorano le acque della vita che sono nella terra .."

"O Osiride! Viene l'inondazione,arriva a fiotti l'abbondanza. E' la stagione della piena, che s'alza dal torrente proveniente da Osiride (O Re)che il cielo possa farti nascere come Orione "
Tratti dai testi delle Piramidi.


Nella tradizione egizia troviamo l'immagine di cieli dove esseri divini navigano sulle "acque delle grandi altezze" si capisce così perchè al Nilo, oltre alla sorgente terrestre se ne attribuisce anche una celeste.
Il Nilo con i suoi periodici movimenti di crescita e diminuizione è collegato al mito di Osiride, il principio divino dell'eterno ritorno, del ciclo morte e rinascita.
Chissà se Nietzsche pensava a questo con il suo eterno ritorno.

Si può ipotizzare che il Nilo azzurro e il Nilo bianco rappresentino questo aspetto duale del fiume: Celeste e terreno.
ciao

Josh ha detto...

Marcello, bentrovato, è un po' che non ti leggevo.
un intervento suggestivo di grande poesia.

Marcello di Mammi ha detto...

Josh
ho avuto qualche problema di troppo...
ciao e grazie

stefano ha detto...

Sottoscrivo. I beni archeologici egiziani sono tenuti malissimo. L'Egitto è densamente popolato e al Cairo in molte abitazioni ci sono le fogne a cielo aperto coi bambini che giocano proprio lì. In compenso il paesaggio marino (i parchi acquatici del Mar rosso) e le sorgenti del Nilo sono paesaggi stupendi.
Se non sbaglio anche Livingstone, un famoso esploratore dell'età vittoriana, si spinse alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Ma nel cercarle si spinse in realtà troppo ad ovest, fino a raggiungere il fiume Lualaba che altro non è che la parte iniziale del fiume Congo, ma che Livingstone erroneamente considerò essere il Nilo.

Dionisio ha detto...

Josh, Marcello, il pezzo sul mistero delle sorgenti (che avete letto) è solo un frammento di un articolo molto più lungo che cominciava così:
Viaggiare in Egitto significa percorrere o costeggiare un fiume, anzi, il fiume, il corso fluviale per antonomasia, quel Nilo il cui nome è antico quanto un mito, poiché l'Egitto si identifica e risolve in quel fiume, al quale deve la sua stessa vita, oltre che il suo straordinario percorso storico, la grandiosa vicenda umana e culturale che ad esso si è intrecciata nei secoli. Non per nulla gli antichi greci chiamavano il Nilo Egitto, come ricorderà il lettore dell'Odissea, dove Omero scrive invariabilmente Egitto per Nilo. Più tardi Erodoto dirà espressamente che l'Egitto è un dono del Nilo. D'altronde gli stessi egizi distinguevano nettamente il suolo che consideravano la loro patria, quello dal quale traevano la vita, chiamandolo Keme, “Terra Nera” in riferimento al limo depositato dalle piene del fiume sul terreno per fecondarlo e renderlo ferace, dal deserto circostante indicato con l'epiteto poco rassicurante di Dashre, letteralmente “Terra Rossa” ma anche luogo ostile, infecondo, dove alberga la morte. Il Nilo E'l'Egitto; è la linfa vitale, lo stesso principio della vita; tanto che gli egizi non si limitavano a considerarlo una patria, ma ne fecero addirittura un dio, Api, componendo in suo onore inni di festosa adorazione:
"Salute a te, Api, esci dalla terra e giungi a dar vita a Keme,/
onda che ti spandi sugli orti per dar vita a tutto ciò che ha sete.../
Quando tu straripi, o Api, la terra urla di gioia, ogni ventre è in festa,/
ogni dorso è scosso dalle risa, ogni dente mastica..."
Mi fermo qui, altrimenti faccio una lenzuolata enorme. E' solo un ulteriore pezzetto che testimonia il mio interesse e, diciamo pure, il mio amore per l'Egitto e quindi per il Nilo. L'ho conosciuto bene, il fiume immortale, l'ho percorso anche su una di quelle vecchie carrette di qualche anno fa (simili alle barche che navigavano sul Mississippi ai tempi del Far West) da Assuan a Wadi Halfa (un viaggo mitico, con bellissime nubiane avvolte in manti bianchi che passeggiavano sul ponte: sembravano Madonne dalla pelle ambrata, tanto erano stupende). Poi da Wadi Halfa in treno (quattro giorni di viaggio nel deserto, faticosissimo ma forse anche per questo mitico) per arrivare a Karthum, proprio dove avviene la congiunzione tra il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco.

Dionisio ha detto...

Ho un altro pezzetto in cui rievoco il momento dell'imbarco sulla nave in partenza da Assuan.
"L'unico europeo, anzi l'unico bianco, ero io; gli altri erano tutti di pelle nera, nubiani d'alta statura avvolti nell'ampia veste bianca lunga fino ai piedi, con lineamenti regolari sotto la crespa capigliatura, facce a dire il vero più camitiche che negridi, talvolta assai belle, e con membra straordinariamente lunghe e flessuose non prive, nei movimenti, d'una sobria e noncurante eleganza... D'un tratto, come una visione, comparve una nubiana di superba bellezza, incedente con andatura regale nella sua veste biblica. Il volto sembrava uscito da un'icona preziosa: gli occhi, sotto gli archi sottili delle sopracciglia, erano quasi abbaglianti nella loro profonda luminosità interiore; il naso leggermente aquilino, con alette deliziosamente arrotondate, si inarcava appena su una bocca grande e carnosa stupendamente disegnata; la pelle era scura, d'una sfumatura rossiccia, ma levigata e tenera come quella d'un frutto prelibato; il capo stava avvolto in un madonnesco velo trasparente, dai riflessi azzurrini. Temo d'averla fissata con occhi attoniti, incantati, a bocca aperta. Lei non mi degnò d'uno sguardo, ma nella gravità della bocca strettamente suggellata c'era come un'impazienza e forse una supplica: probabilmente d'essere ignorata, rispettata nel suo desiderio di riservatezza, non già sottoposta agli sguardi insistenti a cui senza dubbio gli uomini la sottoponevano continuamente... Con mia meraviglia era apparsa; con mio rammarico dileguò; ebbi appena il tempo di vederla eclissarsi in qualche recesso del piano sottostante".
Recentemente ho letto che Lino Pellegrini, grande giornalista che ha girato tutto il mondo (ora quasi centenario) ha sostenuto che le donne più belle del mondo sono le nubiane. Per quel poco che ne ho visto personalmente, posso confermarlo.

Josh ha detto...

il Nilo è infatti antico come un mito, vera ragione d'essere di tutta la regione e della storia antica egiziana.
E' vero, in Omero c'è l'identificazione Nilo_Egitto...a ragion veduta, a dire che anche da un punto di vista lessicale erano uno la causa sine qua non dell'altro.

Il tuo viaggio deve esser stato leggendario, da quel che leggo. :-)
Come dici, oggi sarebbe tutto un altro paio di maniche andare negli stessi luoghi, ripercorrere gli stessi passi: negli ultimi anni l'Egitto è molto cambiato, c'è un diverso clima.

Josh ha detto...

A proposito, Hesperia notava 2 o 3 post fa, che non sempre c'è tantissima musica sul Giardino delle Esperidi.

Provvedo anche stavolta alla colonna sonora:
dato l'argomento, l'"Aida" di Verdi.. è un must:-)

Per me c'entra moltissimo con il post.
L'opera è in 4 atti, testo di Antonio Ghislanzoni, su soggetto di Auguste Mariette. La prima ebbe luogo alla Khedivial Opera House del Cairo il 24 dicembre 1871, dir. Giovanni Bottesini.

Tutto iniziò quando Ismail Pascià, governatore d'Egitto, commissionò un inno a Verdi per celebrare l'apertura del Canale di Suez nel 1869, con la promessa di 80.000 franchi; Verdi rifiutò, dicendo che non scriveva musica su commissione. Compose poi l'Aida per l'inaugurazione del nuovo Teatro del Cairo, anche se la prima slittò e il Teatro venne inaugurato col Rigoletto, e solo in seguito con Aida.

Anche per chi non conosce tutta l'opera, sono famose:
_Celeste Aida
_Su del Nilo le dorate rive
_Rivedrai le foreste imbalsamate

Per il mio gusto, mitiche le incisioni con la Tebaldi.

Hesperia ha detto...

Bravo Josh, che hai ricordato nel nostro melodramma, un periodo in cui l'Egitto era considerato " territorio esotico". Ora invece coi viaggi organizzati è tutto più a portata di mano e coi depliants, i poster, l'inflazione di immagini e i vari documentari, l'effetto-meraviglia va a farsi benedire.
Sì, davvero sublime la Tebaldi.

Josh ha detto...

Sì è vero Hesperia, ancora nell'Aida e per qualche decennio l'Egitto fu un territorio esotico-mitico, per cui referente di un immaginario incontaminato.

Molto più recente la commercializzazione dell'immagine dell'Egitto, i viaggi organizzati, ma anche i clubmed, i villaggi vacanza totalmente estranei allo spirito originario del viaggio in quei luoghi;
ma va anche segnalato accanto al turismo di massa e poco colto, un insasprirsi del fondamentalismo islamico proprio in terra egiziana, che ha osteggiato anche alcune tradizioni locali e colore precedenti.

Dionisio ha detto...

Per chi, come me, ha dedicato buona parte della sua prima giovinezza ai viaggi, ha moltissimo da recriminare rispetto all’avvento del turismo di massa di oggi, capace di creare più danni d’un’invasione devastante di locuste. Il senso del viaggio quale occasione di conoscenza, di crescita spirituale e culturale, di godimento estetico (tutte categorie dello spirito che esigono l’approccio individuale al “diverso”) ai giorni nostri è scomparso. Riporto solo questa mia esperienza, a proposito dell'Egitto, dove sono stato un paio di volte, la prima tantissini anni fa, la seconda quindici anni o giù di lì (ma il discorso si può applicare a tanti luoghi magici che ho visitato in passato). Quando arrivai in Egitto la prima volta, le piramidi erano piuttosto remote nel deserto, con la sfinge solitaria al loro fianco. Ci si arrivava con un taxi sgangherato e, una volta scesi, si era soli al cospetto di quelle creazioni strabilianti, uniche nel loro genere di monumenti eretti ad uomini-dei, quali erano considerati i faraoni, per propiziarne l’accostamento al dio-sole, Amun-Ra (Horus quando nasce e Aton quando tramonta), la massima divinità dell’antico Egitto. Era – sembra strano dirlo oggi – un’esperienza sublime. La vista alla valle dei Re si realizzava dietro una svelta guida adolescente a dorso d’un asino (la visita di tutte le tombe principali richiedeva quasi l’intera giornata). Decine di feluche si disputavano sulle rive del Nilo i favori dei rari viaggiatori. Per arrivare ad Abu Simbel (ma io quella prima volta andai oltre col battello, fino alla prima cataratta) si viaggiava su una di quelle piccole navi con avanzamento a ruota simili a quelle che navigavano un tempo sul fiume Mississippi,sì, proprio quelle che vediamo talvolta in certi film western. E Il Cairo era un luogo col fascino della città araba ma soprattutto mediterranea, simile per tanti versi alla Napoli di allora, col suo allegro vocio, coi suoi tanti caffé all’aperto, la sua gente cordiale e scanzonata. Oggi la città, cresciuta smisuratamente, circonda addirittura le piramidi (abolendo quindi tutto il loro fascino di luoghi sacri), ed è diventata un’ecatombe di edifici degradati, marciapiedi dissestati, sopraelevate vorticose, brulichio di sovrappopolazione che incombe con densità pullulante e foltissima su ogni metro quadrato.Code mostruose di turisti vocianti si affollano davanti ad ogni tomba di Sakkara. Le feluche sono scomparse, sostituite da aliscafi sgangherati (simili, ma solo in questo, ai vecchi taxi d’una volta) che solcano il Nilo, il fiume immortale, sciando a tutta velocità e riempiendo l’aria del loro suono sgradevole e assordante. Anche ad Abu Simbel oggi si arriva con aliscafi gremiti di turisti che, una volta giunti nel luogo magico, lo trasformano immediatamente in una specie di volgare e chiassoso luna park.
Quanti altri luoghi di grande bellezza e suggestione sono diventati così…! Peccato. Soprattutto per i nostri nipoti e i loro figli. I quali, forse, riscopriranno la magia del viaggio in un autentico “altrove” quando cominceranno i voli interplanetari.

marshall ha detto...

Storia avvincente, Dionisio, che m'ha riportato indietro, ai tempi del mio grande innamoramento per l'Antico Egitto.
Non sono mai stato in quella terra, ma della sua storia antica ho conosciuto parecchio, attraverso libri, documentari e filmati vari. Conoscenze ormai assopite da tempo, risvegliate ora dal tuo racconto-reportage.
Del complesso del lungo tragitto del Nilo (oltre 6000 km), della valle del Nilo e delle sei cateratte ne fa anche una meticolosa descrizione il lungo avvincente romanzo semi storico di Wilbur Smith, Il dio del fiume. Credo anche di ricordare che nel romanzo l'autore faccia arrivare alcuni dei protagonisti sopravvissuti alle alle immani durezze e difficoltà del viaggio (il romanzo è ambientato al tempo dei Faraoni), fino alle sorgenti del Nilo.

pat&dumè ha detto...

Ciao, sono passata per caso, ho letto il tuo commento al viaggio in Egitto, non posso fare altro che condividere il tuo pensiero. La facilità di muoversi di oggi non fa che portare persone impreparate in luoghi magici.
Un vero peccato!
Complimenti per il tuo bellissimo blog: tornerò a trovarti...