mercoledì 30 gennaio 2013

Alfredo Protti e il Novecento sensuale



Figura fin troppo negletta nella memoria recente della nostra pittura,

Alfredo Protti (Bologna, 1882-1949) inizia nella sua città, all'Accademia delle Belle Arti, come allievo di Domenico Ferri, e compagno dei pittori Cesarini e Valeri.
L'artista dichiarerà in seguito di esser divenuto pittore di fama, all'epoca, grazie al lavoro intenso presso le gallerie italiane ed estere, e non tanto sotto l'egida dei suoi maestri.


Fin da principio, il Nostro aderisce a vari movimenti di rinnovamento culturale e pittorico, dalla costante antiaccademica e scapigliata fino ad assorbire l'humus delle avanguardie europee, Secessione compresa.
Ma è anche vero che ne fu parte, senza spingersi mai all'estremo sperimentale di queste correnti, e senza infrangere mai il paradigma della visione godibile.
Fu con i secessionisti bolognesi, con Corsi, Pizzirani, Fioresi, Romagnoli. Pur all'interno dei modi secessionisti, si rinvengono in Protti reminiscenze pittoriche ancora da Sargent, Whistler, Klimt, Renoir, Matisse.


Se si è soliti datare l'esordio al 1905, con il dipinto "Ritratto di fattorino", presto Protti si dedica ad approfondire il tema prediletto:
la figura femminile, solitamente colta in interni dall'ambientazione intima, in un alone di luce e particolari domestici, con la costante di una sensualità accesa.
La pennellata è agile e sfumata, l'atmosfera curata e controllata tra sapienti luminismi, c'è talvolta un velo di malinconia, ma manca l'idealizzazione della figura femminile grazie a un tocco di realismo che contribuisce ad avvicinare la donna allo spettatore, in tutta la sua fisicità.


Le donne di Protti sono diverse dalle donne allegoriche del Simbolismo e del Divisionismo, e simboleggiano piuttosto il nuovo femminile che vuole conquistare la società moderna.


La sua pittura riscosse successo,
risultando un insieme di tradizione e innovazione, nonostante il tema erotico affrontato quasi spudoratamente:
la maestria, oltre alla tecnica, oltre alla scelta della tipologia particolare di visione, risiedeva anche nel non infrangere il buon gusto, pur nella proposizione piuttosto diretta, per l'epoca, dei soggetti.

Lo sguardo è erotico, a volte sognante, a volte semplicemente sensuale. A volte la sensualità è più suggerita, a volte palese.







Un erotismo, quello di Protti, più pervaso dalla gioia dei sensi tipica della gaudente Bologna, senza però arrivare alla teorizzazione e ipostatizzazione della "part maudite", per dirla alla Georges Bataille, non particolarmente fosco nè decadente.



Per Ragghianti, Protti era una delle figure chiave della Bologna del Novecento, che contribuirono ad aggiornare la sensibilità del nostro paese.
Contemporaneo di Boccioni, Severini e Morandi, Protti seguì una carriera indipendente dai movimenti d'avanguardia più di rottura del suo tempo, mantenendosi lontano dal Futurismo, e dalla pittura Metafisica.


Dai primi anni del Novecento espone frequentemente, ed è premiato alle mostre dell'Associazione Francesco Francia e al Premio Curlandese delle Belle Arti. Prende parte a mostre italiane ed internazionali: dal 1908 è a Milano all'Esposizione Nazionale di Belle Arti della Permanente (e di nuovo, nel 1910 e nel 1912), alla Biennale di Venezia (1909-1926), dal 1913 al 1915  alle Esposizioni Internazionali della Secessione a Roma, e ancora a Napoli e alla Quadriennale di Torino.

La fama nella sua epoca gli arride tanto che le sue opere sono note a Parigi, a Buenos Aires, a San Francisco, a Monaco, a Pittsburgh, a Barcellona e Zurigo. Vincerà anche la Cattedra di Pittura dell'Accademia a Ravenna nel 1920, e a Bologna nel 1931 per l'Accademia di Belle Arti, poi la Cattedra di Figura del Liceo Artistico nel 1940.
Col tempo, verso la fine degli anni 20, inizia un calo di popolarità, ma anche un suo distaccarsi dell'incipiente arte di regime, che sarà distante dal suo modo di sentire.


Nel corso degli anni, Protti rimane comunque fedele allo stile 'emiliano', è compreso dalla borghesia internazionale, che vi trova, accanto a suggerimenti della Secessione, anche che la rottura con il passato non giunge mai nel suo caso all'inconciliabilità con la tradizione, dal momento che permangono nei suoi dipinti elementi di evidente Naturalismo e Post-Impressionismo, ma anche influssi del 1700, di temi e spunti della pittura francese, una sorta di eredità aggiornata anche da Fragonard e Boucher.


Solo tra gli anni 30 e 40 Protti abbandona il nudo femminile, per optare per paesaggi, nature morte, e temi questa volta più vicini alla raffigurazione di una vita familiare come vista dall'interno, mentre la costante rimane l'accentuarsi della sua interpretazione intimista del reale.

(sotto, Autoritratto con la moglie)



70 opere di Protti sono l'argomento della mostra a lui dedicata a Bologna, Palazzo d'Accursio, curata da Alessandra Sandrolini, in collaborazione col MAMbo (Museo Arte Moderna Bologna).
Aperta al pubblico con ingresso libero dal 20 dicembre 2012 al 4 febbraio 2013.
associazione bologna per le arti
Catalogo: Grafiche dell’Artiere

(sotto, la targa presso il palazzo in cui visse, in Via Mazzini 2/3)



Palazzo D’Accursio
Sala d’Ercole, Manica Lunga, Sala Farnese
Piazza Maggiore 6, Bologna
Ingresso libero

nello stesso periodo, accadeva a Bologna...Artefiera

Josh

26 commenti:

Hesperia ha detto...

Dunque la mostra ce l'hai dietro casa, vedo.

Stupendi dipinti,morbidi e di grande sensualità e bellezza. Protti mi ricorda un po' il De Nittis, sbaglio?

Certamente è lontano dagli avanguardismi e siamo al rispetto e all'esaltazione (sana e artigianale) della figura umana.

Hesperia ha detto...

Sul De Nittis, Mary ci fece un post qui nel Giardino che certamente ricorderai:

http://esperidi.blogspot.it/search?q=de+nittis

Si potrebbe tuttavia, parlare di scuola bolognese, dato che dal Correggio in su, emerge l'opulenza o comunque la corporeità voluttuosa della figura.

Josh ha detto...

sì la mostra è dietro casa, e l'ho già vista. :-)
dal vivo è, come sempre, mooolto meglio.

Peccato che chiuda il 4 febbraio, ma avevo scritto post su altri argomenti le settimane scorse e così ci siamo arrivati solo ora.

Nel frattempo è finita anche quella a Firenze sugli anni 30 che era anche quella da Sindrome di Stendhal

Josh ha detto...

uhm...De Nittis (altro grande da tenere presnete, uno spettacolo!)
aveva però un piede in più nel 1800...

mescolava a modo suo tratti del naturalismo-verismo, e dell'impressionismo.

Non aveva nulla della Secessione (qui invece alcuni corpi sono a volte rococo a volte Klimt-iani in Protti)

e certo De Nittis non aveva come quasi unico soggetto la donna....molti suoi paesaggi sono magistrali, cosa che in Protti non troviamo

Josh ha detto...

Inutile negarlo...esiste se non proprio una scuola bolognese (...c'è, ma in ogni epoca si attribuisce alla cosiddetta scuola bolognese un tratto diverso all'interno dei vari stili)
un leitmotiv tipico bolognese, che ora sottolinea la carnalità, la sensualità, a volte il realismo e la concretezza, a volte più gaudente a volte semplicemente più...incarnata, con una certa dolcezza...
ma la cifra è bene o male quella.

Josh ha detto...

p.s.

spiego meglio, stavo compilando il listone, poi l'ho trovata già fatta.

Ho capito quel che vuoi dire sullo stile bolognese e scuola bolognese, ed è una cosa vera, avendo presente i pittori e certi elementi ricorrenti.

Però nella periodizazione solita della storia dell'arte,
per "scuola bolognese" s'intende in particolare solo questo periodo ben definito, con questi autori:

http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_bolognese_di_pittura

cominciando dal primo...c'è un mio vecchio post su Amico Aspertini

http://esperidi.blogspot.it/2008/09/amico-aspertini-orbis-pictus.html

Hesperia ha detto...

Sì in effetti sì. Più che scuola, è una cifra stilistica che permea nella pittura bolognese in varie epoche. Ricordo benissimo Amico Aspertini. Ed è più che vero che ogni regione ha i suoi artisti ben caratterizzati sia nelle arti figurative che nella letteratura.

Josh ha detto...

volendo aggiungere qualcosa,
tra le influenze che si notano di più nei dipinti:

_il quinto, nel modo di rappresentare la figura è quasi liberty.
O comunque si inserisce in un filone linee sinuose-primo Novecento

_il sesto sembra invece molto pieno Ottocento per un verso; diversamente rivorda certe figur di Degas, anche per il tipo di pennellata adoperata.

Josh ha detto...

_l'ottavo, per la posa, il tipo di silhouette femminile, ha una struttura della figurazione tipico di certa Secessione:
siamo in un interno ben definito, decorativo anche se non al massimo del decorativismo cui giungerà Klimt.

_il decimo...sembriamo nuovamente in pieno Ottocento francese anche
se la mossa accennata dalla figura, simil-minuetto, ricorda addirittura il 1700.

Hesperia ha detto...

E' la nona immagine del dipinto che richiama di più Klimt (quello della donna dormiente avvolta nel lenzuolo, per intenderci) ed è quella che mi piace di meno, perché meno originale, a mio avviso.

Josh ha detto...

Dipende....:-)
la dormiente che dici richiama Klimt,
se intendiamo il Klimt iniziale, dei primi lavori, delle donne abbondanti e tra i drappi chiari o bianchi, o i nudi....quando era ancora molto legato al disegno e alla plasticità dei corpi....

perchè se pensiamo al Klimt della decorazione delle banche e della sede della Posta, con gli inserti oro, le pietre, i rilievi,
un qualcosa del tardomaturo Klimt (che asciuga e geometrizza la figura, incastonandola tra le pietre e i metalli, i ricami dei tessuti) ce l'ha anche l'ottavo.

Hesperia ha detto...

Il primo Klimt che hai citato, quello dei drappi, naturalmente.

Sympatros ha detto...

Il nudo di donna, senza sottintesi intellettualistici, un nudo carico di sensualità ma non atteggiato, un nudo godibile in cui intanto il proibito è provvisoriamente dimenticato, anche se è nudo ruspante e in carne che solo un paese cattolico e mediterraneo puo' far sognare. Un nudo che resta ai margini della modernità e infatti l'intelletto dominante europeo si appresta a fare a brani a sbranare la figura…il corpo delle demoiselles d'Avignon non spinge alla sensualità e all'erotismo deomestico dei comuni mortali.

Josh ha detto...

Tutto vero, Sympatros,
anche un certo tipo di visione che scaturisce proprio dall'essere insieme sia cattolici (anche chi non pratica, per influenza culturale e forma mentis) e morbidamente goderecci mediterranei:-)

La pittura "moderna-contemporanea" con la distruzione non solo della figura, ma presto di ogni figurativo, non tocca mai le corde di Protti.

Hai come sempre il senso della storia, del divenire del fare arte.

Hesperia ha detto...

"Un nudo che resta ai margini della modernità e infatti l'intelletto dominante europeo si appresta a fare a brani a sbranare la figura…il corpo delle demoiselles d'Avignon non spinge alla sensualità e all'erotismo deomestico dei comuni mortali."

Interessante questa notazione di Sympatros sul paese "cattolico e mediterraneo" e su come poi l'intelletto dominante europeo lo dissolva e lo disintegri, dissolvendo e disintegrando la figura tout court.

Hesperia ha detto...

Ci sono degli interrogativi che andrebbero colmati: quando è iniziata la destrutturazione della figura, ma volendo anche del paesaggio? A chi è giovata?

Josh ha detto...

In effetti è proprio così,
le Demoiselles d'Avignon non hanno nè sensualità nè erotismo anche perchè non hanno più una vera "figura" (armoniosamente intesa secondo Natura, secondo bello e vero, equilibrio, armonia...)
e quindi non hanno nemmeno un vero e proprio "corpo".

http://faculty.txwes.edu/csmeller/human-prospect/ProData09/02WW1CulMatrix/WW1PICs/Cubism/Picasso1881/Pic1907DemAv1026.jpg

L'annotazione di Sympatros è reale e storica, ma registra anche una rivoluzione "epistemologica", come direbbero quelli colti.

...avete visto per caso girare in tv le ultime pubblicità di Aldo Giovanni e Giacomo sull'arte contemporanea non figurativa? :-))

Josh ha detto...

Hesperia, non ha giovato all'arte la destrutturazione, questo è poco ma sicuro:-)

riprendiamo quel famoso scritto, di e su Berenson?

http://www.lacrimae-rerum.it/documents/Berensonelalungafarsaartemoderna_000.pdf

ha giovato sicuro a chi ha fatto fantastilioni su delle croste....
quindi case d'aste, collezionisti di croste senza scrupoli...

in realtà la destrutturazione può essere cominciata dall'Impressionismo, con la parcellizzazione del reale (e della pennellata) che pure ha dato capolavori ancora oggettivamente "belli".

O ancora la destrutturazione della figura e del paesaggio ha inizio quando si è cominciato a studiare diversamente l'immagine non più secondo bello e vero, ma secondo la teoria di punti di vista mobili, poi sempre più esplosi.
O applicando gli studi/ipotesi sulla percezione della retina umana alla resa pittorica, nella deriva scientista della visione.

Ci sono dunque diverse tappe...

Altro momento di destrutturazione, ancora piacevole per tanta produzione, Cézanne.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1a/Paul_C%C3%A9zanne_047.jpg

Cézanne introdusse la prospettiva "sferoide" al posto della prospettiva a piramide rovesciata, che procedeva indefessa fin dai tempi di Leonardo.

Hesperia ha detto...

Quel PDF di Berenson che avevo letto (ma non salvato) non mi si apre. Magari poi lo ricerco e me lo salvo, perché è un must imprescindibile.

Avevamo anche in altro topic fatto una conversazione sulla Guggenheim e il suo ruolo nefasto in Europa.

Josh ha detto...

uhm...lo ricliccato il pdf e si apre pure ....
magari riprova domani...

http://www.lacrimae-rerum.it/documents/Berensonelalungafarsaartemoderna_000.pdf

Ora pezzi della stessa area (e autore) li ha anche Effedieffe (ma a pagamento)

quello è riportato anche qui

http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/69461

Sympatros ha detto...

Il piacere dell'intelletto, anzi per Kant è la maggior caratteristica dell'intelletto, è quello di fare a brani a pezzi l'oggetto…. però in Kant l'oggetto, intellettivamente e analiticamente sbranato, si ricomponeva attraverso l'opera unificatrice della ragione e dell'io. Nel Novecento andò di moda l'intellettualismo come pratica demolitoria, demistificante e demitizzante, destrutturante, di tutto ciò che si mostrava come senso comune e apparenza accettata. Gli occhi e il tatto dovevano vedere e sentire cose che i sensi normali e tradizionali non vedevano. Forse non mancavano i motivi storici che motivavano tale atteggiamento nella pittura e nelle altre arti.. solo che, col tempo, il gioco intellettualistico finì per essere fine a se stesso e dimenticò che l'obbiettivo finale era la ricomposizione dei pezzi in un tutto. Insomma l'analisi intellettuale, il dis-integrare l'oggetto la figura per guardarci dentro poteva avere anche un senso, solo che non bisognava dimenticare la figura dell'integro, perché è appunto l'integro che dà l'individualità all'oggetto. A fronte di intellettualismi seri ce ne sono tanti ma tanti atteggiati che pretendevano di dire chi sa che cosa e svelare chi sa quali misteri… ma in fondo spesso si riduceva a un gioco superficiale di una forma di barocchismo intellettuale moderno che aveva come fine la meraviglia dello strano, del non popolare, del non visibile, del disintegrato. So che oscuro parlo.
L'inizio della perdita del corpo nelle demoiselles d'Avignon rappresenta l'inizio nel negare valore o valore tradizionale ai sensi, alla vista e al tatto… negare l'estetica del normale per andare per sentieri misteriosi accessibili solo a persone elette. C'è una forma di aristocrazia intellettuale, poche volte seria, spesso atteggiata in un anticonformismo ridicolo.

Ma è possibile un'arte intellettuale? Secondo Croce no, l'arte poggia sulla espressività e sull'intuizione e l'intuizione è prossima ai sensi e al sentimento.

Per quanto mi riguarda io dico che trovo interessanti artisticamente parlando i precursori della decomposizione della figura, hanno un certo fascino e capacità di turbamento… Matisse, Gaugin Van gogh lo stesso Picasso fino alle demoiselles incluse… il dopo mi lascia per lo più perplesso, escluso qualche rarissima eccezione.

Sympatros ha detto...

Ma forse mi viene il dubbio e se fossi io, corrotto dal classicismo, a non capire niente. Anche il classicismo prevedeva una forma di de-formazione della figura, una de-formazione che andava verso l'alto e non verso il basso… la figura veniva idealizzata, era una specie di de-formazione anche questa. Al di sotto del classicismo c'era la sicurezza che la figura non poteva non esserci, sicuramente c'era, solo che era più bella di quella che era nel reale.. il reale era un tentativo di imitare l'ideale. L'artista guardava l'ideale e lo riproduceva. C'era una sicurezza di fondo, delle coordinate sicure e tranquillizzanti.
L'uomo moderno ha perso questa sicurezza e i suoi artisti, cioè quelli dell'uomo moderno, insicuro angosciato cercano di esprimere questa insicurezza.. Un uomo che vive in un mondo in cui le certezze sono svanite, in cui tutto è relativo, in cui la figurazione del tempo e dello spazio non è quella che appare,,,, in cui i sentimenti, gli amori hanno molle inconsce che portano a tutt'altro ecc. ecc. In un mondo in un universo di tal fatta, puo' sopravvivere una visione "normale", razionale, unificante?

Hesperia ha detto...

Commenti sempre molto suggestivi, Sympatros. A mio modesto avviso, quel "classicismo" e "idealismo" che citi ha a che fare con il concetto religioso da te prima enucleato: "cattolico" e "mediterraneo". Volendo anche "pagano" e "mediterraneo". Per cui l'uomo o la donna, sono a immagine e somiglianza divina. Questo anche nell'arte greca, a ben vedere.

Dove non c'è questo retroterra, c'è destrutturazione e annullamento della figura.

Josh ha detto...

E comunque, giusto per contestualizzare l'evento della mostra,
questa di Protti era l'unica manifestazione davvero bella in un periodo a Bologna in cui c'è stata Artefiera.

Sembra che Artefiera con le sue inziative stavolta abbia venduto come non mai, ma per me era orrenda, tutta intrisa di quell'intellettualismo di cui dicevamo sopra, con opere al limite del visibile, e tantissime altre (quotatissime eh) che avrei buttato nel pattume (o, come si dice qui, nel rusco) senza pensarci 2 volte.

Appena ho un attimo vi linko un minimo di reportage.

Josh ha detto...

un po' di Artefiera contemporanea Bologna 2013

http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=52311

ancora un po'

http://qn.quotidiano.net/cultura/2013/01/21/833483-lapo-elkann-quadro-paolo-curti-bobo-ivancich.shtml

iiih

http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=51507

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cultura/2013/01/04/825379-arte_fiera_2013_omaggia.shtml

ussignur

http://www.artefiera.bolognafiere.it/photogallery/810.html

gli "eventi"

http://multimedia.ilrestodelcarlino.it/?media=52422&tipo=photo&vid=1

non vi potete perdere questo, pare estratto da Hellraiser

http://www.kritikaonline.net/wp-content/uploads/2013/01/00161.jpg

eee grande artista

http://www.culturaeculture.it/wp-content/uploads/2013/01/DSCN0102.jpg

altro grande artista

http://bologna.repubblica.it/images/2013/01/25/082425221-d856e7f0-6b8b-4f3e-93c9-f02bb1a4dd1c.jpg

grandissimo artista

http://www.artefiera.bolognafiere.it/photogallery/ArteFiera/2013/preview/_MG_3352.JPG

esimio artista

http://www.bolognatoday.it/~media/base/21349093803101/king-kong.jpg

un'opinione su artefiera:

http://www.localgenius.eu/images/notizia/immagine_completa/1818-artefiera.JPG

Anonimo ha detto...

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