lunedì 7 ottobre 2013

Anniversario della Battaglia di Lepanto




La Battaglia di Lepanto si tenne il 7 Ottobre 1571.
Fu una tappa della Guerra di Cipro (1570-1573), e vide schierate le flotte musulmane dell'Impero Ottomano contro le flotte cristiane della Lega Santa, composta da navi della Repubblica di Venezia, dell'Impero Spagnolo con il Regno di Napoli e Sicilia, dello Stato Pontificio, 
della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato d'Urbino federate sotto le insegne pontificie.
(in realtà quella che si commemora oggi fu la terza e conclusiva, prima si tennero quella del 1499 e quella del 1500)

La battaglia di Lepanto, si concluse con una schiacciante vittoria delle nostre forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Müezzinzade Alì Pascià.

(sopra, nell'immagine, la Battaglia di Lepanto secondo Andries Van Eertvelt)

La coalizione cristiana era stata promossa alacremente da Papa Pio V per soccorrere materialmente la veneziana città di Famagosta sull'isola di Cipro, assediata dai turchi, che era veneziana dal 1480. Oltre a questo, c'era in gioco il predominio sul Mediterraneo, da quando l'Impero Ottomano aveva aumentato espansione, potere e influenza a discapito di tutti gli altri, con rischio di egemonia economica e islamizzazione.


(Paolo Veronese, Battaglia di Lepanto)

per approfondimenti (cfr. bibliografia riportata): http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Lepanto

anche qui: http://www.arsbellica.it/pagine/moderna/Lepanto/Lepanto.html

La questione degli stendardi:

Lo stendardo, benedetto dal Papa, fu consegnato solennemente dal cardinale di Granvelle a Don Giovanni d'Austria, nella basilica di Santa Chiara a Napoli il 14 agosto 1571. Tra i preziosi reperti simbolici della battaglia, oltre la «Cruz de Lepanto» c’'era anche lo «Stendardo di Lepanto», trofeo e simbolo di quella vittoria decisiva per le sorti dell’'intero Occidente. 


(sopra, Stendardo di Lepanto, al Museo Diocesano di Gaeta, di Girolamo Siciolante da Sermoneta )

Si dice che Paolo VI, nell'irenismo del Vaticano II, lo abbia restituito ai turchi,  dimenticando il sacrificio degli ottomila eroi della Lega Santa che morirono per la salvezza del Cristianesimo.

Ma quello che Papa Paolo VI restituì ai turchi non era il glorioso stendardo di Lepanto, ma l’'inglorioso vessillo che Mehmet Alì Pascià issò sulla sua ammiraglia, la Sultana. 
Un drappo di pesante seta verde sul quale 28 mila e 900 costantinopolitane avevano ricamato, a filo d’oro zecchino, 28 mila e 900 volte il nome di allah. 

Furono i veneziani ad arrembare la Sultana (Alì Pascià, già ferito da un'’archibugiata, si tolse allora la vita), impossessandosi del vessillo che dopo la vittoria Sebastiano Venier trascinò, assicurato alla poppa della sua Capitana di Venezia, nelle acque del bacino di San Marco per successivamente farne omaggio a Pio V. 

La storia dello Stendardo di Lepanto - otto metri di damasco rosso, con bordatura d’'oro e al centro l’'immagine del Redentore crocifisso e la scritta "In hoc signo vinces" - è invece questa: dopo averlo benedetto in San Pietro, il Papa Pio V l'’affidò a Marcantonio Colonna che a sua volta a Messina, l’'avrebbe consegnata a don Giovanni d'Austria perché fosse issato al pennone della Real, l’'ammiraglia delle ammiraglie. 

Giunta la flotta nelle acque di Lepanto, presa posizione e recitata la preghiera del marinaio (questa la versione veneta d'allora: «Salve, Regina, rosa de spina, rosa d’'amor, Madre del Signor. Fa che mi no mora e che no mora pecador, che no peca mortalmente e che no mora malamente»), avvenne che tutte le insegne delle 209 galee furono ammainate, lasciando al vento solo lo stendardo di Pio V. 

Prima di dirigerle alla volta di Messina, Marcantonio Colonna radunò le sue galee a Gaeta, nel cui Duomo il «Prefetto e Capitano Generale» pontificio fece voto a Sant’'Erasmo (patrono dei marinai) di fargli omaggio del sacro stendardo ove fosse tornato vincitore dalla missione. Mantenne, ovviamente, la parola e dopo averla fatta sfilare per le vie di Roma, Colonna portò la bandiera papale a Gaeta, deponendola sull’'altare maggiore, ai piedi del Santo. 
Conservata dapprima in un bauletto, nel Settecento fu distesa e incorniciata, così da poter essere esposto al pubblico. Nel ’'43 una bomba tedesca la danneggiò, anche se non irreparabilmente: restaurato nel dopoguerra, oggi lo Stendardo di Lepanto è conservato - e visibile al pubblico - nel museo diocesano della cittadina laziale.




Il 7 Ottobre si ricorda anche la Beata Vergine del Rosario.  
San Pio V ricondusse lo storico evento della vittoria di Lepanto alla preghiera che la cattolicità in pericolo aveva indirizzato alla Vergine nel Rosario.
In quello stesso giorno infatti San Pio V mentre era intento a recitare il rosario ebbe una visione, in cui i cristiani avevano vinto sui turchi, e qualche giorno dopo un messo di Don Giovanni d'Austria gli confermò la notizia.
In ricordo di ciò il papa rifinì l'Ave Maria nella forma in cui la recitiamo oggi, stabilì che ogni chiesa suonasse le campane al mattino, a mezzogiorno e alla sera per ricordare la vittoria dei cristiani sui musulmani,
aggiunse le Litanie Lauretane alla recita del Rosario, vi aggiunse l'appellativo "Auxilium Christianorum" e stabilì inoltre che il 7 ottobre diventasse un giorno festivo consacrato a Santa Maria delle Vittorie sull'Islam.
Papa Gregorio XIII poi trasferì la festa alla prima domenica del mese di ottobre intitolandola alla Madonna del Rosario.

Josh

22 commenti:

Hesperia ha detto...

Altro che di PIo V che ci sarebbe bisogno oggi con tutti gli sbarchi incontenibili che abbiamo! Non basta neanche lo spettacolo delle bare, a tenerli lontani. Sbarcano, sbarcano e sbarcano quale che sia la condizione dei mari.

Se è per questo abbiamo perso anche l'anniversario dell'Assedio di Vienna che era del 27 settembre.
Ma queste ricorrenze non vuole ricordarle nemmeno più il Vaticano.

Hesperia ha detto...

PS: il quadro della battaglia di Lepanto di scuola napoletana (ce ne sono di tante scuole oltre a quello del Veronese che è ilpiù noto) è tornato nell'aula della Camera dopo che i rifondaroli l'avevano fatto rimuovere.

Nessie ha detto...

"Si dice che Paolo VI, nell'irenismo del Vaticano II, lo abbia restituito ai turchi, dimenticando il sacrificio degli ottomila eroi della Lega Santa che morirono per la salvezza del Cristianesimo.

Ma quello che Papa Paolo VI restituì ai turchi non era il glorioso stendardo di Lepanto, ma l’'inglorioso vessillo che Mehmet Alì Pascià issò sulla sua ammiraglia, la Sultana.
Un drappo di pesante seta verde sul quale 28 mila e 900 costantinopolitane avevano ricamato, a filo d’oro zecchino, 28 mila e 900 volte il nome di allah".

Ah, era già tutto previsto nel Vaticano II. E questa sarebbe la "pacificazione".

Josh ha detto...

Cara Hesperia,
notiamo un po' di cose

San Pio V aggiunge l'appellativo "Auxilium Christianorum" dedicato a Maria, in più la consacrazione del 7 ottobre è stato a lungo un giorno festivo letteralmente a consacrato a "Santa Maria delle Vittorie sull'Islam".

In evo più recente è diventata una generica ...S. Maria della Vittoria, grazie al "dialogo".

Prima c'erano le verità di fatto e anche Assolute e Verticali,
oggi ci sono verità "relative", orizzontali e dialogiche.
Sempre per non "offendere" qualcuno in giro, scorticatori sanguinari compresi.

Alla fine resta la dicitura di "Vergine del Rosario".

Che metamorfosi!

Josh ha detto...

Sbarcano e sbarcano perchè a questo punto in roppi campano su questi sbarchi.

Da scafisti a tutti gli stati che attraversano e vari passaggi. Solo noi non ci guadagnano nulla.

Sempre ambiguo il "vergogna" del papa.
Manco fosse rivolto a noi, ci mancherebbe.

Io il 27 settembre ero un po' impegnato, ma si può recuperare la ricorrenza visto quanto è vicina:-)

Non solo il vaticano dialogante non vuol ricordare queste ricorrenze...ora che negli ultimi decenni ha trovato "raggi di luce" (parole GPII) in varie religioni, "trampolini di lancio" e regni latenti in altre fedi, è chiaro non voglia ricordare più nulla.

Per alcuni sono dettagli, per me questioni basilari.

Josh ha detto...

Sì, di dipinti di battaglie di Lepanto ce ne sono molti, e alcuni di pregevole fattura anche quando anonimi. Almeno è ritornato al suo posto quella della Camera!
Questi se possono negano il passato, la realtà e anche se stessi.

Nei dipinti dell'epoca l'arte rappresentava un valore non solo economico, ma memoriale-fissativo.

Oggi la tela con vaghi segni di interpunzione, quando va bene, è l'elogio del nulla.
Non ha nemmeno più un codice collettivo in cui riconoscersi tutti.

Del resto, nel "mondo nuovo" è vietata la stessa memoria del nostro passato, di noi stessi.

Josh ha detto...

Nessie ti mostro una cosa sulla "pacificazione".

San Nikola Tavelić e Compagni furono martirizzati il 14 novembre 1391 dai musulmani in Terra Santa, per essersi rifiutati di abiurare la fede.

Paolo VI cita il loro caso in un'Omelia, questa del 21 giugno 1970:

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1970/documents/hf_p-vi_hom_19700621_it.html

la cito perchè non è lunghissima e lì vi si cita la Nostra Aetate.

estraggo:

Narra la storia che Nicola Tavelić ed i suoi compagni furono martiri volontari, i quali, più che subire l’orrendo supplizio a loro inflitto, ad esso si esposero. [...]

La memoria diviene attualità, Noi stiamo a guardare. La storia diventa maestra. Pone un confronto fra queste lontane figure di frati idealisti, imprudenti, ma esaltati da un amore positivo [...]

Ed un secondo sentimento succede al primo con una domanda imbarazzante: ma allora dobbiamo inasprire i dissensi con la società che ci circonda, e aggredirla con polemiche e con contestazioni, che rompono i nostri rapporti col nostro tempo e che accrescono le difficoltà della nostra presenza apostolica nel mondo? È questo l’esempio che dobbiamo raccogliere da questi valorosi oggi canonizzati Santi?

No; noi non crediamo. A ben leggere nella loro storia e soprattutto nei loro animi, noi vediamo che non è uno spirito d’inimicizia che li spinse al martirio, ma piuttosto di amore, di ingenuo amore, se volete, e di folle speranza; un calcolo sbagliato, ma sbagliato per desiderio di giovare e di condurre a salvamento spirituale quelli stessi che essi provocarono a infliggere loro la terribile repressione del martirio. Questo è importante. È importante per il mondo della nostra così detta civiltà occidentale; il Concilio ce lo insegna.

Ed è importante anche per quel mondo islamico nel quale si svolse e si consumò la tragedia di S. Nicola Tavelić e dei suoi Compagni: essi non odiavano il mondo musulmano; anzi, a loro modo, lo amavano. E certo lo amano ancora, e quasi personificano nella loro storia l’anelito cristiano verso il mondo islamico stesso, che la storia dei nostri giorni ci fa sempre meglio conoscere, fortificando la speranza di migliori rapporti fra la Chiesa cattolica e l’Islam: non ci ha esortato il Concilio «a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, non che a difendere e a promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà»? (Nostra aetate, 3)

p.s.: nella Tradizione cattolica l'imprudenza (e dunque il martirio "cercato" e "provocato") non è indice di santità, ma del suo contrario. Per cui non si capisce l'omelia di Paolo VI, che accusa quei martiri di essere stati imprudenti e provocatori e ostili al Concilio e alla Nostra Aetate...

in pratica, quando l'islam ti martirizza, te la sei cercata ed è colpa tua!

Josh ha detto...

Invece (che già con Paolo VI stavamo freschi!)
ecco 12 righe dedicate ai Martiri di Otranto da Papa Bergoglio - compreso il politically correct del termine Ottomani, OMESSO dal Papa e cancellato dal testo dell'omelia pubblicato dal sito Vaticano, ma presente in quello anticipato ai giornalisti -

"Oggi la Chiesa propone alla nostra venerazione una schiera di martiri, che furono chiamati insieme alla suprema testimonianza del Vangelo, nel 1480. Circa ottocento persone, sopravvissute all’assedio e all’invasione di Otranto [DA CHII??.....da parte degli Ottomani.....],
furono decapitate nei pressi di quella città.
Si rifiutarono di rinnegare la propria fede e morirono confessando Cristo risorto. Dove trovarono la forza per rimanere fedeli? Proprio nella fede, che fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare «i cieli aperti» - come dice santo Stefano – e il Cristo vivo alla destra del Padre. Cari amici, conserviamo la fede che abbiamo ricevuto e che è il nostro vero tesoro, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni; Dio non ci farà mai mancare forza e serenità.
Mentre veneriamo i Martiri di Otranto, chiediamo a Dio di sostenere tanti cristiani che, proprio in questi tempi e in tante parti del mondo, adesso, ancora soffrono violenze, e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male col bene."

MA non si dica per mano di chi soffrono o sono stati uccisi.

roba da matti.

Hesperia ha detto...

Beh, è evidente che vada così. E sappiamo già il perché. E' revisionismo anche questo, ma è del tipo che non viene sanzionato. Anzi, viene accettato e ascritto ai nuovi atti e documenti canonici

Sympatros ha detto...

MA non si dica per mano di chi soffrono o sono stati uccisi.

roba da matti.


Josh, vuole fare la guerra, vuole fare il crociato…. è senz'altro il cristianesimo di Paolo VI e non quello aggressivo e militaresco… porgi l'altra guancia. Cmq, parliamo seriamente, anche gli atteggiamenti del cristianesimo sono soggetti al tempo e, a seconda delle circostanze temporali, il cristianesimo ha adeguato e adattato la sua politica nei confronti del fratello monoteista che gli sta accanto, l'islamismo. Fratello perché sono figli della stessa madre, l'ebraismo. Ci sono e ci sono stati periodi di convivenza e periodi di guerre…. nel secolo ormai scorso, nel novecento, dopo due disastrose guerre mondiali, è andato in auge e se volete anche di moda l'idea di pacificazione e di dialogo… il concilio ne rappresenta l'acme. In questa atmosfera ci si scambia atti di cortesia, da parte dei moderati di entrambi i fronti. Paolo VI omette la parola ottomani, per un atto di cortesia, non per paura. Ora ci sono conservatori, reazionari e estremisti che interpretano la filososia del dialogo intrapresa dal concilio come un cedimento, come paura, come atto di viltà. Chi vivrà vedrà, vedremo se campiamo come andrà a finire, vedremo a chi la storia darà ragione.
Non so se ve l'ho raccontata la storiella, la mia storiella sulle religioni… ve la racconto

ll padreterno era solito mandare un messaggero sulla terra, per vedere e sapere come gli uomini se la passassero, e il messaggero ritornava e puntualmente riferiva che gli uomini si annoiavano. Allora il padreterno mandò giù il dolore e le cose migliorarono alquanto. Diciamo che si andò verso una fase ciclotimica, periodi di dolore alternati a periodi noia. Infine, per fare una cosa perfetta, scelse un regione sulla terra, la elesse, e ne fece un laboratorio di dolore
perenne, la terra fu detta santa e fu chiamata Palestina. Ma santa de che? Santa perché è la culla di tre grandi religioni e la pace dovrebbe regnare sovrana. Il colmo dei colmi sono!


Che bella umanità, si stava meglio quando si stava peggio, si stava meglio in Palestina, prima degli ominidi e dei cananei…… Poi..poi sono intervenute, per fortuna intendiamoci, le tre religioni monoteiste, pure imparentate strettamente fra loro, e, a forza di predicare la pace, hanno raggiunto i cento anni di guerra e meno male che l’una dice che siam tutti figli di un solo Dio, l’altra predica l’amore e l’altra l’elemosina.. meno male!!

Josh ha detto...

ma no, non voglio fare la guerra o il crociato.

ma l'anniversario di Lepanto e Maria, allora nominata Signora della Vittoria sull'islam era un fatto, che è stato annacquato per una certa idea di "dialogo".

Dialogo che non porta frutti quando si mesce la propria identità col nulla, ed è lampante visto che l'80% dei perseguitati religiosi sono tuttora cristiani fatti a pezzi dagli islamici.

Che per di più continuiamo ad accogliere in gran copia, contrariamente allo stato di diritto.

L'anniversario in questione cozza assai con le "frontiere aperte" obbligate di oggi.

Paolo VI è a sua volta frutto del Concilio Vat II che in vari punti (anche per gli studiosi più quotati quali Gherardini o De Mattei) si pone in conflitto con le dottrine della Tradizione.

Per quanto riguarda il "porgi l'altra guancia", invito a leggere qui, perchè si è soliti estrapolare il famoso versetto senza quel che c'è prima e dopo: il passaggio non è affermazione in assoluto, è messo in relazione alla legge antica, e non è negato il diritto alla legittima difesa.

http://doncurzionitoglia.net/2013/06/11/il-cristianesimo-equivale-a-porgere-laltra-guancia/

Josh ha detto...

Oggettivamente è vero, ci sono stati periodi di convivenza e periodi di guerre….

Il Vat II infatti, è proprio frutto dell'aria di "nuovo" e di diminutio post 2 GM.

Giusto così, per esattezza non è Paolo VI a omettere la parola ottomani, ma Bergoglio pochi mesi fa;
Paolo Vi invece nella citta Omelia accusa dei santi (già santi) morti per mano islamica di essersela cercata.

La storiella delle religioni che hai raccontato..uhmm non mi convince:-)
soprattutto nella definizione (che piaceva tanto a GPII) delle cosiddette "3 religioni monoteiste" (categoria Jungiana-Campbelliana, dei cercatori di archetipi, e non teologica fino in fondo)
sulle quali è meglio non mi esprima, ma non sono poi così strettamente imparentate tra loro.
L'una, terminata di fatto 2000 anni fa senza riconoscere chi attendevano, si è reinventata di continuo e vuole farci noachidi a forza(te compreso),
l'altra ci vuole morti.

Josh ha detto...

per Sympatros, ma anche per per intendere insieme i segni dei tempi,
riporto un passaggio

discorso di Paolo VI, a chiusura del concilio, il 7 dicembre 1965:

«...La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa, il “filius accrescens” (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo “laudator temporis acti” e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via. L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo».

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651207_epilogo-concilio_it.html

Josh ha detto...

in pratica

"Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso (n.d.r. il concilio).
La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo."

Non è affatto vero che la Chiesa ha scoporto "i bisogni umani" negli anni 60 del 900.

...il Concilio è incentrato, per la gioia di laicisti e massoni, sul "figlio della terra"

L'"ingenuo ottimismo a priori" è irrealistica affermazione tipicamente 68ino-progressista.

Ognuno crede ciò che vuole, ma una Chiesa parte dai fondamenti e non dall'uomo non credente, "figlio della terra",
semplicemente.

Hesperia ha detto...

Oggi anche il sito Identità.com aveva un post su Lepanto:

http://identità.com/blog/2013/10/07/ricordati-di-lepanto/

Josh ha detto...

Grazie.

Qui c'è che questo, che attualizza il grosso problema:

http://www.imolaoggi.it/2013/10/07/il-papa-piange-la-morte-dei-clandestini-ma-non-la-mattanza-di-cristiani-questa-e-la-vergogna/

Sympatros ha detto...

ma una Chiesa parte dai fondamenti e non dall'uomo non credente, "figlio della terra",

I fondamenti, chi indicherà al nostalgico fondamentalista i fondamenti della sua religione? Nel cattolicesimo il compito dovrebbe essere facile, in quanto c'è una struttura piramidale deputata per stabilire quale via bisogna seguire, c'è un diretto rappresentante di Dio in terra, che con le strutture gerarchiche che lo affiancano interpreta e stabilisce verso dove bisogna andare per quanto riguarda la dottrina… Il concilio fa parte di questa impostazione. La linea, la via imboccata ufficialmente dalla Chiesa moderna è quella di dare attenzione e trovare punti d'incontro col figlio della terra anche non credente. La scelta è fatta, come andrà a finire non lo sappiamo. Appiattirsi sui cosiddetti "fondamenti" potrebbe spingere ad essere travolti dai tempi…. per i critici invece è la scelta di dare importanza eccessiva al figlio della terra e al dialogo che porterà alla rovina della chiesa. Le minoranze critiche di tanto in tanto fanno una brutta fine, bene che gli vada finiscono nelle eresie. La critica, le nostalgie per la chiesa delle origini e dei fondamenti, riescono e raggiungono risultati soltanto quando riescono a restare all'interno e riescono a ottenere il riconoscimento della chiesa…. eloquente esempio, il francescanesimo.
I francescani potevano fare la fine dei catari e degli albigesi, tra l'altro avevano dei punti in comune.. ma Francesco di Assisi fu più abile, fu un rivoluzionario che non uscì dalla Chiesa, ma ne cercò l'approvazione… questo è il cattolicesimo. I fondamenti li stabiliscono i vertici della Chiesa….non dimentichiamoci che la chiesa è Romana, è erede per certi aspetti delle istituzioni dell'antica Roma e per adesso ha stabilito di non chiudersi e di restare aperta al dialogo e all'alterità dei non credenti… lo fa naturalmente con moderazione, la Chiesa di Roma nei rapporti con la storia e la modernità è andata sempre coi piedi piombo, avanti con gradualità e moderazione… i tempi della chiesa evolvono rispetto alla società, in ritardo, ma alla fine di arriva… difatti ha impiegato qualche secolo per riabilitare Galileo.

Ps Oh, maraviglia con colmo e paradosso incluso, mai avrei pensato di dover "difendere" la chiesa di Roma…. mai dire mai!

Josh ha detto...

Infatti tu difendi la Chiesa nata dal 68inismo del Vat.II

Ugualmente, la Sacra Tradizione, ti ricordo, mai è stata abolita, e nemmeno le S.Scritture, nemmeno dal Vat.II,
perchè sono i fondamenti della medesima Chiesa.

Josh ha detto...

Con il Summorum Pontificum di B XVI
la FSSPX non è di fatto fuori della CC.
Anche perchè è la Tradizione di sempre della Chiesa tutta.

per quanto riguarda il ruolo del Pontefice, ti ricordo il pezzo del Prof. De Mattei:

http://www.riscossacristiana.it/il-fine-mezzi-di-roberto-de-mattei/

Nemmeno il Pontefice può annullare le S.Scritture, i Concilii precedenti (ricordo che il Vat.II non era un concilio dogmatico), nè può annullare la Tradizione e il Depositum Fidei.
Se un Pontefice uscisse dai cardini,
si sarebbe posto fuori da sè e non ci sarebbe vincolo all'obbedienza.

Ricordo anche che l'infallibilità è solo ex cathedra e solo se in comunione con la Tradizione passata;
aggiungo che la questione ora nemmeno si pone, perchè si insiste molto sulla collegialità dei vescovi e l'attuale pontefice si definisce solo vescovo di Roma e non Papa con tutte le giurisdizioni del caso.
Aggiungo che ora si insiste di regolarsi solo "secondo la propria coscienza" per cui....

Josh ha detto...

in chiusura, l'opinione di Mons. Negri, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio sull'ipocrisia riguardo la questione "immigrazione":

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigrati-il-problema-e-da-dove-fuggono-7454.htm

finalmente uno spiraglio

Josh ha detto...

leggere qui:

http://www.imolaoggi.it/2013/10/07/il-papa-piange-la-morte-dei-clandestini-ma-non-la-mattanza-di-cristiani-questa-e-la-vergogna/



http://www.pierolaporta.it/vergogna-lettera-papa-francesco/

Josh ha detto...



http://www.ilfoglio.it/soloqui/20109