
Lucien Lévy-Dhurmer è stato un artista enigmatico, probabilmente sottovalutato e poco conosciuto, ma di grande fascino. Nasce il 30 Settembre 1865 ad Algeri. Presto nel Sud della Francia inizia la sua attività come ceramista e decoratore. In seguito, dopo Parigi, visita l'Italia, rimane affascinato dall'arte Rinascimentale.
La sua pittura fu amata da Camille Mauclair, Gustave Soulier, Léon Tevenin. Negli anni 80 lavora nel laboratorio d'arti applicate di Clement Massier (Manufactures de Faiences). Nel 1896 esibisce i suoi primi pastelli, una delle sue tecniche preferite, in cui si assiste a una presa di distanza dall'Impressionismo, per aderire alla poetica visiva Simbolista, e Preraffaellita; nella produzione più tarda sfiorerà anche l'Art Nouveau. Muore nel 1953. Nell'ultima produzione novecentesca si distanzia dalle forme e stile tipici del Simbolismo incorporando stralci più ampi di paesaggio, anche se la visionarietà rimane una delle sue caratteristiche costanti. Si nota un'influenza da Odilon Redon, Gustave Moreau e dal belga Ferdinand Khnopff.
La sua pittura fu amata da Camille Mauclair, Gustave Soulier, Léon Tevenin. Negli anni 80 lavora nel laboratorio d'arti applicate di Clement Massier (Manufactures de Faiences). Nel 1896 esibisce i suoi primi pastelli, una delle sue tecniche preferite, in cui si assiste a una presa di distanza dall'Impressionismo, per aderire alla poetica visiva Simbolista, e Preraffaellita; nella produzione più tarda sfiorerà anche l'Art Nouveau. Muore nel 1953. Nell'ultima produzione novecentesca si distanzia dalle forme e stile tipici del Simbolismo incorporando stralci più ampi di paesaggio, anche se la visionarietà rimane una delle sue caratteristiche costanti. Si nota un'influenza da Odilon Redon, Gustave Moreau e dal belga Ferdinand Khnopff.
Lévy-Dhurmer era legato ai contenuti simbolisti francesi: nelle sue opere è costante la presenza di figure pittoriche 'finite', dettagliate, quasi realiste, ma avvolte in un alone di spiritualità che suggerisce l'indeterminatezza. Tra i suoi dipinti più famosi "Mistero-la Donna con la Medaglia" (pastello, 1896, Musée d'Orsay, Parigi - foto a sinistra in basso) che risente del Rinascimento italiano:
La donna è spesso presentata in maniera enigmatica, sacrale, Cfr. "Il Silenzio" 1895 (Louvre, Parigi - qui a destra), che si rifà a suggestioni arcane (teosofia, magia, tematiche Rose Croix), o nel dipinto posto in alto al centro, in una delle s
ue incarnazioni dell'autunno.
La stessa atmosfera sospesa appare nel ritratto dello scrittore Georges Rodenbach (1855-1898) affine alla scrittura di quest'ultimo, dedicata al culto delle città morte e alle
presenze misteriose che immaginava vi abitassero. (Ritratto di Georges Rodenbach, pastello, 1896, Musée d'Orsay, Parigi - foto piccola).
presenze misteriose che immaginava vi abitassero. (Ritratto di Georges Rodenbach, pastello, 1896, Musée d'Orsay, Parigi - foto piccola).
Il volto dello scrittore è incorniciato nel paesaggio retrostante della città di Bruges, tra canali, tetti aguzzi e sprazzi di architettura gotica. L'acqua del fiume di Bruges si confonde indistintamente nella figura dello scrittore, a sottolineare il clima onirico e l'alone indefinito.
Rodenbach fece parte del gruppo la nouvelle Belgique sosteneva la nascita di un'arte nazionale indipendente. Rodenbach poi a Parigi diviene esponente di quel filone letterario che dall'Ecole du Parnasse sfociò nel Simbolismo di Maurice Maeterlinck, visionario come l'opera di Lévy-Dhurmer "Medusa-Onda impetuosa" pastello del 1897 (qui sotto a destra) :
Rodenbach fece parte del gruppo la nouvelle Belgique sosteneva la nascita di un'arte nazionale indipendente. Rodenbach poi a Parigi diviene esponente di quel filone letterario che dall'Ecole du Parnasse sfociò nel Simbolismo di Maurice Maeterlinck, visionario come l'opera di Lévy-Dhurmer "Medusa-Onda impetuosa" pastello del 1897 (qui sotto a destra) :
Georges Rodenbach compose poesie di tono elegiaco, servendosi dei paesaggi suggestivi della terra d'origine, le acque e la pace sospesa delle antiche città fiamminghe, un immaginario percorso segnato dall'anelito religioso e dalla dimensione intimistica e memoriale. Tra le raccolte poetiche: "La bianca giovinezza" (La jeunesse blanche, 1886), "Il regno del silenzio" (Le règne du silence, 1891), "Le vite racchiuse" (Les vies encloses, 1896), "Lo specchio del cielo natale" (Le miroir du ciel natal, 1898). Tra i suoi racconti una certa eco ebbe "L'idolo", (protagonista è la signora Desgenet, una sorta di dandy al femminile).
Tra le sue opere maggiori il romanzo breve 'Bruges la morta' (Bruges la morte, 1892), (da cui il quadro fortemente connotato di Lévy-Dhurmer) trasfigurazione della città fiamminga, denso di rimandi tra immagini interiori e luoghi. In Italia ebbe un'infuenza sui Crepuscolari e su Gozzano.
Tra le sue opere maggiori il romanzo breve 'Bruges la morta' (Bruges la morte, 1892), (da cui il quadro fortemente connotato di Lévy-Dhurmer) trasfigurazione della città fiamminga, denso di rimandi tra immagini interiori e luoghi. In Italia ebbe un'infuenza sui Crepuscolari e su Gozzano.
Rodenbach verso la fine della vita era parte del mondo culturale parigino, aveva rapporti coi Goncourt, coi Daudet, con Mallarmé. Da "Bruges-la-Morte", attraverso un dramma dello stesso Rodenbach "Le Mirage", mai rappresentato in Francia ma solo a Berlino nel 1909, Erich Wolfgang Korngold s' ispirò per il libretto della sua Opera, "Die Tote Stadt"/"La città morta", del 1920, andata in scena di nuovo di recente al Festival di Salisburgo, e in Italia qualche anno fa al Festival di Spoleto. Bruges la morte, che vediamo trasfigurata anche nel quadro, città della malinconia, può essere interpretata come il canto per una città, e insieme l'allegoria di una condizione culturale. Bruges era una città gotica, ex città fiorente, tra conventi, chiese, strade vuote, avvolti nella nebbia. La città fiamminga era stata tra le più ricche del Medio Evo, e ne restano testimonianze suggestive: un numero esorbitante di chiese e un intero pittoresco villaggio di conventi, denominati il Béguinage. Il prosciugamento naturale del fiume, che aveva reso importante il porto nei secoli medievali, aveva spento l'economia e la vita di Bruges. Rodenbach la descrive come una città deserta, popolata di ombre di monache, di memorie e immagini di vite che furono, che si specchiano in canali, in vecchi edifici stipati in vie medioevali strette, avvolte di nebbia, spesso bagnata da una continua finissima pioggia. Le campane sono il leitmotiv acustico del romanzo: rintocchi, suoni, sussurri, echi lontani in una dimensione acustica spettrale. Il libro riassume così l’immaginario del proprio tempo, ricorre anche il topos romantico-decadente del doppio (doppelgaenger). L'evocazione poetica della 'città morta' è il vero tema del romanzo, le edizioni dell'opera furono sempre volute con molte fotografie in b/n della città che fu, e il pittore simbolista belga Ferdinand Khnopff realizzò il primo frontespizio su richiesta di Rodenbach. Hugues Viane, il protagonista quarantenne, caduto in un autunno personale precoce (speculare a quello della città narrata) per la morte dell'amata moglie, inizia una sorta di culto dell'amata scomparsa. Nella città percorre sempre itinerari solitari, e arriva ad identificare la città con la moglie scomparsa. La sua casa diviene un reliquiario, nel salotto campeggia un ritratto della moglie, e conserva con maniacalità una ciocca di capelli di lei a treccia, di un biondo antico dorato. In seguito Hugues sarà affascinato da una donna (la ballerina Jane Scott) vista all'opera nel "Robert le diable" che sembra una sosia della moglie, e invece si rivelerà, nei modi e nell'aspetto, molto differente e brutale. Solo la morte (e l'uccisione del reale/brutale per far rivivere la trasposizione ideale) potrebbe riaffermare la somiglianza della nuova alla precedente compagna, e Hugues non avrà altro modo di recuperare l'immagine perduta che uccidere quella ritrovata. Questo romanzo e alcuni suoi temi ebbero fortuna nel 1900 da R. M. Rilke a Marino Moretti (il quale visiterà Bruges sospinto dal fascino del libro e dall'aura emanata dai ritratti, in un viaggio col pittore De Pisis: elementi del libro e del viaggio a Bruges si possono rilevare nel suo romanzo "La Casa del Santo Sangue") e anche in "D'entre les Morts" di Boileau e Narcejac, romanzo poliziesco da cui Hitchcock trasse il famoso Vertigo (La donna che visse due volte). Ugualmente Bruges come città-specchio di un'assenza, di un lutto, o come bellezza nell'assenza e nella sottrazione, ricorda in parte la Firenze depauperata per la morte di Beatrice, nella "Vita Nuova", e l'innamoramento per somiglianza è un topos già presente in Guido Cavalcanti per la giovane donna di Tolosa.
Autore: Josh
