Sui fatidici muretti del lungomare, giovani compagnie di ragazzi e ragazze, chiacchiarano e scherzano mangiando un gelato, mentre se ne stanno al fresco, le gambe a penzoloni. Ogni portone di casa ha un batacchio a forma di chimera, di medusa, di teste di leoni o serpi, quasi in funzione apotropaica. Oppure una mano con una palla di ferro. E guardandoli mi ricordo dei nostri ingenui scherzi di ragazzi quando andavamo a percuoterli con forza, per poi nasconderci se l'interessato si affacciava al balcone. "Chi è ? Chi ha suonato?". E noi rimpiattati
Un tempo non c'erano i campanelli elettrici e il portalettere era obbligato a suonare un tocco per chi abitava al primo piano, due tocchi per il secondo, tre per il terzo. Ogni casa, ha la sua Madonnina incastonata a mo' di tabernacolo
nell'edificio, lì immobile e in funzione protettiva. Ogni peschereccio, ha la sua polena, quei mostri col corpo di donna che mettono a prua delle imbarcazioni per esorcizzare l'incontro coi veri mostri marini o con gli inevitabili pericoli delle tempeste. Ogni panchina, i suoi habitués che conversano amabilmente. E le ore si dilatavano piacevolmente, perché i ragazzini non erano fissi davanti a un monitor a smanettare in Internet o con la Play Station, e i compagni di giochi si potevano trovare facilmente lì, a portata di mano. Lontani dai cosiddetti "servizi sociali" a tempo pieno. Il villaggio natio (e non quello globale né quello virtuale) era (ed è) il miglior "servizio sociale" di cui potessero mai disporre gli esseri umani. In fondo , a pensarci e a ripensarci, la gioia e l'armonia è fatta di poche cose semplici. E un paese serve sempre, perchè - come diceva Pavese - se non altro ti fa venire voglia di andare via e di scoprire nuovi orizzonti. Però dev'esserci...come parte essenziale della più antica odissea umana, da Ulisse a oggi.
Hesperia