venerdì 20 novembre 2009

Venezia per tutti, tutti per Venezia

"Sono i cittadini a fare la città": frase
coniata da un ex contadino, mio conoscente, a cui piace inserirla nei discorsi, quando gli vien chiesto se sia meglio viveve in città o in campagna. Frase enunciato valido per Venezia, che, al diminuire incessante del suo numero di cittadini, potrebbe perdere il diritto di chiamarsi città. Ipotesi assurda, ma non tanto. Dal 1600 in poi, Venezia è andata progressivamente spopolandosi, perdendo il ruolo di seconda metropoli più popolata d'Europa; dopo Londra, che invece ha mantenuto e consolidato il primato costantemente nel tempo. Con i suoi 200.000 abitanti, Venezia era la seconda città del mondo occidentale, per numero di abitanti, durante il Rinascimento. Un numero molto elevato, se consideriamo che Roma, all'inizio del '500, aveva appena 85.000 abitanti, e 100.000 un secolo più tardi.
Per sensibilizzare l'opinione pubblica sul decremento demografico di Venezia, dovuto al deflusso progressivo e inarrestabile dei suoi residenti, sabato 14 novembre è stato inscenato il Funerale di Venezia. Una bara addobbata di tutto puntino, racchiusa in un manto color fucsia, incoronata di fiori e con la scritta"I Cittadini Veneziani", contenente simbolicamente il "cadavere" della città di Venezia, è stata trasportata da una "balotina", con quattro vogatori che le hanno fatto percorrere tutto il Canal Grande, passando sotto il Ponte di Rialto con arrivo alla sede del Municipio Cà Farsetti. La cerimonia è descritta da Fausto nel suo blog, con dovizia di particolari. Dati inoppugnabili testimoniano il progressivo spopolamento della città, che, alla lunga, potrebbe causarne la "morte". Nell'immediato dopoguerra Venezia aveva ancora 150.000 abitanti. Ridotti a metà negli anni '80, secondo dati da verificare ci sarebbero attualmente (ottobre 2009) 60.020 abitanti residenti. Di questo passo Venezia è destinata a diventare una sorta di Disneyland, frequentata solo da pendolari addetti alle varie attività e servizi turistici, e dai turisti stessi.
Fausto, veneziano da tante generazioni, forse tra i pochi appartenenti a questa sorta di specie in via d'estinzione (nella quale possiamo sicuramente includere l'attore veneziano Lino Toffolo), rimasto fedelmente a risiedere in città - dove gestisce un albergo economico - ne conosce assai bene storia e vita, abitudini e modo di vivere dei suoi concittadini. A suo parere, l'esodo dalla città lagunare per andare a risiedere sulla terra ferma, è dovuta agli affitti troppo elevati. E ad ogni trasloco, cui ha modo di assistere, vede scomparire una parte viva della città, rammentandogli la lenta agonia e la morte cui è destinata, se non si riuscirà a bloccarne l'emorragia.
Confidando nella Divina Provvidenza, affinchè risparmi al mondo la catastrofe che prevedono si verifichi, causata dall'effetto serra, per rivitalizzare Venezia c'è un unica strada percorribile, le cui idee verranno esposte nell'altro blog: ecopolfinanza .
Ma le cause dell'esodo sono forse anche altre. Nell'epoca degli agi e dei confort portati dalla motorizzazione di massa, Venezia, pur mantenendo integro il suo fascino unico al mondo, non può dare quel genere di confort che invece potrebbe essere fornito mediante un uso intelligente delle automobili. Col progresso, Venezia è quindi diventata città difficile da vivere, soprattutto per i non più giovani o per chi è affetto da patologie o da postumi di incidenti invalidanti. La fitta presenza di canali (ve ne sono circa 200 nel centro storico) e relativi ponti per poterli attraversare (ve ne sono oltre 400 in tutta Venezia), costituisce un forte deterrente per le famiglie che volessero andare a vivere a Venezia, e una barriera reale al libero movimento di persone con handicap motori. Vorrei sbagliare, ma credo che nelle valutazioni di chi intende lasciare Venezia per andarsi a stabilire sulla terraferma, vengono prese in considerazione anche tali infauste eventualità. A completare il quadro sui motivi che sconsiglierebbero di "metter su casa a Venezia" vi sarebbe poi il catastrofismo messo in piedi dai teorici del global warming. In assenza di adeguate politiche globali, volte a salvaguardare le condozioni di vita sulla terra, potremmo assistere all'innalzamento del livello del mare fino a sei metri, con la conseguente andata sott'acqua di Venezia. Sarebbe una tragedia di portata biblica, forse paragonabile a quella del Diluvio Universale, che priverebbe l'Umanità di una delle sue Perle più belle: Venezia.
Tralasciata questa molto malaugurata ipotesi, soffermiamoci per ora su quanto l'Amministrazione Comunale di Venezia ha fatto, con mio grande stupore, negli anni appena trascorsi, e quanto ancora sembra determinata a fare proprio in favore dei disabili e degli anziani, siano essi turisti che residenti. Le passerelle allestite per agevolare e rendere meno faticoso l'attraversamento dei 13 ponti - di cui 6 in Fondamenta delle Zattere (vedere http://www.alloggibarbaria.blogspot.com/2008/11/fondamenta-delle-zattere.html ) e 7 in Riva degli Schiavoni - da parte dei circa 7000 atleti che il 25 ottobre scorso hanno partecipato alla Venice Marathon 2009 - la maratona di Venezia giunta alla 24a edizione - resteranno montate e funzionali fino all'11 febbraio 2010, data di chiusura del Carnevale di Venezia. Alla maratona ha partecipato anche un gruppo di disabili, partiti con 15 minuti d'anticipo rispetto ai concorrenti normodotati, capeggiato da Alex Zanardi, lo sfortunato pilota di Formula 1, che ha perso l'uso delle gambe nel noto incidente di gara. Sono chiari segnali d'attenzione dell'amministrazione comunale veneziana verso i portatori di handicap motorio, ai quali stanno cercando di rendere il più accessibile possibile, e quindi godibili, le bellezze di Venezia anche per loro. Almeno una volta nella vita, fare un giro per Venezia, godere della sua magia, passeggiare lungo i canali, magari passando sui ponti alla maniera di Indiana Jones, in compagnia della bella professoressa Elsa Schneider e di Marcus Brody, nel film Indiana Jones e l'ultima Crociata, con l'attraversamento del Ponte dei Pugni, per andare verso la bliblioteca, che in realtà è una chiesa, situata nell'omonimo Campo San Barnaba, la quale ospita da qualche anno la mostra dedicata alle "Macchine di Leonardo da Vinci".
Andare per calli e calletti, campi e campielli, attraversando i numerosi sottoportici sparsi per la città, deve essere un piacere unico, che l'amministrazione comunale, con queste iniziative, sembra voler far provare anche ai meno fortunati.
Con queste ed altre iniziative, descritte con precisione da Fausto nel suo corposo blog, e in modo particolare nel post Venezia per i disabili , la Città si prepara a diventare sempre più accessibile anche ad anziani e disabili con problemi di deambulazione.
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-A lato: Ponte Ognissanti - allestito per disabili.
Da notare il lungo percorso fatto dalla pedana, per darle una giusta pendenza, tale da rendere il meno faticoso possibile il suo attraversamento. Esso non fa parte dei 13 ponti allestiti per lo svolgimento della Venice Marathon. Si presume sia quindi in servizio permanente.
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-Sopra, a destra: concorrenti della Venice Marathon 2009 al passaggio di Ponte Lungo
in Fondamenta Zattere al Ponte Longo, prospicienti il Canale della Giudecca
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-In mezzo: servoscala per disabili al Ponte Manin
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Si ringrazia il sig. Fausto, dal cui blog sono stati desunti buona parte dei dati menzionati in questo post. Si ringrazia, inoltre, per l'autorizzazione concessa alla pubblicazione delle tre foto di cui sopra. Il blog di Fausto è il seguente: http://www.alloggibarbaria.blogspot.com/ - Venezia.
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Sopra a sinistra: Cà Farsetti e Cà Loredan, sede del Municipio di Venezia - da Wikipedia
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Al centro, in alto: Riva degli Schiavoni (Canaletto) - da Wikipedia: luogo di conclusione (in Riva dei Sette Martiri) della Maratona di Venezia.

Nota: posseggo una conoscenza molto limitata di Venezia, per cui, per rispondere a specifici commenti a riguardo, mi avvarrò della consulenza professionale del sig. Fausto, che ringrazio fin d'ora per la preziosa collaborazione offerta.

57 commenti:

sarcastycon3 ha detto...

Marshall
avrei molto da dire su Venezia, ma preferisco commentarti con le parole e la poesia che seguono: l' atmosfera di una Venezia che non c'è più.

"Non esiste per me differenza tra musica e le lacrime.
Se cerco un’altra parola per la musica,trovo sempre e soltanto
Venezia."

"Stavo sul ponte
poco tempo fa nella bruna notte.
Di lontano giungeva un canto:
gocce dorate scorrevano
sulla superficie tremante.
Gondole ,luci,musica
ebbre si perdevano nel crepuscolo
La mia anima,un suono di violino,
a sé cantava ,toccata da dita invisibili,
segretamente,un canto di gondolieri,
tremando felicità multicolore.
- L’ha udita mai qualcuno?"

Friedrich Wilhelm Nietzsche

ciao
Sarc.

Marshall ha detto...

Versi toccanti, strappalacrime, caro Sarc.
Basta; anch'io non ho più parole: mi abbandono ai pensieri che vanno a Venezia. Quella Venezia che conosco bene, solo dalle carte.
Ciao.
Marsh

Hesperia ha detto...

Purtroppo è di questi giorni la notizia dei vecchi veneziani che hanno denunciato il progressivo spopolamento della città. Molti palazzi e appartamenti sono stati acquistati dagli stranieri, in particolare americani. Ma se una città non viene vissuta dalla sua stessa gente, alla fine muore. Leggi questa notizia su Il Gazzettino, Marsh:
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=80209&sez=NORDEST

marshall ha detto...

Hesperia,
"Venezia si spopola e muore" è il titolo del Gazzettino.it del 14/11, che m'hai consigliato di leggere, il quale anticipa la notizia di quanto avvenuto l'indomani sul Canal Grande: Il funerale di Venezia. Fausto ne ha poi pubblicato la cronaca dettagliata, che ho recensito nel post.
Curiosità che forse t'interessa conoscere: facendo l'ingradimento delle foto di Fausto, relative alla Venice Marathon 2009, ho visto la mastodontica costruzione con la scritta "Molino Stucky"; peraltro egregiamente ristrutturato. Guarda un pò a chi appartiene?

Fausto ha detto...

Mario: Un post veramente ben fatto, non c'è che dire. Sono certo che ti avrà porato via del tempo ma il risultato è ottimo. Credimi, il sentimento che provi per Venezia è superiore a quello di tanti residenti, ormai assuefatti alla bellezza della città.
Il progressivo calo demografico che è continuato negli ultimi decenni, sta lentamente snaturando Venezia, a favore di quel turismo di massa che mal si concilia con la struttura della città. Quindi credo che il "Funerale di Venezia" non sia stata una carnevalata, ma piuttosto un evento per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dello spopolamento della città. La tua idea, quella di rendere Venezia "punto franco", credo sarebbe l'unica soluzione percorribile per ripopolare la città. Ma a questo punto la parola passa ai politici: amministrazione locale e governo italiano. Solo loro, con provvedimenti su misura, possono evitare che Venezia diventi un museo all'aperto, un contenitore vuoto. Venezia senza i suoi abitanti è destinata a diventare la Pompei del XXI secolo.
Speriamo che alle varie grida d'allarme possano seguire fatti concreti da chi ha il potere di farlo.
Ciao.
Fausto

Hesperia ha detto...

Fausto, per cominciare bisognerebbe che il Comune la smettesse di cedere interi "pezzi storici di Venezia" ai privati. Parlo delle vendite di case e palazzi signorili a ricchi stranieri, concessi senza pensarci su. Possibile che non ci mettiamo in mente che ogni volta che cediamo palazzi italiani, cediamo pezzi di territorio e di sovranità? Che senso ha che i giovani sposi nativi di Venezia emigrino in altre città perché la loro città è diventata proibitiva? per poi continuare con la vendita di case a stranieri, dimore che non verranno abitate che per pochi mesi all'anno?

marshall ha detto...

Fausto,
il tuo commento è molto gratificante per la fatica fatta. Di quasi tutto ciò che ho scritto, ne ero ignaro fino ad un mese fa. Grazie al computer, Google, Wikipedia, i blog che seguo, sento che il mio livello di conoscenza è molto aumentato in questi quasi quattro anni dall'inizio di "questa avventura": mi sento appagato per le fatiche fatte. E' stato grazie a quella ricerca che ho voluto fare su Marcantonio Bragadin, per andare alla ricerca della sua storia, delle sue origini, che mi sono casualmente imbattuto nel tuo blog, che parla tutto di Venezia e in maniera molto accattivante. Ricordo che una assidua lettrice del tuo blog - credo sia stata AnnaLivia - un giorno ti ha scritto che sei molto, molto fortunato a vivere a Venezia. Dopo un mese di studi su Venezia, credo di poter dire che abbia proprio ragione. Ho ormai letto circa la metà dei tuoi post, e ho girato in lungo e in largo la citta a mezzo dell'eccezionale motore di ricerca "Venezia.360map.it". Pensa che per cercare il Ponte dei Pugni e il Campo San Barnaba; rivedermi il film Indiana Jones e l'ultima Crociata, per ricercare quel Ponte da confrontare con quello visto in venezia.map; studiare il tragitto cittadino della Venice Marathon, per andare alla ricerca dei 13 ponti attraversati dai maratoneti in quello tratto finale, ho impiegato le sere piene di una settimana. Molto affaticato, ma soddisfatto perchè ho molto ampliato la mia conoscenza su Venezia. E ne è valsa la pena.

Grazie.
Ciao.
Mario

Hesperia ha detto...

Ovviamente mi complimento anch'io per la qualità del post di Marsh e anche per l'accuratezza grafica. Vedo che hai imparato in fretta, caro Mario, anche i dettagli tecnici.

marshall ha detto...

Hesperia,

una mia "fiamma" di gioventù era nata a Venezia da genitori entrambi ciociari. Avevo preso una mezza cotta per lei, e credo che lei l'avesse presa per me. Poi, durante una vacanza, in ciociaria, mi sentii quasi costretto a dover scegliere se andare a vivere a Venezia o starmene a Milano. In un momento di titubanza se la "prese" un parigino e se la portò con lui nella sua città. Con lei, "svanì" anche il sogno di diventare cittadino veneziano. Aveva un portamento unico e tale, che la si poteva riconoscere fra tante. Tutti, compaesani compresi, la chiamavamo ormai "la Veneziana".

Storia vera, quasi collegabile al tuo commento sui giovani veneziani "quasi" costretti a "metter su casa" fuori Venezia, perchè lì i prezzi sono per loro proibitivi.

marshall ha detto...

Hesperia,
non ancora del tutto. Infatti certi link non mi venivano ed ho dovuto rinunciare lasciando il testo così com'era.

E poi, mi manca ancora l'adavast?? (la foto). Ho pensato al girasole o al melograno, ma penso che opterò per il busto di Dante, che ho qui sempre davanti a me.
Ciao.

Sympatros ha detto...

Que c'est triste Venise Au temps des amours mortes Que c'est triste Venise Quand on ne s'aime plus ..

Ma come voi volete far rinascere e rivivere Venezia? E' contro natura, se ormai il cliché internazionale se n'è impossessato, tutti la vogliono come città morente, col fascino languido del crepuscolo e delle fantasie decadenti e malate di Morte a Venezia di Visconti! Città di morte e di museo! Rifugio per squinternati e danarosi stranieri!
La storia si diverte, Venezia che è nata come fuga dalla morte e dalle violenze delle invasioni barbariche, è ora diventata leggiadra immagine della morte.
Tutto si puo' fare per tenere in vita Venezia, a patto che la si tenga in vita, ma come morta! Il suo vitalismo economico commerciale e politico è morto da due o tre secoli, puo' restare in piedi soltanto il ricordo del suo glorioso passato e l'icona della città museo. E' agrodolce, ma è così|

marshall ha detto...

Da un post di Josh:

"Georges Rodenbach compose poesie di tono elegiaco, servendosi dei paesaggi suggestivi della terra d'origine, le acque e la pace sospesa delle antiche città fiamminghe, un immaginario percorso segnato dall'anelito religioso e dalla dimensione intimistica e memoriale. Tra le raccolte poetiche:...'Bruges la morta' (Bruges la morte, 1892),...
Da "Bruges-la-Morte", attraverso un dramma dello stesso Rodenbach "Le Mirage", mai rappresentato in Francia ma solo a Berlino nel 1909, Erich Wolfgang Korngold s' ispirò per il libretto della sua Opera, "Die Tote Stadt"/"La città morta", del 1920,... Bruges la morte,..., città della malinconia, può essere interpretata come il canto per una città, e insieme l'allegoria di una condizione culturale. Bruges era una città gotica, ex città fiorente, tra conventi, chiese, strade vuote, avvolti nella nebbia. La città fiamminga era stata tra le più ricche del Medio Evo, e ne restano testimonianze suggestive: un numero esorbitante di chiese e un intero pittoresco villaggio di conventi, denominati il Béguinage. Il prosciugamento naturale del fiume, che aveva reso importante il porto nei secoli medievali, aveva spento l'economia e la vita di Bruges. Rodenbach la descrive come una città deserta, popolata di ombre di monache, di memorie e immagini di vite che furono, che si specchiano in canali, in vecchi edifici stipati in vie medioevali strette, avvolte di nebbia, spesso bagnata da una continua finissima pioggia. Le campane sono il leitmotiv acustico del romanzo: rintocchi, suoni, sussurri, echi lontani in una dimensione acustica spettrale. Il libro riassume così l’immaginario del proprio tempo, ricorre anche il topos romantico-decadente del doppio (doppelgaenger). L'evocazione poetica della 'città morta' è il vero tema del romanzo, le edizioni dell'opera furono sempre volute con molte fotografie in b/n della città che fu, e il pittore simbolista belga Ferdinand Khnopff realizzò il primo frontespizio su richiesta di Rodenbach. Hugues Viane, il protagonista quarantenne, caduto in un autunno personale precoce (speculare a quello della città narrata) per la morte dell'amata moglie, inizia una sorta di culto dell'amata scomparsa. Nella città percorre sempre itinerari solitari, e arriva ad identificare la città con la moglie scomparsa. La sua casa diviene un reliquiario, nel salotto campeggia un ritratto della moglie, e conserva con maniacalità una ciocca di capelli di lei a treccia, di un biondo antico dorato..."

Sympatros,
ho letto il tuo commento, molto pessimistico sul futuro di Venezia. Mi è sembrato di sentire i rintocchi di una campana a morto. Non oso pensare per Venezia un destino come quello toccato a Bruges: Bruges-la morta. Come la vedeva Rodenbach nell'omonimo romanzo breve "Bruges la morta". Del quale Josh ha fatto, la primavera scorsa, quella splendida recensione che ti consiglio di leggere, se già non l'hai fatto. Comunque, per i volonterosi, qui sopra c'è un breve stralcio.
Leggilo se puoi. Poi mi dirai se valga o no la pena darsi da fare per salvare Venezia.

Lisa ha detto...

...sarà che non occorreva avere la palla di vetro o i poteri di Otelma per prevedere come sarebbe andata a finire? Già 20 anni fa, cioè quando frequentavo il "Marco Polo" a Dorsoduro e vivevo nel collegio delle Canossiane, poco più dietro alla scuola, si parlava del "Moses", della possibile catastrofe che avrebbe ridotto "Venexia" a novella Atlantide; già ci si lamentava di quanto care erano le case e del fatto che Palazzo Grassi (come tanti altri palazzi della città) era stato venduto a "foresti" (coi schei, però, quindi nessuno ha protestato... cosa volete antica stirpe mercantile...). Già 20 anni fa c'era la lamentela sulla povera Venezia e un panino continuava a costare 4 volte rispetto allo stesso panino sulla terraferma. D'accordo: la consegna di merci non è facilitata da tutto quel saliscendi di ponti, ma credo che se un panino lo fai costare solo il doppio, ce la fai comunque... (ma queste erano e sono tutt'ora mie opinioni da non veneziana, benchè nella città museo vi sia rimasta per 5 anni)
E poi c'erano loro, i grandi "veneziani", che tendevano ad avere un po' la "spussa sotto il naso" (e quella, vi garantisco, dai canali sale sul serio, specialmente quando fa caldo!) e a sentirsi troppo superiori...
Un giorno (stavo ormai per andarmene a Trieste) pronunciai la fatidica frase "Par mi podè anca negarve tuti...". Ce la stanno facendo, vedo!

marshall ha detto...

Lisa,
ottimo il tuo cmmento, ottimo e illuminante. Non me ne voglia Fausto del blog AlloggiBarbaria, se adesso provo ad interpretare il tuo pensiero dove dici che i veneziani hanno la puzza sotto il naso (forse). La ragazza veneziana, descritta in un commento fatto ad Hesperia, "aveva un portamento unico e tale, che la si poteva riconoscere fra tante"; portamento che forse, alla luce di quanto dici a proposito dei grandi veneziani, era dovuto al fatto che "avesse la spussa sotto il naso". Un difetto che mi avevano già fatto rilevare anche gli amici dell'epoca (ma forse era anche dovuto ad un pò d'invidia che provavano nei miei confronti), ma che io, in quel momento, in quel frangente, non presi neanche in minima considerazione.

C'è l'alra parte del tuo commento, molto più interessante: quello dei prezzi, ecc. Ma ci tornerò sopra in un altro momento, perchè prevedo sia un commento alquanto corposo.

Grazie ancora per l'intervento.

Lisa ha detto...

Marshall, come ben aveva detto Sympatros in altra sede, sono una tempra "romantica", quindi mi lascio andare alla passionalità e ai commenti di getto, "emotivi".... Dunque, posso dirti che per Venezia (come per tutto ciò o tutti coloro che ha/hanno qualità eccezionali, nel bene e nel male) provo attrazione e repulsa. Perchè il luogo è molto simile a un vampiro: ti cattura per la bellezza e poi ti fa venire i conati di vomito appena ne fiuti l'odore.
Ora, io credo, che in quella città, come in un grande specchio d'acqua, ci si possano vedere tutti i problemi del Paese: vetustà, decadenza, corruzione, superbia e furberia... Ma questa volta, senza nessuna aura "romantica". Semplicemente per quello che sono.

Marshall ha detto...

Lisa,
ho visitato il tuo blog, e letto la tua scheda personale. Oltre che ad essere triestina, ho visto che tra i tuoi 5 libri preferiti c'è La coscienza di Zeno. Ti devo confessare che quando lessi quel libro, ci mancava poco che stessi impazzendo: oltre alle notizie su Trieste, contenute nel romanzo autobiografico di Svevo, a parte mi sono costruito una discreta cultura su Trieste. Ricordo che in quel periodo rompetti persino "le scatole" a Marcello (Sarc.) affinche mi parlasse, mi descrivesse dettagliatamente il Tergesteo di Trieste, poichè seppi che lui conosce molto bene la città.
Ma "che c'azzecca" tutto questo, in quello che stiamo dicendo? "C'azzecca" che noi del "Giardino" (però ora sto parlando a titolo personale) apprezzeremmo molto uno o più tuoi post che ci parlassero in prima persona di Trieste. In particolare, parlarci del Tergesteo, e del bar dove Italo Svevo aveva un tavolo riservato al quale sedeva ogni giornom per scrivere i suoi romanzi. Che poi sono gli stessi bar (ma che hanno un nome del tutto particolare, e che ora sono protetti dall'Unesco, come Patrimonio Intangibile dell'Umanità (se non erro), dove si incontrava con Joyce. E poi vorrei tanto parlassi di quella Cittadella dello Studente, situatab nei pressi, o dentro Trieste. Mirabile esempio architettura di recupero ambientale, del quale parlarono in maniera entusiastica in una mirabile puntata di Ambiente Italia, circa due, massimo tre anni fa. Scrissi anche una mail personalizzata a Beppe Rovera, conduttore del programma,
pregandolo di rimandarla un onda, ma invano, sono ancora in attesa di una semplice risposta.
Vorrei farti altre richieste su Trieste, ma mi fermo qui.
Come avrai ora notato, credo d'avere una "tempra assai più romantica" di te.
Un caro saluto.
Marshall

Lisa ha detto...

Marshall, ho fatto di più: si dia il caso che io sia sposata con il responsabile del museo sveviano di Trieste (http://www.retecivica.trieste.it/svevo//default.asp?tabella_padre=sezioni&ids=2&tipo=blocchi_sezioni_2&pagina=-)
e così, ecco, fresco fresco di consulenza dall'esperto, un primo giro tra i caffè letterari nei quali andava Svevo (poi sugli altri, che furono e sono tutt'ora frequentati da artisti, posso arrangiarmi da sola). Dunque, mi si dice che proprio a scrivere (pur preferendo svolgere tale attività tra le mura domestiche...) Svevo andava al Caffè Garibaldi o al Caffè Specchi, in quella che allora (Anni Venti) si chiamava Piazza Grande e che ora si chiama Piazza dell'Unità d'Italia. Con Joyce, che rimase qui a Trieste dal 1907 al 1914, la vulgata tramanda ci fossero incontri al Caffè Stella Polare, vicino alla chiesa di Sant'Antonio Nuovo, in Borgo Teresiano. Il Tergesteo, cioè il palazzo che si trova in Piazza della Borsa, vicino al Palazzo della Borsa (attualmente sede della Camera di commercio), ospita, nella galleria, un bar e vari negozi.

Altri 2 famosi caffè letterari sono il Caffè Tommaseo e il Caffè San Marco. Di questi, alla prossima (mi scuso ma ora devo scappare...)

ciao!
Lisa

Nessie ha detto...

Lisa, amo anch'io la tua città e naturalmente Svevo. Ho visitato anche Duino dove Rilke scrisse le famose Elegie.
E' già arrivata la bora? Senza la bora Trieste perderebbe gran parte del suo fascino. Al caffè degli Specchi ci sono passata anch'io a visitarlo.

marshall ha detto...

Lisa,
per "mura domestiche" di Svevo, ti riferirai forse più alle mura dell'azienda di proprietà del suocero, la Vernici Veneziani (che aveva quel brevetto sulle vernici per scafi navali, che la arricchirono e le diedero lustro in Europa e nel mondo), dove lavorava, che non alle mura vere e proprie di casa.
Ero molto appassionato di borsa - come del resto lo era stato Italo Svevo, credo però in maniera più accanita di me, da quel che ho avuto modo d'intuire dal romanzo, visto che nello stesso parla spesso delle Rio Tinto, una società mineraria ancor oggi quotata nelle borse internazionali, ma non in Italia - e un giorno lessi sul Sole 24Ore che era andata all'asta la scrivania su cui aveva lavorato Italo Svevo, e che finiva così la gloriosa storia quasi secolare della Veneziani. Potrai ben immaginare che, dalla curiosità di conoscere meglio e bene il personaggio Svevo, lessi tutti e tre i suoi romanzi. Anzi, La Coscienza di Zeno, che rilessi pochi anni fa, lo lessi quasi in contemporanea all'uscita della versione televisiva, in cui Svevo (Alias Zeno Cosini) è interpretato dall'ottimo Johnny Dorelli.
(Bei tempi per me, ahimè, che allora avevo meno acciacchi!)

Pausa...
Saluti (non ricordo come si dice in triestino).

Fausto ha detto...

Lisa: Io sono veneziano e con profondo dispiacere interpreto il Suo tono offensivo con il quale Lei descrive i veneziani, con la "spussa sotto il naso" e che "possono annegare tutti", e Venezia, da lei descritta come città che "ti fa venire i conati di vomito appena ne fiuti l'odore". Non so come Lei abbia potuto resistere 5 anni in tale città, io non ce l'avrei fatta al posto Suo. Io però credo che nei Suoi 5 anni a Venezia Lei non abbia capito poi molto della città che l'ha ospitata. Anzi mi sembra di veder trasparire nei Suoi sarcastici commenti una totale mancanza di conoscenza di una città che il mondo intero ci invidia. Ne è esempio quello che Lei chiama "Moses", che non è un campione americano di atletica leggera, ma bensì il MOSE, (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), che dovrebbe proteggere la città dalle acque alte. E' un vero dispiacere sentire degli italiani parlare di Venezia in questi termini. Da non credere. Un po' di rispetto per gli ultimi veneziani che cercano disperatamente di continuare a vivere in questa città sarebbe molto apprezzato.
Inoltre, io non auguro alla Sua bellissima città di fare la fine che Lei augura alla mia.
La ringrazio per la Sua attenzione.
Cordiali saluti.
Fausto
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Mario: Permettimi di dissentire, il commento che tu definisci "ottimo e illuminante" per me è il più grande concentrato di cattiverie che io abbia letto su Venezia negli ultimi tempi.
Scusa per lo sfogo, ma io non mi permetterei mai di parlare in questi termini di nessuna città, neanche se fosse del terzo mondo.
Che lo facciano degli altri italiani, mi fa stare anche più male.
Ciao.
Fausto

marshall ha detto...

Fausto,
mi spiace per questo contrattempo, ma pensavo avresti capito che mi riferivo alla vicenda raccontata sopra. Infatti, il padre di quella ragazza mostrava freddezza verso quel ragazzo, al contrario della madre che era molto affabile e premurosa. E se il padre non si fosse mostrato così freddo...chissà? Tant'è che, anche se mi manca, dopo d'allora, e son già passati 31 anni (era morto Paolo VI in quell'agosto), non sono più tornato in quel paesino della ciociaria. Per questo, dopo quel commento di Lisa, avevo creduto di individuare nell'atteggiamento di quel padre, un atteggiamento tipico dei veneziani. Ma ho sbagliato perchè in realtà credo sia un atteggiamento tipico di quasi tutti i padri del mondo, verso chi sta cercado di "portargli" via la figlia.

Comunque, Lisa ha fatto, a prescindere, un commento molto duro nei riguardi della generalità dei veneziani, e di Venezia. Ma, come vedi, qui non c'è il modera commenti, del quale, a parte qualche caso più che altro di disturbo, riguardante un post di Josh, non se n'è mai sentita la necessità.

Per quanto riguarda il MOSE, sono favorevole; anche del fatto che il costo maggiore sia a carico dello stato. Dovesse capitare la tragedia biblica, avremo almeno tentato il tentabile per ridurre a Venezia i disagi causati dall'acqua alta. C'è stato però Cacciari che, prima favorevole, dopo l'inizio dei lavori aveva cambiato opinione, diventando contrario alla sua realizzazione; il che m'aveva creato una certa perplessità.
Comunque, come potrei, da parte mia, disprezzare Venezia? dopo che, dimenticata del tutto la tv, sto passando serate a rimirare le bellezze di Venezia attraverso quel motore di ricerca Venezia.360map.it? Ieri sera, ad esempio, l'ho passata a rimirare il panorama che si gode da Piazzetta San Marco, davanti al Bacino di San Marco, di là del quale si vede svettare il bel campanile a mattoni rossi della Chiesa di San Giorgio, nell'omonima isola di San Giorgio Maggiore (e che bella storia ne ho poi letto su InnVenezia!). Ho poi ripercorso tutta la Riva degli Schiavoni, fino al punto dove è previsto l'arrivo della Venice Marathon. Andando anche alla ricerca dell'Hotel Danieli che, francamente, non sono riuscito ad individuare totalmente.

Sono talmente innamorato della bellezza di Venezia che se dovessero introdurre una tassa ad ok per la sua rinascita, sarei del tutto favorevole.

Ciao.
Mario (Marsh)

Lisa ha detto...

Caro signor Fausto, le do ragione su tutto. La domanda che mi ha posto e cioè come io abbia fatto a rimanere 5 anni nella sua
bella città (perchè - nonostante tutto - la considero bella, va bene anche "uninca") ha una sola risposta: vi sono stata obbligata.
Forse sarebbe stato meglio se me ne fossi potuta andare prima, prima di sviluppare un'intolleranza tale, e magari venirci solo
da turista, ogni tanto.
Ma così non è andata. E io non riesco ad essere obiettiva nei confronti di Venezia. Non ci riesco perchè, al di là del fatto
che possa aver scritto male il nome del dispositivo che dovrebbe salvarla dalle acque, o per lo meno alleviare il disagio
prodottole dal fenomeno dell'acqua alta, ci ho passato i 5 anni della mia adolescenza, in uno stracavolo di collegio
di suore, nel quale avevo le grate alle finestre come in galera (e meno male, perchè comunque la "vista" sarebbe stata
sull'ospedale geriatrico. Il Giustinian esiste ancora?), in inverno crepavo di freddo e di umido e durante le ore che potevo
passare fuori, in un liceo classico "laico", in compenso avevo a che fare con gente che si conosceva fin dall'asilo (e così i loro genitori e
i nonni, i bisnonni, eccetera) e che quasi non ti rivolgeva la parola perchè non facevi parte del loro giro...
(ma ero la più fortunata, perchè "triestina"; i "terroni", quelli sì che se la passavano male....).
La regola base di questi splendidi virgulti era pensare ai soldi e alla casa a Cortina (a questo mi riferivo per la "spussa sotto
el naso"). E non voglio dire che Venezia su questo abbia l'esclusiva, ma che se adesso si trova in cattive acque (mi perdoni il gioco di parole e non si offenda) è proprio perchè - come sta un po'
succedendo in tutto il Paese - tutti si è pensato ad arraffare più che a salvaguardare le cose belle che abbiamo.
Se quando si è iniziato a dare l'ok alla vendita dei palazzi patrizi agli stranieri, con la scusa che fosse
l'unico modo per salvare la povera Venezia e le sue bellezze dalla disattenzione dello stato italiano, a qualcuno fosse
venuto un po' di fastidio in più di fronte alla palese balla di chi voleva guadagni grossi e immediati, invece
che continuare con lo stile del "bottegaio", forse qualche anno dopo si sarebbero potuti chiedere fondi alla Comunità
Europea o, che ne so, dare il via a ristrutturazioni - sempre cofinanziate - di abitazioni civili, come si fa nei centri storici
delle altre città (compresa quella in cui vivo). Se il valore al metroquadro non lo stabilisce la multinazionale che si è comprata
4 o 5 grandi e famosi palazzi, forse anche gli appartamenti possono avere costi decenti (per quanto in Italia attualmente
"decente" sia un aggettivo difficile da applicare...).
Comunque, signor Fausto, le chiedo nuovamente scusa. Mi dispiace di averla offesa e non mi auguro certo che lei vada a fondo.
Quello che mi auguro "anneghi" è - come tentavo di dire nel mio post precedente - l'idea tutta italiana (e qui, mi perdoni, anche Venezia, come
tante altre città "turistiche" non fa eccezione) che sia comunque sempre "meglio un uovo oggi...".

Saluti
Lisa

p.s. se vuole, per par condicio, le racconto cos'è di Trieste che fa schifo e che attualmente è simbolo della dabbenaggine italiana rispetto ai temi della "sicurezza" e "dell'ordine pubblico"...

Sympatros ha detto...

Lisa, la piccola reclusa, con tanti sogni nel cuore e le sbarre alle finestre! Ma i grembiulini ce l'avevate?

Escono allegri i bambini
dalla scuola,
lanciando nell'aria tiepida
d'aprile, tenere canzoni.
Quanta allegria nel profondo
silenzio della stradina!
Un silenzio fatto a pezzi
da risa d'argento


Ma qui le giovani recluse erano più grandicelle e avevano i fidanzati sotto le finestre..... ferrate! Morte a Venezia!

marshall ha detto...

Ho letto il bel commento di Lisa, e me ne compiaccio con lei. Questo è lo stile che desidereremmo avere in questo blog. Per altro genere di stili, ci sono molti altri blog a disposizione.
Comunque, quest'ultimo commento di Lisa contiene notizie per me interessanti, solo che ora non ho tempo. Fino alle 12 sarò impegnato per la seduta settimanale di fisioterapia.
A dopo.
Mario (Marsh)

Lisa ha detto...

Sympatros, no, il grembiulino non ce l'avevavmo... Mi dispiace frustrare le tue fantasie, ma il collegio era frequentato per lo più da universitarie e liceali che, a differenza mia e di mia sorella (ospiti fisse) erano ospiti settimanali (nel senso che rientravano a casa durante i week end) che non si potevano permettere un appartamento a Venezia.
Niente grembiulino, dunque, ma ti posso assicurare che il mio periodo di apprendistato è stato comunque proficuo, soprattutto nell'imparare tecniche di guerriglia da utilizzare contro il potere (la madre superiora). :D

ciao!

Fausto ha detto...

Mario: Non era mia intenzione innescare alcun tipo di polemica. Mi scuso se ho mancato di stile o se ho involontariamente provocato disturbo nel tuo blog.
Buona giornata.
Fausto

Lisa: Non mi deve delle scuse. Ho capito che Lei ha vissuto un brutto periodo della Sua vita a Venezia. A proposito, io in quel collegio delle suore canossiane ci ho trascorso il periodo delle scuole materne, ed il grembiulino con il fiocco lo portavo!
Cordiali saluti.
Fausto

marshall ha detto...

Bellissimo!
E bella è l'aria che si respira quando vivo e partecipo di questo genere di discussioni; esse mi lasciano e m'insegnano sempre qualcosa di utile. E, visto che s'è parlato dei Caffè di Trieste, mi piacciono questo genere di discussioni che fanno cultura, e fanno così vagare la mente a quelle strade, a quelle piazze del centro storico di Trieste, quando, a inizio '900, era molto facile imbattersi in Joyce e Svevo, o qulacuno dei numerosi intellettuali che a inzio '900 animavano il Centro di Trieste, intenti a discutere, magari animatamente, e anche su motivi futili. Una discussione che si protraeva fino all'interno di quei Celebri e Immortalati Caffè di Trieste, quando essi sedevano al tavolino preferito. Mi piace quel genere d'ambienti e mi ci immergo con piacere, immaginando di trovarmi là con loro, e origliando le loro animate discussioni. Poi, immancabilmente, vederli sorseggiare quel caffè, che ha reso celebri quei locali. Dicono che il caffè di Trieste non sia come quello che si potrebbe bere ovunque. Dicono che il caffè che si beve in quei locali abbia ancor oggi un gusto del tutto particolare, e unico.
Scusate ora l'immodestia e presunzione, ma credo proprio che quando la discussione tra noi s'accende a questi livelli, mi par quasi di fare una piacevole traslazione nel tempo e nello spazio, trovandomi in quei caffè di Trieste, gomito a gomito con quegli intellettuali. E scusate ancora l'immodestia, ma quando la discussione si scalda su argomenti del genere, è un modo serio di fare cultura, e il "luogo" dove si svolge, che è Il Giardino delle Esperidi, assume il ruolo che avevano a quell'epoca quei Caffè di Trieste.

Lisa ha detto...

Lo sa che mi è venuta in mente una cosa davvero singolare e divertente, Marshall? Ormai a Trieste ci sto da quasi vent'anni e durante l'università, in particolare, ho frequentato molto i Caffè di cui lei parla (soprattutto il Caffè Tommaseo e il San Marco, dove, è storia più recente, anche Magris si recava a scrivere). Al Tommaseo ho presentato il mio primo libro di poesie, al San Marco si sono fatti reading e si andava anche noi (giovani poeti di allora) a scrivere e a leggere, tra un esame e l'altro. Ma, dicevo, la sa una cosa divertente? Il primo libro di poesia che mi abbia davvero "folgorato" è stato il De rerum natura.... e sa dove l'ho letto?
Al caffè Florian, in piazza San Marco.
:)

Sympatros ha detto...

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest.


Ma allora il tuo romanticismo, non è il romanticismo della Luisa dagli occhi blu.... Lucrezio è considerato il primo illuminista dell'antichità, con la sua infatuazione per la ragione, per la filosofia e per un robusto materialismo.... in grado di guardare e non cedere di fronte ai paurosi fantasmi dell'immaginazione e del sentimento e né aver paura degli dei e dei minaccianti tuoni.. Tantum religio potuit suadere malorum!

marshall ha detto...

Lisa,
il De Rerum Natura! Caspita! mi fai sentire quasi un ignorantello. Se non me lo avessi citato, ora non saprei neanche che è stato scritto da Lucrezio.
E quindi vi lascio. Vado subito a colmare la lacuna con Wikipedia.
A dopo.

Lisa ha detto...

"(...)Questo terrore dell'animo, dunque, e queste tenebre
non li devono dissolvere i raggi del sole, né i lucidi dardi
del giorno, ma l'aspetto e l'intima legge della natura.
Il cui principio prenderà per noi l'avvìo da questo:
che nessuna cosa mai si genera dal nulla per volere divino. (...)


Già. All'epoca era ovvio sviluppare sentimenti antireligiosi e materialisti. Poi, invece, con il passare del tempo ho iniziato ad avere il sospetto che la razionalità per l'uomo sia come la lucetta che usano i bimbi di notte: fa passare momentaneamente la paura, ma la sera dopo i "mostri" sono sempre lì.

Josh ha detto...

Caro Marshall, ottimo post e il tema è interessantissimo.
Troppo buono con la 'citazione':)

Josh ha detto...

p.s. cercate di mettervi d'accordo, mi sembra che Lisa non volesse avere reale malizia....e non volesse offendere nessuno propriamente, solo riviveva alcuni ricordi.

esempio: Io ho vissuto in più di una città, per es. Londra. E' anche passato un po'. Una città che ho amato nel sogno di adolescente e nella realtà, ma che poi ho odiato per come è diventata, e per alcuni aspetti che l'hanno snaturata. Nessun inglese si offenda per questa mia esperienza personale.

@Marshall: sì come dici di solito non c'era bisogno di moderazione sulle Esperidi, e non penso nemmeno ora.

Ma nel post scorso ho cancellato un paio di cose andate oltre di Sympatros, il quale ritiene di poter fare battute anche pesanti a tutti, corteggiare signore sposate con esercizi svenevoli fino a parlare di 'andare oltre e andare a segno' e similia,
ma poi non ama ricevere battute. Se lo contraddici, si spinge fino a dire "e tu chi cavolo sei?" anche a scrive sul blog ed è titolare del post e coautore.
Battute sì, buon gusto magari, spadroneggiare sul blog di altri no.
Il gioco chiaramente, in quel senso, va avanti finchè non lo si cancella.
:)

Sympatros ha detto...

Josh, stai sereno.... prima di tutto dovresti dire che hai cancellato il tuo post e poi il mio... sono due cosette.... ma uno era tuo ed uno era mio, ok?
E poi, pensi che la Lisa non si sappia difendere da sé, che c'entra sposata non sposata... ma stiamo dando i numeri? I post cancellati erano simpatici, tra l'altro c'era un terzo post, di Lisa, che ci pigliava per i fondelli tutti e due.... penso che Lisa sia una persona vaccinata!

Sympatros ha detto...

la sera dopo i "mostri" sono sempre lì.

Lisa, bisogna con forza ferrea saper convivere con i mostri.Bisogna calarsi nei meandri più profondi e tenebrosi della nostra psiche... bisogna scendere giù imbracati come speleologi, andare alla ricerca dei mostri, che sono la parte più intima e più profonda di noi stessi.....all'inizio cercheranno d spaventarti con facce orribili e ingigantendosi... ma poi se vedranno il tuo coraggio si sgonfieranno e si metteranno a sorridere pure loro!

Lisa dagli occhi blu!

Josh ha detto...

Antipatros,
stai sereno anche tu.
Sul mio stato di serenità o meno
non sono fatti tuoi.
Prima di tutto sei un ospite.

sia chiaro.

Come tale, resti, finchè non passi il segno. Dopo, invece che ospite, sei un okkupante e un disturbante.

io ho cancellato 2 tuoi post, tra cui uno alquanto poco educato sul fatto che i cristiani vanno a segno sessualmente secondo calendari dati dai padri spirituali. Ho cancellato anche il mio certo, ma il mio era uno scherzo innocente. Il tuo no.
Ma sei tu che la meni con tutte le femmine del blog per n.simi post. Vedo che ribadisci e hai ri-voglia di tornare a questionare.
Apriti un blog.

Non sei tu a dover dire o consigliarmi come cancellare o meno ciò che rompe, visto, che come dico sopra, sei un OSPITE.
magari è più chiaro.

E quando ti prendi gioco magari dell'etica di chi scrive o di chi è co-proprietaroo del blog sei in fallo tu.

Lisa non ha alcun biogno che io la difenda, ma anche quella storia della 'fregola più giovane' se permetti se ne poteva fare a meno.

Vedi un po' tu come regolarti.

Sympatros ha detto...

Ah, ma me lo potevi dire... tu sei aumentato di grado qui nel blog... manco da parecchio, non sapevo che tu avessi il bastone di comando di feldmaresciallo del blog. Se manco di rispetto alle signore, penso che sarebbero le stesse a farmelo notare. Io ho fatto e continuerò a fare il galante. Rientra nel mio stile, ho fatto il galante con la chère unedame, qualche parolina l'ho dettoa pure ad Aretusa, con Hesperia la trovo un po' severa, ma ci devo provare. Non sei mica geloso Josh!

Josh ha detto...

si vede che non hai altro da fare tutto il giorno.

scrivo qualche post, tutto qui.

perchè non riscrivi "e tu chi cavolo sei Josh?"

marshall ha detto...

Josh,
grazie per il giudizio lusinghiero, che è di stimolo a perseverare in questa fatica.
---
La "citazione" te la sei ampiamente meritata, perchè quel pezzo è da archiviare in una antologia: per il suo contenuto - e per essere stato capace di condensare in così poche righe tutto quello scibile - e per lo stile e la forma perfetta, senza alcuna "sbavatura".
---
So che tu non componi nulla a comando, ma se conosci Lucrezio e ti vorresti cimentare in un post su di lui, ti leggerei molto volentieri.
Citato in questa sede da Lisa, che, assieme a Sympatros, ce ne hanno anche fatti conoscere alcuni versi o passi, su Wikipedia ho appurato quanto Lucrezio sia stato un autore di tutto rilievo nella storia di Roma.
Un post, scritto da qualcuno che già lo conosca, non sarebbe niente male per Il Giardino delle Esperidi. Ma forse il più adatto, quello che forse più di tutti potrebbe conoscerlo meglio, penso possa essere Marcello.

Josh ha detto...

conosco e insegno Lucrezio, ma Marshall...al momento ho in mente un'altra cosa...comunque lo terrò presente.

marshall ha detto...

Lisa, Fausto,
poichè al mio paese ci sono le suore Canossiane, sono andato a leggere la storia delle Canossiane di Venezia; vi sono citate le "Romite" e le "Zattere". Vi è anche la storia di Madre Maddalena Vanzo, morta ancor giovane a soli 51 anni nel 1996; è forse questa la madre superiora cui accenna Lisa nel suo commento?
---
Se si esclude il non buon ricordo che Lisa ha del periodo trascorso presso le Canossiane, mi sembra che, da quanto letto, la storia delle suore Canossiane di Venezia sia una bella storia, e di tutto rispetto.
Da nn dimenticare, inoltre, che le suore Canossiane hanno espresso recentemente una santa dalla pelle nera, Santa Giuseppina Bakhita, ospite per 15 giorni presso le suore Canossiane del mio paese, quando ancora non ero nato. Gli anziani che dalle mia parti hanno avuto modo di conoscerla, possono ancora ricordare che la lingua con la quale si esprimeva abitualmente era quella Veneta.

Hesperia ha detto...

"Ah, ma me lo potevi dire... tu sei aumentato di grado qui nel blog... manco da parecchio, non sapevo che tu avessi il bastone di comando di feldmaresciallo del blog".

Per la cronaca e per la buona educazione, sono io l'amministratrice di questo blog. Le altre persone (Josh, Are, Marshall) sono autori, e non sono né feldmarescialli né altro. Però possono intervenire a sedare una conversazione quando prende una piega sgradevole, fino a eliminare i commenti non graditi. Sympatros, ricorda che non metto la moderazione perché trattasi di blog con argomenti legati alla cultura, perciò mi pare superfluo. Vedi però di fare un uso parsimonioso dei tuoi estemporanei "fuori tema", altrimenti sarò costretta ad adottare i metodi "Guzzanti e Simona" che già ben conosci, e non fare l'insolente o Bombolopp. Sì, mi hai fotografato bene: sono severa.
Scusami Marsh per l'intrusione., ma come si dice nel gergo, era un atto dovuto.
E adesso potete continuare col tema in oggetto.

Sympatros ha detto...

Esperia, la severa, se adotti il metodo Guzzanti... la mia permanenza qui è assicurata.... è da un anno mezzo che il senatore mi ospita nel suo blog, senza mai cacciarmi... e lì sì che è guerra vera, con i proiettili che ti fischiano nelle orecchie, qui è un porto di quiete ed i miei post sono stati sempre sostanzialmente di tipo culturale e difatti non sono stato mai da te ripreso. Cara Esperia, ci vediamo fra qualche mese, vi lascio ai vostri dialoghi e ai vostri complimenti reciproci.... Au revoir ma belle!

Lisa ha detto...

@ Josh
D'accordo. Sono un'ospite qui e come tale starò più attenta, soprattutto perchè i cosiddetti "flame" sono inutili e quello che conta sono gli argomenti, i contenuti. Però, onestamente, non mi sembrava di aver scritto chissà che...

@ Marshall
http://www.collegiocanossave.it/index.htm
che io ricordi (ma sono comunque passati vent'anni) la Vanzo era la preside della scuola, non la madre superiora (che non mi ricordo come si chiamava. Mi ricordo il nome però della direttrice: madre Elisabetta Crepaldi. Mia sorella più piccola ha frequentato le medie inferiori come "interna". Io ero già al liceo, quindi andavo a scuola fuori.

Comunque, lasciamo perdere la mia biografia, ok? Non c'entra con gli argomenti trattati dal blog.

ciao!
Lisa

marshall ha detto...

Lisa,
è proprio conoscendo la biografia delle persone, che a volte pervengo a scoperte interessanti. Prendiamo, ad esempio, un caso legato ad un tratto della tua biografia: che sei triestina. Stamattina, sfogliando Panorama del 19 novembre, sorvolo svogliatamente sopra un articolo, il cui titolo è: Curarsi con gli atomi. Giro pagina e l'occhio corre su una foto nel cui titolo è ben evidenziato "Trieste". Leggo la didascalia: Il laboratorio Elettra a Trieste con il suo acceleratore di particelle.
In precedenza avevo sentito solo accennare sulla struttura.
Così mi dico: Ma allora in questo articolo si parla di eccellenze in campo scientifico di Trieste. E' così che scopro che a Trieste c'è l'"Anello magico": il sincrotrone dalla forma circolare, dove vengono diagnosticate forme tumorali non altrimenti scopribili, e con metodo non invasivo.
Quindi, Trieste non è solo Caffè letterari. E anche questo è un modo di fare cultura, anche se non è in tema con l'argomento del post.

Della scoperta fatta sulle Canossiane, partita da uno spunto scaturito dalla tua biografia, ne ho invece già parlato.
Ciao.
Marsh

Josh ha detto...

cara Lisa, a te non ho detto nulla.
La questione dell' "ospite" è uscita unicamente quando dopo aver ripreso un utente un paio di volte, insiste ad aver ragione lui e a insegnarti cosa dovresti dire, fare, pensare, ...beh
o nei casi in cui 12 milioni di parole e di battutine corteggianti servono solo a cammuffare un vuoto noetico.
E non in senso buddhista.
:D

Lisa ha detto...

Certo. A Trieste abbiamo anche il Centro di Fisica Teorica di Miramare (pieno zeppo di scienziati provenienti da tutte le parti del Pianeta); l'Area Science Park (dove sono insediate molte anziende all'avanguardia e dove si trova anche il laboratorio ELETTRA del quale ha parlato Marshall), la SISSA (scuola superiore di studi avanzati - sempre in campo scientifico). La vocazione scientifica c'è, eccome :)

adesso devo scappare. a più tardi
ciao!

Josh ha detto...

@Marshall

usata anche per la sdtk di 'Anonimo Veneziano' (reg. Enrico Maria Salerno) è l'adagio di Alessandro Marcello, qui:

http://www.youtube.com/watch?v=tjLoOmDddgk&feature=PlayList&p=91E9D79B22C89C09&playnext=1&playnext_from=PL&index=83

oltre il sopradetto, tra i film con Venezia, c'è anche 'Dimenticare Venezia' di Franco Brusati che non scherza.

marshall ha detto...

Josh,
grazie. Visto e ascoltato. Lo inserirò a conclusione del post, in modo da non perderlo di vista, e poterlo così riascoltare quando avrò voglia di riguardare vecchi post.

Sympatros ha detto...

servono solo a cammuffare un vuoto noetico.

Tu non hai bisogno di camuffare, sei sotto vuoto spinto!

Mi rivolgo al responsabile del blog, ad Hesperia, pienamente fiducioso nel suo equilibrio. Hai un inquilino molto coraggioso, aspetta che uno se ne vada e poi ricomincia con le sue battutine "innocue" come dice Lui, l'uomo dal cervello pieno.
Voglio che questo post, prima di ogni decisione, sia visto da Hesperia!

Hesperia ha detto...

Facciamo una buona cosa: si resti al Topic del post di Marshall e che ciascuno cerchi di evitare le antipatie e ruggini personali, che purtroppo - chissà perché - trapelano anche dalla scrittura.
Purtroppo la vita imita la rete molto più di quanto la rete non imiti la vita.

Josh ha detto...

Sympatros vedo che vuoi avere ragione a tutti i costi. beato chi ti sopporta.

marshall ha detto...

Hesperia,

infatti il mio intento è stato quello di attrarre commenti e opinioni su Venezia, anche in chiave turistica. Per esempio, mia sorella che è stata a Venezia con suo marito, m'ha sconsigliato di sedermi ai tavolini del famoso Florian perchè nel 2002, appena introdotto l'Euro, si fermarono per un caffè macchiato, con due biscotti di contorno, e pagarono 16 euro. Comunque, io ci andai un giorno d'agosto del '94, con tutta la truppa, mangiammo al sacco, consumando qua e là gelati e bibite, ne restammo ultrasoddisfatti ed appagati, senza esserci fatti spennare, come successo a quei tanti che hanno volluto provare l'ebrezza di essersi seduti ai tavolini del bar Florian. Dipende sempre da quello che uno vuole.

Ecco, è questo il genere di commenti che vorremmo: esperienze personali o inedite storie o aneddoti su Venezia.
Per quel che mi riguarda, c'è il blog di Fausto, fonte inesauribile di notizie di ogni genere, storiche e di attualità, su Venezia.

Peccato non si sia fatto vivo Cornelio. Lui, che è un visitatore assiduo di Venezia, avrebbe scritto almeno tre pagine di utile commento su Venezia.

Ora sospendo perchè torno a guardare Milan-Marsiglia, visto che al 60° minuto la partita si sta scaldando fortemente.

Hesperia ha detto...

Basta con i battibecchi da asilo Mariuccia, altrimenti da domani metto la moderazione, per tutti: è chiaro? Ho appena detto di rimanere al Topic e questo vale anche per gli autori, Josh.

Hesperia ha detto...

Marsh, sono stata anch'io una volta al Florian. C'era ancora la lira. Ma ci sono rimasta male che negli anni'90, un té con la bustina già pronta mi fosse costato ben 18.000 lire. Però c'era l'orchestra col pianista e i violinisti :-)

marshall ha detto...

Ho ritrovato il post di Sarcastycon3, all'interno del quale c'è la poesia di Friedrich Wilhelm Nietzsche di cui al primo commento.

Sperando che Sarcastycon non se la prenda, ricopio anche la parte da lui omessa.
Contiene le espressioni dei suoi sentimenti per Venezia, provati nel corso di due visite distanziate nel tempo.
La prima parte va allacciata alla pesia di Nietzsche.
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"I miei ricordi più belli. Venezia anni 60

Fuori dagli antichi caffè, i violini suonavano dolci melodie per innamorati.
Lo scivolare silenzioso delle gondole al chiaro di luna, spesso sfumato da
una nebbia iridescente, la riva degli Schiavoni, il fastoso Danieli, il canal
Grande,le piccole calli, il ponte dei Sospiri e di Rialto erano queste le
immagini che hanno commosso anche Nietzsche.
Come non dargli ragione.

I miei ricordi più brutti. Venezia anno 2006

Torme di turisti beceri e maleodoranti, privi del benché minimo senso artistico, imbrancati da agenzie turistiche, senza scrupoli, invadono piazza S. Marco e la città tutta. Bottiglie spezzate sotto i portici, l’Harry’s bar di Hemingway e il Danieli frequentati da personaggi ricchi, ma squallidi e da attricette pronte a tutto,per un posto al sole, per il dio denaro.

Ho fatto male a ritornare. Addio Venezia."
(Sarcastycon3)
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Questo è solo un esempio dei generi di commento che gradiremmo.

Fausto ha detto...

Marshall: Venezia è una città più cara rispetto alle altre per colpa del trasporto delle merci. Infatti, se in terraferma la consegna delle merci arriva direttamente al negozio (tramite furgoncino, macchina, etc.) a Venezia non funziona così. Le merci destinate al centro storico arrivano con il camion fino in zona Tronchetto, da qui vengono trasportate con la barca fino al punto più vicino di consegna. Infine le merci vengono portate a destinazione tramite uno speciale carrello a due ruote (spesso attraversando anche dei ponti).
Aggiungiamo gli alti affitti che i commercianti devono pagare e si capirà perchè i prezzi subiscono dei rincari. Si pensi a quante persone vengono coinvolte, e pagate, per trasportare le merci a Venezia.

Io non mi sono mai seduto sui tavolini all'aperto del Caffè Florian, nè in alcun altro Caffè in Piazza San Marco. Lo so già che hanno prezzi cari, punto. Per dare l'idea di quanto costi il plateatico al Caffè Florian, metto in evidenza che i loro proprietari devono pagare 437,21 euro all'anno per ogni metro quadrato (il più caro in Italia). Si immagini quanti metri quadrati di plateatico hanno a disposizione i Caffè in Piazza San Marco! Tuttavia, se consumate un caffè al banco, lo pagherete come in un qualsiasi altro bar.
Ciao.
Fausto