giovedì 26 novembre 2009

Vedute

Tra tanti generi di pittura, esiste anche la 'veduta'.
Uno dei maggiori vedutisti è Giovanni Antonio Canal, più noto come Canaletto (Venezia, 1697-1768). I suoi dipinti mostrano grande cura nella resa della natura, del paesaggio, della topografia, con attenzione particolare alle connotazioni architettoniche. All'inizio le vedute sono 1)'vedute ideate' e 2)'capricci': 1)elementi architettonici presentati con cura ma estratti da contesti propri e reinterpretati in scene immaginarie, 2)l'altra tipologia sono paesaggi immaginari con rovine e monumenti.
Ma Venezia del Settecento riunisce l'estetica della veduta e lo spirito illuministico. Il diffondersi delle idee illuministiche e razionalistiche fanno sì che Canaletto adoperi, ad un certo punto, per le sue vedute, un'idea scientifica dell'immagine, realizzata mediante studi sulla prospettiva e sulle capacità dell'occhio, sulle teorie del punto di vista. Si serve infatti anche della camera ottica.
Lo strumento è in realtà molto più antico, ma se ne fa grande uso in quest'epoca che richiede una visione analitica, capace di una veridicità inedita. Sull'immagine dal vero proiettata dallo strumento l'artista realizza sì uno schizzo, ma alla fine la calibratura dei volumi, le coloriture ricche rimangono artistiche e personali, non solo 'copiate' dall'immagine riflessa.
Di seguito la sua "S.Cristoforo, S.Michele e Murano", precisa, ma ugualmente vibrante, immersa in un'atmosfera dorata:




Anche il genere della veduta nasce in precedenza: alla fine del '500 a Roma, nel '600 come rappresentazioni di ruderi e antichità, solo alla fine del '600 si caratterizza come veduta realistica. E' diffusa anche nel Seicento al Nord, ha successo in Olanda e tutta Europa, a volte per mostrare a chi non poteva viaggiare quali sarebbero stati gli scenari d'arte e città del Grand Tour: chiaramente in Italia dove gli scorci architettonici sono sempre stati più numerosi e ricchi, trova terreno fertile nella rappresentazione delle grandi città d'arte, ora con taglio fotografico-realistico, ora con effetto quinta architettonica-scenografia.



Ma ci sono numerose e precisissime vedute del Canaletto anche di città estere. In realtà Canaletto ricrea il genere della veduta trasformandolo quasi in 'paesaggio razionale', superando, con le sue aggiunte stilistiche personali, il precedente olandese Gaspar van Wittel. Per affrontare il genere della veduta, il fruitore può ammirare la precisione della pittura, ma col tempo all'interno dei canoni del genere, può rendersi conto che non si tratta solo di "maniera" (anche se di una splendida maniera) o di ritratto oleografico di città, ma una forte personalità nel tratto, nella resa, è comunque presente.

Altro grande vedutista è Bernardo Bellotto (Venezia, 1721-Varsavia 1780).



Nipote di Canaletto (e a volte confuso con lo zio) dopo l'apprendistato presso le maggiori città italiane, e ovviamente Venezia, sarà di casa presso grandi Capitali europee. Rispetto alla pittura del precedente, Bellotto sottolinea maggiormente i dettagli architettonici, accentua rese veristiche quasi fotografiche, ma aggiunge una sorta di drammaturgia della visione: i cieli sono profondi, spesso in movimento, il gioco chiaroscurale sottolinea una sensibilità più drammatica e meno olimpica.



Si trasferisce a Dresda sotto il patrocinio di Augusto III nel 1747. Sarà ancora a Vienna, a Monaco, prima degli ultimi anni di vita a Varsavia (la precisione delle sue vedute di Varsavia sarà utile anche per la ricostruzione della città dopo la II Guerra Mondiale).
Il suo modo di rappresentare Dresda è particolarmente interessante, come parte della storia della città stessa che assume un valore paradigmatico.



La città si trova sul Fiume Elba, è oggi patrimonio dell'Unesco, era chiamata "Firenze sull'Elba". Dresda conta, nel corso della sua storia, numerose distruzioni: nel 1491 a causa delle fiamme; poi ad opera dei bombardamenti prussiani nel 1790; durante le rivolte per la richiesta della Costituzione nel 1849, stagione dei moti; è stata quasi completamente rasa al suolo nei bombardamenti americani del 1945 (a febbraio, marzo e aprile). Dunque Dresda può rientrare nel novero delle città dolenti, e più volte cadute nella polvere,
d'Europa.
La Dresda rappresentata da Bellotto è, storicamente, quella del bombardamento del 1760: mostra una città colpita nel suo cuore simbolico più autentico, e anche il quadro rappresenta uno shock rispetto alla continuità della sua figurazione abituale. "I resti della Kreuskirche":




Il periodo, per esattezza, è la Guerra dei 7 anni. L'alleanza austro-russa si accinge ad attaccare Federico II di Prussia. Federico riesce a far breccia preventivamente in Sassonia e attacca violentemente Dresda.
La distruzione è epocale, la città subisce un grave bombardamento. Anche la dimora dell'artista è distrutta, con quanto di prezioso conteneva.
Bellotto nella rappresentazione della città violata continua ad adoperare il suo stile vedutista con influsso illuminista, ma nel quadro, pur dipinto secondo i canoni consueti, trapela una grande drammaticità.
La scena mostra la Piazza, i resti della grande Chiesa di Santa Croce, con il centro della città sullo sfondo morto: pare di cogliere, della distruzione, le pietre staccatesi dagli architravi, l'impressione è di respirare la polvere in maniera tangibile, sembra lo scenario di una grande Caduta.
Il quadro è chiaramente un altro capolavoro, anche se in memoria di un fatto tragico.
La storia poi accatasta distruzione su distruzione. L'emozione negli occhi di chi guarda aumenta se ci si ricollega alla successiva distruzione di Dresda che conosciamo più da vicino, quella americana del 1945. In quest'ottica il dipinto sembra profetizzare in maniera simbolica un destino sinistro.

Nella successiva DDR Dresda diviene uno tra i più importanti centri industriali. La potenza industriale dell'altra parte di Germania, lo stile di vita, le possibilità di libertà non eguagliano le condizioni degli altri paesi europei, e nemmeno l'altra metà del paese. Per i tedeschi dell'Est si tratta ancora di una nuova ferita. Visti oggi, sanno che non si stava meglio quando si stava peggio, eppure la risalita è lenta e faticosa, e lo si ricorda ora che da poco si è celebrata la caduta del Muro.
Si ritrovano consegnata una democrazia recente e un capitalismo che li può divorare, come fatti dall'esterno, liberati sì ma lasciati anche soli. La ricostruzione di Dresda dopo i bombardamenti USA incominciò negli anni del socialismo, proprio grazie ai dipinti dettagliati di Bellotto, usati come una guida, una pianta, una memoria. Ma anche il regime DDR cancella a Dresda altre tracce di memoria e d'arte, Vie storiche, per operare la consueta tabula rasa iconoclastica. Prima, nel bombardamento USA, era rimasta distrutta anche la Frauenkirche, chiesa barocca importantissima per la città (oggi ricostruita).

Di nuovo il fruitore può sobbalzare, davanti al quadro di Bellotto, SE ha consapevolezza del presente,
pensando alle chiese profanate di recente in Kossovo.
Il dipinto di Bellotto su Dresda caduta ha tanto da insegnare ancora oggi, assume purtroppo valori metaforici sempre nuovi nella contemporaneità. Anche in visione di tante iniziative, fatte passare come "magnifiche sorti e progressive", della "nuova" idea d'Europa, spersonalizzante e sradicata.


JOSH

15 commenti:

Marsh ha detto...

Josh,
siamo ancora in clima veneziano. Che piacere!

Marsh

Josh ha detto...

In effetti avevo in mente Bellotto e la sua Dresda da giorni, un quadro che mi ossessiona! :)
Però il tuo post mi ha fatto percepire "la venezianità", e allora è bastato aggiungere qualche notizia sulla biografia e lo stile di Bellotto e dello zio Canaletto: Venezia ne era una coprotagonista naturale, in automatico, e ho pensato, perchè non metterla visto che appassiona il tema in questi giorni? Un certo tipo di veduta nasce proprio da un clima culturale veneziano.

Volevo pubblicare tra domani venerdì e sabato, ma ho scoperto che avrei avuto un n-simo caos ven e sab., allora l'ho messo insieme e l'ho fatto stasera.

marshall ha detto...

Josh,
e hai fatto bene. Pensa che io mi sono immerso nella lettura della vita di Marco Polo, e non solo di lui in quanto veneziano, ma anche di altre storie e fatti su Venezia. E devo dirti che "il naufragar m'è (tanto) dolce in questo mare".
Ciao, torno a leggerti domani.
Marsh

Hesperia ha detto...

Canaletto mi è sempre piaciuto fin da bambina, quando lo scopersi per caso. Mia zia aveva un quadro di un pittore che imitava perfettamente i grandi, con una cura infinita e aveva una copia a olio del Canaletto nel suo salotto. Mi mise voglia di visitare Venezia.
Dresda città molto bella e gravemente bombardata dagli americani che in fatto di rispetto per le belle arti sono dei rozzi bovari, è davvero una città sfortunata."Il dipinto di Bellotto su Dresda caduta ha tanto da insegnare ancora oggi, assume purtroppo valori metaforici sempre nuovi nella contemporaneità". Sì è così e dovrebbe servire da monito.
Il Kossovo e le chiese cristiane ortodosse danneggiate dai terroristi dell'UCK mi fanno pensare che un paese del genere non avrebbe meritato mai l'indipendenza. Ma è andata come è andata.
Vedo che hai imparato bene a fare i links, Josh. Vero che è divertente? :-)

Lisa ha detto...

A me il quadro di Bellotto ha fatto venire in mente "Ground Zero"...

marshall ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
marshall ha detto...

Josh,
andrò in ordine sparso, e a rate, nel commentare: tanti sono gli spunti.
Il primo, mi è venuto pensando ai martirii patiti dalla città di Dresda, nel corso della sua storia; l'ultimo dei quali è stato simile a quello subito dalla città di Cassino (completamente rasa al suolo. Vedere post: La città e l'Acropoli di Cassino). Però, a differenza di Dresda, mi risulta che l'Abbazia di Montecassino non sia ancora stata promossa a Patrimonio mondiale dell'Umanità.

Hesperia ha detto...

Marsh, l'essenziale è che "scopersi" sia accettabile e accettato. Poi tu comportati come lo ritieni più opportuno, scegliendo il vocabolo che ritieni migliore. In altre parole sono corretti tutti e due. Non mi pare ,questo, un problema che meriti un intervento nei commenti.

Josh ha detto...

@Marshall: interessante la lettura di Marco Polo, stai facendo ottime scelte e letture secondo me.

@Hesperia: Canaletto a me è piaciuto quando ero un po' più grande, perchè mi sembrava da ragazzo troppo 'da cartolina'. Sapendo osservare dopo, invece è stato un grande pittore. Mi ha colpito anche il suo uso di una specie di pulviscolo dorato, evidente specie nel primo quadro: sembra un'eredità che unisce l'idea di arte, bellezza, ma anche quel trapassato bizantino che pur c'era nella città, che adoperava l'oro in funzione eternizzante.

ah sì: la mascherina che esce in automatico per i links è intuitiva e veloce, si fa subito: ne avrei messi una decina, ma mi sono contenuto:)

Josh ha detto...

@Lisa: hai pienamente ragione anche tu col Ground Zero sai in relazione al quadro.
In quel caso però, almeno per me, la corrispondenza era meno evidente....perchè sono talmente presenti alla mia mente le immagini realistiche delle foto e dei filmati dell'11 settembre che non l'avevo collegato.
Ma sempre di grande caduta, buco nero di una civiltà, si tratta, da cui le vite escono irrimediabilmente cambiate. E mi sa non si torna indietro nemmeno stavolta.

demetra ha detto...

A proposito del "pulviscolo dorato" del Canaletto, uno degli handicap degli artisti odierni è dato proprio dalla mancanza di materiali naturali con cui dipingere. Materiali che sono andati irrimediabilmente perduti. Non esiste più la pasta di lapislazuli con la quale fare i blu cobalto e i blu di Cina. Scarseggia l'ocra e tanti altri ossidi con i quali dare colore agli incarnati delle figure.
Ecco perché nella pittura quel tempo non potrà mai più ritornare. La chimica dei nuovi colori non potrà mai ovviare a tutto questo.

Josh ha detto...

Ciao Demetra e bentornata. Parole sante. Tra l'altro la chimica attuale adoperata per i colori recenti ha un effetto 'falso' non indifferente, sia nel colore, sia nell'artificio della pasta, della consistenza.

marshall ha detto...

Josh,
in un libro molto appassionante, che sto leggendo in questi giorni, leggo, e trascrivo:
"...insoddisfatto della piega poco costruttiva che ha preso la sua vita, Pietro non trova la strada adatta alle sue alte ambizioni, ma dispone di una solida certezza: non vuole somigliare al padre Gabriele. Nel 1759 parte per la guerra dei Sette anni, che combatte vicino a Dresda come ufficiale nello stato maggiore del generale Daun. ..."
Di chi stiamo parlando? E perchè fu poi importante per lui, l'aver partecipato a quella guerra?
Ciao.

Marsh

marshall ha detto...

Josh,
il piacere per questo post è andato ben oltre l'aspetto pittorico: ha acceso l'interesse per la rivisitazione di pagine di storia europea, dentro le quali vanno inevitabilmente ad affondare anche quelle della storia della nostra amata Italia.

Tra le due distruzioni subite - quella avvenuta nel corso della Guerra dei sette anni e quella attuata nel corso della seconda Guerra mondiale - Dresda lega il proprio nome alla battaglia avvenuta sul suo suolo a fine agosto del 1813, tra l'esercito napoleonico e la coalizione austro-russo-prussiana; battaglia vinta da Napoleone, ma effimera, perchè preluse alla battaglia di Lipsia, avvenuta un mese e mezzo più tardi, che decretò il definitivo inizio della fine di Napoleone.

Artemide Diana ha detto...

Complimenti per il post.
Jacqueline