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martedì 4 dicembre 2012

Fitzgerald, il jazz e il grande crac


Corsi e ricorsi. Si torna a leggere (o a rileggere) Fitzgerald, perchè? Perché ora come allora la macchina della storia si è inceppata e i sogni che tanto avevano animato il nostro Paese e la nostra Europa, "sono già alle spalle" (cito un'espressione dello scrittore). Francis Scott Fitzgerald che per comodità abbrevierò con FSF, fu il cantore dell'età del jazz. Letteratura del presente, la sua. Un presente che è già consapevolezza del suo farsi storico. Ma soprattutto, letteratura dell'azione. FSF fu attento testimone e protagonista dei Folli anni '20, dei suoi costumi rilassati, dell'alcol che scorreva a fiumi, delle corse in automobili lussuose in funzione di comode alcove a quattro ruote, del Dixieland, delle feste in giardino di splendide ville sull'Oceano, delle grandi orchestre, delle maschiette (le flappers) dalle gonne corte e con le gambe bene in vista che si agitavano in scatenatissimi charleston e shimmy, dei loro copricapi eccentrici fatti a cuffiette con frange e  lustrini, di lunghe collane di perle, di abiti frangiati, di sigarette allungate da eleganti bocchini, di sigari per uomini e di cappelli a falda larga. Tuttavia sarebbe errato vederlo come un superficiale esponente di quella Gioventù dorata di cui celebrò tanto i fasti. Scott vide prima d'ogni altro il denaro come veleno senza possibilità di antidoti, come strumento di pressione e di manipolazione esercitata soprattutto su quelli che non lo posseggono, spesso causandone la rovina psichica e la disintegrazione morale.

Daisy, la ragazza "dorata"e sognata da Gatsby (Mia Farrow)
Tant'è vero che leggere le sue storie ( i racconti dell'Età del Jazz e i romanzi) sono storie di declino inesorabile dei personaggi che da situazioni di rispettabilità e integrità vengono via via condotti alla disintegrazione e al disastro. In questo senso FSF si rivela attento cantore del "sogno infranto"; il tutto con una prosa poetica che rende la sua narrazione difficilmente traducibile sul piano cinematografico.
Di origine irlandese e instancabile pendolare di lusso fra l'Antico e il Nuovo Continente (lui e la moglie Zelda furono assidui frequentatori della Costa Azzurra) seppe vedere con profetica preveggenza il grande Male che affliggeva l'America: il materialismo e l'avidità. FSF fu uno scrittore la cui vita oltretutto, venne stritolata e travolta dai debiti e dall'inesorabile legge della domanda-offerta. Di qua dal paradiso, Belli e dannati,Tenera è la notte...titoli di romanzi che sono già entrati nella leggenda e nelle espressioni idiomatiche. Poi "Il Grande Gatsby", vita, sogni, successi, splendore e caduta di un'indimenticabile tycoon (magnate). Così indimenticabile che Hollywood (per la cui industria cinematografica FSF lavorò come sceneggiatore) ne fece parecchie versioni: una muta, una parlata in bianco e nero con Alan Ladd, nel 1973 quella prodotta da Coppola per la regia di Jack Clayton con Robert Redford (Gatsby) e Mia Farrow (Daisy), film calligrafico con splendidi costumi, ma un po' rallentato nei ritmi. Ora è attesa la versione spettacolare di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio in programmazione nelle sale per Natale. Insomma Jay Gatsby intriga e seduce ancora forse perché è la personificazione dell'America stessa, sempre sospesa tra romanticismo (l'American Dream), e materialismo (il Denaro che spalaca tutte le porte), tra veloci ascese e brutali cadute.


E sempre a proposito di tycoons occorre citare la figura di Monroe Stahr nell'ultimo romanzo incompiuto "Gli ultimi fuochi", ispirato al produttore Irving Talberg capo della MGM, per il quale FSF lavorò. Elia Kazan ne fece un'elegante versione cinematografica , dalle atmosfere sospese con Robert De Niro nel ruolo di Monroe Stahr (alter ego di Talberg) .  Il film fu sceneggiato dallo scrittore Harold Pinter.
Ma non vorrei soffermarmi troppo sugli elementi biografici di FSF e di sua moglie Zelda, del loro tempestoso matrimonio fatto di fughe, tradimenti e gelosie, e della drammatica morte di lei, avvenuta in un ospedale psichiatrico durante un devastante incendio (che potrete sempre leggere nei links), quanto  invece, voler dare voce in "presa diretta",  attraverso i suoi spezzoni di romanzi intercalati da vari pezzi di jazz, allo scopo di ricreare le atmosfere e l'aria di quel tempo.
Da "Belli e dannati"
Più tardi andarono da un bagarino e ottenero per un certo prezzo, due posti per una nuova commedia musicale intitolata High Jinks. Nel vestibolo del teatro si fermarono un momenti a guardare l'arrivo del pubblico alla prima. Vi erano mantelli da sera ornati da ogni genere di pellicce; vi erano gioielli che gocciolavano da braccia e gole e orecchie di bambole rosa: vi erano innumerevoli frange lucenti tra innumerevoli cappellli di seta; vi erano scarpe d'oro e di bronzo e rosse e di un nero lucente; vi erano le acconciature alte, serrate di molte donne, e i capelli lucidi e bagnati, di uomini ben ravviati; soprattutto c'era l'impressione dell'alzarsi, fluire, chioccolare, ridacchiare, spumeggiare, di un'ondata lenta di questo mare giocondo di gente che riversava quella sera il suo torrente scintillante nel lago artificiale del riso....


Musica consigliata: questa versione di Rhapsody in blue del 1924


Da Tenera è la notte:
L'albergo e quel luminoso pezzetto di stuoia che era la spiaggia, erano una cosa sola. La mattina presto l'immagine lontana di Cannes, il rosa e il crema delle vecchie fortificazioni, le Alpi purpuree che cingevano l'Italia, venivano gettate nell'acqua e giacevano tremolanti nei gorghi e negli anelli spinti alla superficie delle piante marine attraverso la limpida acqua bassa. Prima delle otto un uomo scendeva sulla spiaggia in un accapatoio azzurro, e dopo molte applicazioni di acqua fredda sul corpo, e molti brotolii e molti sospiri, si agitava in un minuto in mare. Quando se ne era andato, spiaggia e baia restavano in pace per un'ora.

Beh, godetevi questa splendida descrizione di Cap d' Antibes al ritmo nostalgico di Georgia on Mind nella versione di Bix Beiderbecke.
Erano tempi di feste, garden party con grandi orchestre, "giardini azzurri dove uomini e donne andavano e venivano come falene tra bisbigli, champagne e stelle". Così osservava Nick Carraway, il vicino di casa di Gatsby, che è come un terz'occhio narrante conradiano alla Marlow. Figura di apparente basso profilo, in realtà è totalmente utile alla trama del romanzo, tenuto conto che la vita scintillante di Gatsby è raccontata da lui.
Alle sette è arrivata l'orchestra, non una cosetta di cinque elementi ma un intero mucchio di oboe e tromboni e sassofoni e viole e cornette e flauti e tamburi e grandi e piccoli. Gli ultimi bagnanti sono ritornati dalla spiaggia e stanno vestendosi disopra: le macchine arrivate da New York sono disposte su cinque file lungo il viale: già le sale, i saloni, le verande sono sgargianti e di pettinature nuove e strane e scialli che superano i sogni di un castigliano. Il bar è in piena attività, e le ronde fluttuanti di cocktails permeano il giardino, finché l'aria risuona di cicaleggi e risa e frasi di convenienza...

Ancora Beiderbecke in Davenport Blues 
 
Eppure Gatsby, alla fine realizza  il suo Sogno americano, quello di poter arricchire in fretta, troppo in fretta, lasciando morti sul campo con la sua automobile color crema con  lucide cromature, simbolo del suo status raggiunto, pur di conquistarsi una rispettabilità. Così dopo la rapida ascesa, arriva fatale, la caduta. Uno sparo, un ultimo tuffo nella sua piscina che è già un tonfo mortale. L'ultima meditazione sulla sua brillante meteora fu affidata a Nick, il vicino di casa:

E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'é sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia ... e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

Francis Scott Fitzgerald

Affidiamo all'Orchestra di Fletcher Henderson la chiusura del pezzo su FSF in questo Shanghai Shuffle.


Hesperia