Dopo aver ascoltato l'esempio musicale del post precedente si ascolti ora questo pezzo di A. Schoenberg e si dica onestamente se pare di ascoltare ancora la stessa musica. Eppure gli strumenti impiegati sono simili, la voce umana e' identica, ma non si ha piu' la stessa sensazione di "diletto" che l'opera di Bach procurava. Direi invece che la sensazione e' di disorientamento, se non di orrore procurato da un'apparente, e sostanziale, disarmonia. L'ascoltatore "non colto" lo percepisce sempre allo stesso modo. Un orrore che, naturalmente si attenua mano a mano che cresce nell'ascoltatore la convinzione indotta dall'educazione, di ascoltare una musica di pari livello. Si dice comunemente che si tratta di stili diversi, di epoche diverse. Nella mia opinione, si tratta invece di un'opera ideologica, meglio, di ideologia messa in musica. L'elaborazione formale non si impianta piu' sulle comuni 7 note della tonalita', ma sulle 12 della serialita' e dell'atonalita'. Il compositore pensa di poter fare a meno della Natura. E' ovvio che questo e' un approdo ideologico, prima che stilistico. Si tratta di un esperimento teso a dimostrare che la percezione umana e' fallace e che, come ci si e' assuefatti alla musica tonale (es quella di Bach), ci si puo' abituare ad una musica atonale che rinuncia alle ferree leggi gravitazionali dell'armonia presenti in tutta la musica precedente, anche ove l'armonia stessa non era del tutto consapevolmente impiegata. Ebbene, questo esperimento e' ormai divenuto la regola che governa la nostra produzione musicale "colta" da almeno cent'anni. Si nota da qualche tempo un apparente ritorno al metodo tonale, ma l'impressione che se ne trae e' che la continuita' storica sia stata consapevolmente ed irrimediabilmente spezzata. Fino la musica greca, del II° secolo aC, della quale ci sono rimasti pochissimi frammenti dalla assai opinabile interpretazione, mostra maggior parentela con la musica di Bach che non con quella di Schoenberg. Qui siamo ormai in pieno relativismo. Si aboliscono scientemente le leggi di natura per cercare nuove vie espressive. Non ci si accontenta dell'assoluto espresso con l'armonia musicale, scimmia dell'armonia universale, si ricerca un assoluto ancora piu' totale e si finisce inevitabilmente per incontrare il nulla. Un nulla che chiunque non sia avvezzo ad una lettura ideologica, percepisce fino dall'incipit del pezzo. La disperazione evocata non ha solo a che vedere con la rappresentativita' del testo (nella fattispecie un dramma), ma con una concezione dell'umanita' che, ormai perse le sue radici, si getta negli abissi dell'inconscio freudiano (l'opera e' del 1909 e il testo e' concepito in chiave psicanalitica). La consapevole rinuncia di compositori come A. Schoenberg e A. Berg, ad utilizzare gli strumenti della tradizione fu, nella loro epoca bollata come "degenerazione" che, per gli Stati Etici nei quali la sentenza venne formulata, significava piu' o meno "musica diseducativa", o inadatta a "servire la nazione". Ma il termine, ora considerato offensivo, era quanto mai preciso, infatti, la rinuncia consapevole ad accettare la propria eredita' storica equivale alla rinuncia della Paternita'. Ai nostri tempi l'antico anatema e' stato alfine rimosso dalla "democrazia" e dalla "cultura liberale". Ora sappiamo che questa musica ha pari dignita' con tutta quella che l'ha preceduta. Ma non ne traiamo comunque lo stesso diletto.
Erwartung (Attesa)








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