Castiglion Fiorentino, panorama - da Wikipedia
Quando Marcello - l'amico blogger cui è stato dedicato il blog aggregante Il Castello 1 - mi raccontò della durata millenaria della dinastia dei conti di Mammi - da cui volle prendere la sua nick name, facendosi chiamare Marcello di Mammi - fui alquanto scettico nel credere si sia potuti risalire ad origini così remote: in mille anni possono succedersi trenta, quaranta, o anche cinquanta generazioni, e non è facile seguire il filo certo che le unisce, anche tenuto conto che nel frattempo si è passati dal Medioevo, all'Evo Moderno, con tutti gli accadimenti avvenuti. Della contea e dei Conti di Mammi - mi raccontò Marcello (vedi qui al commento n.4) - si conoscevano le origini, risalenti agli anni 960 o 962, al tempo degli Ottoniani, imperatori del Sacro Romano Impero. Il Granconte Ugo, dei Conti Lambardi, aveva loro dato ospitalità, unitamente a tutto il loro seguito e alle scorte armate, durante le discese a Roma per le investiture. Li avranno poi anche ospitati quando furono diretti nella città eterna con l'esercito per sedare i disordini scoppiati per motivi legati al papato, e quando poi Ottone II fu diretto a Stilo per combattere contro i saraceni. Per tali servigi il Granconte Ugo era stato nominato Conte della neocostituita contea di Mammi, da Ottone I o Ottone II, negli anni 960, o 962. Il loro castello, posto in posizione strategica, su un'altura nei pressi di Castiglion Fiorentino, era inespugnabile, garantendo così incolumità e sicurezza ai preziosi ospiti (vedere anche il post Adelaide e gli Ottoniani). Come sappiamo da quel commento, la dinastia si estinse nel 1953 per mancanza di eredi maschi.
Battaglia di Cortenova (1237). I reduci di quella battaglia, combattuta e persa dalla II Lega Lombarda contro Federico II, trovano ospitalità e rifugio presso Pagano Della Torre, signore della Valsassina (dal sito *).
Tale scetticismo si è poi dileguato allorquando ho avuto modo di approfondire la storia di altri casati dalla storia millenaria, come quella dei Della Torre, o Torriani, originari della Valsassina, e quella dei Seccoborella di Vimercate, la Vicus Mercatus Romana, uno dei centri più ricchi di storia della cosìddetta Lombardia minore, oggi trascurato o dimenticato.
Ai Della Torre, o Torriani, ci sono numerosi richiami e riferimenti storici anche nel romanzo di fine Ottocento Lasco il bandito della Valsassina, testè recensito. Sia pur con licenza poetica, i Torriani irrompono nel romanzo attraverso la descrizione del loro simbolo araldico e il ricordo di un loro avo che partecipò alla Prima Crociata: "La porta principale che guardava in faccia a Taceno, terra di cinque o sei case e altrettante stalle addossate, accosto a una chiesa sul ciglio della montagna, portava sotto l'insegna di una mezzaluna turca una iscrizione in latino che ricordava la gloria d'un antico abitatore del castello, il quale aveva combattuto sotto le scorte dei Torriani conti della Valsassina, in terra di Palestina a liberare il sepolcro di Cristo".
Stemma della famiglia Della Torre - da Wikipedia
E in effetti un Martino Torriani, conte della Val Sassina, combattè nella Prima Crociata, trovando la morte nel 1148 sotto le mura di Damasco. Questo fatto conferirà perenne lustro al casato. Lustro ancor maggiore venuto loro dal ruolo che i Della Torre ebbero nella Milano rinascente dalle oscurità del Medioevo. I Della Torre furono reggitori della Milano medievale, in compagnia e in competizione continua con i Visconti. I due gruppi si fronteggiarono spesso, finchè nella decisiva Battaglia di Desio, del 21 gennaio 1277, i Visconti ebbero la meglio, e la numerosa famiglia dei Torriani dovette fuggire disperdendosi nei suoi tanti rami, diretti e collaterali. Un ramo dei Torriani si ritirò sulla sponda occidentale del lago di Como, creando un feudo a Rezzonico, un borgo dal quale presero il secondo nome. Suoi membri si trasferirono a Venezia, dando origine al ramo dei Rezzonico veneziani, con dimora a Ca' Rezzonico, oggi diventata sede del Museo del Settecento Veneziano (gli interni sono stati illustrati nei giorni scorsi, sabato 15 e sabato 22, nel corso del programma Il Loggione). Il ramo dei Torriani Rezzonico di Venezia nel 1758 ha dato al mondo un papa, papa Rezzonico, Papa Clemente XIII.
Ponte romano di san Rocco, Vimercate - da Panoramio
Un caso singolare è quello dei Seccoborella da Vimercate. Nella loro villa dalle origini millenarie -divenuta proprietà e sede del comune di Vimercate, dopo l'estinzione del casato allargato ai Conti Trotti - "nella sala di attesa del palazzo comunale, che immette nell’ampia aula consiliare, si scorge un grande albero genealogico della famiglia: da Guiffredus Sicus, vissuto verso il 1100, alle sorelle Maria, Caterina e Giulia, che furono le ultime persone della famiglia".“Alla base del dipinto - scrive Antonio Bandini Buti in due medaglioni, indipendenti, sono nominati due personaggi, da cui la nobile famiglia si vantava di trarre la propria discendenza: un conte Ricimer Siccus, patrizio romano di sangue gotico, nominato dall’ imperatore Severo (II e III secolo d.C.) vicario imperiale di tutta Italia; e il pontefice Giovanni XVI (considerato da alcuni storici il XVII della serie), eletto papa il 9 giugno 1003 (l'epoca degli imperatori Ottoniani si è conclusa l'anno precedente) e morto il 31 ottobre dello stesso anno.
Avendo retto la chiesa per così breve tempo (meno di cinque mesi), egli non lasciò quasi traccia del suo pontificato, così come scarsissime sono le notizie biografiche che se ne hanno. Da una pietra scoperta nel marzo 1750 nella pieve di Santa Maria in Ripagnano, in diocesi di Fermo, e illustrata dal card. Cesare Borgia, risulta che questo papa era nato a Ripagnano da un Giovanni della nobile famiglia Sicco o Siccone e da una Colomba di cui non è detto il casato. Vi si apprende pure che, recatosi a Bologna, vi era stato solennemente ricevuto da Petronio Console.
Dall'epoca di quell'albero genealogico al 1400 non sono molte le notizie riguardanti questa famiglia.
Nel 1450, nella casa dei Seccoborella fu firmata la pace tra i milanesi e Francesco Sforza, avvenuta dopo tre anni di assedio alla città di Milano, la quale lo aveva esautorato, approfittando di una sua momentanea assenza per impegni militareschi nelle Marche (vedi anche il post Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza) . Nel 1467, un Giorgio Secco è capitano della Martesana. Nel 1475 Vimercate fu concessa in feudo ai Seccoborella da Galeazzo Maria Sforza.
Sul finire del Cinquecento un personaggio della famiglia s’affaccia alla ribalta delle cronache mondane, ma la storia è alquanto lunga, sarà quindi oggetto di apposito post.
Lo scritto in corsivo è tratto dal cap.XXIII della Storia di Vimercate - Eugenio Cazzani - Edizioni Artegrafica Luigi Penati e figli - Vimercate - I Seccoborella pag.561.
Sito correlato (*) I Torriani una signoria dimenticata
Villa Sottocasa, sede del Museo del Territorio (MUST) di Vimercate - da Wikipedia




















