mercoledì 9 gennaio 2013

Impressioni di Gennaio


Più volte, in principio d'anno, dall'apertura del blog abbiamo dedicato qualche post intenso al tema.
In breve, anche se di altro argomento, ma di emotività simile, si può fare un passaggio qui , o diversamente qui
o qui
(sopra, Achille Tominetti, "Sole d'Inverno")

Gennaio ispira sempre.
Le feste cattoliche sono appena trascorse, e con esse abbiamo rivissuto ricordi personali e ci siamo ricollegati a miti di cui anche noi in qualche modo siamo parte. Il freddo, ora più ora meno, ci porta ad una forma di concentrazione, un po' la stessa che vive la Natura,
mentre i simboli ci ricordano prima la "secchezza" del Capricorno, ma presto anche i voli pindarici e gli slanci in avanti dell'Acquario.

Il nome "Gennaio" deriva da quello del dio latino-romano Giano (Ianuarius), preposto alle porte, ai ponti, e ad ogni forma di mutamento simbolico e attraversamento: in questo, Gennaio/Ianuarius era un po' la chiave di volta, aprendo le porte al nuovo anno.
Qui altre notazioni, per altri paesi e culture.


(Achille Tominetti, "Neve")

Nonostante la situazione che oggettivamente vediamo,
ancora rimane il desiderio di cambiamento, di novità, in tutti (anche lo stesso post sulla Fenice di Hesperia, in fondo, è una dichiarazione di rinnovamento vitale incoercibile), perchè Gennaio rappresenta sempre un inizio.
Un po' ...un lunedì, una nuova fase, con uno dei cieli (astronomicamente parlando) più belli dell'anno sullo sfondo: le giornate sono già più lunghe e luminose,
proprio quando sembrava che il buio, la notte, le pesanti simbologie autunnali e mortuarie avessero coperto tutto, la magia della Natura inverte l'abisso, e di nuovo la luce, come giusto, riprende il suo posto.
Quando ancora la nostra "civiltà" si lasciava ammaestrare e leggeva ogni cosa in chiave mitica, la simbologia di Gennaio era insieme una speranza e un insegnamento: quanto più nera e profonda poteva essere la notte, la vita greve e pesante, presto la luce avrebbe vinto ancora,
che rimane l'augurio più vero che mi sento di fare a chiunque scriva o passi di qui (qualunque valore sensato voglia dare alla parola "luce": sacro, magico, mitico, teologico).

Non si può allora non estrapolare dal nostro passato qualche poesia, arte della concentrazione per antonomasia:



Gennaio
Nevica: l'aria brulica di bianco;
la terra è bianca, neve sopra neve;
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco,
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera;
passano bimbi; un balbettio di pianto;
passa una madre; passa una preghiera!

(Giovanni Pascoli)




DI GENNAIO, DI NOTTE

Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;
nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l'anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s'è quella l'agonia ch'è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,
e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d'un passaggio,
d'una sosta nel transitare eterno,
viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l'essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t'eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d'età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.
Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la
via crucis.

(Mario Luzi, da Quaderno gotico, 1947)



I mesi dell'anno
(A. Silvio Novaro)
Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca;
Marzo libera il sol di prigionia,
April  di bei colori  gli orna la via;
Maggio vive fra musiche di uccelli,
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli;
Luglio falcia le messi al solleone,
Agosto, afoso, ansando le ripone;
Settembre i dolci grappoli arrubina,
Ottobre di vendemmia empie le tina;
Novembre ammucchia aride foglie in terra;
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra.



(Arcimboldo, "Inverno")


GENNAIO

Fiochi albori rasentano la strada,
rigido è il biancospino ai tetti ameni
delle ville deserte, un'eco solo
della lor vita rompono i latrati
la pace della notte: ecco, una lampada,
che nessuno ha sospeso, arde, scintilla
a un ignoto balcone.
E dai palazzi strascica nel lume
di luna una lontana
brigata, un soffio di scirocco porta
rumore di fontane
da una valle scoscesa tra gli ulivi.
Frammenti di bei giorni illuminati
e di prati portati via dal vento
risorgono indecisi. Sarà giorno...
Altre luci più rosa già al crepuscolo
son prossime, a me care
anime nel fruscio
degli alberi sorridono in segreto.





mercoledì 2 gennaio 2013

Fenice e fenicotteri tra mito e natura






Post fata resurgo


Tra i miti che mi hanno sempre affascinato fin da giovanissima c'è quello della Fenice, l'uccello che risorge dalle sue  stesse ceneri. Tanti sono stati i cantori di questo mito e molteplici le civiltà da Occidente a Oriente, che l'hanno declinato a  seconda delle loro culture. Cominciamo con la mitologia greca.
Nei miti greci (ma non solo) era un uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa ed una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —.
Il motto della Fenice è Post fata resurgo ("dopo la morte torno ad alzarmi").
 In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l'emblema del disco solare. Contrariamente alle "fenici" di altre civiltà ,quella egizia non era raffigurata come simile né ad un rapace, né ad un uccello tropicale dai variopinti colori, ma era inizialmente simile ad un passero (prime dinastie) o ad un airone cenerino, inoltre non risorgeva dalle fiamme ma dalle acque.
Impossibile tracciare nel dettaglio tutte le varianti di questo celebre mito a cui è stato dato il nome di importanti teatri (a Venezia) , di aerei da guerra, il cui logo è servito a molte case editrici con il mito dei libri e del sapere che risorge dalle ceneri. Eccone dunque un compendio. Non ultimo, il mito della Fenice venne incorporato nello stesso Cristianesimo attraverso la vita del  Cristo ed il suo ciclo Morte-Resurrezione.
 L'uccello di fuoco è  tra le sue varianti, anche un'antica fiaba popolare russa raccolta da Afanasjev che parla del principe Ivan  allorché sorprese il meraviglioso pennuto in procinto di svolazzare intorno ad un albero di mele d'oro all'interno del giardino di un mostro. Il Principe si avvicinò furtivamente all'albero a approfittando di una nuvola che nascondeva la luna  rendendo buio il giardino, catturò l'uccello con un retino d'amianto.  L'Uccello di Fuoco implorò il principe di lasciarlo libero e gli offre una delle sue penne di fuoco. Il principe lo liberò ed esso gli promise di  tornare subito da lui in caso di pericolo . E difatti sul finir della fiaba, l'uccello con una scatenata danza ruppe l'incantesimo del mostro e salvò il Principe. Qui la fiaba popolare russa. 
L'Uccello di Fuoco è anche un bellissimo balletto di Serghej Diaghilev su musica di Stravinski.









Osservando uno dei tanti documentari della natura che si vedono durante le festività natalizie, mi capitò  di vederne uno che concerneva i fenicotteri del lago di Natron in Tanzania. E immediatamente, nell'osservare il meraviglioso piumaggio di questi uccelli dalla danza leggera  sia quando posano le lunghe zampe di trampoliere sul terreno,  sia quando si librano il volo, ebbi la sensazione che le mitiche fenici fossero proprio loro. Intanto perché hanno il nome con le prime 5 lettere uguali. Poi perché il piumaggio del fenicottero vira dal rosa pallido a quello più carico, all'arancio  bruciante fino al vermiglio, come i colori della leggendaria Fenice. E la danza del fenicottero al tramonto sul lago di Natron è una danza di...fuoco. Il nome in francese del fenicottero richiama le fiamme (flamant rose) e pure quello in Inglese (flamingo). I nostri fenicotteri in Sardegna e quelli in Camargue sono rosa, mentre quelli africani raggiungono pigmentazioni d' arancione,  purpuree   e vermiglie, incendiando i cieli col loro volo.
Ma ecco un'altra importante suggestione. Il Lago di Natron è di origine vulcanica e spesso i fenicotteri vi depongono le uova  proprio sotto le ceneri incandescenti. Poi le uova si schiudono, i pulcini si fanno largo nel mondo e l'eterno ciclo della vita ricomincia. Dalle acque del lago, alle ceneri del vulcano, fino all'aria dei cieli, è certamente lui,  il Fenicottero,  il misterioso uccello  su cui hanno favoleggiato artisti, poeti e mitografi che attraversa i 4 elementi della Natura: terra, acqua, fuoco e aria. Qui il trailer del famoso documentario  sul mistero della vita dei fenicotteri, "Le ali di porpora" della Disney Production .

Sarà forse perché viviamo tempi incerti e foschi, ma questo della Fenice è un mito luminoso, rassicurante cui  il nostro immaginario attinge costantemente in momenti di smarrimento. Una sorta di éternel retour.
E la Natura ce ne restituisce la sua sfolgorante conferma.

 
Qui su questo blog, Il Giardino delle Fate (ma quanti giardini paralleli!) altre suggestioni su di un mito che attraversa quasi tutti i popoli, etnie, religioni e civiltà. Per non dire di artisti, poeti, pittori e disegnatori che hanno immortalato questa strana creatura meravigliosa nei più svariati modi e con i più caleidoscopici colori.

Hesperia