Più volte, in principio d'anno, dall'apertura del blog abbiamo dedicato qualche post intenso al tema.
In breve, anche se di altro argomento, ma di emotività simile, si può fare un passaggio qui , o diversamente qui
o qui
(sopra, Achille Tominetti, "Sole d'Inverno")
Gennaio ispira sempre.
Le feste cattoliche sono appena trascorse, e con esse abbiamo rivissuto ricordi personali e ci siamo ricollegati a miti di cui anche noi in qualche modo siamo parte. Il freddo, ora più ora meno, ci porta ad una forma di concentrazione, un po' la stessa che vive la Natura,
mentre i simboli ci ricordano prima la "secchezza" del Capricorno, ma presto anche i voli pindarici e gli slanci in avanti dell'Acquario.
Il nome "Gennaio" deriva da quello del dio latino-romano Giano (Ianuarius), preposto alle porte, ai ponti, e ad ogni forma di mutamento simbolico e attraversamento: in questo, Gennaio/Ianuarius era un po' la chiave di volta, aprendo le porte al nuovo anno.
Qui altre notazioni, per altri paesi e culture.
(Achille Tominetti, "Neve")
Nonostante la situazione che oggettivamente vediamo,
ancora rimane il desiderio di cambiamento, di novità, in tutti (anche lo stesso post sulla Fenice di Hesperia, in fondo, è una dichiarazione di rinnovamento vitale incoercibile), perchè Gennaio rappresenta sempre un inizio.
Un po' ...un lunedì, una nuova fase, con uno dei cieli (astronomicamente parlando) più belli dell'anno sullo sfondo: le giornate sono già più lunghe e luminose,
proprio quando sembrava che il buio, la notte, le pesanti simbologie autunnali e mortuarie avessero coperto tutto, la magia della Natura inverte l'abisso, e di nuovo la luce, come giusto, riprende il suo posto.
Quando ancora la nostra "civiltà" si lasciava ammaestrare e leggeva ogni cosa in chiave mitica, la simbologia di Gennaio era insieme una speranza e un insegnamento: quanto più nera e profonda poteva essere la notte, la vita greve e pesante, presto la luce avrebbe vinto ancora,
che rimane l'augurio più vero che mi sento di fare a chiunque scriva o passi di qui (qualunque valore sensato voglia dare alla parola "luce": sacro, magico, mitico, teologico).
Non si può allora non estrapolare dal nostro passato qualche poesia, arte della concentrazione per antonomasia:
Gennaio
Nevica: l'aria brulica di bianco;
la terra è bianca, neve sopra neve;
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco,
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera;
passano bimbi; un balbettio di pianto;
passa una madre; passa una preghiera!
la terra è bianca, neve sopra neve;
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco,
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera;
passano bimbi; un balbettio di pianto;
passa una madre; passa una preghiera!
(Giovanni Pascoli)
DI GENNAIO, DI NOTTE
Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;
nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l'anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s'è quella l'agonia ch'è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l'anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s'è quella l'agonia ch'è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,
e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d'un passaggio,
d'una sosta nel transitare eterno,
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d'un passaggio,
d'una sosta nel transitare eterno,
viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l'essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t'eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d'età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l'essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t'eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d'età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.
Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la via crucis.
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la via crucis.
(Mario Luzi, da Quaderno
gotico, 1947)
I mesi dell'anno
(A. Silvio Novaro)
(A. Silvio Novaro)
Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca;
Marzo libera il sol di prigionia,
April di bei colori gli orna la via;
Maggio vive fra musiche di uccelli,
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli;
Luglio falcia le messi al solleone,
Agosto, afoso, ansando le ripone;
Settembre i dolci grappoli arrubina,
Ottobre di vendemmia empie le tina;
Novembre ammucchia aride foglie in terra;
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra.
Febbraio grandi e piccoli imbacucca;
Marzo libera il sol di prigionia,
April di bei colori gli orna la via;
Maggio vive fra musiche di uccelli,
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli;
Luglio falcia le messi al solleone,
Agosto, afoso, ansando le ripone;
Settembre i dolci grappoli arrubina,
Ottobre di vendemmia empie le tina;
Novembre ammucchia aride foglie in terra;
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra.
(Arcimboldo, "Inverno")
GENNAIO
Fiochi albori rasentano la strada,
rigido è il biancospino ai tetti ameni
delle ville deserte, un'eco solo
della lor vita rompono i latrati
la pace della notte: ecco, una lampada,
che nessuno ha sospeso, arde, scintilla
a un ignoto balcone.
E dai palazzi strascica nel lume
di luna una lontana
brigata, un soffio di scirocco porta
rumore di fontane
da una valle scoscesa tra gli ulivi.
Frammenti di bei giorni illuminati
e di prati portati via dal vento
risorgono indecisi. Sarà giorno...
Altre luci più rosa già al crepuscolo
son prossime, a me care
anime nel fruscio
degli alberi sorridono in segreto.
Fiochi albori rasentano la strada,
rigido è il biancospino ai tetti ameni
delle ville deserte, un'eco solo
della lor vita rompono i latrati
la pace della notte: ecco, una lampada,
che nessuno ha sospeso, arde, scintilla
a un ignoto balcone.
E dai palazzi strascica nel lume
di luna una lontana
brigata, un soffio di scirocco porta
rumore di fontane
da una valle scoscesa tra gli ulivi.
Frammenti di bei giorni illuminati
e di prati portati via dal vento
risorgono indecisi. Sarà giorno...
Altre luci più rosa già al crepuscolo
son prossime, a me care
anime nel fruscio
degli alberi sorridono in segreto.






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