Da sempre simbolo della femminilità, il giardino è luogo di sentimenti, di segreti, di care memorie. Vi è nell'infanzia di ogni individuo il lontano ricordo di un giardino da cui non si vorrebbe uscire, poiché varcare i suoi confini rassicuranti vuole dire diventare dolorosamente adulti. La cognizione del dolore e l'esodo verso un mondo che avrebbe riservato all'uomo un'esistenza di fatica e alla donna le doglie del parto, inizia con la cacciata dall'Eden di Adamo ed Eva. Ma la mitologia e ontologia del giardino ha radici ancor più lontane nel tempo.I Campi Elisi degli antichi Greci, contrapposti al Tartaro, rappresentano il luogo ideale nel quale vivere beati senza affanno. Nel Giardino delle Esperidi le mele sono d'oro come nelle fiabe. Più di recente, è con il Cristianesimo che sboccia la grande metafora per cui l'anima umana è un giardino, soggetto a intima cura da parte di Dio. Molti sono i poeti e gli scrittori con il culto del giardino - culto che ben si sposa con le humanae litterae. Goethe piantò, seminò e realizzò giardini e parchi, e realizzandoli li visse poeticamente nel profondo del suo cuore. Ci offre la sua testimonianza di esperto agrimensore ne "Le affinità elettive". Il poeta Robert Browining e sua moglie Elizabeth Barrett selezionarono bulbi di stupendi narcisi e giacinti , che prendono a tuttoggi il loro nome. Hermann Hesse ha scritto un trattatello dal titolo "In giardino". Friedrich Schiller fu il teorico del giardinaggio come arte che chiamò "educazione estetica che dà libertà per mezzo della libertà". E' interessante a questo proposito la tesi di Rosario Assunto (il primo filosofo estetologo che ha approfondito nella nostra epoca le tematiche del giardino) e il concetto di libertà libertaria da lui avversato. A proposito di ciò scrisse "la libertà libertaria pretende chi vuole siano i frequentatori di giardini autorizzati a comportarsi come loro aggrada, senza riguardo per gli altri: perchè la libertà libertaria apre la strada al totalitarismo, conducendo essa alla sopraffazione, nel migliore caso, dei più numerosi o più forti nei confronti delle minoranza..." ("Ontologia e teleologia del Giardino") . Ecco perchè il parco aperto a chiunque e senza alcun discernimento circa orari e sorveglianza finisce per essere area di bivacco, con aiuole calpestate, cartacce, lattine, siringhe ecc. e si colloca oggettivamente "lontano dal giardino". Ed ecco perchè nel nostro paese che è ricco di giardini e ville, prevale sempre più l'idea dei fondi-ambiente sullo stile del National Trust britannico, con un ingresso a pagamento per la manutenzione degli stessi. E a proposito di National Trust, a Sissinghurst , nel cuore del Kent è possibile visitare "il giardino bianco" di Vita Sackville-West (foto a sinistra). La torre del Castello di Sissinghurst divenne lo studio della scrittrice, amica di Virginia Wolf, mentre il White Garden, inaugurato secondo la moda monocromatica da molti imitata, divenne meta di memorabili garden party (Da Winston Churchill alla regina Madre; ai poeti Auden, Yeats e Ivy Compton-Burnett). Incuranti dei bombardamenti della II Guerra mondiale, Vita e il marito Harold intensificarono le architetture del giardino; si procedette ad alberare il viale dei Tigli, le rose antiche (rigorosamente bianche ) e rampicanti vennero usate come elementi ornamentali ai piedi degli alberi da frutta (meli, mandorli, ciliegi). Come bianchi furono gli asfodeli, i gladioli, i gigli, i biancospini e i filadelfi. Il Castello con il torrione e il "white garden" continuano ad essere mèta di numerosi visitatori.
E il nostro paese?
A Ravello ci sono incantevoli ville e giardini prospicenti il mare da alti dirupi (Villa Cimbrone, Villa Rufolo, Villa Sangro ) che furono già mete e pellegrinaggi di artisti (Wagner, Toscanini, Verdi), principi, aristocratici e personalità del modo politico e del cinema. Le ville della Lucchesia, invece, non godono della manutenzione che dovrebbero. Poi ci sono le ville venete sul Brenta che sono curatissime, e i giardini e parchi del Lago Maggiore, tra cui il giardino botanico dell' Isola Bella, proprietà dei Borromeo (foto piccola a destra).
E il nostro paese?
A Ravello ci sono incantevoli ville e giardini prospicenti il mare da alti dirupi (Villa Cimbrone, Villa Rufolo, Villa Sangro ) che furono già mete e pellegrinaggi di artisti (Wagner, Toscanini, Verdi), principi, aristocratici e personalità del modo politico e del cinema. Le ville della Lucchesia, invece, non godono della manutenzione che dovrebbero. Poi ci sono le ville venete sul Brenta che sono curatissime, e i giardini e parchi del Lago Maggiore, tra cui il giardino botanico dell' Isola Bella, proprietà dei Borromeo (foto piccola a destra).
Manca però in Italia una cultura del giardino come nei paesi nordici (in particolare tedeschi e anglosassoni) . Ma anche figure professionali (già presenti nella vicina Svizzera) come l'architetto dei giardini (a metà strada tra l'architetto e l'agronomo) .
Il giardino fu rifugio degli ordini monastici durante le invasioni barbariche (hortus conclusus medievale). L'hortus conclusus è il giardino segreto e fantastico all'interno del chiostro che offre riparo e preclude il male. Bernardo di Chiaravalle commentando il Cantico dei Cantici descrive il giardino come un continuo gioco tra amante e amato, tra creatura e creatore. Il romanzo "Candide" di Voltaire si conclude coi due protagonisti (Candido e Pangloss) che di fronte al caos del mondo, ai massacri alle varie peripezie subite e alle guerre civili, concludono con " noi bisogna che lavoriamo il nostro orto".
Il giardino fu rifugio degli ordini monastici durante le invasioni barbariche (hortus conclusus medievale). L'hortus conclusus è il giardino segreto e fantastico all'interno del chiostro che offre riparo e preclude il male. Bernardo di Chiaravalle commentando il Cantico dei Cantici descrive il giardino come un continuo gioco tra amante e amato, tra creatura e creatore. Il romanzo "Candide" di Voltaire si conclude coi due protagonisti (Candido e Pangloss) che di fronte al caos del mondo, ai massacri alle varie peripezie subite e alle guerre civili, concludono con " noi bisogna che lavoriamo il nostro orto".
Hesperia

