
Si tiene a Firenze, a Palazzo Strozzi, una mostra di notevole interesse, (cfr.titolo),
indirettamente e curiosamente vicina a temi incandescenti di questo periodo nei nostri blog e nell'attualità.
(Nella foto sopra, Jean Provost, "L'avaro e la morte" 1505-1515)
Aperta dal 17 settembre fino al 22 gennaio 2012, nasce da un'idea di James M. Bradburne, curata da Ludovica Sebregondi e Tim Parks.
Dal punto di vista dell'offerta di opere di pregio, c'è stato un notevole lavoro di organizzazione con tele di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, Della Robbia, Lorenzo di Credi, alcuni fiamminghi, da tutto il mondo.
In pratica, i maggiori esponenti del Rinascimento paiono narrare, attraverso un itinerario per immagini, il fiorire del sistema bancario in analogia alla loro epoca. La mostra intende anche connettere le vicende economiche e i fatti dell'arte ai mutamenti filosofici, religiosi e politici.

(Botticelli, "la Calunnia", 1497)
L'esposizione narra alcune tappe della storia del sistema bancario, approfondendo aspetti di vita ed economia europea dal Medioevo al Rinascimento. Documentate anche alcune vicende delle famiglie che ebbero il controllo del sistema bancario d'allora, nel conflitto molto avvertito in quell'epoca tra valori spirituali ed economici.
(Marinus Van Reymerswaele, "Gli Usurai" 1540)
Pur all'interno della corretta storicizzazione, nascono alcune osservazioni.
Si tratta di un'antica questione: ovviamente le banche perseguono un utile, terreno, materiale, speculativo, mundano.
Il mondo cristiano invece, cattolico in particolare, avverte, e molto di più avvertiva come peccato il prestito con interesse, la speculazione e ovviamente l'usura (inutile persino dirlo, l'episodio presente in tutti e 4 i Vangeli, con la cacciata dei mercanti e dei cambiavalute dal tempio, e numerosi altri punti);
parte del mondo protestante e calvinista classico, anglosassone specialmente, ha una visione differente dei capitali, interpretati come benedizione divina di cui godere appieno: c'è sicuramente anche questo nel cristianesimo, tutto dipende dall'equilibrio degli aspetti e dall'etica dell'uso dei beni, ma ad un certo punto l'attenzione al "Regno qui e adesso" conduce all'eresia statunitense del "vangelo della Prosperità": qui la maniera di considerare il conflitto tra utile ed etica spirituale allora è molto differente e ...brillantemente risolto.
Ciò non toglie che in filigrana a queste apparentemente minime differenze, questa diversità d'approccio ha invece segnato con stili di vita e scelte valoriali nettamente divergenti il mondo cattolico postlatino e il mondo calvinista anglosassone d'allora e di oggi, nazioni se non continenti, al di là delle forme oggi imperanti ovunque, dovute alla globalizzazione di modelli non nostri che tendono a uniformare tutto il globo.
(Botticelli, Madonna col Bambino e san Giovannino, 1500)
In un certo modo, il mito del mecenatismo d'arte sotteso comunque alla mostra, compare legato alla disponibilità stessa dei banchieri, che finanziarono proprio le scelte d'arte e investimento delle case regnanti:
la mostra pare un po' suggerire che fu questa convergenza, tra famiglie di potere/regnanti e banchieri, a rendere possibile finanziare i più importanti artisti rinascimentali.
Come a dire, senza le banche (strutturate però come a quel tempo) non avreste avuto il Rinascimento.
Indubbiamente la prosperità concreta aiuta ad investire nel Bello e a circondarsi di preziosi,
non sono però di questa opinione data la complessità anche teorica e ideologica dell'Umanesimo e Rinascimento, che non sono il mero frutto delle banche, e mi pare che giungere a questa conclusione meccanicamente sia una forzatura.
(Marinus Von Reymerswaele, "Il cambiavalute e sua moglie", 1540)
A mio avviso comunque molto ben pensata e organizzata, in cerca di una storicizzazione efficace intorno ad alcuni eventi, non posso personalmente fare a meno di pensare che ci sia nella mostra (sarà una malizia mia, chiedo venia) come un tentativo sotterraneo di "elevazione" della fama attuale delle banche, connettendole adesso proprio all'arte che amiamo di più,
come nel desiderio di recuperare consenso e allure presso il grande pubblico, in una fase storica come l'attuale di crisi e inaffidabilità,
in cui l'immaginario odierno non vede poi tutta questa artisticità e umanesimo nelle banche di oggi, quanto piuttosto
l'inquietudine dinanzi alla turbofinanza, agli hedge funds, ai prodotti finanziari "derivati", ad alcune scelte della BCE, alla scandalosa finanza americana, ai crolli dei più vari istituti di credito che devono poi essere salvati in extremis ricapitalizzandoli con il denaro degli Stati quindi dei cittadini, al declino del dollaro e dell'euro ormai monete irreali, alla scomparsa delle banche nazionali e della zecca per aprirsi a banche private eppure "centrali", alle pressioni dei poteri forti e della finanza internazionale sulle scelte degli Stati, in una società che ha fatto mercato anche della dignità dei cittadini.
Nel forte contrasto con il presente, sempre la malizia sicuramente mi suggerisce che ci sia un desiderio di ricerca di fiducia da parte dei banchieri, inserendo proprio lì l'istituzione banca, finanziatrice di arte e bellezza, in un tranquillizzante mitico passato dorato che sappiamo, tra le virtù di un tempo, per parere appartenerci di più e approssimarsi a noi attraverso l'arte.
(Fiorino d'oro III serie 1252-1303)
Ma proprio a questo punto, per chi volesse fare improponibili paragoni col presente, giova ricordare che il concreto successo fiorentino d'allora, il surplus e l'unicità di quel tempo, fu concretamente simboleggiato dal fiorino d'oro, moneta - segno e sostanza di ricchezza reale, di una terra effettiva e di ben definita identità, con economia vera.
Allora, nella realtà come nella filosofia del tempo, ancora la res corrispondeva ai signa.
Questa è una delle sottaciute chiavi di lettura possibili e insieme chiave di volta della mostra.
Oggi abbiamo "monete" che sono signum, inteso come parvenza stampigliata di qualcosa, ma poi non c'è la res, la sostanza, la cosa in sè.
Questa è la prima differenza che deve obbligatoriamente saltare agli occhi, se usciti dalla mostra vogliamo proprio domandarci come siamo finiti nella situazione d'oggi.
Invece fu proprio la realtà sostanziale del fiorino d'oro, moneta vera dell'economia vera della Firenze d'allora, che segnò gli scambi commerciali in tutto il mondo, a simboleggiare il fatto che da una moneta reale, espressione di una terra reale, nacque una civiltà reale, diversamente da oggi.
Da una moneta finta o virtuale invece...
Fate dunque i vostri debiti conti.
(strumenti di misura, bilancia per oro e pietre preziose)
La mostra propone anche dettagliate raffigurazioni del mestiere del banchiere (per lo più di artisti fiamminghi) di valore documentario notevole, per testimoniare il periodo in cui Firenze era la riconosciuta capitale finanziaria del mondo.
L'esposizione documenta quindi anche il potere fiorentino in Europa, e i meccanismi economici che permisero ai fiorentini di dominare gli scambi commerciali e di finanziare opere rinascimentali, grazie alla realtà della loro ricchezza locale.
Si accenna ai sistemi con cui i banchieri crearono patrimoni, la gestione dei rapporti internazionali e si chiarisce che la nascita del mecenatismo moderno d'arte ha origine spesso come gesto penitenziale per trasformarsi poi in simbolo di potere.
Tutt'oggi abbiamo turbofinanzieri che fondano cosiddette società di beneficenza, con attività scalabili fiscalmente negli USA, più spesso istituti attraverso cui influenzare la percezione delle masse, centri di elaborazione di chiavi di lettura del presente pro domo sua, think tanks, persuasi così di lavarsi la coscienza e fieri di essere conosciuti come "filantropi". Ugualmente all'epoca l'affarismo bancario era addolcito e reso più accettevole a sua volta dal finanziare anche "Il Bello".
(Lorenzo di Credi, "Dama dei gelsomini", 1485-1490)
I Medici stessi sono emblema della tendenza di allora dell'usare i guadagni per farsi perdonare peccati creando bellezza. La storica dell'arte Ludovica Sebregondi ricorda l'impegno del banchiere Cosimo il Vecchio per il recupero della basilica di San Marco. I guadagni concessi dal fiorino
d'oro, divenuta moneta base dell'economia europea, concedono attraverso il mecenatismo d'arte una possibilità di riscatto all'antico peccato di usura.
La Dott.ssa Sebregondi, autrice anche della "Iconografia di Girolamo Savonarola. 1495-1998", e lo scrittore e traduttore Tim Parks autore de "La fortuna dei Medici" e di riflessioni su finanza, teologia, e arte nel 1400, fanno sì che la mostra sia un continuo dialogo tra due punti di vista, con diversi e opposti tagli d'indagine sul tema.
L’obiettivo raggiunto è comunque osservare l’arte in maniera interdisciplinare, coinvolgendo economisti, politici e diplomatici e raccontando le radici del Rinascimento fiorentino nell’ottica delle relazioni fra arte, potere e denaro d'allora.
Il campo di tensioni tra argomenti in contrasto è inevitabilmente già compreso negli argomenti stessi:
denaro-affari e talento d'arte, banche e ispirazione iperurania d'artista, Mammona e Dio, beni terreni e anima incontenibile, finitezza ed eternità, lusso estremo e richiamo ad autenticità e spoliazione, questo mondo e la santità dell'altro, moneta reale in oro di ieri e carta straccia oggi.
(Pietro Torrigiano, Busto di Lorenzo il Magnifico, 1515-1520, terracotta policroma)
Tra i consulenti della mostra: Franco Franceschi, Professore di Storia medievale all’Università degli Studi di Siena-Arezzo,
e il nutrito comitato scientifico: Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze (Presidente); Alessandro Cecchi, Direttore della Galleria Palatina e dei Giardini di Boboli; Dora Liscia, Professore di Storia delle Arti Applicate e dell'Oreficeria all’Università degli Studi di Firenze; Robert Mundell, premio Nobel per l'Economia; Beatrice Paolozzi Strozzi, Direttore del Museo Nazionale del Bargello;
...Jacob Rothschild;
Gerhard Wolf, Direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max Planck Institut.
(Ludwig von Langenmantel, "Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle vanità", 1881)
Il percorso è dunque molto complesso e ovviamente non esauribile per le numerose implicazioni nello spazio di un post.
Presenti anche i capolavori realizzati per le stesse famiglie di banchieri, testimonianza di arte e storia, mentre la mostra si chiude con la visione di una società in crisi, nella rappresentazione di un contrasto, con il fenomeno politico-religioso di Savonarola.
Il frate, con i “bruciamenti delle vanità”, poi arso a sua volta, rappresenta la violenta reazione antilusso e antidecadenza, moralizzatrice e apocalittica-millenarista, durante la crisi politica sfociata nella Repubblica, dopo la morte di Lorenzo il Magnifico.
Josh
Visualizzazione post con etichetta arte ed economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte ed economia. Mostra tutti i post
venerdì 7 ottobre 2011
Denaro E Bellezza. I Banchieri, Botticelli e il Rogo delle Vanità.
Pubblicato da
Josh
alle
14:00
47
commenti
Etichette: arte ed economia
Iscriviti a:
Post (Atom)