Qui sul Giardino, manca un po' di musica. E colgo questa occasione per porvi rimedio. La musica non è come la scrittura o come la pittura, non lascia tracce (a parte gli spartiti) e vola, ma ci rende il cuore lieto.
Non ho scritto un post alla morte di Lelio Luttazzi che è avvenuta sommessamente l'8 luglio scorso, perché non amo i coccodrilli, ma in questo paese distratto e irresponsabile, mi pare che un tributo, ancorché tardivo a un vero Signore d'alta classe del jazz-swing italiano , della buona musica leggera, gli vada garantito.
C'era una volta la tivù elegante. Quella che al sabato sera vestiva in smoking i presentatori e in abito lungo le cantanti. Lelio Luttazzi fu anche presentatore discreto. Presentatore e non "conduttore" come è in voga oggi, dove si pippobaudeggia istrionicamente cercando di oscurare gli ospiti. Lelio no, lui si limitava a introdurre con un sintetico: "Signori.....Minaaaa!".
Luttazzi ha una vena stramba, folle e surreale. Le sue canzoni parlano di zebre che invece delle strisce, hanno i pallini (pois), di giovanotti matti. Di colpi di luna invece di colpi di sole che ti fanno mettere in testa la borsa del ghiaccio quando ti innamori , di giovanotti che a squarciagola cantano anche se sono stonati, di cani triestini che si ubriacano davanti a "un fiasco de vin". Insomma, anche l'amore che è il soggetto principale di tutte le canzonette è cantato con stravagante scanzonata ironia.
Nato a Trieste e morto a Trieste, città dove al largo del suo mare, ha voluto che dopo morto, venissero disperse le sue ceneri, dalla sua barca chiamata Oblomov, in una ristretta cerimonia per pochi intimi.
E a proposito di Oblomov il personaggio principale di Ivan Alexandrovic Goncorov, Lelio ha una sua personalissima teoria. Oblomovismo è infatti quell'atteggiamento passivamente blasé di chi ritiene non valga la pena di lottare contro l'umana idiozia. Leggere questo significativo passaggio per saperne di più.
Durante la sua lunga e prestigiosa carriera Lelio Luttazzi è stato musicista, cantante, compositore, direttore d'orchestra, attore e presentatore tv.
Nato a Trieste il 27 aprile 1923 è figlio di Sidonia Semani (maestra elementare a Prosecco, paesino nelle vicinanze di Trieste) e di Mario Luttazzi. E' grazie al parroco di Prosecco che il giovane Lelio si avvicina alla musica e allo studio del pianoforte. Studia presso il Liceo Petrarca di Trieste, dove instaura una profonda amicizia con il compagno di classe Sergio Fonda Savio, nipote di Italo Svevo.
Prosegue gli studi iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trieste; durante questi anni - in cui scoppia la Seconda Guerra Mondiale - Lelio Luttazzi inizia a suonare il pianoforte a Radio Trieste; compone inoltre le sue prime canzoni.
Il 1943 è caratterizzato da un incontro che cambia la sua vita: assieme ad altri compagni di ateneo, Lelio si esibisce al teatro Politeama in uno spettacolo musicale; i ragazzi aprono il concerto di Ernesto Bonino, cantante torinese molto in voga all'epoca. Quest'ultimo rimane tanto colpito da Luttazzi che al termine dell'esibizione gli chiede di comporre una canzone per lui. Lelio accetta la sfida: dopo poco tempo invia il suo pezzo e Bonino nel 1944 lo incide su vinile. La canzone è la celeberrima "Il giovanotto matto", che diventa un grande successo.
Finita la guerra, la SIAE riconosce a Luttazzi un guadagno di 350.000 lire, che allora era davvero da considerarsi una somma notevole. Lelio non ha più dubbi, vuole intraprendere la carriera di musicista, così decide di abbandonare l'università. Nel 1948 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare come direttore musicale, presso la casa discografica CGD. Per Teddy Reno nel 1948 scrive "Muleta mia", in triestino "ragazzina mia". Due anni più tardi (1950) diventa direttore d'orchestra a Torino per la RAI. Lelio Luttazzi dà il via a una strepitosa carriera che lo vedrà imporsi come artista a tutto tondo. Tra il 1954 e il 1956 lavora nel programma radiofonico a quiz "Il motivo in maschera", presentato da Mike Bongiorno. Intanto scrive canzoni dal carattere apertamente jazz, piene di swing, interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale: tra le più note ricordiamo "Senza cerini", "Legata ad uno scoglio", "Timido twist", "Chiedimi tutto", "Sono pigro". Compone brani sempreverdi quali "Una zebra a pois" (cantata da Mina), "Vecchia America" (per il Quartetto Cetra), "Eccezionalmente, sì" e "Mi piace" (per Jula De Palma), "You'll say to-morrow" (registrato in italiano da Sophia Loren). "Souvenir d'Italie", il citato "Bum Ahi! Che colpo di luna" (ancora per Mina). "El can de Trieste", da Lelio cantata in dialetto triestino, la simpaticissima "Canto anche se sono stonato" rifatta anche da Christian De Sica.
Come conduttore televisivo presenta trasmissioni quali "Studio 1" (con Mina), "Doppia coppia" (con Sylvie Vartan), "Teatro 10". Lelio Luttazzi è anche attore: recita ne "L'avventura" di Michelangelo Antonioni. Cosa c'entrava con i temi dell'incomunicabiltà Luttazzi? Eppure la sua presenza era pur sempre pertinente e coerente con l'atmosfera del film. Poi "L'ombrellone" di Dino Risi. Compone inoltre la colonna sonora di diversi film tra cui "Totò, Peppino e la malafemmina", "Totò lascia o raddoppia?" e "Venezia, la luna e tu".
La trasmissione che più d'ogni altra gli procura grande fama è la radiofonica "Hit Parade", una vetrina settimanale dei dischi più venduti, andata in onda ininterrottamente per 10 anni dal 1966 al 1976.
Proprio mentre si trova all'apice del suo successo, nel giugno del 1970 la vita di Lelio Luttazzi viene scossa da un fulmine: con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti l'artista viene arrestato, assieme all'attore Walter Chiari. Dopo 27 giorni di carcere è libero di uscire, completamente scagionato e prosciolto da ogni accusa. Durante gli anni successivi a questo fatto, che profondamente lo segna, rimane amareggiato dalla lapidazione mediatica cui viene sottoposto e si inabissa nel male oscuro della depressione. Ne risente anche l'amicizia con Walter Chiari e la sua vita di relazione. Lavora saltuariamente tra radio e tv, preferendo alla fine ritirarsi a vita privata, consapevole della caducità ingannevole di una vita troppo esposta ai riflettori. E allora l'elegante personaggio di Oblomov gli verrà in soccorso per farsene uno schermo.
Dopo il 2000 torna a essere ospitato da varie trasmissioni sia radiofoniche (W Radio2 di Fiorello) che televisive. Torna sul piccolo schermo come interprete nel febbraio 2009, quando durante il Festival di Sanremo 2009 (condotto da Paolo Bonolis), Lelio Luttazzi - in qualità di ospite illustre - accompagna la giovane Arisa (nella foto a sinistra), la quale vincerà il Festival con il brano "Sincerità" nella categoria delle "Nuove proposte". Fu in quell'occasione che a Lelio venne conferito il Premio speciale alla carriera. Sono le ultime scintille di una carriera prodigiosa di questo signore di gran classe. Nel maggio del 2008 Lelio Luttazzi, dopo oltre 57 anni trascorsi tra Milano, Torino ma soprattutto a Roma, dove ha abitato dal 1953, decide di trasferirsi definitivamente insieme alla moglie nella sua città natale, a Trieste. Ed è proprio in quella sua amata Trieste che il maestro morirà all'età di 87 anni a causa di una neuropatia. La barca Oblomov ora non solca più l'Adriatico.
Riascoltiamolo in questi strepitosi File musicali:
http://www.youtube.com/watch?v=wZgyec-N7v4 (duetto con Mina)
http://www.youtube.com/watch?v=YnFcDwnLN08&feature=related (ancora con Mina -live 1964)
http://www.youtube.com/watch?v=lwgN5cJxw8A&feature=related (Luttazzi e Lionel Hampton in jam session).
Hesperia


