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lunedì 29 novembre 2010

Colonne Sonore e Film, Frammenti di Immaginario

Cos'è in fondo il cinema, oltre che...'storie', al di là delle teorie analitiche e della critica, per noi individualmente, se non frammenti di immaginario, di interiorità rappresentata che si confonde spesso con la percezione della nostra vita?
O meglio quanto c'è di noi in quei momenti privilegiati,
costituiti dalla somma di un'inquadratura, un gesto, un volto, parole e alcune note musicali culminanti?


Ci sono più elementi che concorrono alla riuscita, o meno, di un'opera cinematografica: letteratura/sceneggiatura, découpage, montaggio, fotografia, regia, recitazione...perchè un film è comunque un punto di intersezione tra più arti e linguaggi. O, secondo altri, può anche essere anche un 'tritatutto' di vari codici espressivi più alti.

Pur se di solito un po' in secondo piano per chi si occupa di linguaggio cinematografico, anche le colonne sonore hanno importanza basilare: ce ne sono alcune che sono solo funzionali al film (ne costituiscono cioè solo il 'fondo sonoro' come le chiamava talvolta Buñuel negli anni 60-70 quando non ne faceva quasi uso).
Eppure ce ne sono altre che a volte hanno un valore maggiore del film stesso, o hanno una tale personalità da fuoriuscire dal loro ambito, costituire un'opera d'arte indipendente e diventare classici, altre volte ancora s'integrano perfettamente con i contenuti del film attraverso la resa puntuale di un clima emotivo, psicologico.
Altre non sono state composte appositamente per il film, ma provengono dalla storia della musica, e sono materiale di pregio preesistente scelto per alcune scene, di solito per intensificare e impreziosire una sequenza.
In questo ultimo caso si ricorda l'uso enorme, da parte di Visconti,



(nella foto, Romy Schneider in 'Ludwig', 1973)

di Wagner, Strauss, Mahler e altri grandi pezzi di classica, che non esemplificheremo ora, perchè servirebbe un'enciclopedia solo all'uopo. Molti di questi classici servono ad ambientare meglio la vicenda dei singoli in un'epoca e a contestualizzare, altre volte vengono però usati anche 'in modo improprio', almeno all'orecchio di un cultore musicale, perchè rifunzionalizzati a voler significare altro da ciò che il musicista dei secoli passati voleva dirci, anche se almeno nel caso di Visconti c'è una maniacale cura nella ricostruzione storica.

Oppure si incontra l'uso strategico, come contrappunto tra le sequenze, di Schubert in 'Barry Lyndon' (1975) di Stanley Kubrick.

O ricordiamo il caso peculiare di un film come 'Anonimo Veneziano' (1970) di Enrico Maria Salerno, che oltre al famosissimo tema di Stelvio Cipriani, rinfrescò la memoria classica con l'uso del Concerto per oboe e archi di Alessandro Marcello, che gode da allora di una seconda (o meglio, ennesima) giovinezza.

Gli esempi sono tra i più disparati. Qui si tenta di ricordare alcuni momenti privilegiati di colonne sonore, di valore già di per sè, magari non solo secondo il banale schema 'canzone e film', ma il meno possibile scontati all'interno della questione espressiva 'cinema e musica'.

Un caso particolare è il film 'Diva' di Jean Jacques Beineix (1981), che tra l'altro riflette sul tema del divismo in epoca contemporanea, in relazione alla musica lirica, ma anche al copyright, all'unicità della performance d'arte, alla riproducibilità (reale o meno) dell'evento musicale 'vivo e vero' nelle registrazioni: la colonna sonora ha bei brani di Vladimir Kosma, ma anche un'interpretazione 'iconica' dell'aria 'Ebben...n'andrò lontano' tratto dalla 'Wally' di Alfredo Catalani, cantato da Wilhelmenia Wiggins Fernandez nello stesso girato del film.

Un ulteriore rapporto privilegiato musica/film è "Tè nel Deserto" di Bernardo Bertolucci (1990): al di là del giudizio sull'opera, la colonna sonora di Ryuichi Sakamoto ha animato letteralmente molte sequenze, dato vita a momenti a volte quasi panoramico-documentaristici, aggiungendo un'idea di destino incombente, comunque presente nel film, con quel modo di comporre attento alle atmosfere, alle minime variazioni degli stati d'animo, fino a rendere la musica metafora e co-significante al film, a suggerirci che il 'deserto' di cui si trattava era prima di tutto un deserto interiore, un senso di perdita di sè che diventava 'Sheltering Sky'.
Sakamoto è un notevole compositore, che da anni si è imposto sia per colonne sonore straordinarie, sia nelle collaborazioni con David Sylvian, o nel jazz colto, e nella musica pop (ma di qualità), oltre ad essere un pianista (di tutti i generi) fuori dal comune.

Sempre da Bertolucci, invece per il film "Io ballo da sola" (96) è stata scelta una colonna sonora mista di brani pop-rock contemporanei, non tutti all'altezza a mio avviso, tra cui il ripescaggio degli ottimi, ma adoperati ormai ovunque, film e spot, Portishead.
Da segnalare invece lo straordinario brano "Alice" dei Cocteau Twins, che si dipana in diversi piani sonori grazie alla voce angelica di Elizabeth Fraser, icona della new wave inglese, inventrice del dream pop etereo fin dai primi anni 80.
Un'altra piccola perla audio è 'Take me with you' di Elizabeth Fraser per il film/fiaba esistenziale 'The Winter Guest/l'Ospite d'Inverno' (97, reg. A. Rickman), con musica di Michael Kamen, che fa rivivere quella Scozia letteraria e poetica, intimista e morale, così diversa dall'attualità urlata o dal cinema 'da rotocalco'.
Elizabeth è stata un'innovatrice, ma in fondo anche nello sperimentare è rimasta piuttosto vicina alla mistica particolare della sua terra. Chissà non sia anche questa la via maestra contro il deperimento delle arti:
distillare emozioni reincontrando il proprio animo e non negando le proprie origini, lontano da un mercato che appiattisce e omologa tutto, e che vorrebbe farci aderire a modelli spersonalizzanti, preconfezionati e mercificati, pre-decisi da altri.

Ancora Sakamoto è autore della notevole colonna sonora del discusso film 'Merry Christmas Mr. Lawrence/Furyo'(di Nagisa Oshima, 83) con il notissimo brano Forbidden Colours, anche in versione vocale, cantata da David Sylvian.




(fotogramma da "Il Ventre dell'Architetto", 87, Peter Greenaway)

Per tornare a 'classici contemporanei' vanno ricordate le scelte musicali particolarmente mirate per molti film di Peter Greenaway, da sempre interessato ai legami tra cinema e lettere, arte, architettura, pittura, geometria, moda, campi che ha indagato via via nei vari film.

'Il ventre dell'architetto' per esempio sviluppa la trama unitamente ad un percorso visivo nell'architettura, romana specialmente, avendo come contrappunto le musiche coinvolgenti di Wim Mertens e Glenn Branca.

Michael Nyman (a parte la ricca carriera di compositore in proprio) oltre a lavorare in molti successivi film di Greenaway, per 'Drowning by Numbers' (88) in particolare scrive Trysting Fields che è una sorta di riflessione e ampliamento su temi mozartiani, e al contempo un pezzo suggestivo. Grande maestria che si ritrova anche in 'The Piano' per 'Lezioni di Piano'(93) di Jane Campion.

Da ricordare anche Wojciech Kilar per la sua fitta attività di compositore contemporaneo, grandi partiture per orchestre d'archi, e nel cinema per la sua colonna sonora al 'Dracula' di Coppola (92) in cui spicca 'Love remembered', ma molto di più per la colonna sonora drammatica per 'The 9th Gate/la Nona Porta' di Polanski (99), e l'intenso motivo Vocalese con il soprano Sumi Jo.

Sarebbe il momento di parlare del nostro Morricone, richiederebbe a sua volta un'enciclopedia a parte, ne sono già state scritte; tento di dire allora qualcos'altro: il suo influsso è stato molto forte, nei generi più disparati. Il suo modo di fare musica, dai lenti più sognanti alle tipiche chitarre cadenzate degli spaghetti-western (si pensi anche solo ai suoi lavori per Sergio Leone) sono fuoriusciti dall'ambito cinematografico, e ampiamente ripresi in vari generi musicali.
Nel Neofolk, Folk Apocalittico-Marziale e nel Military Pop dei gruppi degli ultimi 20-30 anni, valga su tutti l'evidenza dell'influsso morriconiano su alcuni brani dei Death in June, seppur frammisto a suoni più rituali e Old Europa di un'epica personale propria: "The Honour of Silence"




(scena da 'Fantasma d'Amore' di Dino Risi, 1981)

Non si parla mai molto invece del talento compositivo di Riz Ortolani, un'altra vita spesa per la musica al cinema. Innumerevoli sono le sue colonne sonore, alcune famosissime, altre ingiustamente sottovalutate: in questa sede ricordo il suo raffinato lavoro per 'Fantasma d'amore' (1981) di Dino Risi, film che appartiene alla fase drammatica-introspettiva del regista, e uno degli ultimi film della Schneider: attrice fuori dal comune ricordata però nel mondo più per la leziosa serie di Sissi, che non per i film, d'Autore e non, piuttosto intensi che girò da adulta.
Una parte della Soundtrack sono composizioni di Ortolani, virate a un jazz fumoso, coniate sulle atmosfere del film girato a Pavia, e illuminate da Benny Goodman, guest star dell'operazione.
Ma i brani più suggestivi e lussureggianti sono di Ortolani e la sua orchestra, giocati sull'ossessione dei sentimenti, del tempo e delle persone perdute nella nebbia della memoria, tra fantasmi e follia.

In ambito musica/cinema affrontiamo il jazz stavolta solo di sfuggita, evitando il musical e Broadway, il rapporto classico tra Jazz e Noir, ma almeno alcune colonne sonore sono memorabili e rimaste nella storia:

'Ascensore per il patibolo' è un film noir di Louis Malle (57), con Jeanne Moreau.
Miles Davis creò la colonna sonora guardando il film, e improvvisandoci sopra in maniera stravolgente.



(Jeanne Moreau, fotogramma da 'Ascensore per il patibolo', di Louis Malle, 1957)

'Let's get lost' è un film di Bruce Weber (88) sulla vita del trombettista jazz Chet Baker, la colonna sonora è costituita da vari brani di Chet, che diventano la narrazione stessa della sua vita in un b/n sgranato.

Da 'One from the heart' di Francis Ford Coppola (82), da notare la collaborazione tra Tom Waits & Crystal Gayle (con Jack Sheldon e Chuck Findley alla tromba).

'Taxi Driver' il famoso film del 76 di Martin Scorsese ha una colonna sonora del genio del secolo in questo ambito, Bernard Herrmann (già storico compositore Hitchcockiano, si pensi solo al ruolo della musica ispirata ma così precisa nel contrappunto ritmo/montaggio in Psycho, Vertigo)qui impreziosita dal sax fluido di Tom Scott.

In jazz e dintorni ancora non posso non citare the Divine Sassy, ovvero l'enorme Sarah Vaughan, con una sua perla, in collaborazione con Quincy Jones, per il film 'Fiore di Cactus' (1969, Gene Saks);
o non ricordare l'esplosiva Shirley Bassey, l'icona degli 007 dalle enormi possibilità vocali, tuttora in attività.




(fotogramma da 'Il cielo sopra Berlino' di Wim Wenders, 87)

Cambiando genere, va segnalata l'originalità anche di una sorta di Road Movie Music unita al forte senso di fatalità del noir USA riletto però in Nord Europa nell''Amico americano' (77) di Wim Wenders, tratto da Patricia Highsmith, che mostra tra l'altro una Amburgo e Monaco di Baviera raggelate, mai inquadrate in quella maniera. La colonna sonora particolare e carica di tensione è dell'ottimo Jürgen Knieper, presente ancora per decenni in collaborazioni con Wenders, che qui gioca con gli archi e una melodia quasi intimistica per chitarra, rotta da improvvisi pieni orchestrali.

In seguito Wenders si appoggerà anche a colonne sonore composte di brani svariati di gruppi rock-d'avanguardia contemporanei, molto riuscito il brano per 'Until the end of the world' (91) dei Crime + City Solution 'The Adversary'; da notare anche la presenza di David Darling, violoncellista di classe, (e certo, dei famosi U2 su cui invece glissiamo volentieri).
Ancora va ricordata la cura nelle musiche per l'epocale e poetico 'Il cielo sopra Berlino' (87) che contiene anche uno dei pezzi migliori di Nick Cave.



(fotogramma da 'Il cielo sopra Berlino' di Wim Wenders, 87)

Sempre nell'ambito cinema e rock di spessore, per l'inquietante 'Lost Highway'(97) David Lynch usa un bel brano di David Bowie 'I'm deranged',
e Nine Inch Nails 'the perfect drug', volutamente allucinati, oltre alle parti in collaborazione ormai storica con Angelo Badalamenti (già in Twin Peaks).

Per 'Batman returns' (92) Siouxsie scrive una conturbante 'Face to face' con Danny Elfman, giocato sul tema del doppio.
Nella colonna sonora di 'The Crow'(94) c'è uno degli ultimi brani benriusciti dei Cure 'Burn'.

'Miriam si sveglia a mezzanotte/the Hunger' di Tony Scott (83) è stato un film simbolo estetizzante per una generazione: non molto considerato dal punto di vista di contenuti e regia, pare ai più una sorta di videoclip con un montaggio molto moderno per l'epoca, un delirio formale di erotismo patinato, vampirismo contemporaneo in senso lato in relazione con la sessualità.
Forse meno leggero di quel che si dica, in realtà la colonna sonora è curata, composta da brani classici (Lakmè di Léo Delibes) e rock-darkwave, entra nello stesso narrato:
il film si apre con Peter Murphy dei Bauhaus, in un locale notturno, che interpreta 'Bela Lugosi's dead'(ripresa ampiamente anche in spot pubblicitari, come le scelte tecniche-stilistiche per il montaggio del suono sulle immagini).



(Catherine Deneuve in 'Miriam si sveglia a Mezzanotte'/'the Hunger' di Tony Scott, 1983)

In questo modo, tentando di riconciliare il passato col presente, cosa che non sembra riuscire molto bene, nei rispettivi film, ai personaggi di Miriam, nè a Nino nel 'Fantasma',
concludiamo, anche se molto altro ci sarebbe da dire, e forse proseguirà in post futuri. Nei film citati, per un motivo o un altro, la musica ha un ruolo notevole, oltre la funzione di vaga sottolineatura della visione.
L'ideale sarebbe avere questi dischi sottomano, e aver presenti tutti i film,
ma tutto può essere lo stesso divertente facendo il percorso insieme, e cliccando sui vari links.

Josh