Mi piace intraprendere questo viaggio musicale intorno al mare che è per me una fonte di energia dalla quale non posso allontanarmi troppo senza sentirmi quasi indebolita e fiaccata. E' come una ricarica della quasi ho assolutamente bisogno. In questo lungo interminabile inverno mi sorregge solo un pensiero: poter rivedere le azzurrità del mare, carico di luci, di calore e di sfumature. Mai le stesse. Ovvio che penso alla superficie acquea marina quando si scalda e scintilla sotto il sole, sebbene anche il mare d'inverno "poco moderno" ha un suo fascino mentre infieriscono i venti, si sente il clangore degli alberi maestri delle imbarcazioni, e i gabbiani stridono nei cieli grigi. Ed eccoci alla parola francese "la mer" assonante con "la mère", la madre. Ma è anche vero che il mare è per i latini quel mostro nero eternamente in movimento ." Ma che paura che ci fa quel mare scuro / che si muove anche di notte e non sta fermo mai", canta Paolo Conte, il quale sogna "gamberoni rossi" e croccanti da mangiare quando la pioggia bagna l'entroterra piemontese della non bella provincia di Alessandria, mentre Genova è lontana anche se poi è vicina di pochi chilometri dalla sua. Ecco quindi l'eternelle Mer.
La mère / La Mer/ qu'on voit danser le long des golfes clairs/ a des reflets d'argent/ la mer... nell'immortale canzone di Charles Trenet di cui sono state fatte parecchie cover in molte lingue. Ricordo fra tante "Beyond the Sea" di Bobby Darin
Anche la famosa Ebb Tide (Bassa marea), canzone che va continuamente in crescendo ricorda il moto ondoso e la sua risacca. Qui nell'interpretazione insolita di Tom Jones dalla voce notoriamente possente. Ne esistono versioni più note di Frank Sinatra, The Righteous Brothers, i Platters e anche di Pat Boone , ma per cambiare ho scelto questa.
Sassi di Gino Paoli ha uno stile laconico e dimesso che l'autore stesso, ammette essergli stato ispirato dalla poesia di Montale. I sassi levigati dal mare sono metafora di parole aspre e consumate di un amore in procinto di finire. Una curiosità: lo sciabordio delle onde è stato ricostruito con un semplicissimo trucco di quelli che fanno sorridere rispetto a come è progredita e sofisticata oggi l'industria discografica: facendo passare una penna d'uccello su un disco di vinile. Bella l'armonica che suona nell'intermezzo tra una strofa e l'altra.
E l'alba mi sveglierà Mediterranea e sola/ mentre mi pettino il primo sole è mio...Lampare che tornano a dormire dopo la pesca, ma soprattutto una voce solatìa che ricorda il mare, una voce da sirena crudele e fascinosa: quella di Giuni Russo, artista bravissima ma sfortunata, dato che è morta precocemente e lo show business non l'ha valorizzata come avrebbe dovuto. Cresciuta ad Ustica, chi meglio di lei può esprimere i sentimenti di un risveglio nella casa isolana sul Mediterraneo, mentre all'alba si incendia di sole?
E nel pomeriggio/quando il sole ci nutriva/ di tanto in tanto un grido copriva le distanze/ e l'aria delle cose diventava.... irreale... Mare, mare, mare voglio annegare....Più fortunata la carriera di Battiato, rispetto a quella della collega e amica Giuni Russo, e questa canzone "A summer on a solitary beach" è un sogno impossibile da realizzare se non nel passato remoto della nostra memoria, giacché la meravigliosa estate su una spiaggia solitaria non esiste che nei nostri desideri. Tutti vorrebbero trovarla e perciò il risultato è la solita spiaggia affollata e presa d'assalto che sappiamo.
Il mare d'inverno / è solo un film in bianco e nero / visto alla tv / e verso l'interno / qualche nuvola dal cielo / che si butta giù / sabbia bagnata / una lettera che / il vento sta portando via / punti invisibili / rincorsi dai cani / stanche parabole di vecchi gabbiani / e io che rimango qui sola / a cercare un caffè / il mare d'inverno / è un concetto che il pensiero non considera / è poco moderno / è qualcosa che nessuno mai desidera / alberghi chiusi / manifesti già sbiaditi di pubblicità/macchine tracciano solchi su strade / dove la pioggia / d'estate non cade / e io che non riesco / nemmeno a parlare con me / Mare mare / qui non viene mai nessuno / a trascinarmi via / are mare / qui non viene mai nessuno / a farci compagnia / Mare mare / non ti posso guardare così / perchè questo vento / agita anche me / questo vento agita anche me...
Questa di Enrico Ruggeri è forse una delle migliori canzoni sul mare, perché non è consolatoria né ruffiana né vuole essere una di quelle canzoni-tormentone da scodellare d'estate per vendere di più. Si vede che l'ha scritta sospinto dall'urgenza di un sentimento malinconico, forse di un amore irrealizzato. E improvvisamente anche il paesaggio marino è diventato poco accattivante, addirittura ostile. Portata al successo da una giovane (e allora bella) Loredana Berté, che gli dà un mordente rabbioso, la ripropongo cantata dal suo autore, che sa infondere un senso di desolazione che ben si confà al paesaggio marino nella stagione inclemente.
Il mare mi piace in tutte le stagioni, e per gustarselo in santa pace l'autunno e l'inverno sarebbero l'ideale venti e pioggia permettendo, perché le spiagge e le scogliere disabitate tornano ad essere regno degli uccelli marini, delle onde e dei venti.
Il tema del naufragio sentimentale è la famosa canzone di Paolo Conte "Onda su onda" e quella frase musicale "la nave è una lucciola persa nel blu /mai più mi salverò", ci fa sentire bambini impauriti nella tempesta e magari in balia delle onde.
Ma onda su onda, vicissitudine su vicissitudine c'è sempre un'isola che può recare conforto al naufrago: "Stupenda l'isola è...il clima è dolce intorno a me/ ci sono palme e bambù/ è un luogo pieno di virtù/steso ad asciugarmi il corpo e il viso/ guardo in faccia il paradiso/ Onda su onda/ il mar mi ha portato qui...
La canzone è stata interpretata sia da Bruno Lauzi che gli conferisce melodia e musicalità pur mantenendo ironia, e dallo stesso Conte che ne fa quasi un copione cinematografico buffamente picaresco. Mi piacciono ambedue le versioni.
Il viaggio termina in stazione, una stazioncina rivierasca dalla cui porta di ingresso s' intravvede l'ultimo lembo d' azzurro di mare, prima di separarmi da un paesaggio che mi ha allietato ma che devo lasciare. Tanti oleandri, un caffé, un giornale spiegazzato e la voce meneghina e un po' brumosa di Giorgio Gaber, accompagna i miei pensieri, dal finestrino di un treno che sta per partire.
Una stazione in riva la mar/dopo l'estate mi accoglierà/
con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te/
Una stazione in riva al mar/con pochi treni ma molti fior/
con qualche inutile dolor/ con dei ricordi d'amor/.
Ed io guarderò verso il mare/ per vedere l'estate che muore/
Con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te.
Una stazione in riva la mar/dopo l'estate mi accoglierà/
con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te.
Coda - Con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te
con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te/
Una stazione in riva al mar/con pochi treni ma molti fior/
con qualche inutile dolor/ con dei ricordi d'amor/.
Ed io guarderò verso il mare/ per vedere l'estate che muore/
Con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te.
Una stazione in riva la mar/dopo l'estate mi accoglierà/
con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te.
Coda - Con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te
Corollario sonoro : La Mer di Debussy Hesperia
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