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martedì 28 maggio 2013

Lana del Rey

                                              


Insolitamente il Giardino, di norma avvitato su questioni più di nicchia, non si sottrae a commentare uno dei fenomeni dell'ultimo anno di nuovo e controverso pop e di costume.



Di Lana del Rey si parla molto sul web, anche a sproposito, perchè da internet ebbe la sua prima notorietà quando come Lizzy Grant (Elizabeth Woolridge Grant è il suo vero nome, nata a New York nel 1986, di origini scozzesi, ha studiato Filosofia e Metafisica dai Gesuiti alla Fordham) provava a farsi conoscere,
affiancando poco più che in età scolare esibizioni live ai primi demo, un album online poi ritirato ...
Circolano anche una profluvie di brani scritti da lei, alcuni di qualità buona,  ancora non incisi ma eseguiti dal vivo negli anni passati, prima della fama, sotto il nome di May Jailer, Sparkle Rope Jump Queen, e Lizzy Grant, altri invece finiti poi nelle incisioni ufficiali.

Cantautrice e oggi anche modella (spot HM, Jaguar), ispirata dal cinema, dalla stessa ariosità delle colonne sonore cinematografiche, dal pop anni '50 e '60, dal ritratto di un'America nostalgica, kitsch e a volte malata, che mescola b movies, tragico, sensualità e ...moda,
ha ricevuto notorietà con l'album "Born to die".


Sono in disaccordo con chi trova anche in Lana del Rey e nel suo bon ton glamour qualcosa degli... "Illuminati", contenuti e simbologie para-sataniche e disturbanti, del resto palesi in Lady Gaga e in certo pop plasticoso trash USA. Idee venute in giro per il (bel) brano in questione.

Il video di "Born to Die" sopra, visionario senza dubbio, è ambientato nel Palazzo di Fontainebleau. Il luogo contribuisce a sottolineare in qualche modo il lusso, la preziosità, e la corona in testa a Lana è grigio-mortuario, del resto è in una chiesa vuota metafora dell'ultima destinazione, dell'aldilà: tutto il girato in realtà è una metafora, il pezzo "Born to die" è da situarsi quando l'anima è già dall'altra parte, e a un certo punto la ragazza si incammina per corridoi finchè le si aprono le porte del cielo mentre alcuni frammenti ci mostrano l'ultima notte della sua vita, il fidanzato, l'ultima corsa in auto con un tremendo incidente.


C'è il tema dell'amore e della perdita, nel testo (come in molte sue composizioni): la protagonista muore in un incidente stradale e il video la mostra camminare in una sorta di limbo, con i cancelli/porte del cielo, tuttavia l'anima è ancora alla ricerca di amore, di calore, di frammenti di vita cui si aggrappa disperatamente....(a me ha ricordato in qualcosa, nel montaggio, l'incidente...un film, "L'Amante"/Les Choses de la Vie di Claude Sautet del 1970, con Romy Schneider, quanto il finale tra le fiamme e i rottami "Rebecca la prima moglie" di Hitchcock). In realtà il pezzo è dedicato al fidanzato di Lana, scomparso prematuramente un paio d'anni fa.

parte del testo

Feet don't fail me now
Take me to the finish line
Oh my heart, it breaks every step that I take
But I'm hoping at the gates,
They'll tell me that you're mine

Walking through the city streets
Is it by mistake or design?
I feel so alone on the Friday nights
Can you make it feel like home, if I tell you you're mine
It's like I told you honey

Don't make me sad, don't make me cry
Sometimes love is not enough and the road gets tough
I don't know why
Keep making me laugh,
Let's go get high
The road is long, we carry on
Try to have fun in the meantime

Come and take a walk on the wild side
Let me kiss you hard in the pouring rain
You like your girls insane
Choose your last words
This is the last time
Cause you and I, we were born to die...

Ancora dall'album è estratta la cadenzata "Blue Jeans":


Poi ancora  "Video Games",  "Radio",  la malinconica "Carmen", la dolceamara "Million Dollar Man" che è un'altra storia di degradazione e perdita di sè:

"It isn't that hard boy, to like you or even love you
I will follow you down down down,....
You're screwed up, you're brilliant,
You look like a million dollar man,
So why is my heart broke?"

L'abisso sembra essere sempre a un passo...
Le brevi storie di vite bruciate nei suoi pezzi sono rese con pennellate, gesti, brevi frammenti che raccontano un'esistenza spesso a rischio.
Lei stessa -dice- affrontò l'alcolismo da adolescente e un bagaglio di esperienze e considerazioni elaborò anche dopo, quando vivendo in una roulotte si occupò di servizi sociali, affiancando senza tetto, tossicodipendenti e alcolisti in riabilitazione.
Qui Lucky Ones


Lo scorso autunno esce la "Paradise Edition" dell'album campione di vendite, con 8 pezzi in più, a mio avviso ben riusciti e che comprendono anche una cover della mitica "Blue Velvet" (che era già stata adoperata anche da David Lynch nell'omonimo film, in origine classico pezzo da Tony Bennett).

Qui la sua Blue Velvet

Lynchiano è talvolta anche il mondo di Lana del Rey,
uno strano connubio di innocenza e perversione, glam e introspezione. A volte invece sembra quasi essere la figlia, o la nipote.... del mondo dipinto da film critici e nostalgici insieme, come "Il Grande Freddo" di Lawrence Kasdan, "Il Declino dell'Impero Americano" di Denys Arcand, o "L'Ultimo Spettacolo" di Peter Bogdanovich, "Cinque Pezzi Facili" di Bob Rafelson, senza tralasciare "Lolita", ovviamente.

Ancora sono presenti influenze leggibili da Nancy Sinatra, alle chitarre tremolanti di certo culto dell'America underground degli anni che furono, condito dai testi (insieme alle musiche, in linea di massima scritti dalla stessa Del Rey) che mostrano un'identità autoriale piuttosto tormentata.

Ride


"Ride" rappresenta un'America libera a cavallo tra anni '60 e '70, ancora in parte ingenua, un altrove, un locus amoenus del loro immaginario. E' anche la grande frontiera americana, una vita "free" che si risolve inevitabilmente in non-costruzione, il sogno di un tempo che ora non sembra bastare nè esistere più.
Musica ariosa, da viaggio, da road movie. Un po' "Easy Rider", ma anche la rilettura recente di quel mondo per esempio mitizzato dalla recente serie tv "Sons of Anarchy". C'è sempre un'impostazione vocale personale e il consueto recitare sottolineando le parole, fino all'esplosione finale del pezzo.

I hear the birds on the summer breeze, I drive fast
I am alone in the night
Been trying hard not to get in trouble, but I
I've got a war in my mind
I just ride.....

 
Per l'irresolutezza interiore, si corre, e ci si illude di sfuggire a se stessi...così il viaggio di transfughi nei luoghi di un'America mitizzata e in fondo non più esistente diventa metafora dell'anima in cerca di un nuovo mondo che forse è un altrove,
non è più un luogo, non può più esserlo, rimane, forse, una conquista interiore.
L'ideale e la sua morte, insieme.

Ancora American, o la provocatoria e trascinante Cola (..."my pussy tastes like Pepsi Cola, my eyes are wide like cherry pies/ I got a taste for men who're older, It's always been so it's no surprise/ Ah he's in the sky with diamonds And it's making me crazy/ All he wants to do is party with his pretty baby ....Come on baby, let's ride ...We can escape to the great sunshine...")

 
La prima cosa che salta agli occhi, ma non è questo il motivo per cui le dedichiamo un post....è una ...sventola! senza dubbio, la cui priorità artistica sono (diversamente da ciò che si potrebbe pensare) i ...testi!


   
 
"The world needs poetry now more than ever.
It's the only thing that can keep music from copying itself and sounding the same"
 
Vero...e in questo passaggio fanno capolino gli studi letterari-filosofici della Del Rey, e la sua intenzione di lavorare con le parole come compositrice e sceneggiatrice. Anche la sua musica è in fondo un mettere in scena, allestire e interpretare storie.

Insolito lo stato d'animo che generano le sue composizioni...felicità, ansia di liberazione e un'angoscia sottile, uno stato d'animo che pare sempre dire Le passé m'effraie, l'avenir me fait peur...

La fragilità interiore, un senso di rischio e di perdita che spazia fino all'aldilà davanti a un presente esploso è forse il modo per capire il mondo della Del Rey, ma anche il perchè del suo cantato imbronciato, caratterizzato da un vellutato registro medio-basso.


Gli arrangiamenti sono a volte jazzati, retrò, la malinconia serpeggia nei ritmi rallentati e languidi sotto uno sfondo dorato e patinato, che non riesce a nascondere il culto di ciò che è perduto, un'infinita nostalgia...spesso questi sono i leitmotiv delle narrazioni anche metricamente ricercate (piene di enjambement, per esempio) di Lana del Rey.

Se le vocalists e autrici mitiche del mondo gotico tra pop e rock underground sono e sono state Siouxsie, Monica Richards, Eva O, Gitane Demone , X Mal Deutschland (e molte altre),
a cui di recente si sono aggiunte le giovani Chelsea Wolfe, gli Esben + the Witch, le  Austra,  Fever Ray,
una verità sul presente l'ha colta Zola Jesus:  "...Everyone is goth now. It blows my mind...."

Lana del Rey non fa parte stilisticamente del mondo 'gotico', nè di produzioni indipendenti o sperimentali dalle sonorità estreme come lei stessa ammette,
ma ha un immaginario in cui amore e morte sono presenti a piene mani, a volte esibiti in maniera bruciante, a volte a contrasto sotto la patina lussuosa hollywoodiana.
L'idea sulla contemporanea sostenuta da Zola Jesus è che parte dell'eredità gotica in origine proveniente dalla musica alternativa del postpunk-darkwave dai fine '70 finora, sia stata introiettata come consapevolezza comune anche da chi non ne faceva parte.
In questa accezione in qualche modo è vero, "Everyone is goth now".
C'è un senso di oscurità, angoscia ed esistenzialismo che pervade le arti degli ultimi decenni. Non potrebbe essere altrimenti dato le trasformazioni in nero del mondo contemporaneo. A parte le ...mode.

E' sempre più difficile creare arte o anche uno spettacolo di pura evasione in un mondo frantumato e percepito senza avvenire (o dall'avvenire sinistro come quello del NWO) come quello di oggi.
Cosa poteva nascere in periodi come questi, in cui l'umanità si percepisce senza futuro?
Il genere di Lana del Rey, tutt'uno tra forma e contenuto, è stato denominato Hollywood Sadcore ...aura estetizzante e preziosa, pop patinato e cantautorato confessionale, unito ai miti di cartapesta di Hollywood, per testi poetici dallo spessore esistenziale alquanto disillusi e a contrasto. 
Si è cioè oltrepassato il fondale del teatro, rotta la scena, cadute le maschere dei miti di cartapesta e celluloide. Ma sopravvive ancora una fiamma, una passione a guidare un'anima.


Per chi si ostina ad affermare che tutta l'operazione trasformazione della ragazzina Lizzy Grant nella diva Lana del Rey sia studiata solo a tavolino, i probabili ritocchi dal chirurgo, e che sia una cantante di plastica ...rispondono però i brani stessi, che componeva anche prima dell'arrivo dello showbiz, con contenuti, melodie, metrica di qualche valore: non pochi pezzi dell'allora Lizzy erano già ben realizzati ed eseguiti live, come il dettato frastagliato della complicata "Yayo"  nel 2008; invece qui sotto, riedita nella Paradise Edition (uno dei suoi brani migliori in assoluto) in cui ha solo una produzione e pulizia del suono più azzeccata:


Sotto "Born to die" live acoustic (una delle versioni più conturbanti)


Qui "Blue Jeans" live a Radio Monte Carlo

Qui live ITunes Festival

Sul web, su di lei, si assiste a commenti di folle adoranti, come a stroncature ricolme di un odio viscerale e gratuito abbastanza incomprensibile, in fondo è pop di qualche qualità, un genere in parte nuovo che unisce contemporaneità e argute citazioni memoriali, con riguardo particolare alla composizione e alle parole, rispetto alle pessime uscite di pop ancora più riciclato che sono in giro.

Di nuovo in uscita, non contenuti nei lavori suddetti del 2011 e 2012,
"Young and Beautiful" per la colonna sonora del "Grande Gatsby" secondo Baz Luhrmann,
e "Chelsea Hotel n.2" cover illustre da Leonard Cohen.


Più delle signorine da superclassifica dance, diversamente dal revival soul tragico di Amy Winehouse, diversa ancora dalla drammaturgia travolgente di Adele, se il web ci ha consegnato le false rivoluzioni, sinistri indirizzi mentali e taroccherie varie,
almeno ci ha fatto anche conoscere la sensibilità dell'animo e perchè no, l'avvenenza e fragilità di Lana del Rey.

Speriamo che il suo 'Born to Die' non suoni come l'epitaffio, l'ultimo flebile canto riflessivo e autoreferenziale dell'agonizzante Civiltà Occidentale, attaccata ormai su tutti fronti. Se letta in questa chiave, è ancora più inquietante.

Feet don't fail me now
Take me to the finish line
Oh my heart, it breaks every step that I take
But I'm hoping at the gates,
They'll tell me that you're mine...

il suo sito

Josh

lunedì 6 ottobre 2008

Quando la cover supera l'originale


Siamo un popolo di "taroccatori", di scopiazzatori, di disonesti plagiari o siamo geniali nell'impossessarci delle canzoni altrui e farle nostre con una forza e un'energia maggiore?

Cliccando su You Tube si fanno scoperte davvero interessanti sulle cover che imperversarono sul mercato discografico italiano degli anni '60 e '70. Poi dagli anni '80 in poi, data la velocità estrema del mercato globalizzato arrivarono solo gli originali e la cover non esiste quasi più. Meglio? Peggio? Non saprei. Forse l'invadenza dei prodotti angloamericani sul mercato ha marginalizzato non poco la canzone italiana, anche quando non era poi così originale. In Francia sono obbligati da una legge a trasmettere il 70% di canzoni francesi.



Non tutti sanno (a parte i collezionisti di rarità in vinile) che la famosa "Stai lontana da me" di Adriano Celentano era un cover della meno nota Tower of Strength del grande Burt Bacharach, interpretata da Gene Mc Daniels. Ma forse, un po' per spirito nazionale, o forse per simpatia e affettività, preferisco di gran lunga la versione dell'Adrianone nazionale a quella originale. E del resto cliccate il videoclip linkato su in alto e rendetevene conto voi stessi: le movenze da marionetta di Jerry Lewis, le risatacce e il look da popolano in canottiera e pantaloni a zampa d'elefante, ne fanno un prodotto più convincente e di maggior suggestione dell'originale. Eppoi ha un surplus di ironia che manca nella versione americana.
Il grande successo La città vuota di Mina, è anche questa una cover di "It's a lonely town" , sempre dello sfigatissimo Gene Mc Daniels che ha avuto la sfortuna di commisurarsi con due big italiani conosciuti e apprezzati anche all'estero. Tentò anche lui di interpretarne una versione italiana per il nostro mercato, ma rimase pressoché invenduta. Minona nostra è Minona nostra, quasi un mostro sacro e inviolabile come la Ferrari.



Qualcuno pensa che "Cuore" di Rita Pavone sia stata scritta appositamente per lei, da tanto la fa sua. La incise per la RCA il cui arrangiatore era allora nientemeno che Ennio Morricone. Beh, allora andate a vedere qui dove il povero ragazzino Wayne Newton interpreta Heart, ovvero l'originale. Ma in pochi lo sanno. Eppure il giovane Newton ha una vocetta graziosamente estenuata, di grande effetto. Ma non abbastanza da coprire la bomba-bonsai Rita che nel frattempo era già esplosa nell'immaginario adolescenziale: piccola, rossa, con le lentiggini da pel di carota e un vocione da monello arrabbiato.







Una cover fonte di polemiche è stata "Fila la lana" che è il lato B di un 45 giri di Fabrizio De André, il cui successo principale era "Per i tuoi larghi occhi". Fila la lana si riallaccia al repertorio trobadorico medievale francese ma è di Robert Marcy (paroliere e musicista) e il titolo è File la laine interpretata da Jacques Douai. Sulla vecchia copertina del disco di Fabrizio (che allora si presentava al pubblico senza il cognome) mancano i crediti , tant'è che fu accusato di plagio dai posteri. Del resto anche "Il Gorilla" era una canzone di Brassens, ma furono in molti a credere che fosse un "originale" di De André. Lui, lasciò fare.


Poi esplodono i miti e le icone della musica leggera, e si fa fatica a separarsene anche quando non sono stati poi così "meritevoli" e onesti nella loro carriera. Non è la prima volta che nell'inconscio collettivo e popolare, l'inganno supera la verità.







giovedì 22 maggio 2008

Sette note per sette canzoni

Che cos'è una canzone? Innazitutto un'aria. Qualcosa che vola e che non rimane se non in uno spartito. Partitura che non è obbligatorio conoscere per canticchiare. Le canzoni nella loro banalità dicono sempre la verità - fece dire Truffaut a Fanny Ardant ne "La signora della porta accanto". Sono parte integrante di quel monologo amoroso frammentato e solitario di cui parlò Roland Barthes nel suo saggio "Frammenti di un discorso amoroso". Più schiettamente sono il backgrond sonoro dei nostri momenti topici del vivere quotidiano. Banali, talora, certo, ma tanto più si è banali tanto più si è umani. Supponiamo che ci sia un cataclisma universale. E di dover mettere in salvo solo sette canzoni, scritte su sette partiture. E non altre. Peccato. Ce ne sono tante altre che ci piacciono, ma che siamo costretti a lasciare fuori. Personalmente, se proprio dovessi salvarne sette e non più sette, penso che cercherei degli evergreen che hanno attraversato i tempi, o qualche canzone per motivi soggettivi (la famosa topica amorosa) e qualche altra legata ai miei più cari luoghi. Il tutto, con un pizzico di ironia e di divertimento fine a se stesso.

Tra i sempreverdi metto Stardust memories, cantanta dall'unforgettable Nat King Cole. Canzone elegante, impeccabile nel testo come nella musica, Da ascoltare attentamente più nella strofa che nel refrain forse troppo noto. La strofa infatti non tutti i grandi interpreti la cantano. Le immagini evocate sono serotine e notturne (cielo stellato, giardino recintato da un muretto,usignolo che canta una fiaba, reverie ecc.) Con verbi come to haunt: (invadere nel senso degli spiriti quando infestano una casa) Melody haunts my reverie.





This guy's in love with you (evocativa) di Burt Bacharach è quasi un climax in crescendo. L' ascoltai per la prima volta da teen-ager mentre salivo sulla scala mobile di un elegante grande magazzino, con la testa piena di nuvole e di sogni. E mi pareva di lievitare anch'io senza sapere se fossero le note a trasportarmi o i marchingegni della scala mobile.










That's life (filosofia di vita spicciola: "c'est la vie") E' carica di ironia con quel I've been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king/I've been up and down...



L'important c'est la rose ( lirica). Un omaggio alla douce france cher pays de mon enfance e in particolare alla Provenza e alle sue luci e colori. L'importate è la poesia del vivere. La rosa, simbolo di bellezza, poesia e grazia, quelle che i nostri tempi frettolosi ci sottraggono.

Comunque bella (dicotomica battistiana del tipo io vorrei/non vorrei/ancora tu/ ma non dovevamo non vederci più?)
Tu vestita di fiori e di fari di città/tra le nebbie e i colori....Quasi un'apparizione. Qual è la cifra delle canzoni di Battisti? L'elemento dissonante. Io lavoro, ma non mi concentro e...penso a te. Seduto in un caffé io non pensavo a te. Ed era un 29 settembre. Ma l'indomani mattina 30 settembre fine del "tuffo dove l'acqua è più blu",... e... "di colpo volo giù da letto/ e sono lì a telefono e parlo/ e rido e tu tu non sai perché t'amo..."



La mente torna (maestosa). E' una canzone di Battisti scritta, ideata, tagliata e cucita su misura per Mina, che la fa sua. Chi potrebbe dire meglio di lei. "Io voglio vivere...anche per me...scoprire quello che c'è....io voglio..". Sta per svignarsela: "Apro già la porta" ma... "ma arrivi tu, la mente torna..". E cioè faccio mente locale della mia realtà.





Golden slumbers (rivoluzionaria) . Più di un'offerta speciale: paghi uno e pigli tre. Infatti inizia dolcissima sull'ala di un sogno, poi ti risveglia nella realtà e ti dice che dobbiamo trascinare quel fardello a lungo (carry that weight) . Infine una coda gloriosa annuncia un happy ending.

A tutti voi, sette note per sette canzoni favorite, provando a comporre il vostro canzoniere ideale. Buon ascolto e buon divertimento da
Hesperia