
Che cos'è il giunco mormorante? E' lieve e appena percettibile come un fruscio nel vento, ma può non piegarsi. Oppure sì, si piega ma non si spezza. Il giunco mormorante è l'elemento dissonante che c'è in ciascuno di noi. Molti non sanno nemmeno di averlo.
Nina Berberova, scrittrice russa, esule e transfuga dalle persecuzioni della rivoluzione sovietica, invece sì.
Nina Berberova, scrittrice russa, esule e transfuga dalle persecuzioni della rivoluzione sovietica, invece sì.
L'occasione per recensire questo piccolo gioiello dalla copertina rosa antico di malapena 80 pagine che è "Il giunco mormorante" di Nina Berberova (Adelphi), mi è stata offerta dall'articolo di venerdi 9 marzo comparso sul Corriere a firma Pietro Citati:
"Malgrado l'opinione di Roberto Calasso, credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant'anni. Non c'è da meravigliarsi. La generazione letteraria del 1910-1924, che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970, è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli nella letteratura italiana. I lettori ereditavano le qualità degli scrittori. Erano lettori avventurosi e impavidi, che non temevano difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote. (...) Oggi la lettura tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell'immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho. Intanto, continua la scomparsa dei classici"... (...)
Come dargli torto? Oggi viene avanti l'istantaneo libro "prodotto" (e non più "testo"), da acquistare al supermercato e da tenere lì in vista, come una scatola di pasta o di detersivo. E allora meglio non solo non leggerlo, ma non comprarlo.
Se si vuol parlare di buoni libri, purtroppo, occorre andare indietro nel tempo. Magari nel secolo scorso. Questo "Giunco" del 1958 è fatto di atmosfere rarefatte in una Parigi trasognata fatta di esuli russi. E' il racconto di un amore sospeso,vissuto, rincorso, perduto, ritrovato; soprattutto, immaginato. Di un amore custodito e difeso nella no man’s land, in quella zona libera e segreta, silenziosa e inaccessibile, indispensabile che alberga in ciascuno di noi.
Attratta dal piccolo formato del libro rosa in una libreria della mia città, aprii le pagine a caso e mi cadde l'occhio su questa preciso passaggio :
Ognuno di noi ha la propria ‘no man’s land’ in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla .
Ecco le parole che stavo cercando in quel preciso istante della mia vita. E trovandole, mi pareva di difendere meglio quell'impercettibile stato d'animo ancora incapace di farsi verbo, che andavo condividendo con la scrittrice. Forse è di questo che intendeva parlare Citati, a proposito di lettori "avventurosi" e "impavidi".
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Il mio inconto con Ejnar aveva avuto luogo nella no man’s land. Poi era successo quello che talvolta succede: la seconda vita era cresciuta e aveva cominciato a mettere in ombra la prima. Allora eravamo a quello stadio dell’amore in cui non si riesce a pensare a nient’altro. Ed entrambi sapevamo cosa sono il segreto assoluto e la libertà assoluta”. (p.38).
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Poi la vita riprese a scorrere rapida. E soltanto la mia no man’s land restò come era: pensavo sempre a Ejnar, pensavo al passato lontano e a quello assai prossimo, a Emma, a Stoccolma, al mio futuro, che senza Ejnar mi sembrava impossibile, e con lui irrealizzabile” (p. 60)
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Già, tutti noi sognamo un brandello di "terra di nessuno" per ritirarci dove non è possibile essere importunati.
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“Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man’s land, alla fine , secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in un lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontanerano da te quelli che ami. Basta cedere un volta -e non ci saranno limiti, e tutto ti verrà tolto: dov’è il confine, Ejnar? Dove saranno allora mistero e libertà? Le due guardie (…) l’inquirente e il giudice -tutti si installeranno sul tuo pezzetto di terra” (p.77).
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Sono piccole schegge, dalle quali è possibile percepire e godere di una scrittura intimista e poetica dal grande fascino stilistico. La Berberova seduce per il garbo e la delicatezza con cui si muove nella sfera dei sentimenti, sullo sfondo di un’Europa (Parigi prima, Stoccolma e infine Venezia) dilaniata e lacerata dall’accadere di una tragedia collettiva: la seconda guerra mondiale. Il tutto scandito dall’incertezza del presente e del futuro con atmosfere sospese tra incanto e disincanto. Il finale non lo rivelo, ma Venezia, città incantata, appartiene alla fase del disincanto. Qui l'esile giunco mormorante emette un tenue fruscio. Ma non si adatta all'ambiente e alle circostanze imposte, rimanendo ...dissonante per sempre.
E a proposito di "aria del tempo" ecco un altro suo prezioso libro tra biografie di poeti e artisti incontrati e autobiografia della stessa Berberova: "Il Corsivo è mio", un titolo che è già entrato nell'uso comune del linguaggio.
La Russia di prima, durante e dopo la rivoluzione, il mondo degli esiliati russi fra le due guerre, fra Berlino, Praga, Parigi, infine l’America, dove la Berberova è a lungo vissuta, ne sono la scena mutevole. E continuamente la vediamo attraversata da figure vivissime e disparate, fra cui riconosciamo Blok o Pasternak, la Cvetaeva o Belyj, Chodasevic o Remizov, Jakobson o Nabokov, tutti disegnati con la nettezza spavalda della narratrice. Difficile pensare ad un altro libro che restituisca con altrettanta precisione quell’aria del tempo, fosca e vibrante, che avvolse la vita di tanti grandi russi del nostro tempo.
"A mano a mano che procediamo nella selva degli anni, il tempo sembra apparirci palpabilmente come quell’«ordito che non si può comperare, né scambiare, né rubare, né contraffare, né impetrare», nel quale la Berberova intesse sapientemente la sua vita, devota sin all’inizio, secondo la formula di Herzen, della «crudelissima immanenza». Qui la postfazione intera del testo nel risvolto di copertina, pubblicato anche questo, per i tipi dell'Adelphi.
Hesperia












