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| Il lungo viale dei cipressi a Bolgheri |
Quante volte abbiamo attraversato luoghi che ci sono cari, luoghi dove sembra albergare un qualche spiritello benefico che ci fa sentire gioiosi e ritemprati. Una sorta di risarcimento dalle fatiche quotidiane. I luoghi sono spicchi sottili del nostro tempo ritrovato, capaci di ricomporre la nostra esistenza. In letteratura non è raro che siano proprio i luoghi a dare il titolo ad una poesia, ad una raccolta di opere o ad un romanzo. Impossibile, ad esempio non pensare a Procida per "L'isola d'Arturo" della Morante. La nostra è letteratura che affonda le sue radici nelle più varie provincie, potremmo perfino aggiungere una letteratura "provinciale" , detta nel senso alto del termine. Impossibile non pensare a Pavese o a Fenoglio senza collocarli nelle Langhe, o a Parise senza il Veneto o il panico, morboso e lacustre Fogazzaro dei laghi lombardi. Per non citare Verga, Pirandello, Sciascia e Brancati senza collegarli direttamente alla Sicilia.
Ma voglio soffermarmi sul vezzo "poetico" di dedicare proprio ai luoghi amati una poesia. Penso che a ciascuno di noi sarà capitato di essere curiosi di visitare un posto nominato da qualche famoso poeta o scrittore. Ricordo la mia voglia di recarmi a Bolgheri e a S. Guido, fin dalla lontana scuola elementare ("I cipressi che a Bolgheri alti e schietti, van da S. Guido in duplice filar/ quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guardar) dopo la carducciana poesia. Mi pareva una crudeltà, avermi obbligato a mandarla tutta a memoria, dato che era assai lunga; ma posso dire che oggi in fondo sono grata ai severi educatori di un tempo. Intanto perché esercitare la memoria non è in sé, cosa disprezzabile; poi perché transitare per Bolgheri e Castagneto Carducci (località indimenticabili dove torno sempre volentieri) senza conoscere la poesia mi sembrerebbe di fare solo la turista senza potermi immergere nello spirito del luogo.
E poiché siamo in un periodo dell'anno dove trionfa la luce e i vari cromatismi della natura, periodo particolarmente propizio per passeggiate, gite, incontri, visite ed escursioni vorrei qui creare un piccolo "parco letterario ideale", per qualche suggestivo itinerario, non convenzionale e non banale.
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| L'attuale ingresso de Il Meleto di Aglié |
Per cominciare Aglié, luogo del buen retiro di Guido Gozzano, uno dei nostri nobili provinciali della poesia e la sua dimora avita Il Meleto. Ho sempre amato Gozzano, la sua grazia e levità di dandy un po' fané, la sua ironia e il suo culto di "rigattiere" di lusso per "le buone cose di pessimo gusto" tutto il suo bric à brac del quotidiano E quando mi sono ritrovata davanti al cancello della sua dimora, non ho potuto fare a meno di ricordare il piccolino che dalle anse di ferro battuto scopre che cos'è una coquotte. E cioè "una cattiva signorina" alla quale non bisognava parlare.
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| La casa "Il Meleto" di Aglié con la madre di Gozzano e le amiche |
"Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...
"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale"
Accennai gli strumenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Altre sue ville del Canavese citate nelle sue opere sono Villa Amarena che si ritrova in La signorina Felicita o della felicità
(Vill’Amarena! Dolce la tua casa
20in quella grande pace settembrina!)
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...
"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale"
Accennai gli strumenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Altre sue ville del Canavese citate nelle sue opere sono Villa Amarena che si ritrova in La signorina Felicita o della felicità
(Vill’Amarena! Dolce la tua casa
20in quella grande pace settembrina!)
Eugenio Montale, il laconico e asciutto poeta del "mal di vivere" è sempre in cerca della luce. E non è affatto un caso che a Monterosso al mare abbia stabilito la sua residenza. Chi scende nella stazioncina di Monterosso, ornata di oleandri rosa, non può non sentire immediato, il caldo abbraccio di una luce trionfante col mare che respira e scintilla proprio lì sotto ai trenini. Così chiusa e serrata tra monti, cielo e mare aperto, il poeta è lì che ebbe a curare le sue inquietudini ed ubbìe. Il giallo e l'azzurro sono i suoi colori d'elezione. Il giallo dei limoni (cupole di fogliame da cui sprizza una polifonia di limoni e di arance...), il giallo dei girasoli....
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire...
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire...
E questo impazzimento di luci e di colori lo si ritrova in altre poesie, quasi in un modulo contrappuntistico con ombre e pallidi "meriggi" di cui è pure cantore. A ovest del paese, c'è la sua dimora avita tra palmizi secolari, ricordata soltanto da un umile targa di coccio con la scritta.
La casa delle mie estati lontane
ti era accanto, lo sai,
là nel paese dove cuoce il sole
e annuvolano l'aria le zanzare
ti era accanto, lo sai,
là nel paese dove cuoce il sole
e annuvolano l'aria le zanzare
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| Il litorale di Monterosso |
Chi, appena fuori dalla stazione e sulla passeggiata a mare, volesse salire al Convento dei Cappuccini (la costruzione chiara visibile in alto sul promontorio) che fu costruito tra il 1619 e il 1622 con la vicina cappelletta di S.Francesco ove tra le opere pittoriche vi è la tela di una crocifissione attribuita al celebre pittore fiammingo Antoon Van Dyck, troverà con sorpresa i versetti delle sue poesie incastonati su targhe di marmo sul muretto a secco che accompagna la salita ad un luogo magico, carico di spirtualità, calma e bellezza.
Passiamo ad un altro poeta di cui quest'anno ricorre il centenario della morte che nessuno delle nostre troglodite autorità politiche istituzionLI celebrerà per "mancanza di denaro" (quello che trafugano dalle nostre tasche per finire chissà dove): Giovanni Pascoli. La Garfagnana è una terra scoscesa. disuguale, non ha l'opulenza e la ricchezza della Maremma coi suoi campi dorati e le sue pievi attorniate da verdi e svettanti cipressi. Eppure ha un suo fascino selvaggio, attraversata com'è dal fiume Serchio. Prima di recarvi a Castelvecchio, dove c'è la casa colonica di Pascoli che è ormai museo, località che ha dato il nome alla famosa raccolta poetica di Canti di Castelvecchio vale la pena di visitare (o rivisitare) Barga, un affascinante borgo della Lucchesia spalancato sulla vallata del Serchio. Il Duomo , edificio religioso più importante di Barga, è stato costruita in tempi diversi. La primitiva costruzione risale a prima dell'anno 1000 d. C. Negli ampliamenti successivi si evidenziano elementi architettonici e decorativi di suggestiva bellezza che vanno dal romanico al gotico. L'ora di Barga scocca con un suono solenne, quasi metafisico che echeggia per la vallata :
Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,
il suon dell'ore viene col vento
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.
Tu dici, E` l'ora; tu dici, E` tardi,
se non le reste brusir del grano,
il suon dell'ore viene col vento
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.
Tu dici, E` l'ora; tu dici, E` tardi,
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| Terrazza della casa Pascoli |
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| Lo studio del Poeta romagnolo |
A Castelvecchio dove si scorge la Casa Museo Pascoli, costruita alla metà del '700 dalla famiglia Cardosi Carrara come villa di campagna, divenne abitazione di Giovanni Pascoli dal 1895 al 1912. L'edificio conserva la struttura, gli arredi, la disposizione degli spazi che aveva al momento della morte del poeta. Anche l'orologio è fermo nell'ora della sua dipartita. Nello studio al primo piano sono conservati i suoi libri, al piano terreno i suoi manoscritti, le sue molteplici note.
Annessa alla villa sorge la cappella dove Pascoli è sepolto. Nel giardino, di struttura settecentesca, si trovano diversi alberi: cipressi, messi a dimora dallo stesso poeta, oltre a tassi, glicini, gelsomini, alberi da frutto e vitigni. Qui nel giardino della Casa Pascoli, è stato sepolto pure il cagnolino amorevolmente accudito dal poeta e dalla sorella Mariù.
E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari...
Il percorso dei luoghi d'elezione di poeti, letterati ed artisti, può continuare ad libitum e io qui in questo spazio, mi sono limitata a fornire solo quattro esempi, da me visitati.
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari...
Il percorso dei luoghi d'elezione di poeti, letterati ed artisti, può continuare ad libitum e io qui in questo spazio, mi sono limitata a fornire solo quattro esempi, da me visitati.
Da ultimo, una domanda che sorge spontanea. Sono stati i luoghi a ispirare i poeti o sono i poeti che scelgono i luoghi più adatti al loro spirito? Forse c'è una terza opzione: sono i luoghi che li catturano e che in fondo li scelgono. E se fosse che questi artisti sono stati i prescelti dal genius loci, entità naturale e sopranaturale che sceglie chi si abbandona alla sua bellezza? Come dire che i luoghi sono già un destino.
Parchi letterari d'Italia da consultare:
http://www.turismo.it/viaggi/ un-libro-di-biografie-che- possono-essere-visitate/ a cura di Stanislao Nievo, grande ideatore e promotore di parchi letterari.







