Visualizzazione post con etichetta personaggi letterari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta personaggi letterari. Mostra tutti i post

lunedì 13 giugno 2011

Il dandy e il fascino blasé dell'antimodernità

Il Giardino delle Esperidi si riserva di ospitare altri blogger che trattano argomenti affini al nostro e che possono contribuire coi loro pezzi ad arricchire e a rendere vivace il nostro dibattito. Per dare un seguito al tema da me già svolto ne "L'importanza di essere Oscar", ospito il post "Dandy e dintorni" dell'amico Johnny Doe del blog "Le bateau ivre". Dalla lettura del pezzo si possono ricavare questi interrogativi: possono esistere ancora i dandy in epoca attuale? E come possono resistere alle sirene e ai disvalori della modernità? Come possono soddisfare la loro eccentricità senza passare attraverso i media? Il dandismo è una moda o piuttosto una filosofia di vita?

Charles Baudelaire
E' una specie di culto di sé, che può sopravvivere alla ricerca della felicità da trovare nell'altro, a esempio, nella donna; e che può sopravvivere persino a tutto ciò cui si dà il nome di illusioni. E' il piacere di stupire e la soddisfazione orgogliosa di non essere mai stupiti. Un dandy può essere un uomo cinico, può essere un uomo che soffre, ma, anche in questo caso, egli sa sorridere come lo Spartano addentato dalla volpe.
Così, per certi aspetti, il dandismo confina con lo spiritualismo e con lo stoicismo. Ma un dandy non può essere mai un uomo volgare. Se commettesse un delitto non ne sarebbe degradato, forse; ma se il delitto avesse origine da una causa ignobile, il disonore sarebbe irreparabile. Il lettore non si scandalizzi dinanzi a questa gravità nella frivolezza e ricordi che vi è una grandezza in tutte le follie, una forza in tutti gli eccessi.
Questi uomini possono farsi chiamare raffinati, favolosi, magnifici, leoni o dandy, ma tutti vengono da una stessa origine; partecipano del medesimo carattere di opposizione e di rivolta; sono rappresentanti di ciò che vi è di migliore nell'orgoglio umano, del bisogno, troppo raro negli uomini di oggi, di combattere e distruggere la volgarità. Di qui deriva, nei dandy, quell'orgoglioso atteggiamento di casta e di sfida, anche nella sua freddezza"
(Charles Baudelaire, "Scritti sull'arte")
Lord Byron
Oscar Wilde


Il Dandy è un rivoluzionario e un illusionista. È la creazione a partire dal nulla. È per la gratuità, per il trionfo del nulla, per l'ozio, contro il lavoro, la democrazia, contro l'utilità e il progresso. È un esempio di quell'intellettuale negativo, inattuale, perché rifiuta la logica del mondo 'borghese', regressivo perché tutto inverte; sceglie un altro tempo di vita, anzi ferma il tempo. È difficile farne l'identikit, perché ci sfugge, è incollocabile. Quella del dandy è un'estetica della 'singolarità'".
"Il poeta è il dandy e il dandy è il poeta. Il dandy è un comportamento e il comportamento del dandy è la maschera immobile dell'impassibilità assunta come natura."
(G.Franci, 'Il sistema del dandy')


Da non dimenticare la simbolica fascinazione del dandy per il Viaggio, metafora della vita, e dell'attesa. Baudelaire, in "Spleen e ideale", racconta un suo fantastico viaggio attraverso il mare, per giungere ad una terra promessa, ricca di felicità, quanto di mistero; egli trova così dolce e piacevole la lunga attesa, che al momento di attraccare, domanda sconsolato se il viaggio è "Già finito?".


"Esiste solo un modo per sfuggire all'alienazione dell'odierna società: allontanarsi."
(Roland Barthes)

-Un uomo molto ricco, in un casinò, vinse una grossa somma. Un famoso dandy era lì nei pressi, l'uomo lo apostrofò:
"E voi cosa ne fareste di tutti questi soldi?"
Per il seduttore sensuale il piacere culmina nel possesso, ma il seduttore intellettuale è un personaggio più complesso... è un 'homo ludens' che vive di calcoli raffinati e decadenti, che distilla e concentra il piacere...".
(Diario del seduttore, Kierkegaard)

Max Beerbohm, sul letto di morte, declamò al medico, che gli domandava come stava, i versi di Swinburne: "Non c'è fiume così stanco che infine non trovi il mare".

Il dandy, disinteressato a vibrare all'unisono con la storia, cerca negli sconfitti un riflesso della propria virtù che più ama: il distacco da ogni interesse, l'ebbrezza d'esser in minoranza, il gusto del gioco e della morte. Il dandy non è mai per qualcosa, ma sempre e soltanto contro qualcos'altro. Sentenzia Cocteau: " L'estetica dell'insuccesso è l'unica durevole. Chi non capisce l'insuccesso è perduto".


Dandy e snob
Lo snob (sine nobilitate) sta al dandy come il valet Leporello a Don Giovanni
Una differenza fra lo snob e il dandy è che, mentre il primo si fa spedire da Cuba una scatola di sigari Cohiba che non fumerà mai e terrà sigillata, bene in mostra nel salotto, il secondo s'accende un Antico Toscano con la sua ultima banconota da centomila lire.
Lo snob? Un imitatore.
Il dandy? Un… inimitabile.
Dandismo e snobismo si escludono a vicenda.
Lo snob, che non cerca la differenza ma il privilegio, aspira ad aggregarsi a una classe sociale elevata; mentre il dandy, per il quale non conta che 'differirsi', è, per destino, un 'fuori/classe'.
Snobismo: malanno sorto da un sentimento d'inferiorità compensato con l'ambizione e l'attitudine all'autoinganno. Almeno nella forma, lo snobismo non è troppo dissimile dalla schizofrenia: malattia devastante, ma che gli snob credono à la page.
Jean Cocteau
Peraltro, è nell'altrui devastazione mentale che il dandy accerta l'equilibrio perfetto della propria mente.


I dandies hanno messo radici nel letame, ma è grazie ad esso che le orchidee fioriscono più rigogliose, finché infine il fiore muore e resta solo il letame"
(C. Connoly)

Dandy, splendi un po', se puoi; ma soprattutto, 'tramonta'.




dal Blog "Le Bateau Ivre" .
http://www.pojanlive.com/2010/07/dandy-e-dintorni.html

mercoledì 11 maggio 2011

L'importanza di essere Oscar

La carriera artistica di Oscar Wilde, irlandese di nascita,  spiccò il volo dopo il viaggio in America del 1882. Già famoso in patria più come presenza mondana che per il solo libro di versi fino a quella data pubblicato, Oscar il Dandy, sbarcò a New Yoork dal piroscafo Arizona il 2 gennaio di quello stesso anno accolto da schiere di giornalisti che avevano affittato una barca per andare a bordo a intervistarlo. Alla domanda dei doganieri se avesse qualcosa da dichiarare rispose: "Niente eccetto il mio genio". Portava chiome lunghe e folte. In scena vestiva con una giacca viola con fodera di seta color lavanda (colori oggi assai di moda, ma in passato considerati "eccentrici") camicie con jabots e nastri di raso che ne annodavano il colletto, pantaloni al ginocchio, calze di seta, scarpe basse con la fibbia scintillante. "Gli unici uomini ben vestiti che ho visto qui in  America sono i minatori del West: indossano solo ciò che è comodo, quindi ciò che è bello" fu il suo commento sui nativi. Ai minatori delle cave d'argento del Colorado parlò di Benvenuto Cellini e quelli gli replicarono  stupiti perchè mai non l'avesse portato in miniera a Leadville, lì da loro. Il suo programma culturale in giro per gli States era un ciclo di 130 conferenze dove avrebbe parlato del Bello, del Sublime e del Movimento Estetico.


Di ritorno a Londra decise di investire i suoi guadagni "americani" in una vacanza di tre mesi a Parigi, annunciando che l'Oscar del primo periodo era morto e che d'ora in poi ci si sarebbe dovuti occupare di quello del secondo periodo. Niente in comune con lo stravagante personaggio precedente col signore dai lunghi capelli e dal girasole in mano. Così il nuovo Oscar "rinacque" con un bastone da passeggio simile alla canna d'avorio di Balzac, con i capelli acconciati coi ricci sulla fronte alla Nerone (ne trasse spunto da un busto da lui ammirato al Louvre) , sciorinando celebri aforismi in francese con una verve non inferiore a quella dimostrata in lingua madre. Frequentava salotti con letterati d'ogni generazione come Hugo, Zola, Daudet, Verlaine, Mallarmé, teatri, mostre d'arte e bassifondi.



Poi, a sorpresa, nel maggio 1884, il matrimonio con la bella e un po' sempliciotta ragazza della buona borghesia dublinese Constance Lloyd, che parve porre fine alle sue stravaganze. Invano Wilde tentò di trasformarla nella sofisticata femme fatale che sempre sognò. In compenso, a detta sua, possedeva il grande merito di non parlare mai. Dalla loro unione nacquero i due figli Cyril e Vyvyan. "Li avvolgeranno in pannolini estetici e li nutriranno in biberon verdi, circondati di piume azzurre di pavone", sogghinarono gli amici della coppia.  In quanto a mobilio e suppellettili della nuova dimora della coppia, Oscar non badava a spese, poichè solo "non pagando i debiti si può sperare di rimanere nella memoria degli uomini". E' un periodo assai fecondo per la sua attività pubblicistica: direttore della rivista femminile "Woman's World" nel 1886, uscita del suo volume di racconti "Il principe felice e altre storie". Walter Pater, suo maestro e promotore di quel Movimento Estetico che vide Oscar, strenuo difensore e seguace, li definì  "autentiche gemme".
Il "Ritratto di Dorian Gray" uscito nel 1891, ebbe recensioni velenose  con relative accuse di cinismo e di amoralità che gli incrementarono - manco a dirlo -  fior di  tirature. Fu questo, un anno di polemiche, di successi, ma anche l'anno fatidico della sua fatale attrazione per Bosie, ovvero quel lord Alfred Douglas figlio del marchese Queensberry, che  pareva essere l'incarnazione vivente del suo Dorian (la vita imita l'arte...) e possedeva una bellezza "in verità più grande del genio".
Ancora successi e consensi egli sepper mietere con le sue esilaranti comedy of manners, scritte tra il '91 e il '95. Tutte le sere l'Inghilterra vittoriana correva ad affollare i teatri che mettevano in scena "Un marito ideale", "L'importanza di essere onesto" (o di chiamarsi Ernesto, a seconda delle traduzioni), "Una donna senza importanza", "Il ventaglio di lady Windermere" .
Qualche problema con la censura Wilde lo ebbe con la "Salomé" composta per Sarah Bernardt, a causa di sensuali danze dai sette veli,  atmosfere morbose e agonizzanti, come il famoso bacio della fanciulla sulla bocca della testa mozza del profeta Giovanni che fece torcere il naso al censore inglese. L'opera, scritta in francese dallo stesso Wilde, fu poi tradotta in inglese dallo stesso Bosie e illustrata dal giovane Aubrey Beardsley.

Ma ecco che al culmine della celebrità e della fortuna, come in ogni dramma della tradizione, la caduta. "Gli dei mi avevano dato  quasi tutto. Avevo genio, un nome distinto, un'alta posizione sociale, vivezza d'ingegno e audacia intellettuale" scrisse di sé in carcere dopo la catastrofe. Ma procediamo con ordine.  
Accadde che lord Queensberry, padre di Bosie, lasciò un biglietto in busta aperta, al portiere di un albergo che Oscar era solito frequentare, nel quale venne accusato a di "posare a sodomita". Wilde denunziò il marchese per diffamazione, istigato dallo stesso Bosie, che nutriva forti ostilità per il padre, ma fu una solenne autorete. A favore del marchese Queesberry testimoniarono portieri d'albergo, affittacamere, ricattatori, "pentiti" (c'erano anche all'epoca). Il resto è cosa nota. La sentenza giudiziaria decretò allo scrittore, due anni di lavori forzati e a seguito di una seconda sentenza con l'accusa di bancarotta, tutti i suoi beni furono messi all'asta. Da tanta desolazione, nasce il "De Profundis", lunga e toccante lettera dedicata all'incosciente e cinico amico Bosie. Rilasciato nel 1897 lasciò l'Inghilterra che non rivedrà mai più, per trasferirsi in Francia.
Ancora qualche tentativo di resuscitare la vita brillante di un tempo con cene a base di ostriche e champagne insieme a  lord Douglas, con cui tra liti e riconciliazioni finirà col ricongiungersi. Ma l'incorreggibile cicala continua a frinire, incurante dell'inverno ormai alle porte. "Non vedrò il nuovo secolo, gli inglesi non lo sopporterebbero" aveva profetizzato di se stesso.
Rese lieve perfino la propria morte, allorché disperando di non poter saldare il conto della pensione parigina del Quartiere Latino nella quale alloggiava disse ad un  visitatore dei suoi ultimi giorni: "Muoio al di sopra delle mie possibilità".  

La vita è troppo importante per essere presa seriamente
                                                         
Nel suo caso, anche la morte.

Hesperia