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lunedì 31 marzo 2008

Bon ton e umorismo


In questi giorni Egle non riesce a stare sdraiata nel Giardino...Incombenze varie la occupano, ma
é da un po' che riflette sui modi e le maniere della gente nei giorni nostri.
Parlo sempre, naturalmente, guardando all'Occidente.

C'é una tale maleducazione in giro, e una maleducazione ostentata, di cui alcuni vanno persino fieri, che mi vengono in mente spesso due libretti che erano negli scaffali della casa della mia infanzia.

Uno era il "Saper vivere" di Donna Letizia, cioé Colette Rosselli e l'altro, Il Signore di buona famiglia di Giuseppe Novello.

Il Saper Vivere era consultabile a piacere, quando ci si doveva vestire, quando si avevano ospiti e in altre circostanze come matrimoni, funerali, battesimi..

Era una società borghese a cui nessuno aveva ancora detto che era una società cattivissima e sfruttatrice. La gente ambiva allo status borghese e alle buone maniere che la caratterizzavano.
Le buone maniere volevano anche dire rispetto per tutti, dal ricco al povero, dal principe allo stalliere. La borghesia ambiva all'aristocrazia.
I difetti e i vizietti di quel mondo erano magnificamente illustrati da Giuseppe Novello, umorista grafico magistrale.
Non faceva satira politica e faceva divertire senza alcuna volgarità.

A una prima occhiata sembrerebbe un mondo schiavo delle formalità, ma se si guarda meglio, si osserva una società che cercava semplicemente di dare un ordine grazioso all'esistenza.

Oggi, dopo la "livella" degli anni 70, e in seguito, la globalizzazione dei costumi, non si sa piu' a cosa servivano quelle regole.

Su questo sito si possono vedere molto bene
le vignette di Novello

mercoledì 20 febbraio 2008

Viaggiare

Una volta gli inglesi, i tedeschi, gli americani venivano a completare la loro educazione classica in Italia. Si chiamava il "Grand voyage" e ci son rimaste testimonianze nei loro libri, dipinti, memorie.
Ci hanno lasciato anche giardini come gli Hambury in Liguria o ville come la S.Michele fatta costruire da Axel Munthe ad Anacapri
L'Italia resta ancora oggi una meta agognata e oggi che vivo all'estero ne apprezzo ancor piu' le bellezze e se mi rendo conto che ne ho conosciuto solo una minima parte.

Ma non volevo parlare dell'Italia, volevo parlare di viaggio, del viaggiare, del conoscere e crescere interiormente durante il viaggio.

Certo, ai tempi di Goethe, si gustava il tempo e la lunghezza del viaggio. Si facevano schizzi ed acquerelli per fissare nella memoria le ore e i paesaggi, e si scriveva, si pensava..Viaggiavano praticamente solo i ricchi.

Oggi no. In genere la gente consuma i viaggi come i salami. Si chiamano pacchetti viaggio e ti infilano di tutto un po'. Un po' di cultura, molto cibo, shopping, danze e, possibilmente, sesso.
É il fast travel, come il fast food. Ingrassi e non ti resta niente.

A questo modo di spostarsi velocemente, al cardiopalmo, c'é un'eccezione: é tutta americana e si chiama il road trip.
Anche sul road trip si son fatti centinaia di film, perché il viaggio é la metafora della vita, e durante il viaggio tu cresci e riesci a scoprire prima di tutto te stesso.

In America, Canada compreso, tu prendi la macchina, il treno quasi mai, qualche volta l'autobus come il mitico Greyhound, oppure il motorhome, e vai sulla strada.

La strada é accogliente per tutti.
Mentre viaggi ad una velocità massima di cento km all'ora o anche meno, hai riconquistato il tempo del viaggio. E guardi le praterie e i tramonti, e il cielo che é bellissimo qui, un cielo mutante. E hai tempo di fermarti dove ti pare e magari cominciare una nuova vita.

Egle