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lunedì 9 dicembre 2013

Un po' di numeri del Comunismo




Questo blog non si occupa direttamente di politica, anche se come chiave di lettura è costretto ad accorgersene quando scoviamo pesanti strumentalizzazioni in ambito artistico, letterario, cinematografico, vulgata generale e simili, o in storture  nella lettura del presente o della Storia.

Stavolta mi sento obbligato a soffermarmi e fare il punto brevemente su qualcosa di basilare che davo per assodato almeno nella formazione storica e memoriale di tutti, 
ma che dopo i dialoghi con un amico che non vedevo da un po', che comunque nel suo ambito è uno studioso, anche se non in questi ambiti, ho inteso che così scontato non è.

Parti di quel dialogo vertevano sulla presunta bontà del comunismo, 
sul fatto che "chi non è comunista è -in pratica- automaticamente fascista" (gioco questo già noto nella storia italiana, i comunisti hanno bollato ottusamente con la consueta retorica come fascista a ruota sia De Gasperi, sia Craxi, sia Berlusconi, sia Bossi, e quasi chiunque, dall'aumento della benzina ad altre amenità, che "fasciste" ovviamente non sono), 
sull'idea che "il comunismo E' la libertà",
che "il comunismo qui non c'è stato"
a dire, che se ci fosse stato avrebbe fatto senz'altro sempre tanto bene....
certo che 70 anni di gabbia ideologica comunista, ateista e di pensiero obbligato, di storia e letteratura lette SOLO in chiave marxista, il finto progressismo feroce e persecutorio, e ora il Soviet EuroGulag delle sinistre unite a lobbies e banche la dicono lunga su ciò che c'è stato e ciò che non c'è stato,
ma vediamo, dove c'è stato, cosa ha causato.

da

http://www.marxists.org/italiano/reference/nero/intro.htm

"(...) Il comunismo di cui trattiamo in questa sede non si colloca nel mondo delle idee. E' un comunismo reale, che è esistito in una determinata epoca, in determinati paesi, incarnato da leader famosi: Lenin, Stalin, Mao, Ho Chi Minh, Castro etc (...)

Il comunismo reale, in qualunque misura sia stato influenzato nella sua pratica dalla dottrina comunista anteriore al 1917 (...), ha comunque messo in atto una repressione sistematica, al punto da eleggere, nei momenti di parossismo, il terrore a sistema di governo. L'ideologia è, dunque, innocente?
I nostalgici e coloro che ragionano con una mentalità scolastica potranno sempre sostenere che questo comunismo reale non aveva niente a che vedere con il comunismo ideale. E sarebbe evidentemente assurdo imputare a teorie elaborate prima di Cristo, durante il Rinascimento o ancora nell'Ottocento, eventi prodottisi nel ventesimo secolo. (...)
Non a caso i socialdemocratici russi, meglio noti come «bolscevichi», nel novembre del 1917 hanno deciso di chiamarsi «comunisti». Non a caso, ancora, hanno eretto ai piedi del Cremlino un monumento in onore di coloro che consideravano i loro precursori: Moro e Campanella.

Al di là dei crimini individuali, dei singoli massacri legati a circostanze particolari, i regimi comunisti, per consolidare il loro potere, hanno fatto del crimine di massa un autentico sistema di governo.
E' vero che in un arco di tempo variabile - che va da pochi anni nell'Europa dell'Est a parecchi decenni nell'URSS e in Cina - il terrore si è a volte affievolito e i regimi si sono stabilizzati su una gestione della repressione nel quotidiano, mediante la censura di tutti i mezzi di comunicazione, il controllo delle frontiere, l'espulsione dei dissidenti.
Ma la «memoria del terrore» ha continuato ad assicurare la credibilità, e quindi l'efficacia, della minaccia repressiva. Nessuna delle esperienze comuniste che hanno conosciuto una certa popolarità in Occidente è sfuggita a questa legge: né la Cina del Grande timoniere né la Corea di Kim Il Sung né il Vietnam del «gentile zio Ho» o la Cuba del pirotecnico Fidel, affiancato da Che Guevara, senza dimenticare l'Etiopia di Menghistu, l'Angola di Neto e l'Afghanistan di Najibullah. 

I crimini del comunismo non sono mai stati sottoposti a una valutazione legittima e consueta né dal punto di vista storico né da quello morale. Questo è, forse, uno dei primi tentativi di accostarsi al comunismo, interrogandosi sulla dimensione criminale come questione fondamentale e globale al tempo stesso. Si potrà ribattere che la maggior parte dei crimini rispondeva a una «legalità» di cui erano garanti le istituzioni dei regimi in vigore, riconosciuti sul piano internazionale e i cui capi venivano ricevuti con il massimo degli onori dai nostri stessi politici.  (...)

La storia dei regimi e dei partiti comunisti, della loro politica, dei loro rapporti con le rispettive società nazionali e con la comunità internazionale non si riduce alla dimensione criminale e neppure a una dimensione di terrore e di repressione. Nell'URSS e nelle «democrazie popolari» dopo la morte di Stalin, in Cina dopo quella di Mao, il terrore si è attenuato, la società ha cominciato a uscire dall'appiattimento, la coesistenza pacifica - anche se era «una continuazione della lotta di classe sotto altre forme» - è diventata una costante nei rapporti internazionali. Tuttavia, gli archivi e le abbondanti testimonianze dimostrano che il terrore è stato fin dall'origine una delle dimensioni fondamentali del comunismo moderno. Bisogna abbandonare l'idea che la tal fucilazione di ostaggi, il tal massacro di operai insorti, la tal ecatombe di contadini morti di fame siano stati semplici «incidenti di percorso» propri di questa o quell'epoca. Il nostro approccio va al di là del singolo ambito e considera quella criminale come una delle dimensioni proprie del sistema comunista nel suo insieme, nell'intero arco della sua esistenza. 

Di che cosa parleremo, quindi? Di quali crimini? Il comunismo ne ha commessi moltissimi: crimini contro lo spirito innanzi tutto, ma anche crimini contro la cultura universale e contro le culture nazionali. 
Stalin ha fatto demolire decine di chiese a Mosca; Ceausescu ha sventrato il centro storico di Bucarest per costruirvi nuovi edifici e tracciarvi, con megalomania, sterminati e larghissimi viali; Pol Pot ha fatto smontare pietra dopo pietra la cattedrale di Phnom Penh e ha abbandonato alla giungla i templi di Angkor; durante la Rivoluzione culturale maoista le Guardie rosse hanno distrutto e bruciato tesori inestimabili.

Eppure, per quanto gravi possano essere a lungo termine queste perdite, sia per le nazioni direttamente coinvolte sia per l'umanità intera, che importanza hanno di fronte all'assassinio in massa di uomini, donne e bambini?
Abbiamo, quindi, preso in considerazione soltanto i crimini contro le persone, che costituiscono l'essenza del fenomeno del terrore e che si possono ricondurre a uno schema comune, anche se ciascun regime ha la sua propensione per una particolare pratica: l'esecuzione capitale con vari metodi (fucilazione, impiccagione, annegamento, fustigazione e, in alcuni casi, gas chimici, veleno o incidente automobilistico); l'annientamento per fame (carestie indotte e/o non soccorse); la deportazione, dove la morte può sopravvenire durante il trasporto (marce a piedi o su carri bestiame) o sul luogo di residenza e/o di lavoro forzato (sfinimento, malattia, fame, freddo).
Più complicato è il caso dei periodi detti di «guerra civile»: non sempre, infatti, è facile distinguere ciò che rientra nella lotta fra potere e ribelli dal vero e proprio massacro della popolazione civile.

Possiamo, tuttavia, fornire un primo bilancio in cifre, che, pur essendo ancora largamente approssimativo e necessitando di lunghe precisazioni, riteniamo possa dare un'idea della portata del fenomeno, facendone toccare con mano la gravità: 

- URSS, 20 milioni di morti,
- Cina, 65 milioni di morti,
- Vietnam, un milione di morti,
- Corea del Nord, 2 milioni di morti,
- Cambogia, 2 milioni di morti,
- Europa dell'Est, un milione di morti,
- America Latina, 150 mila morti,
- Africa, un milione 700 mila morti,
- Afghanistan, un milione 500 mila morti,
- movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10 mila morti. 

Il totale di morti causati dal comunismo si avvicina ai 100 milioni. 

Questo elenco di cifre nasconde situazioni molto diverse tra loro. In termini relativi, la palma va incontestabilmente alla Cambogia, dove Pol Pot, in tre anni e mezzo, è riuscito a uccidere nel modo più atroce - carestia generalizzata e tortura - circa un quarto della popolazione. L'esperienza maoista colpisce, invece, per l'ampiezza delle masse coinvolte, mentre la Russia leninista e stalinista fa gelare il sangue per il suo carattere sperimentale, ma perfettamente calcolato, logico, politico.
Questo approccio non pretende di esaurire il problema, che merita, invece, un approfondimento qualitativo, basato su una definizione di crimine precisa e fondata su criteri obiettivi e giuridici"

da  http://www.marxists.org/italiano/reference/index.htm

Gli argomenti sono poi ampliati in cartaceo nel "Libro nero del Comunismo" (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1997) a cura di Stephane Courtois,
ma trovo di acutissima lettura e documentazione tutta l'opera di Solgenitsin (ovviamente ci sarebbero migliaia di altri testi)

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_libro_nero_del_comunismo

Il Libro nero porta a sostegno delle proprie tesi numerosi riferimenti bibliografici e fonti accettate, senza retropensieri. Inoltre, i dati riportati dal libro sono coerenti di fatto con quelli di molte altre pubblicazioni note e diffuse.
Lo stesso Norberto Bobbio ne ammetteva la veridicità.

(per un panorama storiografico snello dopo "Il Libro Nero" si rimanda al modulo dei commenti)


Aggiungo che il comunismo è contestato, analizzato e condannato nella Lettera Enciclica di Pio XI (1857-1939) Divini Redemptoris, contro il comunismo ateo (del 19 marzo 1937) e sulla successiva scomunica ipso facto comminata ai comunisti e ai loro sostenitori dal Sant'uffizio con decreto del 1º luglio 1949, sotto il regno di Pio XII (1876-1958).
E' condannata dal Magistero anche l'adesione alla Massoneria nella Humanum Genus di Leone XIII.

sul web, come fonte e argomento, seriamente condotta è anche questa breve indagine:
http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/comunismo/

d'interesse:
 http://www.centrosangiorgio.com/piaghe_sociali/comunismo/pagine_articoli/ha_ancora_senso_parlare_di_comunismo.htm

Sull'origine massonico-cabalistica già della dialettica hegeliana:
http://www.centrosangiorgio.com/occultismo/articoli/la_kabbalah_e_la_filosofia_moderna.htm

link correlati:

http://esperidi.blogspot.it/2013/02/che-cosa-nasconde-la-parola-rivoluzione.html

http://svulazen.blogspot.it/2013/04/la-caritas-marx-engels-profughi-in.html

Tragicamente attuale!
http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1248:nelson-mandela&catid=49:nelson-mandela&Itemid=67

E visto che siamo in Avvento, sarebbe saggio non cadere in altre ovvietà (eretiche) del tipo "Gesù è il primo comunista/socialista della Storia". 

I fatti descritti in Atti degli Apostoli (ripresi anche da Mordechai Levi alias Karl Marx)
in 2, 44 "... Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune";
e 4, 32  "La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune."
è nel testo sacro la brevissima descrizione della scelta di una piccolissima comunità cristiana iniziale composta da Santi osservanti, rigenerati dallo Spirito Santo, su base volontaria e sacra, che nulla ha a che fare con il "Comunismo" o ingegneria e consueta macelleria sociale espropriante.

Se proprio si vuole nominare Gesù, e non per tirarlo strumentalmente dalla propria parte politica e ridurlo a una citazione illustre,
s'impari a discernerLo come dalla Scrittura, dalla Tradizione, dal Magistero Perenne, dal Depositum Fidei come Figlio di Dio, Salvatore e Giudice, come Profeta, Sacerdote e Re, o anche come Pantocrator, con i titoli cioè che Gli spettano, applicandosi sempre prima al proprio cuore e vita personale.
Con buona pace anche dei vari Rahner, Schillebeeckx, Dossetti, Boff, Panikkar e loro epigoni più o meno eretizzanti.

 http://www.doncurzionitoglia.com/PioXII_e_scomunica_comunismo.htm

 http://www.doncurzionitoglia.com/conoscere_il_comunismo-jean_daujat.pdf

 http://www.doncurzionitoglia.com/Insidie_Neocomunismo_Neomodernismo.pdf

Josh