Oriana ci ha lasciato un ultimo dono, un libro a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua vita: “Un cappello pieno di ciliegie” la straordinari saga della famiglia Fallaci che attraversa regioni d'Italia, nazioni e secoli, quello che lei chiamava il suo 'bambino'.
Lo sto leggendo, una pagina tira l’altra proprio come le ciliegie, ci si immedesima a tal punto che vorresti quasi che quelli fossero i tuoi antenati, vorresti aver avuto anche tu una cassapanca da cui estrarre preziosi ricordi, vorresti aver conosciuto Caterina, vorresti aver carezzato il volto sfigurato di Giobatta.
Nell’immaginario collettivo Oriana è quella della trilogia uscita dopo l’11 settembre, attraverso la quale denuncia la decadenza della civiltà occidentale che, pavida e imbelle, è incapace di difendersi dal fondamentalismo islamico.
Questa forte presa di posizione provocò beceri attacchi che addolorarono molto Oriana. Si ritrovò sola a difendersi dal “fondamentalismo” nostrano, quello dei finti-pacifisti.
Franca Rame la definì una “terrorista”, ma quella che toccò il fondo dell’abiezione fu Sabina Guzzanti, in un’indegna caricatura trasmessa in televisione : “Voi non conoscete la fatica di vivere a Manhattan al 38esimo piano, mentre, voi smidollati non avete avuto neppure il coraggio di sfasciare un bancomat. Amo la pace e l'amo tanto che sarei disposta a radere al suolo una città e a non fare prigionieri. Amo la guerra perché mi fa sentire viva”.
Dal pubblico si levò la frase: «Ti venisse un cancro». E la Guzzanti: “Ce l'ho già e ti venisse anche a te e alla tu' mamma”.
Oriana rispose all’oca crudele (come lei stessa definì la Guzzanti) così: “Giovanotta, essendo una persona civile io le auguro che il cancro non le venga mai. Così non ha bisogno di quell'esperienza per capire che sul cancro non si può scherzare. Quanto alla guerra che lei ha visto soltanto al cinematografo, per odiarla non ho certo bisogno del suo presunto pacifismo. Infatti la conosco fin da ragazzina quando insieme ai miei genitori combattevo per dare a lei e ai suoi compari la libertà di cui vi approfittate”.
Ma Oriana è ricordata e notissima all’estero per ben altri meriti, perché era prima di tutto una grandissima giornalista e cronista, nella sua lunga e fortunata carriera si è occupata di tutto, moda, cinema, dibattiti e polemiche culturali, inchieste sulla condizione femminile, politici italiani ed internazionali.
Con tutti fu se stessa, senza timore, senza ipocrita riverenza:
“Ma che diavolo sta inventando, Sig. Colby?!? Ma come si permette di falsificare così la storia? A William Colby Capo della cia 12 marzo 1976
“Lei è proprio più papista del Papa. Meno male che lei non ha fatto il prete e non è divenato Papa”
A giulio Andreotti 14 marzo 1974
“Forse non sa il francese come afferma, forse la sua vecchia mente non segue i concetti” sul negus Haile Selassie 15 giugno 1972
“ Non è seducente, così basso e tarchiato e oppresso da quel testone d’ariete” Henry Kissinger 16 novembre 1972
“Nessuno, middio, era mai stato così stupido da autoincastrarsi con un sistema elettronico di registrazione su nastro” su Richard Nuxon 29 agosto1974
"I suoi nonni, illustre Signor Arafat, non ci hanno lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da 1.400 anni mi rompono le scatole” Ad Arafat 29 settembre 2001.
Questa era Oriana ironica, sincera, aggressiva, furente, esplosiva, instancabile, ma anche capace di grande tenerezza solo che preferiva rivelarla ai più intimi. Non si svendeva e nella sua vita ha avuto solo una ‘padrona’: la libertà. La vita non è vita senza libertà: “Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano”.
Grazie Oriana
Aretusa




Sulle dune e sulle sabbie roventi lungo le spiagg
%2520A%2520Rich.jpg)





