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sabato 21 luglio 2012

Il Giardino dei Semplici



A  chiunque di voi sarà capitato di vedere un giardino di erbe aromatiche e officinali sorto tra le mura di un monastero. I frati in passato (e anche oggi), sono sempre stati i gelosi custodi sulle proprietà benefiche di erbe, piante e fiori medicamentosi valorizzandone le proprietà . Fin dal Medioevo i "semplici" (varietà vegetali con virtù medicamentose) si coltivavano in vari orti cittadini. La parola semplici deriva dal latino medioevale medicamentum o medicina simplex usata per definire le erbe medicinali. Inizialmente aveva il nome di Horto dei semplici. Il primo orto botanico del mondo occidentale sorse a Salerno, ad opera di Matteo Silvatico, insigne medico della Scuola salernitana tra il tredicesimo ed il quattordicesimo secolo. Egli si distinse come profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti.
Sono erbe impiegate non solo in cucina e nelle varie gastronomie, ma nella farmacopea e nella fitoterapia, mediante decotti, tisane ed infusi.  Trattasi di erbe, piante e fiori forse non pregiate ma utilissime. In tempi di crisi economica il distacco tra l'uomo e la natura e il ricorrere di continuo alla grande distribuzione dei supermercati anche per un po' di prezzemolo, ci fa capire l'utilità di queste erbe e la possibilità di coltivarle anche in un terrazzo, un poggiolo, un balcone per averle a portata di mano nell'uso di ogni giorno. Tutti noi sappiamo che la maggiorana, ad esempio, è ottima nelle polpette e nei polpettoni. Che l'origano insaporisce le insalate di pomodori. Che un trito di aglio e prezzemolo rende più gustoso il pesce arrostito. Per non dire del basilico indispensabile per il pesto alla genovese. Occorre coltivarlo nella mezz'ombra, in quantità massiva per preparare i deliziosi vasetti di pesto anche per l'inverno.
Non sono pochi inoltre  liquori che vengono aromatizzati ad esempio coi semi di finocchio selvatico di montagna (kummel), con scorze di arance selvatiche o anche erbe come la ruta  (quest'ultima come è noto, ottima per  aromatizzare la grappa). Gli estratti di molte erbe vengono impiegati anche nella distillazione di liquori (genepì, genziana ecc). 
Inizio questo percorso...vegetale con l'erba cedrina (foto in alto) dal sapore forte di cedro. Sembra una pianticella insignificante con infiorescenze di modesta apparenza, ma la verbena odorosa o erba luisa ( sono questi sono gli altri nomi dati alla cedrina)  dalle ruvide e rugose foglioline verde tenero, ha proprietà digestive, antisettiche e viene impiegata anche per fare degli ottimi cordialini digestivi.

La camomilla matricaria è  una composita facile da far crescere e bisogna tenerla a bada perché piuttosto infestante. Se la coltivate e fatte voi stessi essicare, conterrà proprietà analgesiche superiori a quelle confezionate dalla grande distribuzione. Ottima anche per impacchi in caso di irritazioni agli occhi. Anche la malva ha proprietà decongestionanti.
La lavanda è notoriamente impegata nella profumeria e cosmesi (olio essenziale, ottimo per i massaggi), e ha proprietà battericide (lavande intime). Le palline o i sacchetti di lavanda nei cassetto oltre che profumare gli indumenti, impediscono la formazione di tarme.  Ma eccellente è il miele di lavanda dalle proprietà balsamiche.



Il timo,  che cresce nei dirupi collinosi mediterranei, oltre che essere ottimo nei ripieni e per aromatizzare le olive, ha proprietà espettoranti, come espettoranti sono il rosmarino e il lauro, le foglie della canfora e dell'eucaliptus. Quella che ha più proprietà medicamentose è la variante del timo serpillo.
L'elicrisodi colore bianco cenerino dal caratteristico profumo di liquirizia è la pianta tipica delle isole pelagiche e dei colli marittimi. Quando ci si avvicina coi traghetti, il profumo forte dell'elicriso che imbalsama l'aria di mare, coi suoi fiori gialli (da qui la radice elio/sole), ci riporta agli antichi quando  lo mettevano nei braceri e negli scaldaletto per profumare la brace ardente.


I semi di finocchio mediterraneo (ne esiste anche una varietà montana come il kummel, come detto in precedenza) sono ottimi per aromatizzare il pesce alla griglia o insaporire le acciughe marinate.  E non dimenticate di metterne un ramoscello sulle caldarroste in autunno: le vostre castagne assumeranno un aroma speciale.
Il mirto, pianta simbolo della Sardegna (su mirtu, in dialetto sardo) ha origini antichissime, ed era la pianta cara a Venere. I ramoscelli di mirto sono visibili anche nel famoso dipinto de la Nascita di Venere di Botticelli. Ha fiori bianchi piccoli e profumati che diventano poi bacche bluastre come quelle dei mirtilli. Oltre che per il  famoso liquore, i sardi lo impegano anche per farcire il porceddu arrostito. E che delizioso profumo dà alle carni del tenero  porcellino!
Nell'erbario di casa non si può dimenticare l'erba salvia anche per le sue belle foglie grigio-verdi e la sua fioritura violetta,  erba così utile in cucina. Alzi la mano chi non ha mai mangiato involtini di carne  o uccelletti allo spiedo aromatizzati con la salvia . Tornare alla natura, dopotutto è ...semplice.




Hesperia

lunedì 27 ottobre 2008

Iperico, male oscuro e Spleen

Arriva l'autunno, le giornate si accorciano, le notti diventano più lunghe dei giorni, gli alberi perdono la chioma e con il morire della stagione, non sono pochi coloro i quali soffrono di un disturbo che i soliti anglosassoni hanno chiamato con la breve sigla di SAD (Seasonal Affective Disorder ovvero Disordine Affettivo Stagionale). Tra le terapie in uso, vi è quella di esporre il paziente sotto forti lampade che ne stimolano la serotonina. Alzi la mano chi non ha mai sofferto di malinconia autunnale, specie dopo il ripristino dell'ora solare. La parola "melanconia" proviene dal greco melas "nero"e konis "polvere" (ovvero bile nera). Una sua variante cristiana è l'accidia, considerato uno dei sette peccati capitali, dato che reca indolenza e indifferenza. Poiché secondo la concezione di Ippocrate la bile nera veniva elaborata dalla milza, concezione rafforzatasi poi durante il Medio Evo fino all'età romantica, da qui la parola spleen (milza), un suggestivo termine impiegato da Baudelaire per indicare l'umor nero. Quattro sono infatti gli Spleen composti dal poeta. E ne citerò solo qua e là qualche frase, tratte da un paio.



(Ja'i plus des souvenirs que si j'avais mille ans).
Ho più ricordi in me che se mille anni avessi.Un grosso mobile a cassetti stipato di bilanci,versi,lettere d'amore,di verbali,di romanze,e di pesanti ciocche di capelli avvolte da quietanze,non nasconde segreti quanto il mio cervello triste:piramide ed immensa tomba,cela più morti che comune sepoltura. Io sono un cimitero dalla luna aborrito,in cui vermi lunghi,come rimorsi,si trascinano e che sempre s'avventano sui morti miei più cari. Sono un vecchio salotto,d'appassite rose ricolmo,dove alla rinfusa le mode sorpassate insieme giacciono...


II - Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso sull'anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell'orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala...


Lo spleen, benché stato d'animo d' umor nero, è per Baudelaire la condizione necessaria per pervenire all'Ideale. Nella concezione baudelairiana Spleen et Idéal sono intimamente congiunti.Pare che il poeta soffrisse fortemente di questo "disordine" ma che proprio per questo, ne avesse bisogno per raggiungere le sue sublimi idealità. Questo stato d'animo lo si coglie anche in Spleen di Parigi, suo poemetto in prosa: Allora dimmi, che cosa ti piace, o bizzarro straniero? Io amo le nuvole ...le nuvole che passano...lassù... le nuvole meravigliose.

Eugenio Montale lo chiama il mal di vivere: Spesso il male di vivere ho incontrato/ era il rivo strozzato che gorgolia/ era l'incartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato.




E' ancora in questa poesia del pittore-poeta Ardengo Soffici che la incontriamo per la "Via".


Palazzeschi, eravamo tre,
Noi due e l'amica ironia,
A braccetto per quella via
Così nostra alle ventitré
..........................

finale

...Ma un organetto un po' sordo
si mise a cantare: Ohi Marì...

E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via
Peccato! La malinconia
S'era invitata da sé.




Una poesia che parte scanzonata, ma che nel finale descrive come lo stato d'animo della malinconia crei quasi un effetto-imboscata per chi ne è colpito.



Lo scrittore veneto Giuseppe Berto la descrisse come una discesa agli inferi nel suo "Il male oscuro" e per raffigurarne la nevrosi d'ansia che l'accompagna scrisse il romanzo senza punti né virgole, in un flusso di coscienza ininterrotto. Non ne soffrono solo i poeti e gli scrittori, ma anche gli artisti (pittori, scultori, musicisti). Ne soffrì Michelangelo, Caravaggio, Cellini, Duerer e molti altri. Albrecht Duerer ne fece anche una famosa incisione a bulino dal titolo "La melanconia" (immagine in alto al centro), sulla quale sono state avanzate parecchie ipotesi e chiavi di lettura. Ma secondo la più accreditata, pare voglia indicare una condizione primitiva, come il primo gradino della conoscenza da perseguire in salita, uno stato d'animo di travaglio interiore assimilabile alla notte, alla "nigredo" dell'elemento ctonio (cioè della terra). La donna infatti è cupa in volto e la scritta sul nastro sorretto dal pipistrello sembra indicare proprio questa condizione di "melanosi" e di "nigredo" paragonabile ad uno stato d'animo di pensosità travagliata. E' un tema che ha attraversato anche la pittura moderna dal Rinascimento fino ai nostri giorni. Edward Munch, grande cantore espressionista degli stati d'animo esistenziali (L'Angoscia, L'urlo) ha composto un dipinto intitolato Malinconia (immagine di lato). Un topos ricorrente anche in uno stupendo dipinto di De Chirico che ha colpito non poco l'immaginario collettivo dal titolo "Mistero e malinconia di una strada" (seconda immagine accanto alla poesia di Ardengo Soffici).


Ma certamente per i malinconici, o accidiosi o depressi o affetti dal male oscuro, o come vogliamo chiamarli, non è di conforto né di consolazione sapere che non sono pochi i personaggi famosi afflitti da questo male. In epoche più vicine alla nostra ne soffrirono pure persone di grande successo politico come Churchill, e giornalistico come Montanelli. Esistono rimedi senza dover sconfinare nella zona grigia degli psicofarmaci e sono l'Iperico (pianta di Iperione, il nome greco del Titano padre di Elio-Sole). Grande è pure il valore simbolico di questa pianta dai bei fiori giallo-sole (quel colore della luce che tanto piaceva a un melanconico cronico come Van Gogh). Capace di combattere gli stati depressivi, è anche un potente cicatrizzante. In fondo, a ben rifletterci, è come immettere piccole dosi di sole nel corpo di chi vede buio e non riesce a uscire dall'oscurità. Non di rado dunque anche la medicina e la farmacopea sono fatte di simboli come le arti, la poesia e il linguaggio.

mercoledì 23 luglio 2008

Passeggiate tra piante e fiori mediterranei


Le piante della fascia climatica mediterranea hanno colori sgargianti e necessitano di poca acqua. Spesso si abbarbicano sui colli rocciosi dove il terreno è argilloso o addirittura sugli scogli. E' il caso delle ginestre, fiore selvatico assai comune che cresce in cespi tra maggio-giugno-luglio. La ginestra la si vede frammischiata alla macchia mediterranea tra mirti, lentischi, lauri e code di volpe (quei lunghi frustoni che si vedono nella foto).











Su alcune isole, tra sassaiole assolate non è raro imbattersi nel papavero cornuto di un bel colore giallo squillante. Si chiama così a causa dei lunghi piccioli fatti a cornetto. Sono specie protetta e se ne vedono parecchi alle isole Palmaria e Tino (davanti a Portovenere).

















Sulle dune e sulle sabbie roventi lungo le spiagge della Sardegna e del Sud della Corsica si trova il cardo santo e il cardo di sabbia o eringio di un grigio argenteo(foto a sinistra) che quando secca, lascia cadere le sue dure spine tra la sabbia bianca, ragion per cui è sempre meglio mettersi un paio di ciabatte se non si vuole conficcarsene qualcuna sotto la pianta dei piedi. E sempre in Sardegna, Corsica, Elba, Giglio, Parco dell'Uccellina e altre isole mediterranee, si trovano i gigli di S.Pancrazio (qui a destra) candidi e profumatissimi, intorno ai quali brulicano sempre bionde api indaffarate. Questo giglio (giustamente protetto) e il cardo eringio e santo sono piante semidesertiche.












Ma di tutte le piante mediterranee, quelle certamente più curiose e bizzarre sono i cocomeri asinini, una sorta di piccoli cetrioli selvatici pelosi e dalla pianta un po' spinosa che quando li si sfiora a malapena, sparano lontano i loro semi in una scia di liquido vischioso. Sembrano dei piccoli alieni da Jurassic park e li chiamano anche sputaveleno. La conoscenza con queste piante la feci in un'estate che ero in vacanza alle isole Tremiti. Mi trovai su un prato incolto a e, al mio passaggio, era tutto uno strano fruscio che mi spaventò: i cocomeri lanciarono i loro schizzi vischiosi sparando i loro semi in lontananza, se solo osavo sfiorarli col piede. Parevano quasi incattiviti della mia presenza e che bisbigliassero tra di loro, preparando la loro piccola guerra...vegetale.










Il mesembriantemo appartiene all'ordine delle succulente (cioè delle piante grasse) e in Sardegna lo chiamano semplicemente erba di Garibaldi. Si arrampica infatti sulle scogliere di Caprera e di Maddalena, o scende in suggestive cascate floreali sul mare. Cresce bene su tutta la fascia costiera. Se ne vedono molti anche in Liguria. Con i loro bellissimi fiori dalle corolle color ciclamino e dagli stami gialli che si aprono ai raggi del sole e che si chiudono in caso di nuvolosità, sono sensibilissimi barometri. E con le loro foglie grasse adunche come artigli di una strega. I francesi le chiamano infatti griffes de sorcière.











Per concludere, non potevo non menzionare il fior di cappero che scende in un arbusto pensile da muri, rocce, castelli e torrioni in rovina. Ma può anche venir coltivato in lunghi e ordinati filari sui campi. Come alle Eolie, alle Egadi e a Pantelleria di cui si raccolgono i bocciolini da mettere sotto sale e sotto aceto. E' un fiore stupendo con foglie grasse e carnose a forma di medaglia, e corolle candide dai lunghi stami violetti. Si raccolgono anche i frutticini oblunghi dopo la fioritura, a forma di piccolo cetriolo, che si trattano sotto aceto anche quelli, e si servono negli aperitivi.
Buone passeggiate e godetevi tutte queste meraviglie botaniche della natura!



Hesperia