
Terza e ultima puntata. Innumerevoli sono le incarnazioni della Dark Lady nella cultura e nelle arti del Secondo Novecento, grazie alla diffusione di nuove ondate di artisti (e) nel cinema, e dell'ampliarsi di questo stilema declinato con nuove sfumature: nella musica, nella moda, fin di recente, ai
videoclip e alle performance artistiche più varie. Smarrita l'aura di irraggiungibilità divistica delle grandi signore del cinema muto, dissolto l'alone in bianco e nero del noir americano classico anni '40, dal cinema USA, abbiamo l'epitaffio davvero magistrale di un vecchio modo di fare cinema nero, che comprende una critica pesante alle falsità del cinema stesso nella prova sui generis di
Bette Davis e
Joan Crawford in "
Che fine ha fatto Baby Jane?" di Robert Aldrich, un viaggio nel grottesco, nella follia, nel dramma della colpa e del ritorno del rimosso del 1962, un
familienroman terribilmente perturbato con tratti gotici, eccessivi, grand-guignoleschi e crudeli.Un' incarnazione del tutto bonaria del tipo è invece
Carolyn Jones (nel ruolo di
Morticia) (
foto in alto al centro) nella famosissima serie
'La Famiglia Addams' (di cui, anche un
remake con Angelica Huston) con all'interno un po' d'ironia gentile sul
topos della dark lady goticheggiante, nel suo mondo bizzarro e simpaticamente
head over heels. Sempre negli Usa, gli anni 70 offrono film coloratissimi, introspettivi, di crisi, con una morale dura e amara, in cui la dark lady se presente, è meno fulgida, ed è solo una parte di un racconto corale, una tra i protagonisti; non tutto è incentrato su di lei e sulla sua fascinazione come nel caso di "
Marlowe, il poliziotto privato" di Dick Richards del 1975 (da Raymond Chandler, con Charlotte Rampling). Il film stesso è un omaggio nostalgico e retrò ad un cinema anni '40 (a una letteratura, e a un tipo di donna) ormai sepolti nel mito delle origini del cinema; sulla stessa linea si può porre il bellissimo e disperato "
Chinatown" (1974

) di Roman Polanski con
Faye Dunaway, "Il lungo addio" di Robert Altman del 1973, sempre da Raymond Chandler, all'insegna della disillusione, della perdita di senso e di valori dell'esistenza nella modernità. Tra le ancor più recenti generazioni, la fascinazione di un certo mondo, contaminato con il presente, riemerge anche in
David Lynch, pur con gli opportuni spostamenti simbolici, principalmente in "
Blue Velvet" (Velluto blu) (1985), interpretato da Dennis Hopper e Isabella Rossellini (
qui nella foto a sinistra).

Riletture della
Dark Lady sono dovute al mondo cinematografico francese: per la Nouvelle Vague un omaggio speciale è dovuto alla grande attrice Jeanne Moreau (
foto a destra) nei ruoli di "
Ascensore per il patibolo" del 1957 di
Louis Malle (con la colonna sonora di Miles Davis), e nei bellissimi "
Jules et Jim" e "
La sposa in nero" di Francois Truffaut (1967), tratto da un racconto di William Irish.
Film diversi tra loro, che rappresentano solo un accenno della nuova femme fatale, che vantava già prima della Nouvelle Vague un'ampia rappresentatività traendo temi dai polar, dai romanzi polizieschi e neri, della serie noire, dal realismo poetico urbano, interpretati poi al cinema con uno stile personale, in grado di distaccarsi già alla fine degli anni '50 dal condizionamento del cinema americano degli anni '40,f ino a elaborare un universo di figure, tropi, storie proprie e profondamente... francesi.Come insegna "Lo straniero" di Camus "può farsi notte anche sotto un sole accecante e ci sono colori più neri del nero". La fittissima produzione 'gialla' e non solo di Claude Chabrol, gli 'esperimenti' di Jean Luc Godard, ognuno di loro con numerose attrici-musa (Stephane Audran, Anouk Aimée, Catherine Deneuve, Anna Karina, specialmente in alcuni ruoli) rappresentano anche un ripercorrere continuo e critico di questa tipologia del femminile, oltre che di generi cinematografici ormai storici. Sempre François Truffaut girerà a sua volta un nostalgico e ironico "Finalmente Domenica!" con Fanny Ardant nel 1982, in cui la dark lady...non c'è, nonostante un bianco e nero particolarmente sgranato (Nestor Almendros alla fotografia). La donna non è affatto pericolosa e si tratta in fondo di un divertissement "anti-noir", senza morale crudele né vera fatalità. Diversamente nella contemporaneità, un'attrice come Beatrice Dalle ha per anni sottolineato queste caratteristiche della sua immagine ("Betty Blue, 37° 2 le matin" di Jean Jacques Beineix, 1986, ennesimo ed eccentrico dramma di amore e morte).
Vera icona 'di genere' presente stabilmente in numerosi noir, horror, sarà invece nel cinema italiano e internazionale
Barbara Steele (
a destra)
Più dell'apparizione inquietante di Clara Calamai per Dario Argento in "Profondo Rosso" del 1975, Barbara Steele, di origine inglese, è la protagonista di molti film italiani,oggi finalmente ricordati e tenuti in grande considerazione, di eccezionale fattura e ispirazione. "La maschera del demonio" di Mario Bava, del 1958, dal racconto di Gogol. Recita poi con Vincent Price, attore di culto dell'horror, ne "Il pozzo e il pendolo" tratto da Edgar Allan Poe, nel 1961, di Roger Corman. Compare anche in "8 e 1/2" di Fellini. Diventerà la musa del cinema horror italiano con i successivi "L'orribile segreto del Dr. Hitchcock" del 1962, e "Lo Spettro" del 1963, di Riccardo Freda; "Danza macabra" e "I lunghi capelli della morte" del 1964 di Antonio Margheriti. Anche dopo un rallentamento della carriera, compare nel "Demone sotto la pelle" di David Cronenberg del 1975.
Nel mondo della musica pop e rock e dello spettacolo, va segnalata
Nico (
a sinistra), prima, voce femminile, oltre Lou Reed, nei
Velvet Underground (per cui canta l'indimenticabile "Femme fatale"), sviluppa una carriera solista particolare da musa sepolcrale del rock, dai testi visionari e atmosfere oniriche e glaciali (album "Marble index", "Desertshore", "The end", "Camera Obscura")
Siouxsie incarna la Dark lady gotica per antonomasia, in tematiche, stile musicale. Rinascendo dalle ceneri del
postpunk dalla fine degli anni '70 dà forma finora alle sue visioni apocalittiche, con testi suggestivi, riferimenti all'esoterismo, ballate ipnotiche di passione e distruzione,una delle donne più copiate nel rock degli ultimi 30 (e oltre) anni. (album "Join hands" , "Ju Ju")
ma ancora...Diamanda Galas, soprano "sperimentale", dalle incredibili doti vocali e sceniche, dedica i suoi album a fasi particolari dell'ispirazione: cfr. "The divine punishment" con stralci dal Profeta Geremia, "
Saint of the Pit" con testi da Baudelaire, Tristan Corbiere....come un'indagine su tutto il nero dell'esistenza. Da segnalare anche il suo concept-album "
Defixiones-Will and Testament" dedicato al massacro dei cristiani armeni, ellenici, anatolici e greci operato dai Turchi all'inizio del secolo scorso, e per decenni insabbiato con pretesti vari.
Gitane, Demone vocalist dei mitici Christian death
(album "Catastrophe ballet"), ora con attività solista, ha mescolato gothic rock con accenni soul e blues (da ascoltare l'ottima "
Lullaby for a troubled man"). Una menzione speciale va per la poetica voce e presenza di Rose McDowall, già collaboratrice di Current 93, Coil, e di vari progetti musicali in ambito neofolk, oltre alla sua carriera nelle Strawberry Switchblades e Sorrow. Ancora Monica Richards e Faith & The Muse....
Insomma, a ben vedere la dark lady si è trasformata nel tempo, ora replicandosi, ora, contaminandosi con vari generi musicali, artistici, nelle arti visive e non ultimo anche nel fumetto d'autore.
Autore: Josh