Nell’ambito delle arti decorative, dove i mutamenti di gusto e di stile avvengono lentamente e dove è più complesso e difficile l’apprendimento tecnico, non sono molte le figure che hanno saputo travalicare i confini, espressivi e stilistici, di un determinato movimento o di una determinata tecnica.
A questa esigua schiera di artisti geniali appartiene René Lalique, designer dall’inestinguibile fantasia, orafo di fine originalità (creò gioielli per artisti di gran fama, come Sarah Bernhardt) e infine fecondo vetraio.
Lalique riuscì a creare forme di ineguagliabile bellezza in ogni campo in cui si espresse, passando dagli spunti naturalistici dell’Art Noveau alle eleganti geometrie Decò.
Ancora oggi sono molto ricercati gli oggetti e i gioielli realizzati dal grande designer, e hanno raggiunto quotazioni elevatissime sul mercato antiquario.
I gioielli di Lalique sono fra le creazioni più raffinate ed affascinanti dell’Art Noveau: collane, bracciali, spille, pendenti, pettini da capelli sono quasi tutti esemplari unici firmati personalmente dal maestro.
Mai “matrimonio” fra un artista e il suo mezzo d’espressione fu più felice e prolifico, se da orafo Lalique aveva raggiunto un notevole successo, in qualità di vetraio superò se' stesso.
Come per i metalli Lalique sperimentò lo sperimentabile, le tecniche che impiegò abbracciano quasi tutta la storia del vetro, dall’antica fusione a cera persa, alla soffiatura a canna, ai grandi blocchi di materiale vetroso al vetro soffiato a stampo con i suoi affascinanti effetti semi-lucidi, fino al raffinato demi-cristal, prodotto esclusivamente dalla fabbrica Lalique fino al 1945.
Dal punto di vista estetico si allontanò dalle sfavillanti creazioni di Daum, Tiffany ed Emile Gallé, proprie di quel periodo, per dare ai suoi pezzi l’impronta del suo indiscusso e raffinato gusto personale.
Lalique rivelò in tutto il suo algido splendore la bellezza del vetro puro.
Fu maestro del vetro incolore, creatore “di un soffio impalpabile, la brezza gelata della notte polare” come lo definì Guillaume Janneau nel suo libro Modern Glass.
Lalique è il testimone di un epoca in cui la ricerca del bello, l’ originalità e la cura dei particolari e dell’esecuzione, erano presenti anche in piccoli oggetti di ogni giorno, come una boccetta di profumo o un pettine per capelli.
Oggi la produzione di massa ha appiattito tutto e la bellezza è stata soppiantata dalla griffe o dal valore. Nella mentalità comune, la bellezza di un anello non è data dal design originale o raffinato ma dalla grandezza della pietra preziosa. Fino ad arrivare al paradosso di pagare centinaia di euro un jeans strappato e sporco di vernice perché di D&G.
Spilla da corsetto Museu Calouste Gulbenkian, Portugal.
Bonbonnière-Museo D'Orsay
Pettine da capelli
Ancora oggi sono molto ricercati gli oggetti e i gioielli realizzati dal grande designer, e hanno raggiunto quotazioni elevatissime sul mercato antiquario.
I gioielli di Lalique sono fra le creazioni più raffinate ed affascinanti dell’Art Noveau: collane, bracciali, spille, pendenti, pettini da capelli sono quasi tutti esemplari unici firmati personalmente dal maestro.
L’originalità dell’opera di Lalique consiste nella scelta di materiali spesso di poco valore (vetro, corno, tartaruga, pietre e metalli semi preziosi), modellati in forme d’ispirazione fantastica e/o letteraria, realizzati con grande cura e raffinatezza.
Nel corso della sua lunga attività come orafo, Lalique non smise mai di sperimentare nuovi metodi di lavorazione, riuscì a lavorare il metallo come un ricamo, applicò lo smalto su ogni tipo di superficie per dare ancor più risalto alle sue creazione, e si oppose all’abuso dei diamanti come uniche pietre dure da utilizzare in gioielleria.
I suoi pezzi sono un trionfo di bellezza, di armonia, di sensualità, di grande appariscenza, ma che non scadono mai nel “Kitsch”.
Nel corso della sua lunga attività come orafo, Lalique non smise mai di sperimentare nuovi metodi di lavorazione, riuscì a lavorare il metallo come un ricamo, applicò lo smalto su ogni tipo di superficie per dare ancor più risalto alle sue creazione, e si oppose all’abuso dei diamanti come uniche pietre dure da utilizzare in gioielleria.
I suoi pezzi sono un trionfo di bellezza, di armonia, di sensualità, di grande appariscenza, ma che non scadono mai nel “Kitsch”.
Intorno al 1890 Lalique si dedicò a cercare un materiale non solo consono al suo mondo poetico, ma che gli permettesse, di raggiungere un più vasto pubblico. Ed incontrò il vetro.
Come per i metalli Lalique sperimentò lo sperimentabile, le tecniche che impiegò abbracciano quasi tutta la storia del vetro, dall’antica fusione a cera persa, alla soffiatura a canna, ai grandi blocchi di materiale vetroso al vetro soffiato a stampo con i suoi affascinanti effetti semi-lucidi, fino al raffinato demi-cristal, prodotto esclusivamente dalla fabbrica Lalique fino al 1945.
Dal punto di vista estetico si allontanò dalle sfavillanti creazioni di Daum, Tiffany ed Emile Gallé, proprie di quel periodo, per dare ai suoi pezzi l’impronta del suo indiscusso e raffinato gusto personale.
Lalique rivelò in tutto il suo algido splendore la bellezza del vetro puro.
Fu maestro del vetro incolore, creatore “di un soffio impalpabile, la brezza gelata della notte polare” come lo definì Guillaume Janneau nel suo libro Modern Glass.
Lalique è il testimone di un epoca in cui la ricerca del bello, l’ originalità e la cura dei particolari e dell’esecuzione, erano presenti anche in piccoli oggetti di ogni giorno, come una boccetta di profumo o un pettine per capelli.
Oggi la produzione di massa ha appiattito tutto e la bellezza è stata soppiantata dalla griffe o dal valore. Nella mentalità comune, la bellezza di un anello non è data dal design originale o raffinato ma dalla grandezza della pietra preziosa. Fino ad arrivare al paradosso di pagare centinaia di euro un jeans strappato e sporco di vernice perché di D&G.
Alcuni oggetti firmati René Lalique
Aretusa
Spilla da corsetto Museu Calouste Gulbenkian, Portugal.
Bonbonnière-Museo D'Orsay
Pettine da capelli
Flacone da profumo