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domenica 2 novembre 2008

L'ultima lezione di Randy, sconfiggere la morte raccontando la vita

"Non la battiamo vivendo più a lungo, ma vivendo bene e pienamente, perché ella verrà per tutti noi"- Randy Pausch



Il 2 Novembre è il giorno che i viventi dedicano ai “riti” per i morti. Un giorno l’anno, per i restanti 364 si preferisce scordare la morte, a meno che, questa non irrompa prepotentemente nella nostra vita. La morte spaventa, il solo pensarci, provoca una stretta allo stomaco e scaramantici gesti di “protezione” come toccare ferro.

Eppure la morte può insegnare molto, può insegnare ad apprezzare la vita. Quando ci sfiora e ne sentiamo l’alito gelido sul volto, dopo, tutto ci appare in una nuova prospettiva e ci rendiamo conto di quanto preziosa sia la vita.
Una “lezione” che a volte ci viene impartita da chi sa che morirà presto.
Randy Pausch, un professore di scienze informatiche alla Carnegie Mellon University in Pennsylvania, ha tenuto una lezione per affrontare la morte imminente, raccontando la vita.
Randy aveva 47 anni, la tendenza al sorriso, tre meravigliosi figli, un passato da progettista di realtà virtuale per la Disney e un tumore al pancreas che se lo stava portando via, anche se vederlo sembrava in perfetta salute. Una vita e una morte assolutamente normali, che Paush è riuscito a trasformare in qualcosa che ha toccato le persone e i media e ha fatto il giro del mondo.
Mesi prima quando aveva saputo di non avere speranze s’era domandato quale fosse il modo migliore di lasciare un “testamento spirituale” ai suoi bambini, lui era un professore e così ha scelto di tenere una lezione, è andato davanti ai suoi studenti, alla sua famiglia e davanti alla telecamere ha tenuto la sua ultima lezione. Ovviamente non di informatica e nemmeno, come ci si sarebbe potuto aspettare sulla morte, ma sulla vita. Sul valore della vita, sulla bellezza della vita, sui suoi valori inalienabili, che questa società sembra aver dimenticato, sepolto sotto una cultura nichilista.
In un aula gremita ha parlato di sé, senza vittimismo, armato di coraggio e ironia, deciso a “rinchiudere tutto sé stesso in una bottiglia che un giorno i suoi figli apriranno”.
Per settantacinque minuti si è raccontato, ha fatto ridere il pubblico, lo ha commosso, ha parlato dei suoi genitori, dei loro insegnamenti, dei suoi sogni infantili, di come è cresciuto, di ciò che considerava giusto e di ciò che considerava sbagliato.
Tante piccole perle di buon senso, che alcuni hanno definito banali, dimenticando che la vita per miliardi di persone è banale, ma non per questo immeritevole di essere vissuta o meno appagante.


La bellezza della vita sta nell’apprezzare fino in fondo la sua importanza, nel non dare mai nulla per scontato e soprattutto nel riconoscerne il suo immenso valore da appena si nasce al momento in cui si muore, che per i più fortunati coincide con la vecchiaia. Lottare contro il corso temporale della vita produce solo infelicità, negare il diritto ad esistere ai non “desiderati”, ai “non perfetti”, agli ammalati senza speranza produce solo una spaventosa ingiustizia, che si tenta di far passare per carità, per altruismo. Per una conquista del vivere civile.
Ma una società che si basa su questa cultura è una società sconfitta, una società morente, che dovrebbe imparare dalla lezione di Randy Pausch: un uomo che non si è lasciato trainare dalla sua morte, ma ha trainato la sua vita, fino all’ultimo istante.
Randy è morto 25 luglio 2008, lasciando a tutti noi (e non solo ai suoi bambini) un grande dono: questa lezione che ha fatto il giro del mondo, ed é stata vista da milioni di persone, su ciò che conta veramente negli anni in cui ci é dato di stare su questa meravigliosa, difficile, imprevedibile terra.
Mi sembra giusto ricordarlo, ma non solo oggi. Sempre.

La morte ha sempre avuto un posto importante nell'arte e nelle poesie.

Aretusa