sabato 26 settembre 2009

Declinazione di grigio


Declinazioni di Grigio ...grigio fumo di Londra, grigio plumbeo, grigio-gatto certosino, grigio tortora, neogrigio....Data la stagione, in realtà, il pensiero corre ai Crepuscolari.

Questi poeti non corrispondono ad un vero movimento organizzato, il loro stesso nome non nasce per intento programmatico ma dal critico G.A. Borgese che chiamò la loro poesia 'crepuscolare' in un articolo sulla Stampa del 1 sett. 1910, su Moretti, Fausto Maria Martini, Carlo Chiaves. Più che di poetica o di manifesto è il caso di parlare di condizione come sostiene N. Tedesco in "La condizione crepuscolare".
In questa poesia assistiamo al distacco dagli statuti alti della tradizione, e alla ricerca di toni bassi: le influenze vanno dal simbolismo francese a Verlaine, alla tradizione fiamminga del piccolo quadretto di genere fino a Maeterlinck, Rodenbach (se ne parlava anche qui ), Samain, Laforgue, alla disillusione dell'Ottocento appena trascorso, a figure di decadimento, estenuate dalla consunzione, presenti nell'immaginario europeo a cavallo tra '800 e '900, che in piccola parte si potevano notare anche nel Poema Paradisiaco di D'Annunzio e in certi passaggi di Pascoli.

La poesia, dopo il tramonto della classicità, diviene depositaria di situazioni quotidiane della vita piccolo-borghese, il quotidiano retrò e démodé balza in primo piano, piccole tristezze, campanili nella nebbia, strade di ectoplasmatiche cittadine anonime e ansiogene, teatrini di marionette, povere cose consumate e abbandonate, anonimato ospedaliero, a tratti un Cattolicesimo mummificato, di maniera, suggestivo quanto solo scenografico, esteriore ed estetizzante, fatto di forme e riti (mentre all'epoca in realtà si dibatteva con lo scisma interno del Modernismo), sanatori e grigiore di periferia.
Facendo propri questi ingredienti il poeta scende dal piedistallo Autoriale su cui ancora Pascoli e D'Annunzio erano ben assisi, e cerca una poesia della medietas, con una voce flebile: il significato risiede piuttosto in un sentimento situato "oltre" questi elementi.
I Crepuscolari elevano a poesia aspetti umili del quotidiano, svuotandoli però di quell'altezza e di quel simbolico che invece era tipico del Pascoli. Il mondo crepuscolare rappresenta più spesso la noia, il grigiore, l'incapacità di dare un significato all'esistenza e di aderire con passione a un'ideale. Il fanciullino pascoliano, portatore invece di sacralità e umanità, qui è ridotto a un fanciullo esangue e malato.
La forma stessa vira ormai verso la prosa, spesso è presente un senso irresistibile di Vanitas Vanitatum, disincantato e ironico.
Un campionario di temi crepuscolari è nella lettera di Corrado Govoni a Gian Pietro Lucini (11 febbraio 1908, in Gian Pietro Lucini, "il verso libero", Mi 1908, pp.646-648)
"le cose tristi, la musica girovaga, i canti d'amore cantati dai vecchi nelle osterie, le preghiere delle suore, i mendicanti pittorescamente stracciati e malati, i convalescenti, gli autunni melanconici pieni di addii, le primavere nei collegi quasi timorose, le campane magnetiche, le chiese dove piangono indifferentemente i ceri, le rose che si sfogliano su gli altarini nei canti delle vie deserte in cui cresce l'erba"

Amedeo Bocchi, "Malinconia", 1927 (Roma)



Ma è proprio solo degli artisti riuscire a realizzare anche da questo apparentemente limitato e basso bric-à-brac, una poesia che comunichi ancora sensazioni anche se "perplesse", un senso della vita nell'apparente nonsenso. Montale definiva Gozzano "il primo che abbia dato scintille facendo cozzare l'aulico col prosaico": andando oltre le parole, nei Crepuscolari maggiori è grande la capacità poetica di mostrare l'ansia dell'eterno, le aspirazioni infinite della passione e del sogno in contrasto spiazzante con la finitezza della morte,con vite convenzionali, con il ridicolo, avvertendo un continuo senso di estraneità e permeando ogni visione con quell'idea che le "rose migliori son quelle che non colsi".
I testi sarebbero troppi, ecco solo qualche passaggio da Guido Gozzano: da "La via del rifugio" :
Socchiusi gli occhi sto/ supino nel trifoglio,/ e vedo un quatrifoglio/che non raccoglierò;
da "I colloqui" : Non vissi. Muto sulle mute carte/ ritrassi lui, meraviglioso spesso./ Non vivo. Solo, gelido, in disparte,/ sorrido e guardo vivere me stesso da "Pioggia d'agosto": Tu non credi e sogghigni. Or quali cose/ darai per meta all'animo che duole?/ La Patria? Dio? l'Umanità? Parole/ che i retori t'han fatto nauseose...
da "I Sonetti del ritorno": Sui gradini consunti, come un povero/ mendicante mi seggo, umilicorde:/ o Casa, perchè sbarri con le corde/ di glicine la porta del ricovero?
da "La Signorina Felicita": Bellezza riposata dei solai/ dove il rifiuto secolare dorme!/ In quella tomba, tra le vane forme/ di ciò ch'è stato e non sarà più mai,/ bianca bella così che sussultai/ la Dama apparve nella tela enorme da "In casa del sopravvissuto": "Reduce dall'Amore e dalla Morte/ gli hanno mentito le due cose belle!/ Gli hanno mentito le due cose belle:/ Amore non lo volle in sua coorte/ Morte l'illuse fino alle sue porte,/ ma ne respinse l'anima ribelle.






Stralcio a memoria) "Veramente la mia stanza modesta/ è la reggia del non essere più/ del non essere ancora. E qui la vita/ sorride alla sorella inconciliabile/ e i loro volti fanno un volto solo....
Autore : Josh



domenica 13 settembre 2009

A Venezia una passerella rosso shocking:cala il sipario

A Venezia una passerella rosso shocking o parafrasando un altro celebre film Morte (del Cinema) a Venezia, finalmente é calato il sipario sulla ormai “famigerata” più che famosa 66ima Mostra del Cinema, dove il cinema è stato umiliato e calpestato per fornire un palcoscenico sfavillante ai soliti riti autoreferenziali di una sinistra povera di idee, ma sempre piena di sè.
Il clou della demenzialità è stato ospitare lo show propagandistico del 'dittatore 'Chàvez. Una “fiction” in piena regola, con venezuelani, trasportati e pagati dal governo del Venezuela, che cantavano l'inno nazionale e che hanno accolto garruli e festosi il caudillo di Caracas (pena la perdita del posto di lavoro). Federico Accorsi lo ha denunciato con una lettera destinata al direttore della Mostra Marco Muller: "Nel Paese sudamericano gli impiegati pubblici vengono costretti ad assistere alle marce, pena il licenziamento. Autobus rossi del governo e pullman affittati, trasportano gente umile che si accontenta di elemosina.”

Ad umiliare il Cinema, comunque sarebbe bastata la vergognosa presenza di Oliver Stone, confezionatore di santini per autocrati e del suo “South Of The Border” elegia di un dittatore, Chàvez appunto, che nel suo paese ha chiuso una decina giornali. Chiusi. Punto. Non querelati. Chiusi. E che, un giorno si e l’altro anche minaccia gli altri giornali della medesima sorte. Stessa faccenda per le televisioni ne ha già chiuse almeno tre. Chiuse. (e non elenco tutte le sue altre esternazione di massima democrazia che toccano altri campi economici, politici ecc.), notizie di prima mano di un blogger che vive da quelle parti e comunque reperibile sulla stampa estera in internet.
Or bene quando Chàvez è entrato in Sala Grande, accanto all’amico americano anti-americano Oliver Stone, la platea di poveri beoti e “ananeurizzati” rossi è scattata in una standing ovation, con gridolini osceni di “Viva la Revolución”!
Quale “Revolución” quella che schiaccia i diritti del popolo?
E poteva mai mancare Michael Moore grande estimatore della sanità cubana, in concorso con "Capitalism: a love story", che si è premurato di dare un consiglio a noi poveri “mentecatti” che votiamo Silvio Berlusconi: “Cercate di risolvere il problema Berlusconi e fatelo in fretta, perché non ci state facendo una bella figura, come italiani".
Forse l’ingombrante (in tutti sensi) Moore non sa, essendo ammiratore di Castro al pari del suo compatriota Stone, che in Italia ci sono LIBERE elezioni e quindi, non c’è modo di “sbarazzarsi in fretta” di Berlusconi, che eletto, ha il diritto/dovere di governare fino alla scadenza della legislatura. Ogni altro modo di “liberarsi in fretta” di lui, chiamasi golpe e nulla ha a che fare con la democrazia, anzi è quella brutta abitudine propria dei regimi dittatoriali, tanto cari ai due paladini del più becero luocomunismo globalizzato.

In chiusura di questa triste parata non poteva mancare l’opportunista ideologizzato per eccellenza, quello che sputa nel piatto dove mangia.
Michele Placido che prende quattrini dalla Medusa per fare i suoi film e nel contempo si dedica al più trito anti-berlusconismo. Quando una giornalista gli ha fatto notare la “lieve” incongruenza di essere sul libro paga di colui che tanto aborre, Michele ha dato in escandescenze, dimostrando che tanto placido non è quando gli si scoprono gli altarini. Il suo film in concorso "Il grande sogno" è l’ennesima sviolinata sul ’68, perché se c’è un dato incontestabile, è che questi registi se la cantano e se la suonano, tanto anche se vanno in 5 a vedere le loro “opere” ci sono i finanziamenti statali.

E a proposito, il sessantottino Placido (firmatario dell'appello di Repubblica) ha deciso di fare il bieco forcaiolo e denunciare Brunetta per una frase lapidaria sui registi che usano e abusano dei finanziamenti pubblici nella quale non è nemmeno nominato, però si è sentito diffamato dall’accostamento dell’aggettivo “placida” a "leggermente schifosa", solo il Presidente del Consiglio non può querelare chi lo descrive come "porco" impotente e semi pedofilo, perchè in tal caso é minacciata la libertà di stampa.
Parafrasando Massimo Troisi, "Non gli resta che piangere".
Aretusa

venerdì 10 luglio 2009

Fiori, profumi e simboli dell'estate


I fiori dell'estate hanno colori sgargianti e vivaci e sono piuttosto robusti e resistenti. A differenza di quelli della primavera durano parecchi mesi e sembrano fatti apposta per sopportare la calura e la scarsità di piogge.
Primo fra tutti l'oleandro (a sinistra) nelle sue varietà di rosso, rosa carico, rosa tenue, bianco rosato, giallo, bianco, nostri compagni delle lunghe estati calde. Velenosi finché si vuole con quel lattice amaro e appiccicoso, ma stupendi e duraturi nella loro fioritura. Di grande bellezza gli oleandri rosa della Sardegna che si trascinano fino ai litorali sabbiosi. Chi non ricorda i cespugli di oleandri a Cala Luna?








Poi ci sono i girasoli, la pianta della luce per antonomasia (Van Gogh nei suoi dipinti, Montale nella sua poesia "Portami un girasole ch'io lo trapianti"). E' bello inframezzare un giardino fiorito con qualcuno di questi piccoli soli alti nel loro gambo, quasi un fusto. E tra i fiori ad alto stelo , voglio ricordare anche la malvarosa.








Il gelsomino nella sua varietà Jasminum multiflorum fiorisce candido e profumato per tutto luglio e agosto insieme alle gardenie che imbalsamano l'aria di un aroma fragrante, mentre le bouganville (foto in alto al centro) con le caratteristiche foglie che vanno dal rosso, al viola cardinale, al porporino infiammano muretti a secco o siepi e cancellate, chioschi e gazebi di giardini e orti.


Una cascata morbida di plumbago capensis (detto gelsomino azzurro) ben si accoppia con le bouganville, mentre nei parchi ombrosi è bello osservare le ortensie così sontuose e cangianti dal rosa, al violetto, all'azzurro. Ma le mie preferite sono rigorosamente bianche.





Una pianta estiva robusta e perfino antisettica (ha la proprietà di tenere lontane le zanzare e gli insetti) è la lavanda spigo, che le nostre nonne mettevano negli armardi per profumare la biancheria. Della lavanda ho già parlato a lungo in questo post sul Loch-Blog.
Ora va molto di moda un tipo di lavanda detta papillon (lavanda stoechas) che ha due ciuffetti alle sommità del fiore ed emana un profumo più canforato della classica spigo. Si può trovare perfino nelle tonalità del rosa. Io però preferisco quella classica.



Le belle di notte dai vivaci colori rosso, giallo, e screziati sia in rosso che in giallo, hanno un delicato profumo simile al borotalco e sono, insieme alle lucciole, le nostre inseparabili compagne nelle sere d'estate, poiché si aprono di notte e sembrano sonnecchiare di giorno.







E come non ricordare il verde melograno dai bei vermigli fior di carducciana memoria? I suoi fiori rosseggiano nel verde brillante del fogliame per tutta estate. Poi in autunno diventano succosi frutti...da re, con tanto di corona in testa e chicchi color rubino dentra la lucida buccia screziata in rosso e giallo.


Tra i muri, i dirupi, le pareti rocciose e le scogliere pende tra foglie grasse simili a medaglie, il fior di cappero, candido e dai lunghi stami violetti. Lo chiamano il fiore dell'amore perché fiorisce in una notte e dura un giorno solo. I suoi bocciolini vengono raccolti per uso alimentare nell'industria conserviera. Le ragazze del mio paese sono ancor oggi solite mettere un fiore di cappero sotto il cuscino, durante le notti estive. Dicono che poi, sogneranno l'uomo della loro vita.










Auguro a tutti una felice estate e buone vacanze!

lunedì 22 giugno 2009

L'estate in poesia

Centinaia di poeti hanno composto omaggi all'estate. Qui solo una breve rassegna, casuale, momentaneo congedo dall'attività sulle Esperidi. (in alto: Guido Reni - Apollo che guida il carro del Sole preceduto dall'Aurora, 1613)


Nel "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare viene citata la festa del Midsummer Day (calcolando una lunga estate che comprendeva anche la primavera) cioè la festa del Solstizio, spostata al 24 giugno, giorno di S. Giovanni, sentita in tutto il Nord Europa: magica sospensione, celebrazione di transizione e rinnovamento tra strane apparizioni notturne e finale riaffermazione solare. Ricca di tradizioni e stratificazioni, di simbologie medievali e pagane, Shakespeare vi attinge a piene mani per il suo ricchissimo intreccio, notte popolata nel bosco/selva oscura, fate, folletti, spiriti che si discioglie nel trionfo del sole. Amore governa anche nel mondo incantato di questa stagione, svelando influenze dalle Metamorfosi di Ovidio, intrecci dalle Commedie di Plauto e Terenzio, trame dalle vite di Plutarco, intrighi metaforici da Apuleio. Oltre l'intreccio-metafora della condizione umana, Shakespeare ci mostra Amore dolcezza, bellezza e sconvolgimento-ambiguità, dopo l'intreccio labirintico, simboleggiato dall'insolita notte nel bosco, in attesa della catarsi solare. Anche il potere ammaliatore della parola della poesia viene citato. Atto I, Egeo: (...)

"Vien qua, Lisandro. Magnanimo duca, questi ha magato il cuore di mia figlia. Sì, tu, Lisandro, tu rime d'amore hai dedicato alla mia creatura, e scambiato con lei pegni d'amore: sotto il balcone, al lume della luna, le hai cantato smaniosi madrigali con accento smanioso; e insinuato senza parer ti sei nelle sue grazie, offrendole smanigli di capelli, gingilli, anelli, baie e frascherie, mazzolini, bazzecole, dolciumi (messi di gran potere su fanciulle tenere). Tu carpito hai con astuzia il cuore di mia figlia, tramutando in protervia ostinata l'obbedienza ch'ella mi deve. O magnanimo duca, se nel vostro cospetto ora mia figlia non consente a sposarsi con Demetrio, l'antico privilegio ateniese invoco, per dispor di lei ch'è mia:cioè per darla a questo degno giovine, o alla morte; in virtù di nostra legge che precisa risponde a questo caso."

Mendelssohn, affascinato dalla cultura britannica, dopo il viaggio in Inghilterra e in Scozia, compose la celeberrima Sinfonia in la minore detta Scozzese, secondo lo stile “classicista-romantico” ma anche il Sogno di una notte di mezza estate (op. 61), composta per la commedia di Shakespeare, per orchestra, coro femminile, voce recitante, soprano e mezzosoprano.http://www.youtube.com/watch?v=4h1MGAlkqno

Teseo, nelle vesti di principe solare, afferma :"Io non credo mai a queste vecchie favole e a queste burle delle fate" (atto V) Ma la storia della Poesia ci mostra che l'Estate è anche in seguito foriera di altrettanta grande creatività. Qui, una storia del Madrigale, con le valenze di cui è stato caricato nel tempo. Il Madrigale rivive poi un revival ottocentesco tra N. Tommaseo e G. Carducci che riprendono le forme dei trecenteschi, Pascoli usa questa forma talvolta nelle Myricae e nei Canti di Castelvecchio, spesso piegandola a sperimentazioni.La adopera ancora D’Annunzio che sostituisce l’assonanza alla rima o rielabora schemi trecenteschi, come

La sabbia del tempo” in Alcyone

Come scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio
il cor sentì che il giorno era più breve.
E un’ansia repentina il cor m’assalse
per l’appressar dell’umido equinozio
che offusca l’oro delle piagge salse.
Alla sabbia del Tempo, urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
l’ombra crescente d’ogni stelo vano
quasi ombra d’ago in tacito quadrante.

Estiva di Vincenzo Cardarelli


Distesa estate/stagione dei densi climi/dei grandi mattini/dell’albe senza rumore/ci si risveglia/ come in un acquario/dei giorni identici, astrali,/stagione la meno dolente/d’oscuramenti e di crisi,/felicità degli spazi,/nessuna promessa terrena/ può dare pace al mio cuore/ quanto la certezza di sole/che dal tuo cielo trabocca,/stagione estrema, che cadi/prostrata in riposi enormi,/dai oro ai più vasti sogni,/stagione che porti la luce/a distendere il tempo/ di là dai confini del giorno,/e sembri mettere a volte/nell’ordine che procede/qualche cadenza dell’indugio eterno.

Mare di Giovanni Pascoli


M'affaccio alla finestra, e vedo il mare;
vanno le stelle, tremolano l'onde
Vedo stelle passare, onde passare;
un guizzo chiama, alito risponde
Ecco, sospira l'acqua, alita il vento
sul mare è apparso un bel ponte d'argento
Ponte gettato sui laghi sereni
per chi dunque sei fatto, e dove meni?

Meriggio di Umberto Saba


Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane e gli usci le case
Non vogliono essere invase
dalla tua gloria, o sole!
Non vogliono! Troppo le fiamme
che versi nella contrada,
dove qua e là dalla strada
ferrata l'acciaio sfavilla
rovente. Pispigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanta è, ora, pace, silenzio.


Chiudo insolitamente con uno stralcio in prosa, talmente di classe che pare una poesia:


"Fuori, un altro sole. Strade del Mezzogiorno, sotto l’ardente azzurro del cielo, tagliate da violente ombre violacee. E la gente vi passa, pur così carica di vita e di colori, ariosa e leggera. Voce nel sole e selciati sonori." (Pirandello, "Berecche e la guerra", in Novelle per un anno, a cura di M. Costanzo, III/1, Milano, Mondadori, 1990 p. 573.)






Gaetano Previati, "Il Carro del Sole" (1907), olio su tela, 127x185 cm







Auguro Buona Estate a tutti!

Autore : Josh - pubblicato il 25 giugno

giovedì 18 giugno 2009

La città e l'Acropoli di Cassino


Cassino, Brianza del Sud (*). E non solo metaforicamente, se pensiamo che nel 584 era stata invasa, e distrutta, unitamente al monastero di San Benedetto, da una branca dell'esercito Longobardo. Questo, che si era spinto fin lì, creando poi la Longobardia Minor, con centri a Benevento e Spoleto, riuscì a proseguire la sua secolare esistenza in quella terra, fin dopo l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno. E soccombette solo ai Normanni.







Cassino, Brianza del Sud, intesa come sinonimo di operosità, se si pensa che la famosa Regola di San Benedetto, Prega e Lavora (Ora et Labora) è stata coniata sulle cime del suo monte: Monte Cassino (**). E lo ha dimostrato con le opere, di meritare questo appellativo. In dieci anni, dopo che i bombardamenti del 1944 avevano completamente rase al suolo città e monastero, nel 1957 Cassino e Montecassino (**) erano già state completamente ricostruite. E ciò appare incredibile, confrontando foto del 1957, dove si vede una grande città completamente ricostruita, con le documentazioni fotografiche del maggio 1944, dove appaiono solo spianate di ceneri e macerie. Le foto di cui parlo, sono visibili nel libro "Cassino e Montecassino 1943-2004", non pubblicabili, per via del copyright; ma molte di esse sono reperibili su Google Immagini. Un'idea della portata di quel disastro, è però possibile farsela, riportandoci ad un brano di quel libro: "alla fine del 1942 (la popolazione) ammontava a 21.275 residenti, ed era la seconda città della provincia di Frosinone per numero di abitanti. Nell'estate del '44 la distruzione al 100% di tutto il patrimonio abitativo urbano e rurale e del 90% di quello zootecnico, lo sfollamento in massa, la perdita di ogni bene avevano determinato lo spopolamento totale del territorio. Appare dunque incredibile che nel censimento del 4 novembre 1951 la città facesse già registrare 19.256 abitanti". Solo da una visita sul posto, si potranno avere l'esatta percezione dell'operosità congenita di quella popolazione, la quale, non a caso, fino al 1927 era inserita in una regione storico-geografica, posta tra il nord della Campania e il Basso Lazio, dall'emblematico nome di Provincia di Terra di Lavoro .












Appare così evidente la motivazione con la quale le abbiamo coniato l'appellativo di Brianza del Sud. Dalla fine dell'Impero Romano, Cassino e Montecassino sono state distrutte, e poi prontamente ricostruite, ben quattro volte: quattro volte in 1500 anni. A causa della sua ultima distruzione totale, Cassino è stata definita Città Martire. E a ricordo di quest'ultima distruzione e a monito circa la stupidità delle guerre, all'ingresso dell'abbazia di Monte Cassino troneggia la parola PAX, a caratteri cubitali, ad accogliere i visitatori. A tali fatti e avvenimenti del passato si è fatto cenno durante la presentazione del viaggio di Papa Benedetto XVI, del 24 maggio scorso a Cassino e Montecassino. E a futura memoria del memorabile incontro nel grande spiazzo principale di Cassino, la sua popolazione ha voluto dedicare a Papa Benedetto XVI l'intitolazione di quella piazza.La prima distruzione, come s'è detto, avvenne nel 584 ad opera dei Longobardi; erano trascorsi appena 55 anni, da che era stata inaugurata da San Benedetto. La seconda, perpetrata da parte dei saraceni nell'883, dopo che generazioni di monaci avevano atteso per anni alla sua ricostruzione. La terza distruzione avvenne 1349 ad opera di un violento terremoto che aveva scosso tutto il centro-sud Italia.






L'ultima distruzione, certamente la più micidiale e dolorosa, è avvenuta nel febbraio-marzo 1944, a causa dei massicci e tristemente famosi bombardamenti. Mentre le prime tre ricostruzioni andarono a rilento (la prima volta fu portata a compimento solo nel 717, la seconda nel 949 ), per la terza ricostruzione, quella che ci ha tramandato il monastero, ampliato e maestoso per come lo vediamo ora, si impiegarono soltanto 17 anni. Molto più celere, solo 10 anni, fu la ricostruzione conseguente al bombardamento aereo del 1944.Nel XXII canto del Paradiso, Dante fa l'apoteosi di San Benedetto, e della sua Regola, con terzine memorabili:















Quel monte, a cui Cassino è ne la costa,fu frequentato già in su la cimada la gente ingannata e mal disposta;e quel son io che su vi portai primalo nome di colui che 'n terra addussela verità che tanto ci sublima;





Sapendo dell'incursione barbarica del 584, il lettore frettoloso potrebbe essere indotto a pensare che quei versi (la "gente ingannata e mal disposta") si riferiscano ai longobardi che frequentarono l'acropoli cassinese ("già in su la cima"), distruggendola. Gli eccellenti commentatori danteschi, ci illuminano, invece, sul fatto che quella "gente ingannata e mal disposta" era la popolazione romana del Cassinate, che credeva nelle divinità pagane e che saliva alla sommità dell'acropoli per andarle ad adorare. Sulla sommità di quel monte, dove ora c'è l'abbazia di Montecassino, c'era, dunque, in epoca romana, un santuario dedicato al dio Apollo. Dev'essere stato sontuoso e di enormi dimensioni, se storia e Dante ci dicono che sopra le sue rovine San Benedetto vi costruì il primo e più grande monastero cristiano al mondo. Ma poco o nulla ci è dato di sapere di quel sito. Ci possiamo aiutare molto con l'immaginazione, facendo accostamenti e similitudini col tempio a Giove-Axun di Terracina, in provincia di Latina, e col santuario di Palestrina, in provincia di Roma, del quale parla Aretusa nel suo ultimo post. La fototeca allegata al post è di grande aiuto per comprendere la grandezza e l'importanza dei santuari romani, ed, in particolare, del santuario dell'acropoli di Monte Cassino. Casualmente, i due siti archeologici si trovano entrambe a circa 100 km di marcia dal monastero di Montecassino.Il santuario romano-pagano di Terracina, la cui sommità è visibile anche ad occhio nudo dalla sua bella spiaggia, è quello che, più di ogni altro, può dare un'idea di come potrebbe essere stato il tempio di Apollo, sulle cui rovine San Benedetto ha edificato il suo primo monastero. Anche se Cassino non è propriamente annoverata tra le città d'arte, e anche se delle vestigia romane è rimasto ben poco, perchè andato perso nel corso delle quattro devastazioni subite, essa deve comunque aver avuto un ruolo molto importante in epoca romana. Trent'anni fa, in occasione di una mia visita, importanti opere risalenti all'epoca romana, sembravano ancora in stato di completo abbandono. Ciò era dovuto a carenza di forze, diversamente impegnate nella ricostruzione post-bellica. Oggi, alcune di tali opere sono state restaurate e restituite alla fruibilità di cittadini e visitatori. Tra queste vi è sicuramente la Rocca Janula (vedi foto a destra) una possente opera difensiva, risalente alla fine del primo millennio. Altre opere restaurate sono: il Teatro Romano, l'Anfiteatro romano e la Strada latina romana lastricata, delle quali sono visibili le foto. Per i 22 km di acquedotto romano, per le Terme di Varrone, per il Ninfeo bisognerà forse attendere ulteriori opere di restauro. A completamento della ricostruzione mancherebbe forse un ultimo tassello: il ripristino e la ricostruzione della funivia a campata unica, che col suo salto mozzafiato di oltre 400 m, quasi in verticale diretta, portava pellegrini e turisti direttamente all'Abbazia in soli 7 minuti. Era stata inaugurata il 21 maggio 1930; distrutta durante la guerra, non è più stata ricostruita. Una curiosità storica. Nell'Anfiteatro romano di Cassino avvenne la tappa di un drammatico fatto d'armi, con epilogo a Benevento. Nel 1266 vi si asserragliarono gli uomini di Manfredi, nel tentativo di resistere all'invasore angioino. La vicenda terrena di Manfredi, e quella vicenda conclusasi a Benevento con la sua morte, sono mirabilmente ricordate nel più bel Canto del Purgatorio: il III Canto: "biondo era e bello e di gentile aspetto", e qui un altro stralcio .





(*) Nel 1971 con l'inaugurazione dello stabilimento FIAT di Cassino, si è posto fine al processo migratorio delle genti di quella terra. Anzi, da allora si innescato un processo inverso di ritorno. Ancora oggi, giovani della terza generazione di immigrati da quella terra, hanno avuto la forza e il coraggio di intraprendere il viaggio contrario di quello che aveva fatto immigrare i loro nonni. (**) Non a caso ho voluto scrivere Montecassino nelle due versioni alternate: Montecassino e Monte Cassino. Ciò a seguito della falsariga tracciata da Wikipedia ed anche perchè Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione Nazionale dal '36 al '43, in un suo saggio su "L'ideale romano e cristiano del lavoro in San Benedetto", la cita sempre col nome sdoppiato: Monte Cassino.


autore: Mario (Marsh)

giovedì 11 giugno 2009

La Letteratura, il Male e l'eticamente scorretto

La letteratura deve poter assorbire la complessità dell'esistenza e dell'individuo, senza cercare di spiegarla o giustificarla razionalmente. Vale la pena di ricordare il motto di Flaubert secondo il quale "coi buoni sentimenti si fa solo cattiva letteratura". Eppure secondo lo scrittore Alessandro Piperno l'aggressione subita da Le Benevole di Jonathan Littell negli Usa, mostrerebbe come ormai anche la critica americana sarebbe schiava di un "sentire comune interessato ai diritti umani, ma poco interessato alla forma artistica".
"Mi chiedo oggi se opere come I Canti di Maldoror o Lolita troverebbero un editore. Se cioè, libri così eticamente equivoci, che non si vergognano di mettere in scena abusi su bambini e adolescenti in modo sarcasticamente inequivoco (e senza sottotitoli di condanna), non susciterebbero il rifiuto di un ambiente intellettuale forgiato sui tabù liberali"(forse in questo caso l'autore avrebbe fatto meglio a usare il termine liberal).



Temo che Piperno abbia ragione. Perfino Thomas Mann (nel suo alter ego del prof. von Aschenbach) nel suo racconto "Morte a Venezia" ci farebbe la figura dello stalker guardone e pedofilo del giovane adolescente Tadzio. E che dire del reverendo anglicano Dodgson alias Lewis Carroll e delle sue ninfette in fiore come la sua Alice Liddell (fotografata dallo stesso Carroll, a sinistra in basso, in bianco e nero), che ispirò il fantasmagorico viaggio-sogno sotterraneo di "Alice nel paese delle meraviglie" letto e conosciuto da tutti i bambini del mondo? Non c'è che dire: un prete pedofilo a cui va tolta la tonaca e messo alla berlina. La lista potrebbe andare avanti con Céline, che Piperno (raffinato scrittore ebreo) non ha citato. Gli sarebbe consentita oggi la pubblicazione di "Bagatelle per un massacro", pamphlet rabbiosamente antisemita? Certamente insorgerebbe la ADL, l'Aipac o la Licra, per impedirlo. E del resto è sempre in forse la ripubblicazione di detto testo, cosa che , a mio avviso, serve solo a rendere più appetibile le vecchie copie in circolazione. Perciò, tanto vale ripubblicarlo, e non mettere sotto tutela il lettore presumibilmente adulto, vaccinato e in grado di discernere.


"Ma Dio Santo" prosegue Piperno "guardatelo lo scrittore d'oggi: non fa che professare pubblicamente e impudicamente una livida religione dell'indignazione contro la pena di morte, contro il riscaldamento globale, contro i massacri in Darfur (ndr: pensava forse a Bernard-Henri Lévy?)..."Almeno gli scrittori engagé di una volta (i Sartre, i Brecht) avevano le palle e la classe di prendere colossali cantonate sostenendo spudoratamente lo stalinismo. Lo scrittore d'oggi, invece, somiglia sempre più a quelle scimmiette ammaestrate di Hollywood impegnate in grandi cause umanitarie invece che nella realizzazione di qualche buon film" (dall'articolo "Quei neopuritani contro le "Lolite" di A. Piperno - Corriere della Sera del 22 maggio).
Aggiungo che il discorso del Male e dell'eticamente scorretto ha attraversato la letteratura e la sua storia nonché buona parte delle arti figurative. Accuse di pedofilia se le beccherebbero certamente anche Balthus ed Egon Schiele, per i loro dipinti. Così Dostoevskij sarebbe considerato, secondo i parametri del pensiero "eticamente corretto", un autolesionista, Gide un molestatore di ragazzini extracomunitari, e così via.


Oso dire che senza l'eticamente scorretto l'arte sarebbe priva di quell'essenza dionisiaca di forte impatto che ne rappresenta il suo sublime pungiglione in grado di sferzarci. Per paradosso, occorre considerare che quanto viene impedito nella pubblicistica in forza del correttismo politico odierno, si diffonde come una pandemia in modo patologico, catastrofico e letale nella società. Quasi fosse, per tragica nemesi, il ritorno del rimosso.

Hesperia

giovedì 4 giugno 2009

Tesori nascosti d’Italia

A Palestrina, una cittadina alle porte di Roma c’è un “gioiello” nascosto un edificio del II secolo a. C. che vanta uno stato di conservazione unico nel panorama dell'epoca e con una struttura muraria di quasi venti metri d'altezza, ricca di sofisticate decorazioni ornamentali.
Una testimonianza di architettura ellenistica che non ha eguali in Italia e che gli archeologi chiamano Aula absidata.Questa meraviglia da anni è in attesa di essere restaurata come racconta la sopraintendente archeologa del Lazio Sandra Gatti: "Dopo sei anni di stallo, siamo in attesa ora della gara di appalto per iniziare i lavori che ci consentiranno almeno entro un anno la sistemazione del monumento e l'apertura al pubblico”.
Questo progetto oltre al pregio artistico, apre anche nuove aspettative nel mondo degli studiosi, perché gli accertamenti archeologici fin qui condotti hanno riportato alla luce un patrimonio straordinario che farà luce su dubbi di carattere architettonico che fin’ora hanno diviso generazioni di archeologi. Il nome di Aula absidata è da ricercare nella sua planimetria rettangolare culminante in una grande abside che ha la struttura di una monumentale grotta naturale, alta dodici metri, scavata nella roccia calcarea viva che trasuda ancora acqua, una sorta di ninfeo di palpabile suggestione decorato con nicchie disposte su due ordini, dove venne ritrovato il celebre mosaico del Nilo, capolavoro assoluto di maestranze greco-alessandrine, oggi conservato al Museo nazionale archeologico Prenestino della cittadina.


Come tutti i tesori che si rispettino le meraviglie dell'Aula Absidata sono nascoste. Lo sono state per secoli perché l'edificio antico venne riconvertito in episcopio della città per poi essere utilizzato come seminario vescovile legato alla vicina cattedrale di S. Agapito. Con il risultato tragico che l'antica architettura fu letteralmente trasfigurata da scellerati rimaneggiamenti moderni che ne alterarono la lettura originaria.
"Il recupero dell'Aula è stato assai delicato e difficile, ha necessitato una coraggiosa operazione di sventramento di tramezzi che avevano segmentato in tante stanze l'originaria planimetria, mortificando anche il raffinato mosaico a micro-tessere bianche (dai 2 ai 5 millimetri di lato) che rivestiva tutta la pavimentazione. Dopo è stata necessaria un'operazione di rimozione di cartongessi e controsoffitti che avevano ridimensionato la vertiginosa altezza dell'ambiente, ma soprattutto di eliminazione del pesante strato di intonaco bianco che aveva completamente occultato gli apparati decorativi sulle pareti. Ne vengono fuori duemila metri quadrati di struttura muraria in "opus incertum" (oggi articolati su quattro piani) impreziosita alla base da un podio con fregio riccamente scolpito che scorre lungo il perimetro rettangolare, e scandita sulle pareti da un doppio ordine di semicolonne culminanti in capitelli di stile ionico: "Ma non sono capitelli tradizionali da manuale - avverte Sandra Gatti - Sono un unicum, uno stile ionico raffinatissimo, diverso dai classici, con varianti estetiche mai riscontrate". Fulcro dell'Aula è sicuramente la grotta, vero gioiello di messinscena. "Bisogna immaginarsela in origine con il mosaico del Nilo coperto da un velo d'acqua e il gioco artefatto di stalattiti e stalagmiti che amplificavano l'effetto della roccia calcarea viva", avverte Sandra Gatti. E secondo il progetto, col completamento dei lavori sarà rimossa la tamponatura moderna della semicupola per offrire così al pubblico una visione anche dall'alto.
Questo gioiello di architettura romana ellenistica di Palestrina è una delle migliaia di testimonianze di grande valore artistico, storico e archeologico che arricchiscono il nostro Bel Paese, e che rimangono sconosciute al grande pubblico.
Oggi si viaggia molto all’estero, in modo quasi “ossessivo-compulsivo” senza nemmeno conoscere il patrimonio artistico italiano, che per qualità e quantità non ha eguali al mondo e che all’estero tutti ci invidiano. Non c’è nazione più bella e ricca di storia dell’Italia, non dimentichiamolo mai, soprattutto DIFENDIAMO la nostra Patria, da chi non rispetta noi e i nostri tesori (a buon intenditor poche parole...).
Aretusa