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venerdì 5 agosto 2016

Terra e Mare, rilettura di un classico



Che cos'è un classico? Forse, un libro che non finisce mai di suggerirci qualcosa. "Terra e mare" di Carl Schmitt è un saggetto in formato tascabile della Adelphi, adatto da portare in vacanza e tenere sul comodino. Il suo autore lo pubblicò nientemeno che nel 1942, dedicandolo alla propria figlia di nome Anima. In esso si trovano ancor oggi, molti spunti interessanti di quella "rivoluzione spaziale planetaria" che a partire dal periodo elisabettiano si è protratta fino ai nostri giorni, continuando con l'attuale globalizzazione, la quale potrebbe essere definita il mercantilismo dei nostri giorni. L'idea-fulcro di Schmitt, giurista, filosofo della politica e del diritto tedesco, è che la storia del mondo sia storia della lotta tra le potenze marittime contro le potenze terrestri, storia del Leviatano (la possente balena della Bibbia – libro di Giobbe) contro Behemot, l'animale mitico terrestre che si immaginava come un possente toro o elefante (o anche ippopotamo). Forse anche orso o Mammut.


La regina Elisabetta fu certamente ritenuta la grande fondatrice del dominio inglese sui mari. Fu lei a iniziare la guerra contro la Spagna, potenza mondiale cattolica e fu sotto il suo governo che l'Armada Spagnola (detta "l'invincibile") venne sconfitta nel 1588 sulla Manica. Fu sempre lei a onorare pirati come Francis Drake e corsari navigatori come Walter Raleigh entrambi insigniti del titolo di "sir" da lei stessa. E fu sotto il suo regno che prese avvio nel 1600 la leggendaria Compagnia delle Indie Orientali. In precedenza gli inglesi erano allevatori di pecore che mandavano la lana nelle Fiandre per trasformarla in tessuti. Con la citata sovrana invece affluivano all'isola britannica i favolosi bottini dei corsari e dei pirati. "La regina si rallegrava di tali tesori e se ne arricchiva".


Un ottimo esempio di capitalismo di rapina e di quelli che divennero ben presto corsairs-capitalists (capitalisti corsari) è offerto da Schimtt attraverso le vicende piratesche della famiglia Killigrew di Cornovaglia.
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I Killigrew organizzavano gli assalti e le scorrerie, appostavano le navi che si avvicinavano alle loro coste, vigilavano sulla spartizione del bottino e vendevano quote, carichi e uffici. Il palazzo che la famiglia abitava sorgeva direttamente sul mare in un settore chiuso del porto di Falmouth, ed era dotato di un passaggio segreto per giungere ai moli. Quando la nobile Lady Killigrew diventò l'abile ed efficiente collaboratrice del marito, aveva già avuto modo di assistere nella sua attività, il padre, un insigne gentleman pirate. Provvedeva, pertanto, personalmente ad alloggiare pirati in casa sua ed era la più ospitale delle padrone di casa. Di rado l'attività della famiglia Killigrew fu disturbata o addirittura impedita dalle autorità regie, che sapevano e lasciavano fare.

Il saggio di Schmitt la cui prima edizione in Italia è del 2002 e che in seguito ebbe numerose ristampe, è un affascinante amalgama di interpretazione storica, e teoria politica, mitografia e teologia, filosofia ed un pizzico di esotorismo che contiene felicissime intuizioni anche sul ruolo di quello che sarà il continente americano: "la vecchia e troppo piccola isola, insieme a tutta la potenza marittima mondiale costruita su di essa, doveva essere agganciata alla nuova isola e portata in salvo da una gigantesca nave da salvataggio" (scrive l’autore). Sono pertanto gli Stati Uniti d'America la vera grande "isola contemporanea". Soprattutto nella realtà dei fatti si è già insediato sulla scena mondiale il vero nuovo "arbitro della terra", gli Stati Uniti d'America. Schmitt spiega il suo ruolo giuridico-internazionale richiamandosi alla celebre dottrina Monroe del 1823. La piccola isola d'Albione che si fonde con "l'isola maggiore" d'Oltreatlantico, nasce da un "bisogno conservatore di sicurezza geopolitica".



Razza, lingua, cultura e religione anglo-protestante ne sono elementi aggiuntivi certamente idonei alla sua composizione. E la predazione dei Leviatani continua fino ai nostri giorni...Qualcuno li fermerà? e se sì chi sa chi sarà il nuovo Behemot, l'animale mitico di terra, in grado di imbrigliarli? . De te Fabula narratur. 

giovedì 22 gennaio 2015

Il caso Houellebecq e la distopia di Sottomissione

Chi cerca nel libro di Michel Houellebecq "Sottomissione", un'invettiva  contro l'islam alla Fallaci è sulla falsa pista. Non è nemmeno un'analisi sull'islamizzazione in Europa alla Bat Ye'or autrice di "Eurabia".
Sottomissione (Soumission), uscito durante gli attacchi terroristici di Parigi (una pubblicità involontaria, di cui l'autore avrebbe forse fatto a meno) non è un testo "islamofobo". E tuttavia è un libro "disturbante" che non saprei come classificare. Distopico? Fantapolitico? Metafisico? E' scritto in uno stile volutamente dimesso e disadorno, come dimesso e sciatto si presenta Houellebecq (capelli trascurati e pure senza denti), ma certamente funzionale alla distopia di una Francia nell'anno 2022. 
Il Front National è da tempo il primo partito, assestandosi oltre il 30%, ma la sua ascesa al potere è fermata da sempre nuove “coalizioni repubblicane” che ricompattano destra UMP e sinistra socialista (ai minimi storici) nella sacra alleanza contro i "fascisti". È andata così nel 2017, che ha riconfermato un governo socialista ridotto a lumicino in una nazione sempre più di destra e gelosamente conservatrice. Questa la cornice storico-politica nel quale si muovono i personaggi. 
I personaggi (in particolare il protagonista di 40 anni) sembrano uomini un po' catatonici senza qualità particolari. Del resto nella sovracoperta del libro è scritto "Ero un uomo di una normalità assoluta". L'uomo assolutamente normale che tuttavia vive suo malgrado, vicende ben poco normali è François un docente universitario di letteratura, studioso di Huysmans l'autore del celebre "A' rebours" ("Controcorrente", o "A ritroso" a seconda delle traduzioni), già libro di culto di Oscar Wilde.

Le lotte politiche e i movimenti di piazza hanno il sopravvento sulle persone che quando si incontrano è di questo che parlano, come fossero deprivate di un vero destino. E' come se la politica (o meglio, la malapolitica) dell'Unione Europea avesse strappato la storia, il tempo e le giornate alla gente comune. I media mainstream in realtà hanno sostituito la letteratura, la pubblicità e i suoi slogan ha preso il posto della poesia, il microonde, della buona gastronomia, i supermercati delle botteghe artigiane e storiche, il pc o gli smartphone, hanno fatto a pezzi la vera comunicazione dal vivo. François non cucina mai: scalda a microonde cibi preconfezionati. Del resto non ha una famiglia alle spalle. Non vive storie sentimentali, ma sessuali. Sesso consumato tra un corso e l'altro e raccontato in modo esplicito e perfino sgradevole. Se non c'è quello reale, c'è quello virtuale su You Porn. O bazzica siti web di inserzione per rimorchiare escort. Alla fine del corso universitario, la lei in oggetto, per una ragione o per l'altra sparisce. In questo scenario desolante e precario avvengono tumulti e scontri interetnici che se non si ha la chance di vedere dal vivo, non vengono mai ripresi dai media mainstream. Parigi non è sicura, come non sono sicure molte delle capitali europee. Abitare in un quartiere cinese, è considerato il massimo della sicurezza, perché lì in questa enclave, le altre etnie non si azzardano a penetrarvi. In tutta questa precarietà e insicurezza i personaggi come François e i suoi colleghi docenti, sembrano gli ultimi a rendersi conto di quanto avviene realmente.



Molti ebrei , tra i quali Myriam una delle studentesse amanti di François, hanno optato per l'Aliyah (il ritorno) in Israele. Il che suona strano al protagonista: lasciare un paese come la Francia nel timore di correre ipotetici pericoli, per emigrare in un paese dove i pericoli erano reali. Ma "Israele era in guerra sin dalla propria origine, e gli attentati e gli scontri sembravano inevitabili, e comunque non impedivano di godersi la vita".
In mezzo a questo sfacelo, che ha il suo culmine fra lotte di movimenti identitari situati a destra del Front National, contro gruppi di immigrati, con sparatorie e morti (puntualmente censurate dai media), ecco affacciarsi gradualmente una nuova forza politica in qualche modo "pacificatrice" e perfino "unificante".
E' emerso sulla scena politica, il partito dei Fratelli musulmani, con a capo l’ambizioso Mohammed Ben Abbes, leader con la faccia da "simpatico droghiere tunisino". Questa terza forza emergente fa da traino al cupio dissolvi della vecchia guardia socialista di Hollande, che si allea con lui insieme al centro di Bayrou, in posizione subordinata, pur di non favorire il Front di Marine Le Pen.



Ben Abbes ha studiato all'Ena (prestigiosa scuola per preparare la classe dirigente francese) e il suo progetto è simile a quello dell'imperatore romano Augusto. Non è un predicatore fanatico ma uomo colto, sempre pronto al dialogo, che prende le distanze dalle violenze e si rende protagonista di un progetto di governo “credibile”. Mostra di sapersi comportare come un vero statista. Sotto la sua guida, la Francia riacquista serenità, crescita, aumento di PIL, vigore intellettuale e sociale. Piano piano, tutti gli stati arabi della sponda sud del Mediterraneo vengono ammessi nella Ue. Del resto esisteva già l'Union des Peuples Mediterranéens, proprio per pervenire a questo scopo. La sede della commissione europea viene simbolicamente spostata a Roma, quella del Parlamento ad Atene. La lingua francese diventa lingua veicolare per gli scambi commerciali, rinvigorita dai ritrovati buoni rapporti col mondo arabo e Parigi, la vera capitale d'Europa. Insomma, più che una colonizzazione vera e propria, si tratta di una trasferimento dei poteri.
Piovono ovviamente petrodollari dall'Arabia Saudita e da altre petromonarchie, per la Sorbona e per le scuole francesi d'ogni ordine e grado. Di fronte a denari (tanti) e a stipendi da Mille e Una notte, anche all'esangue François, che perde il posto a causa del passaggio di poteri durante la fase di transizione, non gli resta che convertirsi. Riacquisterà il suo incarico con stipendio superiore al precedente. Si converte di buon grado, anche perché il Corano promette delizie poligamiche che servono a restituire ai fiacchi occidentali, la virilità perduta: una donna matura in cucina, una giovanissima a letto e altre figure femminili intermedie per ogni esigenza. Le varie Aisha, Malika, Kalida, Fatima ecc. prendono il posto di donne occidentali belle, sexy ed emancipate al lavoro, ma stanche e isteriche quando rientrano a casa. Tutte armi convincenti per imporre la "sottomissione". Presto molti docenti universitari francesi si "convertiranno" per emulazione collettiva e per inseguire i loro tornaconti. Economici e non...



Se Houllebecq voleva fare una critica radicale ad un'Europa e in particolare ad una Francia senz'anima e cedevole, ignava e "collaborazionista" nel suo ceto borghese decadente e fiacco, ci è riuscito. Il laicismo e l'ateismo sono, come ho spesso ricordato, "contenitori vuoti" incapaci di ricucire ogni coesione sociale, specie di fronte alle sfide globali, ad una minaccia come l'islam, e al comunitarismo in generale..

Meno convincente, quando vuole descriverci la palingenesi del suo protagonista dopo la "conversione" : l'incarico di pubblicazioni prestigiose presso la collana editoriale les Pléiades su Huysmans ottenuto per mezzo di Robert Rediger, un rettore ex identitario di destra, convertitosi all'islam; lo stipendio maggiorato, ma soprattutto le tre ancelle velate che gli ronzano amorevolmente intorno prodigandogli ogni cura, dopo che alla grande moschea di Parigi ha pronunciato le formule di rito "Testimonio che non c'è divinità se non Dio (Allah) e che Maometto è il suo profeta".

Resta da vedere: 
a) per quanto tempo le donne arabe avranno voglia di "sottomettersi" ai loro uomini-sceicchi, accontentandosi di preparare gustose focaccine.
b) se sarà così facile convertire a questo stile di vita le attuali donne europee.

Ma questo ovviamente è un altro libro.


«Se si vuole continuare a essere misogini con la benedizione dei sostenitori del politicamente corretto, l’islam alla Houellebecq è la la soluzione»,conclude nell'intervista sottostante Michel Onfrey.

Qui l'interessante intervista di Stefano Montefiori a Michel Onfrey sul libro "Sottomissione":


http://www.navecorsara.it/wp/2015/01/05/leuropa-sottomessa-oggi-ai-mercati-domani-allislam/#more-70818

giovedì 24 aprile 2014

L'ossessione economica e la fine della cultura

Gian Lorenzo Bernini
Confesso che sta diventando per me una sorta di tortura psicologica notare come sui media, sulla blogosfera, sul web, impazzano dottrine economiche, teorie monetariste, ideologi dell'economia. Non sono pochi i blog e i siti che hanno come tema la finanza e le sue storture. O sono ispirati a varie scuole di pensiero economica (Von Mises, von Hayek, Keynes, Neokeynesiani americani ed europei ecc.). Da quando c'è stato il tramonto e successivamente il crollo delle ideologie (che sono forme di religione secolarizzata) lungi dall'esserci liberati dai dogmi, assistiamo sbigottiti al dogma  di 

Caravaggio
"L'economie d'abord" ovvero il Primato dell'Economia.  E non ci metto solo i pro euro, e cioè coloro i quali vogliono farci digerire questa bevanda letale con tutto quello che ne consegue (restrizione delle libertà democratiche, debito divenuto inesigibile, manovre economiche che si susseguono l'un l'altra basate su espropri, su tassazioni gonfiate a dismisura, su angherie e controlli burocratici d'ogni tipo). Ma anche gli anti-euro.  Insomma a quelli che sbandierano il loro "morire per l'Euro", fanno da contraltare quelli del "morire contro l'Euro". Essere contro la moneta unica, battuta senza stato dovrebbe unire. Ed  invece si scopre con stupore che... il mio no euro è migliore del tuo. Ci sono almeno due o tre scuole di pensiero che vorrebbero uscire dall'euro, ma che si sbugiardano l'un l'altra e non trovano uno straccio di unità  né di coesione tra di loro. In ogni caso si tratta di quegli ottimisti che pensano che una volta usciti dall'euro, le ondate di immigrati che inondano il nostro paese in questi giorni, se ne andranno a casa miracolosamente e spontaneamente.  Questo, solo per fare un esempio.
Mi viene in mente a tale scopo un titolo emblematico del libro di Gioacchino Volpe dal titolo"Il non primato dell'Economia", recensito da Piero Vassallo per Riscossa Cristiana
 
L’incontrollato desiderio di ricchezza e di beni futili ha generato e potenziato gli invincibile motori della crisi: il vampirismo e l’avventurismo dei banchieri, la stupida e scandalosa avidità dei politicanti, l’asservimento dell’industria alla logica dello scialo consumistico, il culto dell’oggetto di prestigio e dello status symbol, il disprezzo salottiero della temperanza e della parsimonia e la parodia della solidarietà messa in scena dal palazzo.

E ancora Massimo Introvigne in questo articolo sul falso primato dell'Economia, in questo importante passaggio: 

Ma il primato dell’economia garantisce il migliore dei mondi possibili? Kant lo pensava. Oggi sappiamo che non è così. Forse la crisi economica che stiamo vivendo – per molti, ormai, la più grave nella storia dell’Occidente – è la campana che suona per mettere in dubbio il primato dell’economia, che è il motore di quella che Benedetto XVI chiama nella Caritas in veritate «tecnocrazia». Ci affanniamo a cercare soluzioni economiche della crisi economica, e certamente questo è in una certa misura necessario. Ma ultimamente la voce di Benedetto XVI sembra l’unica ragionevole, quando afferma che non usciremo dalla crisi se non rimetteremo in discussione il primato dell’economia. Se non torneremo ad affermare che spetta all’etica – secondo la ragione e secondo la fede, in dialogo fra loro – indicare i fini della società. E spetta alla politica, quella vera, indicare i mezzi per realizzare tali fini.  La politica funziona se accetta di avere un limite nell’etica.

L’economia funziona
se accetta di essere guidata dall’etica e dalla politica. Non funziona se pretende di sostituirle, o se si crede onnipotente. Non si tratta di tornare al Medioevo, ma di tornare ai principi di una civiltà naturale e cristiana che sono veri a prescindere da come e quanto le epoche storiche li abbiano affermati o negati. La strada è lunga. Ma non ce ne sono altre.
 

Frattanto, io penso che non possiamo rassegnarci a essere considerati dei bancomat ambulanti, un codice barre, un PIN, un marchio della Bestia sul Braccio o un unico numero multifunzionale per poter accedere a tutti i cosiddetti "servizi", come ha promesso l'attuale primo ministro non eletto di un governo messo in piedi dai banchieri stessi, in nome della "semplificazione burocratica". Così oltre alla moneta Unica, al  pensiero Unico, al mondo Unico,  a breve avremo anche un Numero Unico per essere più  facilmente tracciati e identificati di quanto non siamo già, nel nome dell'Uguaglianza Universale. Mentre ogni nostro gesto, ogni nostra azione sarà quantificabile e monetizzabile, e i nostri gusti, i nostri orientamenti, azioni e acquisti saranno tracciati da un codice barre (già lo sono, ma solo ancora in parte). Inoltre l'alta tecnologia sarà la fedele alleata dell'economicismo imperante.
La prossima grande ribellione non potrà pertanto essere solo politica ma anche morale. Non solo la polis ma anche l'ethos, in vista di una Nuova Estetica per il nostro Paese.  Quando avevamo moneta sovrana, per paradosso non ci occupavamo di economia: ci limitavamo ad essere un paese di santi, di poeti, di navigatori e di artisti stampati sui nostri soldi (vedere vecchie banconote della Lira).

Raffaello Sanzio
Ora  invece siamo diventati improvvisamente un paese di aridi economisti e di avidi finanzieri senza più cultura, senza più vera Bellezza, senza più arte, né letteratura né linguaggio, senza più  tradizioni né anima.  Un po' come l'euro che è moneta iconoclasta (solo ponti, viadotti, stelline e carte geografiche che emergono in filigrana).  Tanti piccoli Shylock  senza volto crescono ed esigono nuove libbre di carne e sangue dal nostro cuore. Non ci resta che gettarli giù, dal ponte di Rialto come ai tempi della vecchia repubblica Serenissima.

Usurai d'Italia
 
"Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti"


 
Hesperia

mercoledì 20 febbraio 2013

Che cosa nasconde la parola rivoluzione


Le rivoluzioni sono sempre giuste, sacrosante e soprattutto esprimono fino in fondo la volontà popolare e la sete di giustizia degli uomini, o sono espressione di élites ed oligarchie sempre molto determinate a sovvertire l'ordine costituito per loro fini, manipolando ribellioni di massa anche legittime? Mai come oggi è importante fare una disamina degli eventi storici "rivoluzionari" che hanno sovvertito la storia. Corre pertanto l'obbligo di porsi questa domanda: quei popoli che hanno avuto nel seno delle loro patrie,  rivoluzioni violente, sono  effettivamente progrediti? Questo è quanto si chiede Alexandr Solgenitsin in questo pezzo dal titolo "Contro ogni rivoluzione" nel suo celebre discorso alla Vandea del 1993. Oggi, in epoca di rivoluzioni esportate, colorate, profumate, il suo discorso è più che mai proponibile e di  grande attualità, una torcia che illumina il nostro percorso.
 
 
Due terzi di secolo fa, il ragazzo che ero allora leggeva già con ammirazione sui libri i racconti che rievocavano la sollevazione della Vandea, così coraggiosa e disperata, ma non avrei potuto immaginare, neppure in sogno, che da grande avrei avuto l'onore di partecipare all'inaugurazione del monumento in onore degli eroi e delle vittime di questa sollevazione.
Sono trascorsi venti decenni da allora, decenni diversi nei diversi paesi, e non solo in Francia, ma anche altrove la sollevazione vandeana e la sua sanguinosa repressione sono state continuamente illuminate di nuova luce. Perché gli eventi storici non sono mai completamente compresi nell'incandescenza delle passioni che li accompagnano, ma solo a distanza di tempo, una volta che le passioni sono state raffreddate con il passare degli anni. Ci si è a lungo rifiutati di ascoltare e di accettare le grida uscite dalla bocca di coloro che morivano, che venivano bruciati vivi: i contadini di una regione laboriosa, per cui sembrava che fosse stata fatta la Rivoluzione, ma che questa Rivoluzione oppresse e umiliò fino in fondo, ebbene sì, questi contadini si rivoltarono contro di essa.
Che ogni rivoluzione scateni negli uomini gl'istinti della barbarie più elementare, le opache forze dell'invidia, della rapacità e dell'odio, i contemporanei l'avevano capito bene. Pagarono un tributo molto pesante alla psicosi generale...
Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l'aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione.
La stessa parola "rivoluzione" (dal latino revolvo), significa "riportare indietro", "tornare", "riprovare", "ridestare", nel migliore dei casi mettere sottosopra: una sfilza di significati poco invidiabili. Ai nostri giorni, se la gente attribuisce a qualche rivoluzione l'epiteto di "grande" , lo fa solo per circospezione, e molto spesso con molta amarezza...
La Rivoluzione francese è stata ispirata a uno slogan intrinsecamente contraddittorio e irrealizzabile: "Liberta', uguaglianza e fraternità". Ma nella vita sociale libertà e uguaglianza tendono a escludersi reciprocamente, sono antagoniste, perché la libertà distrugge l'uguaglianza sociale, mentre l'uguaglianza restringe la libertà, perché altrimenti non sarebbe possibile realizzarla. Quanto alla fraternità non appartiene alla stessa famiglia degli altri due termini, non è che un'attardata aggiunta allo slogan: non sono delle norme sociali a fare la vera fraternità, che è di ordine spirituale. Per di più, a questo triplice slogan si aggiungeva in tono minaccioso: "o la morte", il che ne distruggeva ogni significato.
 
Mai, a nessun paese, potrei augurare una "grande rivoluzione"...La Rivoluzione sovietica...ha trascinato il nostro popolo nell'abisso della perdizione. Mi dispiace che non ci siano qui oratori che possano aggiungere quel che ha insegnato loro alla resa dei conti l'esperienza della Cina, della Cambogia, del Vietnam, e ci possano spiegare quale prezzo hanno pagato questi paesi per la rivoluzione.
L'esperienza della Rivoluzione francese sarebbe dovuta bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della "felicità del popolo" ne traessero delle lezioni. Ma no! In Russia ...molti metodi feroci della Rivoluzione francese sono stati docilmente applicati sul corpo della Russia dai comunisti leninisti e dagli internazionalisti, solo che il loro grado di organizzazione  il loro carattere sistematico hanno largamente superato quelli dei giacobini.
(Anche noi)abbiamo avuto la nostra Vandea...Sono le grandi sollevazioni contadine, quella di Tambov nel 1920-1921, della Siberia occidentale nel 1921. Un episodio ben noto: folle di contadini con scarpe di corda, armati di bastoni e di forche, hanno marciato su Tambov, al suono delle campane delle chiese vicine, per essere falciati dalle mitragliatrici. L'insorgenza di Tambov si è ripetuta durante undici mesi, benché i comunisti, reprimendoli, abbiano impiegato carri d'assalto, treni blindati, aerei, benché abbiano preso in ostaggio le famiglie degli insorti e siano andati vicino all'impiegare gas tossici. Abbiamo conosciuto la Resistenza selvaggia al bolscevismo dei Cosacchi degli Urali, del Don, del Kuban, di Tersk: una resistenza soffocata fra i fiumi di sangue, un vero genocidio.
Inaugurando oggi il memoriale della vostra eroica Vandea, la mia vista si sdoppia. Vedo nella mia immaginazione i monumenti che saranno eretti un giorno in Russia, testimoni della nostra Resistenza all'assalto dell'orda comunista. Abbiamo traversato insieme con voi il Ventesimo Secolo, un secolo di terrore, orribile coronamento di quel progresso tanto sognato nel Settecento. Oggi, penso, saranno sempre più numerosi i francesi pronti a capire meglio, a stimare di più, a serbare con fierezza nella memoria la resistenza e il sacrificio della Vandea.
Aleksander Solgenitsin
 
 

giovedì 3 maggio 2012

Biblioteca Vaticana e Bodleiana: preziosi testi presto online


Un blog culturale non può non porre attenzione a una notizia anche troppo negletta dell'ultimo periodo, che può essere fondamentale per studiosi, specialisti, religiosi e uomini di cultura in genere.
Apprendiamo dalla Stampa, di preciso QUI,
del progetto, dal costo di due milioni e mezzo di euro, della durata presunta di 4 anni, di digitalizzazione di manoscritti di pregio.


(Sifra)

In seguito ad un lascito (circa 2 milioni di sterline) della Fondazione Polonsky, la Biblioteca Apostolica Vaticana (prima foto, in alto) e la Biblioteca Bodleiana dell'Università di Oxford (sotto) avvieranno un progetto di digitalizzazione di manoscritti rari, incunaboli medievali (le quattrocentine, tra i primi libri stampati), testi sacri e non, compresa la digitalizzazione di manoscritti ebraici, greci e latini.  Una mole di materiale preziosissimo...che non si ha sottomano certo tutti i giorni, presto sarà disponibile alla libera consultazione online di tutti.


 (Bodleian Library, Oxford)

Si tratta di un milione e mezzo di pagine, che verranno rese disponibili su internet a tutti.
Due terzi del materiale proviene dalla Biblioteca Vaticana (2500 libri), il restante da Oxford.
La Biblioteca Vaticana possiede 8900 incunaboli, ne verranno digitalizzati 800, tra cui
"De Europa" di Pio II Piccolomini, stampato da Albrecht Kunne a Memmingen prima del 1491, e
la famosa Bibbia latina delle 42 linee (così detta per via di esser stampata in caratteri gotici, divisi in 2 colonne di 42 righe, per pagina) di Johann Gutenberg (Johannes Gensfleisch), primo libro andato a stampa con caratteri mobili tra 1454 e 1455.


(immagine dalla Bibbia di Gutenberg)

La Collezione Bodleiana di Oxford è la quinta al mondo per ampiezza, e tra le maggiori collezioni universitarie. Da quest'ultima saranno selezionati principalmente incunaboli italiani del 1400 da loro posseduti in quantità. Dai manoscritti greci verranno digitalizzati Omero, Sofocle, Platone, Ippocrate, i codici del Nuovo Testamento, i Padri della Chiesa. Ovvero le opere fondamentali della nostra cultura. Oltre al pregio testuale, alla testimonianza storica, e alla logica della diffusione dei testi di valore formativo, i testi ..saranno uno spettacolo, perchè riccamente decorati con miniature.

(pagina miniata dall'Iliade, XV secolo, cod. Vaticano Greco 1626)

La Collezione Vaticana non è la maggiore al mondo per ampiezza, ma comunque vastissima, e di valore pressochè inestimabile. Presenti anche manoscritti ebraici datati tra il nono e il quindicesimo secolo. Presente anche il più antico codice ebraico esistente, il Sifra, tra la fine del nono e l'inizio del decimo secolo a.C. (più in alto), poi una copia integrale della Bibbia, commentari, testi vari, comprese scienze, medicina.
Non è comunque nuova all'esperienza digitalizzazione la Biblioteca Vaticana, dal momento che è in atto da un po' di tempo a questa parte la messa a punto della versione web dei manoscritti Palatini latini in collaborazione con l'Università di Heidelberg.

Josh

P.s.: in attesa che il ciclopico lavoro sia online, approfitto per segnalare portali e siti per la lettura e la documentazione, di testi completi di pregio disponibili e biblioteche complete (leggibili e spesso scaricabili gratuitamente):

Bibbia ebraico e greco
Bibbia varie traduzioni italiane  (con concordanza e chiave biblica)
Intratext testi vari, canonici, deuterocanonici e apocrifi
Denzinger online
Documenta
Project Gutenberg
Esonet
Progetto Liber Liber
The Latin Library
S. Agostino
Aquinas
OzOz 
Forgotten Books 
Gutenberg Digital 
Patrologia Latina Database
Patrologia Graeca
Patrologia Latina

ma ancora

Biblioteca dei Classici Italiani
Biblioteca Italiana
Duecento
Lett. Italiana Einaudi
Libretti d'Opera Italiani
Bibliotheca Augustana
Thesaurus Musicarum Latinarum
No Dictionaries (testi latini spiegazione morfologica-lessicale)
Athena
Biblioteca virtuale
Ousia-Filosofia in rete
Romanzieri
Artcyclopedia
Arc International-Art Renewal Center
Web Gallery of Art

Aggiornamento:
primo link attivo della digitalizzazione testi della Bodleiana, già consultabile:

http://bav.bodleian.ox.ac.uk/


lunedì 10 novembre 2008

From Marx to Market: il lato oscuro della globalizzazione

Il 9 novembre 1989 è caduto il Muro di Berlino e con esso la fine del comunismo. Molti blogger lo hanno ricordato con opportune immagini. Ma questa, purtroppo, non sarà mai una data da poter ricordare con la stessa esultanza con cui si festeggiò la fine della IIa guerra mondiale e con essa la caduta del nazifascismo. Perchè? Perchè non tutti i muri cadono per portarci gioia e letizia.

1) La caduta del Muro ha dato la stura alla globalizzazione e al mercatismo internazionalista, che è un'altra rivoluzione su scala mondiale.

2) Ha permesso alla Ue di creare e allargare l'area mercantile di Schengen, col risultato che ora insieme ai capitali e alle merci ci sono anche flussi incontrollati di uomini dai vari angoli del pianeta (moldavi, romeni, rom solo dall'Est, migrazioni dal Sud del mondo, ecc.).

3) Dopo la caduta sono subito nati i "transcomunisti", neoconvertiti al mercato unico di un mondo unico.

4) Le etnie tenute insieme con la forza totalitaria e dispotica delle dittature comuniste, hanno dopo la caduta del Muro, ripreso a farsi guerre e guerriglie nei Balcani e nelle ex Republiche socialiste sovietiche (si veda Georgia contro Ossezia e la mai risolta questione cecena in Russia).


Perché nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. E anche il comunismo si è subdolamente trasformato nel passaggio from Marx to Market. Sia Massimo Fini nel suo pamphlet sull'antimodernità "Il vizio oscuro dell'Occidente" (del 2002 e con grande anticipo rispetto alla crisi attuale) che Giulio Tremonti nel capitolo "Il lato oscuro della globalizzazione" del suo saggio "La Paura e la Speranza", sono consapevoli che l'homo oeconomicus è un retaggio delle rivoluzioni industriali inglesi, poi illuministe, poi francesi, poi bolsceviche, e che il "mercatismo" attuale è la faccia ferocemente fondamentalista del vecchio liberalismo-liberismo, con al suo interno qualche costola di marxismo, apportata opportunamente dai transcomunisti e socialisti.
"Il mercatismo, è "utopia-madre della globalizzazione ne è il motore ideologico: i liberali drogati dal successo appena ottenuto nella lotta contro il comunismo; i postcomunisti divenuti liberisti per salvarsi, i banchieri travestiti da statisti (ovvero i cosiddetti "illuminati fanatici"); gli speculatori-benefattori (allusione a Soros e a Bernard Madoff?!), e i più capaci pensatori di questo tempo, gli economisti, sacerdoti e falsi profeti del loro credo". (Giulio Tremonti in La Paura e la Speranza).

Per entrambi, "il Paese dei Balocchi"(Massimo Fini) o "la cornucopia dell'abbondanza" (Tremonti) si è trasformata da sogno in un incubo, il cui uomo, ridotto a Grande Consumatore, a una mera scheggia di PIL, è uomo a taglia Unica dal Pensiero Unico. "Noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre" scrive Massimo Fini " Il meccanismo non è al nostro servizio, ma noi al suo...".

Megabanche, tecno-finanza, universalizzazione e deresponsabilizzazione (due concetti intimamente legati del capitalismo su scala planetaria) slegate da tutto e da tutti , hanno creato il crack delle bolle speculative. La "tempesta perfetta" è partita dalla tecno-finanza, ma andrà ancora avanti con le carte di credito (che in USA sono in realtà, sempre più carte di debito).



"Tutto si è sviluppato dentro la "meccanica perversa" del "meno rischi più guadagni", perché con le nuove tecnologie finanziarie gli operatori, più trasferivano a terzi i loro prodotto, più facevano profitti" . I Subprime, i prestiti a rischio concessi negli USA, impacchettati e fatti circolare per il mondo, sono solo il primo anello di una lunghissima catena di fuga dal rischio e di corsa ai profitti. Una fuga e una corsa fatta di tanti altri strumenti (vehicles, collateralized debt obligations, derivatives, monolines, hedge funds ecc. ). Strumenti diversi tra loro, con un comune denominatore: l'essere operati e operabili fuori da ogni controllo (...) (ancora Tremonti op. cit)




Gli hedge funds non sono nient'altro che banche fuori controllo, la cui regola è di non avere regole.
Ovviamente non è finito il crack della bolla speculativa. O meglio del perverso gioco del "bolla su bolla".
"E' come essere dentro un videogame: arriva un mostro, lo batti, e mentre tiri il respiro ne arriva un secondo. E poi un terzo ancora più grande, e un quarto. Il primo mostro sono stati i mutui e in qualche modo sono stati gestiti. Ora sta arrivando il secondo, le carte di credito, che in America sono carte di debito, e anche questo potrebbe essere gestito. Si sta avvicinando il terzo mostro: i finanziamenti alle imprese, inclusi i corporated bond in scadenza. E sullo sfondo si profila il terzo mostro, i "derivati" (Tremonti al Corriere della Sera - intervista a Mario Sensini del 9 novembre).



Avrete quindi capito che se il Muro di Berlino è caduto, dalle parti di Washington, NY e dintorni di Wall Street (e cioè dal nostro alleato sul fronte "occidentale") c 'è ben poco da rallegrarsi.



Conclude Massimo Fini nel suo pamphlet:

"Lo scontro del futuro non sarà quindi fra destra e sinistra (ndr: infatti la globalizzazione ne azzera le distanze e i significati intrinsecamente ideologici e culturali), fra un liberalismo trionfante e un marxismo morente - questo lo sappiamo. Non sarà nemmeno quello scontro di civiltà fra Occidente e Islam, preconizzato dallo studioso americano Samuel Huntington. Il terrorismo alla Bin Laden sarà con ogni probabilità una parentesi - magari una lunga parentesi - che aiuterà l'Occidente a rafforzare la propria egemonia, a completare il delirio dell'unico modello mondiale, assorbendo, integrando, innocuizzando, distruggendo ogni altra cultura. Non ci saranno guerre di civiltà perché ne rimarrà una sola, la nostra. Ma è all'interno di questa che arriverà lo scontro vero, il più drammatico e violento: fra le élites dominanti fautrici della modernità e le folle deluse, frustrate ed esasperate, di ogni mondo, che non ci crederanno più, avendo compreso alla fine, che lo spirito faustiano, lo spirito dell'Occidente, opera eternamente il Bene ma realizza eternamente il Male.



Dunque più "crepuscolare" la visione di Massimo Fini, seguace di Spengler, più "risorgista" quella di Tremonti che come politico e uomo di governo, non può che cercare d' infondere speranza. La Speranza, non dimentichiamolo, è anche una virtù teologale, e Tremonti è profondamente credente. E la Speranza è quella che perfino gli antichi Greci, lasciarono in fondo al vaso di Pandora, allorché tutti i mali del mondo si riversarono sulla Terra. Ma i punti di partenza tra i due sono molto simili e non poche sono le analogie nell'analisi di un fenomeno inafferrabile come la globalizzazione in atto.

venerdì 18 gennaio 2008

Il giardino incantato delle Esperidi.

Anno nuovo, sito nuovo. Il motivo della nascita di questo blog trae spunto proprio dalla suggestione di quest'immagine dipinta. Un'immagine, per dirla con Baudelaire, di ordine, bellezza, lusso, calma e voluttà. Dov'è situato questo giardino che tutti noi sognamo nel profondo di noi stessi? A Occidente in un'isola assolata dell'oceano, l' Isola dei Beati, oggi di incerta identificazione geografica. Espero è la stella del genio della sera che lo indica e che arreca riposo e contemplazione. Da cui proviene vespro o vespero per i poeti. Sarà dunque un blog fedele alle radici del mondo occidentale. Nato forse per tramontare, secondo alcuni. Eppure bello. Dove sugli alberi crescono pomi d'oro che scintillano e vengono guardati a vista da tre ninfe (Esperia, Egle e Aretusa) e da un drago, custode della Bellezza, che non permette a nessuno di avvicinarvisi. Qui Nessie diventa Esperia. E dal Lago di Lochness si immerge nell'Oceano mare.

Perché scommettere su un blog interattivo culturale? Perché è proprio la nostra cultura che soffre di più nel nostro Paese, vassalla e sottomessa com'è, all'ideologia. Noi non vogliamo renderla "organica a ..." secondo i dogmi del marxismo gramsciano. E nemmeno "funzionale a ...", secondo quelli del pragmatismo liberista. E neppure riprendere la banalità seriale propostaci dai media. Cercheremo di essere nei limiti del possibile, assolutamente inattuali. Noi vorremmo poter scivolare in un magma fluido... che prenda forme, colori e dimensioni liberamente. Che suggerisca senza imporre né senza sottoporsi. Perciò vi invitiamo a questo viaggio esplorativo che ancora non sappiamo dove ci condurrà. Sarò coadiuvata, nel viaggio, da altre due amiche già titolari di altri blog e qui, in veste di Egle e Aretusa. Ma ci sarà posto anche per gli amici che intendessero partecipare. Concludo proprio coi versi di Baudelaire sopra citati e che stanno a indicare la ricerca di "modelli eterni" e al riparo dalle mode. Là, tout n'est qu'ordre et beauté, luxe, calme et volupté...