Io veggio il mondo tutto arretrosito è di Domenico di Giovanni, più noto come il Burchiello, nato a Firenze nel 1404. Subì l'esilio a Siena a causa delle sue posizioni antimedicee, e alterne vicende, tra cui carcere, trasferimenti, problemi di ogni genere. Manca una raccolta ufficiale da lui approvata, per cui talvolta i sonetti presentano problemi di attribuzione con quelli degli imitatori. I suoi sonetti bizzarri e satirici furono detti "alla burchia", da cui il soprannome. Tra le edizioni, vanno ricordate quella del Doni, veneziana, del 1553; di recente i Sonetti Inediti ordinati da M. Messina negli anni '50. Il critico Giuseppe De Robertis parlò addirittura nel suo caso di pop art ante litteram. La particolarità di questo componimento è...l'attualità! La presentazione di una sorta di mondo alla rovescia, un sonetto morale e di protesta che racconta la realtà mediante iperboli. Il mondo alla rovescia, in generale, è una figura impiegata molte volte in campo artistico, con svariate sfumature: è il tema del Carnevale, della fiera, in cui i ruoli vengono messi sottosopra, demistificati o resi caricaturali. In storia dell'arte, nella pittura, i contrappassi terribili di Bosch sono una sorta di mondo capovolto dove si mostrano le punizioni immaginate nell'aldilà contro i disonesti e i viziosi. In questo breve componimento invece l'autore non figura un mondo rovesciato per raccontare "altro", ma descrive un quotidiano reale e tangibile in cui il mondo di tutti i giorni, nella sua decadenza, è, di fatto, esso stesso, diventato un universo capovolto. In realtà molto è stato scritto sul Burchiello, ma ancora che fosse un profeta dell'attuale modo di vita non era stato sostenuto. - CCLXVI -
Che chi de' dar, domanda a chi de' avere,
E chi promette non vuole attenere, (2)
Colui che offende accusa poi il ferito.
Prosciolto è il ladro, e 'l giusto è poi punito,
E 'l tradimento tiensi un più sapere;
Così inganna l'un l'altro a più potere,
E chi fa peggio, ha miglior partito. (3)
Veggio che 'l padre dal figliuol si parte, (4)
E l'un fratel coll'altro si percuote
Non val senza amistà ragione, od arte. (5)
Adunque la sua parte si riscuote,
Chi me' di tradimento sa far l'arte, (6)
E mai ci nocque quel che poco puote. (7)
Ma sì torbide note
Converrà che si purghi con ragione:
Beato a chi non fia mestier sapone. (8)
Con tutta la bella filmografia che






