Con la settimana entrante, mi congedo dal Giardino in vista dell'estate, personalmente ritornerò su questi schermi più avanti. Colgo l'occasione per salutare tutti gli Esperidi e i lettori/commentatori, e augurare a tutti una serena estate.
Seguiranno adesso questo e un altro post, non scanzonati, ma di breve riflessione.
Non servono molte parole per capire il testo fortemente critico di questo vecchio ma a mio avviso splendido e profetico brano dei Death in June (Douglas P.), non lontano dai significati degli ultimi post qui pubblicati.
Il brano fu composto in occasione dell'album "Burial" (1984), poi coverizzato e reso famoso anche dai Sol Invictus.
Di seguito anche il testo, su cui consiglio di soffermarsi, alla luce degli ultimi nostri post.
They're making the last film
they say it's the best
And we all helped make it
It's called the death of the West
the kids from Fame will all be there
Free cocacola for you!
And all the monkeys from the zoo
Will they be extras too?
They're making the last film
they say it's the best
And we all helped make it
It's called the death of the West
A star is rising in our northern sky
And on it we're crucified
A chain of gold is wrapped around this world
We're ruled by those who lie
(nel caso il video caricato non funzioni, cliccare qui per sentire e vedere)
qui invece il sito dei Di6
Josh
lunedì 4 luglio 2011
Death Of The West
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Josh
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Etichette: apocalyptic folk, martial, neofolk
lunedì 27 giugno 2011
Una chiave di lettura del presente di E. Benetazzo

Nella calura estiva, e nella mia più completa défaillance mentale, lascio parlare chi ne sa più di me: un articolo illuminante come solito, di Eugenio Benetazzo.
"Il libero mercato semplicemente non esiste: chi pensa che tutto quello che sta accadendo attorno a lui sia il frutto della casualità e del processo evolutivo umano, è meglio che continui a vivere nella sua beata ignoranza. Pur tuttavia esiste una mano invisibile, ma non intesa come meccanismo economico che regola l'economia in modo tale da condurre la società al più ampio benessere in virtù della ricerca della massima soddisfazione a carico di ogni singolo individuo. La mano invisibile è in realtà l'ingerenza nella vita di tutti i giorni di una potente establishment di lobby planetarie che ha ben presente che cosa dovrà accadere nel prossimo futuro.
L'idea di base è facilmente comprensibile: creare una società di individui isolati privi di autocoscienza, senza ideali e punti di riferimento. Il raggiungimento di questo processo di metamorfosi è stato conseguito grazie ad una meticolosa pianificazione: nulla è stato lasciato al caso, globalizzazione compresa.
Tutto è iniziato con il ridimensionamento del settore primario (agricoltura) in cui la moltitudine della popolazione mondiale era assorbita ed impegnata. Con una propaganda consumistica ingannevole hanno convinto milioni di persone nel mondo occidentale (adesso stanno facendo lo stesso con quello orientale) ad abbandonare la coltivazione della terra per proiettarsi in un finto mondo, migliore solo in superficie, spingendoci a vivere dentro nidi di scarafaggi, ognuno per conto suo, tutti contro tutti.
Abbiamo abbandonato la vita sana e gratificante all'aria aperta per fare l'interinale che fa il pendolare tra l'ufficio e un monolocale in cemento a Baranzate di Bollate oppure lo sportellista sfigato e depresso della grande banca d'affari che vende prodotti porcheria a pensionati e coppie neosposate. Sono stati grandi, non vi è dubbio: ci hanno spinto a fare lavori che non ci piacevano per comprare beni e servizi di cui non abbiamo bisogno. Il passo successivo è stato quello di mettere a reddito l'infelicità, soprattutto quella di coppia: la strada intrapresa è stata diabolica ovvero portare l'emancipazione della donna sino al fanatismo per polverizzare la famiglia tradizionale basata sui valori cristiani sostituita da famiglie mononucleari ispirate agli ideali di vita promossi da Maria De Filippi.
La colonna portante della società è venuta destituita lentamente e progressivamente producendo un riverbero mondiale al volano dei consumi: adesso tutti hanno un appartamento, un frigorifero, una televisione, un'automobile, un telefono cellulare. Tutto doppio. L'infelicità rende parecchio all'establishment: una persona infelice e sola infatti tende a cercare gratificazioni personali attraverso il consumo sfrenato di beni e servizi (superflui o inutili) che arricchiscono virtualmente la sua vita e colmano il vuoto degli affetti personali. Invece il multiculturalismo è stato lo strumento inventato e propagandato per distruggere i popoli e creare una melma senza identità, un gregge di soggetti facili da governare e sfruttare, senza grandi capacità di reazione.
Il penultimo passo del processo devolutivo studiato a tavolino è di recente introduzione: creare delle reti virtuali di relazioni sociali con lo scopo di schedare e profilare gratuitamente ogni individuo al fine di conoscere con approfondimento i suoi gusti, le sue amicizie, i suoi desideri, le sue paure, lo stile di vita ed i gusti sessuali. Se vi avessero chiesto di fornire queste informazioni dedicate con un provvedimento di legge ci sarebbe stata una sommossa popolare ovunque invece l'avete fatto gratis da soli invitando anche altri vostri conoscenti a farlo.
Pensate che oggi ci sono persone che vivono con un alter ego rappresentato dal loro iPhone considerandolo ormai come una estensione artificiale del proprio corpo. La fase finale coinciderà con il controllo globale di tutte le interazioni sociali ed economiche di ogni individuo, probabilmente attraverso l'introduzione di un transponder di identificazione a onde radio che servirà per effettuare da prima pagamenti istantanei con moneta elettronica e successivamente servirà per identificare e localizzare le persone e monitorare tutti i loro movimenti e fenomeni di consumo. Tutto questo non sarà imposto dall'alto con la forza o con una legge, ma sarà proprio il singolo individuo a richiederlo a gran voce. So things they are. Così stanno le cose.
Eugenio Benetazzo"
da qui ma ovviamente anche qui
(nell'immagine in apertura, Mel Gibson in "Mad Max 2: the Road Warrior", 1981)
Josh
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lunedì 20 giugno 2011
Ezra Pound e l'Usura
Pound avvertì che una caratteristica del sistema industriale sta nell'accentuarsi della dicotomia tra economia naturale ed economia finanziaria. Per dirla in termini odierni, tra industria e finanza.
Ora, dal 1931, occupandosi febbrilmente della politica del suo paese, e seguendo un costume tipico della democrazia americana, Pound aveva preso a scrivere a senatori e membri del Congresso, per indurli a convincersi che l'uso innaturale e scorretto della ricchezza produceva sulla nazione un'influenza perversa.
Indicando in Jefferson, il presidente degli Stati Uniti che aveva redatto la Dichiarazione d'Indipendenza nel 1776, il "principe giusto d'America", vedeva, al contrario, in Roosvelt, che riteneva influenzato negativamente dall'alta finanza, il campione d un regime politico - economico corrotto: "L'ordine civico sorge dall'ordine etico", ribadirà nel 1944, e citerà ancora una volta Confucio: " Il tesoro di una nazione è la sua onestà".
Pound combatteva l'idea che la moneta fosse trattata come merce, criticava la sua tesaurizzazione.
In pratica si richiamava all'idea aristotelica di usura, fatta propria anche dalla tradizione cristiana, secondo la quale l'interesse sui prestiti di denaro sarebbe un peccato contro natura, pur senza spingersi all'estremo di condannare ogni attività finanziaria.
Per lui l'usura è "una tassa prelevata sul potere d'acquisto senza riguardo alla produttività", e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produzione, come dice nel Canto XLV (45).
- The temple is holy because it is not for sale.
- L'arte non chiede mai a nessuno di fare nulla, di pensare nulla, di essere nulla. Esiste come esiste l'albero, si può ammirare, ci si può sedere alla sua ombra, si possono coglierne banane, si può tagliarne legna da ardere, si può fare assolutamente tutto quel che si vuole. (da L'artista serio)
- Non riesco a immaginare come un artista serio possa mai considerarsi soddisfatto del proprio lavoro. (da Inferno)
- Non usate alcuna parola superflua, alcun aggettivo che non riveli qualcosa. (da Letters of Ezra Pound)
- Oggi il nome «democrazia» è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro. (da Valuta, lavoro e decadenze)
- Parlo della bellezza. Non ci si mette a discutere su un vento d'aprile. Quando lo s'incontra ci si sente rianimati. Ci si sente rianimati quando si incontra in Platone un pensiero che corre veloce, o un bel profilo in una statua. (da L'artista serio)
- Una piccola quantità di denaro che cambia di mano rapidamente farà il lavoro di una grande quantità che si muove lentamente. (da Selected prose).
- Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per i suoi ideali, o i suoi ideali non valgono niente, o non vale niente lui
E per un profilo più dettagliato sul pensiero civile, economico e poetico di Pound ecco due filmati importanti:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=1gMGLADmkw8
http://www.youtube.com/watch?feature=fvwp&NR=1&v=FxzzlgRSKXI
Da evitare gli articoli che vorrebbero paragonarlo ad un antesignano dei no global, come quello recentemente comparso sul Corriere, dato che è in atto un pensiero "revisionista" dell'opera del Poeta-Profeta.
Hesperia
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Hesperia
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Etichette: poesia ed economia
lunedì 13 giugno 2011
Il dandy e il fascino blasé dell'antimodernità
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| Charles Baudelaire |
Così, per certi aspetti, il dandismo confina con lo spiritualismo e con lo stoicismo. Ma un dandy non può essere mai un uomo volgare. Se commettesse un delitto non ne sarebbe degradato, forse; ma se il delitto avesse origine da una causa ignobile, il disonore sarebbe irreparabile. Il lettore non si scandalizzi dinanzi a questa gravità nella frivolezza e ricordi che vi è una grandezza in tutte le follie, una forza in tutti gli eccessi.
Questi uomini possono farsi chiamare raffinati, favolosi, magnifici, leoni o dandy, ma tutti vengono da una stessa origine; partecipano del medesimo carattere di opposizione e di rivolta; sono rappresentanti di ciò che vi è di migliore nell'orgoglio umano, del bisogno, troppo raro negli uomini di oggi, di combattere e distruggere la volgarità. Di qui deriva, nei dandy, quell'orgoglioso atteggiamento di casta e di sfida, anche nella sua freddezza"
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| Lord Byron |
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| Oscar Wilde |
Il Dandy è un rivoluzionario e un illusionista. È la creazione a partire dal nulla. È per la gratuità, per il trionfo del nulla, per l'ozio, contro il lavoro, la democrazia, contro l'utilità e il progresso. È un esempio di quell'intellettuale negativo, inattuale, perché rifiuta la logica del mondo 'borghese', regressivo perché tutto inverte; sceglie un altro tempo di vita, anzi ferma il tempo. È difficile farne l'identikit, perché ci sfugge, è incollocabile. Quella del dandy è un'estetica della 'singolarità'".
"Il poeta è il dandy e il dandy è il poeta. Il dandy è un comportamento e il comportamento del dandy è la maschera immobile dell'impassibilità assunta come natura."
(G.Franci, 'Il sistema del dandy')
Da non dimenticare la simbolica fascinazione del dandy per il Viaggio, metafora della vita, e dell'attesa. Baudelaire, in "Spleen e ideale", racconta un suo fantastico viaggio attraverso il mare, per giungere ad una terra promessa, ricca di felicità, quanto di mistero; egli trova così dolce e piacevole la lunga attesa, che al momento di attraccare, domanda sconsolato se il viaggio è "Già finito?".
"Esiste solo un modo per sfuggire all'alienazione dell'odierna società: allontanarsi."
(Roland Barthes)
-Un uomo molto ricco, in un casinò, vinse una grossa somma. Un famoso dandy era lì nei pressi, l'uomo lo apostrofò:
"E voi cosa ne fareste di tutti questi soldi?"
Per il seduttore sensuale il piacere culmina nel possesso, ma il seduttore intellettuale è un personaggio più complesso... è un 'homo ludens' che vive di calcoli raffinati e decadenti, che distilla e concentra il piacere...".
(Diario del seduttore, Kierkegaard)
Max Beerbohm, sul letto di morte, declamò al medico, che gli domandava come stava, i versi di Swinburne: "Non c'è fiume così stanco che infine non trovi il mare".
Il dandy, disinteressato a vibrare all'unisono con la storia, cerca negli sconfitti un riflesso della propria virtù che più ama: il distacco da ogni interesse, l'ebbrezza d'esser in minoranza, il gusto del gioco e della morte. Il dandy non è mai per qualcosa, ma sempre e soltanto contro qualcos'altro. Sentenzia Cocteau: " L'estetica dell'insuccesso è l'unica durevole. Chi non capisce l'insuccesso è perduto".
Dandy e snob
Lo snob (sine nobilitate) sta al dandy come il valet Leporello a Don Giovanni
Una differenza fra lo snob e il dandy è che, mentre il primo si fa spedire da Cuba una scatola di sigari Cohiba che non fumerà mai e terrà sigillata, bene in mostra nel salotto, il secondo s'accende un Antico Toscano con la sua ultima banconota da centomila lire.
Lo snob? Un imitatore.
Il dandy? Un… inimitabile.
Dandismo e snobismo si escludono a vicenda.
Lo snob, che non cerca la differenza ma il privilegio, aspira ad aggregarsi a una classe sociale elevata; mentre il dandy, per il quale non conta che 'differirsi', è, per destino, un 'fuori/classe'.
Snobismo: malanno sorto da un sentimento d'inferiorità compensato con l'ambizione e l'attitudine all'autoinganno. Almeno nella forma, lo snobismo non è troppo dissimile dalla schizofrenia: malattia devastante, ma che gli snob credono à la page.
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| Jean Cocteau |
I dandies hanno messo radici nel letame, ma è grazie ad esso che le orchidee fioriscono più rigogliose, finché infine il fiore muore e resta solo il letame"
(C. Connoly)
Dandy, splendi un po', se puoi; ma soprattutto, 'tramonta'.
dal Blog "Le Bateau Ivre" .
http://www.pojanlive.com/2010/07/dandy-e-dintorni.html
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Hesperia
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Etichette: personaggi letterari
martedì 7 giugno 2011
La Catena di Sant'Antonio
A dire il vero, avevo anche letto di un santo napoletano che aveva ideato un meccanismo del genere, ma solo per raccogliere i fondi necessari per sfamare i suoi poveri orfanelli; però di questa storia non trovo più riferimenti. Quella che invece sto per raccontare sembra una storia uscita dal romanzo di Giuseppe Pontiggia, Vite di uomini non illustri, o da uno dei tanti racconti di Giovannino Guareschi, ai quali dava poi titoli così popolari.
L'ispirazione m'è venuta dopo aver constatato che ci sono internauti in cerca di notizie a riguardo della Catena di sant'Antonio; me ne sono accorto dagli accessi al mio blog generalista effettuati tramite la frase chiave: Catena di Sant'Antonio. E anche il 2 giugno, mentre scrivevo, c'era stato l'ennesimo passaggio di un navigatore che aveva digitato: "Catena di Sant'Antonio soldi"; idem il giorno successivo, 3 giugno, con ben tre passaggi. Può essere che il fenomeno stia tornando di moda? O che magari, anche per via della crisi e delle restrizioni che si vanno preannunciando, qualcuno sia in cerca d'idee sul come raggranellare soldi agevolmente, e che abbia trovato magari nella Catena uno dei modi? E qui devo subito smontare gli illusi, poichè, come vedremo, è solo agli ideatori o ai primissimi della Catena che va qualcosa; ai successivi vanno solo rimasugli, o nulla. Solo tempo e soldi buttati alle ortiche. A convalidare la tesi sulla probabile esistenza di persone in cerca d'idee per raggranellare soldi, m'aiutano anche i dati del recente rapporto INPS, secondo il quale il 50,8 percento dei pensionati percepisce meno di 500 euro al mese. E' così giocoforza che vi sia chi tira la cinghia, e qualcun altro che invece si dia fare per aumentare i proventi; e tra i vari modi vi potrebbe stare benissimo, perchè no, anche questo. Perchè questi pensionati, anche se dovessero bussare a certe porte le troverebbero chiuse per via della mancanza cronica di fondi. Soldi che invece a volte vengono sperperati, come si desume dagli ultimi due post di Josh. Sembra infatti quasi che - ma per fortuna pare siano solo una piccola frangia, quella forse dei più insospettabili - chi sta dietro a quelle porte faccia a gara con colleghi dello stesso genere per sprecare denaro pubblico; spendendo i denari, anzichè in vere opere assistenziali, in quella specie di opere d'arte moderne, quali meglio illustrate nei due citati post di Josh (cliccare qui).
La più colossale, la più universale - per via delle ripercussioni create a livello globale, fu quella ideata da un banchiere americano negli anni antecedenti al 2008. Quell'anno eravamo piombati nel pieno dello scoppio della bolla speculativa sui mutui sub-prime, per via della gigantesca Catena di sant'Antonio messa in piedi da Madoff, il guru di Wall Street; il suo caso finì sulla bocca di tutti gli abitanti della terra, per via delle conseguenze catastrofiche verificatesi a catena in tutto il mondo. La vicenda avrà degli strascichi che si protrarranno per almeno 30 anni, fino a quando le generazioni attuali non avranno lasciato gradatamente questa terra. Madoff era riuscito a far sognare tutti, pronosticando la crescita continua, sulla quale doveva pur sperare affinchè si mantenesse in piedi la sua fragile impalcatura.
Con questo post voglio invece riesumare la storia di una catena di sant Antonio alla quale anch'io ingenuamente presi parte circa trent'anni fa.
Un cliente mi aveva convinto della bontà e del facile arricchimento che ne avrei conseguito. E per far si che vi aderissi mi aveva promesso un consistente ordine. E quindi, in quel frangente molto ingenuo non fui: era stato come se avessi reinvestito, in quella sorta di giocata, parte delle provvigioni ricavate da quell'ordine. Comunque sia, furono soldi buttati al vento. E lo sapevo già in partenza, infatti a tutt'oggi dovrei essere ancora in attesa dei proventi di quella favolosa somma che mi era stata prospettata: Campa cavallo, che l'erba cresce!
Spedita la somma a quel tale, avrei dovuto compilare tre o più liste simili a quella che mi era stata consegnata, dopo aver trovato tre o più "gonzi" come me a cui "impartire" le medesime istruzioni che mi erano a mia volta state fornite, depennando il primo (quello al quale avevo spedito i soldi) e mettendo al suo posto, quindi al primo posto, quello che nella lista consegnatami era al secondo posto.
In tal caso, se tutti avessero rispettato a perfezione, e senza alcuna interruzione le regole del "gioco", colui che nelle tre liste da me compilate era passato dal secondo al primo posto, veniva citato al primo posto di 81 oppure 243 oppure 729 oppure 2187 oppure 6.561 oppure 19.683 cartelle (se non addirittura il tutto moltiplicato per tre, a seconda se dovetti spedire tre e non un solo vaglia) a seconda se l'elenco da me compilato doveva essere costituito da una lista di 5 oppure 6 oppure 7 oppure 8 oppure 9 oppure 10 nominativi con tanto di indirizzo cui far spedire i soldi.
Questi ragionamenti avran fatto girare la testa a qualcuno, ma tant'è. E in ogni caso, a seconda delle varie possibilità, fate un pò voi il calcolo di quanto teoricamente avrebbe incassato il primo della lista!!
E' evidente che si tratta di un raggiro ben congegnato. Con piccoli singoli versamenti, il primo della lista riceverebbe (teoricamente) una montagna di soldi. Ma prima o poi la catena si estinguerebbe comunque, per "esaurimento" di persone da coinvolgere nel gioco. E così gli ultimi della catena resteranno con il classico cerino acceso in mano. Infatti, come detto, dopo trent'anni sono ancora qui in attesa di ricevere qualcuno di quei 729, o 2187 vaglia da due o tremila lire ciascuno d'allora, e non s'è mai visto nulla.
In conclusione della storia devo dire che quel mio amico, da quando ha ereditato l'azienda di suo padre, ha smesso di fantasticare ed è diventato un imprenditore di successo. E tutto questo nonostante l'attuale periodo non sia particolarmente favorevole.
foto: Sant'Antonio al momento dell'uscita in processione il 13 giugno, Chiesa Maria SS. Immacolata di Catenanuova (EN) - da Wikipedia
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Nota: vale ancora l'avvertimento del post precedente: per qualche giorno sarò senza computer, pertanto mi sarà impossibile rispondere prontamente a eventuali commenti.
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Etichette: indagine
martedì 31 maggio 2011
Teatro...che passione!
Il corso di teatro, ad esempio, è passato dai tre iscritti del primo anno agli undici dell'anno passato ai quindici di quest'anno, con netta prevalenza femminile. E, ad ulteriore conferma del successo di quasi tutti i corsi in generale, vi è il fatto che per l'anno prossimo necessiteranno nuove o più ampie aule, per soddisfare il probabile ulteriore incremento degli iscritti. E' la voglia di istruzione che avanza.
: una libera conversazione sulla vicenda del personaggio femminile della omonima novella di Giovanni Verga. Quest'anno, poichè gli allievi erano quindici e non c'era spazio per inserirli tutti in un'unica messinscena, hanno optato per due brani che avessero incluso ciascuno circa la metà delle partecipanti. Un gruppo è così andato in scena con un libero adattamento della farsa di Nino Savarese Uno scandalo in teatro. L'altro gruppo si è dedicato all'opera di un autore poco conosciuto al grande pubblico, Enzo Russo. Scrittore e consulente letterario alla Mondadori, Enzo Russo, anche lui siciliano, vive a Monza. Ha debuttato nel 1975 con Dossier America Due. Sotto l'egida della Mondadori ha poi pubblicato trentasei romanzi, tradotti in diciannove lingue, tra i quali ricordiamo Il caso Montecristo (del 1976 - 302 pag), La Tana degli ermellini (1977 - 304 pag), I martedì del diavolo (1979), Il quattordicesimo zero (1990 - 332 pag). Nato in Sicilia, del 1992, di 347 pagine, è la sua opera più ponderosa tra quelle citate. Nessuno escluso (1995), Saluti da Palermo (19
96), Né vendetta né perdono (2000). Nel 1988, come Anonimo, ha pubblicato il romanzo Uomo di rispetto -giunto alla quattordicesima edizione - il cui contenuto sembra essere alquanto chiaro dal titolo. Sull'inizio di tale romanzo è stato ricavato il copione del saggio.
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nota: prossimamente resterò senza computer per alcuni giorni, mi risulterà quindi difficoltoso rispondere prontamente a eventuali commenti.
Link Uomo di rispetto aggiunto il 30 luglio 2011
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marshall
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Etichette: letteatura e teatro
martedì 24 maggio 2011
Beatitudini Relative
Non avevamo nemmeno terminato di descrivere alcune sculture contemporanee nel loro stridente impatto ambientale, di solito collocate in rotonde e spiazzi, al post precedente,
che addirittura i TG e l'Osservatore Romano sono costretti ad esprimersi sulla scultura dedicata a Giovanni Paolo II a Roma. Per l'Osservatore sembra una campana.
Qui solo una parte dei pareri avversi.
Se un riferimento concettuale è presente, a mio avviso c'è una sorta di post-Manzù, nell'enigmatica serie dei suoi cardinali,
poi chi vi ravvisa new age, chi cenni di ufologia, e somiglianze con Austin Powers o Bruce Willis;
ricorda in realtà come concept anche Zdzisław Beksiński (che nel suo genere era geniale, ma appunto non rappresentava papi).
Fatto sta che se quando si è beati si è così, c'è qualcosa che non ci convince: in teoria rappresenterebbe l'abbraccio all'ecumene. Teologicamente forse più prerogativa di Cristo stesso, che non di un papa, ma il problema rimane il risultato finale e l'armonizzarsi o meno con il contesto.
questa la statua a Woytila:

qui l'inquietante Beksiński :

Ci sarebbe molto da dire, e non è questa la sede, anche del periodo del Novecento in cui anche l'architettura ecclesiastica, spesso a partire dagli esperimenti di Le Corbusier, ha sviluppato forme realmente insolite per un luogo sacro cristiano, passando da costruzioni enigmatiche a edifici tra l'incomprensibile e l'ufologico: forse si credeva che si sarebbe andati a Messa in navetta spaziale, e così hanno preferito anticipare i tempi.
Per questa tornata, completo con un'altra installazione, sempre di carattere avveniristico-ecclesiastico, questa volta dedicata ad un Padre Pio incombente e giudicante, una sorta di Pater Pius Pantocrator, dai richiami orrorifici, apocalittici e post-industrial (altri termini non mi sovvengono) con elementi tra Wes Craven e Mazinga: in più, alla sinistra ha una sorta di ruota della fortuna geometrizzante con l'immagine della Sindone:
Padre Pio, Rotonda dei Pentri, Benevento
dettaglio:
Dal momento che l'Italia oggi produce non poi così tanto, le rimane un know how che abbiamo sistematicamente s-dato via, e non sempre l'abbiamo fatto fruttare al massimo,
non investe se non in sprechi,
ciò che le resta è solo il fatto d'essere un museo a cielo aperto, di vestigia che sono la radice d'Occidente d'importanza mondiale, ci si domanda se sia anche il caso di riempirla di installazioni che nulla hanno a che spartire con il nostro patrimonio.
D'altro canto, il tema si fa ben più stringente se si pensa che proprio l'arte sacra sarebbe stata obbligata a canoni precisi, di cui ormai ci si fa beffe a tutto spiano.
Josh
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Josh
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Etichette: arte contemporanea, ecclesia inedita









